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19 marzo, giornata mondiale di solidarietà con le rivolte arabe e africane

 

Dichiarazione “assemblea dei movimenti” FSM Dakar

 

Noi, riuniti e riunite in occasione dell’Assemblea dei Movimenti Sociali del Forum Sociale Mondiale 2011 di Dakar, affermiamo il contributo fondamentale dell’Africa e delle sue genti nella costruzione della civiltà umana. Uniti, i popoli di tutti i continenti lottano per opporsi con la massima energia al dominio del capitale, che si nasconde dietro la promessa di progresso economico del capitalismo e l’apparente stabilità politica. La decolonizzazione dei popoli oppressi rappresenta per i movimenti sociali di tutto il mondo una grande sfida.

Affermiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà attiva con i popoli di Tunisia, Egitto e del mondo arabo che oggi si sollevano per rivendicare una democrazia vera e costruire il potere popolare. Con le loro lotte, mostrano il cammino verso un altro mondo, libero dall’oppressione e dallo sfruttamento.

Riaffermiamo con forza il nostro sostegno ai popoli della Costa d’Avorio, dell’Africa e di tutto il mondo nella loro lotta per una democrazia sovrana e partecipativa. Difendiamo il diritto all’autodeterminazione e il diritto collettivo di tutti i popoli del mondo.

Nel quadro del FSM, l’Assemblea dei Movimenti Sociali è lo spazio in cui ci riuniamo, con la nostra diversità, per costruire assieme gli ordini del giorno e le lotte comuni contro il capitalismo, il patriarcato, il razzismo e ogni forma di discriminazione.

A Dakar celebriamo il X anniversario del primo FSM celebrato nel 2001 a Porto Alegre in Brasile. Durante questo periodo abbiamo costruito una storia e un lavoro comuni che ci hanno consentito alcuni progressi, in particolare in America Latina dove siamo riusciti a frenare le alleanze neoliberali e a rendere concrete alcune alternative per uno sviluppo socialmente giusto e rispettoso della Madre Terra.

Durante questi dieci anni abbiamo anche assistito all’esplosione di una crisi di sistema, che si è espressa nella crisi alimentare, ambientale, finanziaria ed economica e che ha comportato un aumento delle migrazioni, degli spostamenti forzati, dello sfruttamento, dell’indebitamento e delle disuguaglianze sociali.

Denunciamo il ruolo degli attori del sistema (banche, transnazionali, conglomerati mediatici, istituzioni internazionali ecc.) che, alla ricerca del massimo profitto, continuano la loro politica interventista attraverso guerre, occupazioni militari, presunte missioni umanitarie, la creazione di basi militari, il saccheggio delle risorse naturali, lo sfruttamento dei popoli e la manipolazione ideologica. Denunciamo anche la cooptazione esercitata da questi attori attraverso il finanziamento di settori sociali di loro interesse e pratiche assistenzialiste che generano dipendenza.

Il capitalismo distrugge la vita quotidiana della gente. Tuttavia, ogni giorno, nascono molteplici lotte per la giustizia sociale, per eliminare gli effetti lasciati dal colonialismo e per fare in modo che tutti noi possiamo avere una qualità della vita dignitosa. Affermiamo che i popoli non devono più continuare a pagare per questa crisi di sistema e che non c’è uscita dalla crisi all’interno del sistema capitalista!

Noi, i movimenti sociali, ribadiamo la necessità di costruire una strategia comune di lotta contro il capitalismo.

Lottiamo contro le transnazionali perché sostengono il sistema capitalistico, privatizzano la vita, i servizi pubblici e i beni comuni come l’acqua, l’aria, la terra, le sementi e le risorse minerarie. Le multinazionali promuovono le guerre attraverso la produzione di armamenti e il coinvolgimento di imprese militari private e di mercenari, utilizzano tecniche estrattive nocive per la vita, s’impossessano delle nostre terre e sviluppano alimenti transgenici che tolgono ai popoli il diritto all’alimentazione ed eliminano la biodiversità.

Esigiamo la sovranità dei popoli nella definizione del loro modo di vivere. Esigiamo politiche che proteggano le produzioni locali, che nobilitino le pratiche agricole e conservino i valori ancestrali della vita. Denunciamo i trattati neoliberisti sul libero commercio ed esigiamo la libera circolazione degli esseri umani.

Continuiamo a mobilitarci per la cancellazione incondizionata del debito pubblico di tutti i paesi del Sud. Denunciamo inoltre, nei paesi del Nord, l’utilizzo del debito pubblico per imporre ai popoli politiche ingiuste e antisociali.

