InfoAut
Immagine di copertina per il post

Dalla strategia di Trump ai pakal

Nelle analisi non è bene separare le diverse dimensioni della dominazione, né di nessun oggetto di studio.

di Raúl Zibechi, tradotto da Comitato Carlos Fonseca

Così come credo che sia necessario approfondire ogni aspetto separatamente, decifrando e sviscerando ogni modo e ogni forma che assumono le oppressioni, penso che sia anche necessario collegarle, stabilire connessioni che ci permettano, oltre alla comprensione di ciascuna delle parti, di arrivare ad avere uno sguardo d’insieme per non perderci né nelle particolarità né in nozioni astratte.

Anche se può sembrare esagerato, credo che possiamo stabilire una relazione tra il genocidio a Gaza e le concrete repressioni in Chiapas, in Ecuador e in altri paesi della regione latinoamericana. Uno sguardo cronologico ci può aiutare, anche se credo che i fatti in Medio Oriente abbiano una dinamica propria che si va dispiegando da molto tempo.

All’inizio di maggio di quest’anno, è stata presentata davanti al governo di Donald Trump la più recente Strategia di Difesa Nazionale, che presuppone un cambiamento rispetto alle precedenti. Il media politico.com ha evidenziato in un’estesa analisi che “i funzionari del Pentagono stanno proponendo che il dipartimento dia la priorità alla protezione della patria e dell’emisfero occidentale, un cambiamento sorprendente rispetto al mandato di anni dell’esercito di centrarsi sulla minaccia della Cina” (Politico, 9-V–2025).

Questo cambiamento è stato confermato dalla recente “assemblea” di più di 800 militari, nella quale Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno soffrendo una “invasione dall’interno” e che gli uomini in divisa dovrebbero usare le città come “campi di addestramento” per attaccare i “nemici interni”. Al di là dello scandalo che ha provocato il suo discorso, si deve accettare che ha posto sul terreno la nuova strategia che dà la priorità alla difesa della sua nazione e dell’insieme dell’emisfero occidentale (includendo Israele), come priorità principale, mentre prima si trattava di contenere qualsiasi potenza emergente nei più remoti angoli del pianeta.

L’attacco alle imbarcazioni che partono dal Venezuela mostra la decisione di controllare i Caraibi a qualsiasi prezzo, con la scusa del narcotraffico, quando si sa che la maggior parte del commercio delle droghe passa per il Pacifico. La decisione del governo di Javier Milei di permettere l’ingresso di militari del Pentagono senza passare per il parlamento, va nella medesima direzione della crescente presenza militare di Washington in Ecuador, per mano di Daniel Noboa che permette all’esercito degli Stati Uniti di “entrare in Ecuador se la democrazia del paese è minacciata” (Radio Pichincha, 5 ottobre 2025).

La creazione in Chiapas delle Forze di Reazione Immediata Pakal (FRIP) in agosto, obbedisce alla medesima tendenza di militarizzazione. Uguale a come fa Trump, il governo statale dice di utilizzare i pakal per combattere il narcotraffico (cosa può aver maggiore legittimità del combattere il narcotraffico?), ma in realtà li utilizza per attaccare le comunità indigene e in modo molto particolare le basi d’appoggio dell’EZLN e le persone disposte a lavorare in Comune. Nemmeno questo è una casualità: la proposta del Comune ha un profondo carattere di lunga durata, strategico come si suole dire nel gergo militare, che è chiamata a modificare lo scenario delle lotte sociali in Chiapas e (magari) nel mondo.

Non voglio dare l’impressione che li governatore del Chiapas, e le autorità in Messico e in America Latina, stiano seguendo punto per punto gli “ordini” che provengono dal Pentagono. Non lo credo, ma nemmeno è da respingere. Il tema è che i politici hanno appreso ad aguzzare il senso dell’olfatto di ciò che proviene dall’alto, in tal modo possono discernere con molta precisione i cambiamenti di orientamento dei venti, per quanto poco siano evidenti al resto degli esseri umani. Lo hanno appreso perché “l’olfattimetro dall’alto” è una condizione fondamentale per la loro sopravvivenza al potere. Per quanto ignoranti e bruti ci possano apparire, i fifoni hanno sviluppato questa capacità, che gli permette di mettersi a favore della corrente che viene dall’alto quando intuiscono svolte importanti. Ciascuno può fare degli esempi nel proprio angolo di pianeta.

Allora, dobbiamo comprendere che quello che sta succedendo in ogni luogo, fa parte di un processo globale di militarizzazione che non si potrà fermare in poco tempo. I pakal sono venuti per fermasi, le città militarizzate negli Stati Uniti saranno lo scenario del futuro, le aggressioni imperiali nel nostro continente non faranno che aumentare, perché l’Impero sta lasciando una parte del mondo in altre mani, giacché non è incondizione di controllarlo tutto, per farsi forte nel proprio cortile. Questo implica più violenza contro i popoli di questa parte del mondo.

Pertanto, il dibattito centrale per i movimenti e i popoli organizzati dovrebbe essere come affrontare una lunga guerra dall’alto contro quelli in basso, come continuare ad esistere in mezzo alla violenza. Avendo chiaro che è una violenza genocida per farci scomparire come popoli, per sradicarci dalla terra. Non è un dibattito semplice perché non ci sono precedenti nella storia, dato che quelli in alto non hanno più bisogno di quelli in basso, neppure per sfruttarli. Sapere che siamo da scartare ci deve rendere più saggi, più prudenti, ma non meno decisi e combattivi.

13 ottobre 2025

Desinformémonos

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

america latinachiapasecuadorgenocidiomessicopalestinastati unititrumpvenezuela

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Competizione USA-Cina e impatti sul mercato dell’energia

Chi guadagna dal blocco dello Stretto di Hormuz? ENI, ad esempio. Si parla di dividendi straordinari per la società di Descalzi da quando il petrolio è stabile sui 90 dollari, con oscillazioni che vanno sino a oltre i 100.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Escalation in Medio Oriente: si allarga il conflitto tra Iran, Libano e paesi del Golfo

All’inizio della terza settimana dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, si osserva un’ulteriore escalation del conflitto: si alza la posta in gioco e si amplia il raggio degli obiettivi colpiti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ha paura della pace?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli USA bombardano l’isola di Kharg dopo i voli spia di un drone di Sigonella

Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE

CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of America”: chiudere i conti, o quanto meno provarci

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione. Qui la prima puntata. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of Americas”: l’Impero annuncia la guerra in America Latina

Pubblichiamo, in due puntate, questo speciale a cura della redazione sul progetto imperialista Usa, targato Trump, diretto verso l’America Latina. Nella prima parte, si approfondirà il progetto “Shield of America” e il nuovo corso interventista portato avanti dagli Stati Uniti. Nella seconda parte ci si concentrerà sulla portata politica della nuova fare apertasi con il rapimento di Maduro e l’assedio di Cuba, analizzando le implicazioni e i compiti che potenzialmente ci si pongono di fronte. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico

Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”.