Ancora armi italiane all’Egitto

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 Il 9 giugno il parlamento italiano ha autorizzato la vendita di due fregate militari all’Egitto, navi da guerra prodotte da Finmeccanica e parte di un più ampio pacchetto bellico da 9 miliardi.

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Ancora una volta la politica italiana si è macchiata della vendita di armi al regime militare di Al Sisi. Questo episodio, più delle tante altre commesse militari che il nostro paese esporta per il mondo, ci mostra limpidamente l’ipocrisia dell’intero arco parlamentare.

Com’è noto nel 2016, i servizi segreti militari dell’esercito egiziano, nel più ampio esercizio di reprimere le lotte sociali del paese, hanno anche sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore universitario Giulio Regeni.

Pochi mesi fa il 7 febbraio 2020, un altro ricercatore universitario dell’università di Bologna: Patrick Zaki, di nazionalità egiziana viene arrestato all’aeroporto del Cairo e messo in carcere con le accuse di ‘diffusione di notizie false’, ‘incitamento alla protesta’ e ‘istigazione alla violenza e ai crimini terroristici’.

Senza prove, se non il suo costante attivismo politico in difesa delle lotte sociali e dei diritti LGBTQ*, Patrick si trova in carcere da ormai 4 mesi. Le timide pressioni istituzionali e il moltiplicarsi di appelli della società civile non hanno inciso sulla sua detenzione.

La morte di Giulio e l’arresto di Patrick possono strappare delle parole di circostanza del ministro degli esteri di turno, ma non possono certamente fermare gli interessi miliardari di Finmeccanica-Leonardo.

In questi giorni di rinnovata protesta contro razzismo, violenza e discrezionalità poliziesca la storia di Giulio e la liberazione di Patrick devono trovarvi posto.

#FreePatrick

#VeritàperGiulioRegeni

 

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