Mobilitiamoci in massa durante le riunioni del G8 e del G20 per dire no alle politiche che ci trattano come merci!

Lottiamo per la giustizia climatica e la sovranità alimentare. Il surriscaldamento globale è un prodotto del sistema capitalistico di produzione, distribuzione e consumo. Le transnazionali, le istituzioni finanziarie internazionali e i governi al loro servizio non vogliono ridurre le loro emissioni di gas serra. Denunciamo il “capitalismo verde” e respingiamo le false soluzioni per risolvere la crisi climatica come gli agrocombustibili, gli organismi geneticamente modificati e i meccanismi del mercato del carbonio, come il REDD, che illudono le popolazioni impoverite con il progresso, mentre privatizzano e mercificano i boschi e i terreni dove hanno vissuto per migliaia di anni.

Difendiamo la sovranità alimentare e l’accordo raggiunto con la Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra tenutosi a Cochabamba, durante il quale sono state costruite alternative vere alla crisi climatica con l’aiuto di movimenti e organizzazioni sociali e popolari di tutto il mondo.

Mobilitiamoci tutti e tutte, specialmente nel continente africano, durante la COP 17 di Durban, in Sudafrica, e nel vertice di Rio +20 nel 2012, per riaffermare il diritti dei popoli e della Madre Terra e fermare l’accordo illegittimo di Cancun.

Difendiamo l’agricoltura contadina poiché rappresenta una soluzione reale alla crisi alimentare e climatica e significa accesso alla terra per le persone che vi vivono e la lavorano. Per queste ragioni, invochiamo una grande mobilitazione per arrestare l’accaparramento delle terre e sostenere le lotte contadine locali.

Lottiamo contro la violenza sulle donne esercitata con regolarità nei territori occupati militarmente e nei confronti delle donne che vengono criminalizzate perché partecipano attivamente alle lotte sociali. Lottiamo contro la violenza domestica e sessuale perpetrata sulle donne perché considerate oggetti o merci o perché la sovranità sui loro corpi e sulla loro spiritualità non viene loro riconosciuta. Lottiamo contro il traffico di donne, bambine e bambini. Ci mobilitiamo tutti e tutte, uniti, in qualsiasi parte del mondo contro la violenza sulla donna.

Difendiamo la diversità sessuale, il diritto all’autodeterminazione di genere e lottiamo contro l’omofobia e la violenza sessista.

Lottiamo per la pace e contro la guerra, il colonialismo, le occupazioni e la militarizzazione dei nostri territori. Le potenze imperialiste utilizzano le basi militari per fomentare i conflitti, controllare e saccheggiare le risorse naturali e promuovere iniziative antidemocratiche come accaduto con il colpo di stato in Honduras e con l’occupazione militare di Haiti. Provocano guerre e conflitti come avviene in Afganistan, in Iraq, nella Repubblica Democratica del Congo e in molti altri paesi.

Dobbiamo intensificare la lotta contro la repressione dei popoli e la criminalizzazione della loro protesta e rinforzare i legami di solidarietà tra i popoli come il movimento internazionale di boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni verso Israele. La nostra lotta è rivolta contro la NATO ed è favore dell’eliminazione di tutte le armi nucleari.

Tutte queste lotte implicano una battaglia di idee, nella quale non potremo avanzare senza democratizzare la comunicazione. Affermiamo che è possibile costruire un’integrazione diversa, a partire dal popolo, per i popoli e con la partecipazione fondamentale dei giovani, delle donne, dei contadini e dei popoli indigeni.

L’assemblea dei movimenti sociali invita le forze e gli attori popolari di tutti i paesi a sviluppare due azioni di mobilitazione, coordinate a livello mondiale, per contribuire all’emancipazione e all’autodeterminazione dei nostri popoli e per rafforzare la lotta contro il capitalismo.

Ispirandoci alle lotte dei popoli di Tunisia ed Egitto, chiediamo che il 20 marzo sia un giorno mondiale di solidarietà per la rivolta delle genti arabe e africane le cui conquiste rafforzano le lotte di tutte le nazioni: la resistenza del popolo palestinese e saharawi, le mobilitazioni europee, asiatiche e africane contro il debito e l’aggiustamento strutturale e tutti i processi di cambiamento in corso in America Latina.

Inoltre indiciamo per il 12 ottobre una giornata di azione globale contro il capitalismo durante la quale, in tutti i modi possibili, esprimeremo il nostro rifiuto per questo sistema che, col suo passaggio, sta distruggendo tutto.

Movimenti sociali di tutto il mondo, avanziamo verso l’unità mondiale per sconfiggere il sistema capitalista!

Vinceremo!

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