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Musei chiusi per sciopero, il Comune ora vuole/deve trattare

Lo sciopero è riuscito e così ieri, i musei civici sono rimasti chiusi per tutta la giornata nonostante Torino, pur sotto la pioggia, fosse affollata da turisti arrivati in città per visitare mostre e esposizioni per Italia 150. Porte sbarrate a Palazzo Madama, al Museo d’arte Orientale, alla Galleria d’Arte Moderna e al Borgo Medievale, le quattro gallerie della Fondazione Torino Musei. L’astensione dal lavoro dei dipendenti, proclamata da Cgil, Cisl e Uil, è stata motivata dalla «disdetta unilaterale dell’accordo sindacale» sui turni di lavoro domenicale, che prevedevano una domenica di riposo ogni due lavorate. I sindacati, per evitare proteste che comunque ci sono state, hanno tenuto un presidio davanti a Palazzo Madama, spiegando ai passanti i motivi dello sciopero. Sono rimasti comunque aperti al pubblico, in quanto «servizi esternalizzati» (cioè affidati a cooperative esterne al Comune), la Sala del Senato e lo Scalone di Palazzo Madama e le mostre alla Gam.

Uno sciopero quello di ieri che convince però poco Tom Dealessandri, vicesindaco con la delega alle partecipate. «Io avevo già cercato — spiega — di affrontare la questione senza polemiche a priori. E continuo a pensare che sia possibile trovare un accordo per cui al più presto fisserò un incontro con i sindacati». Quando? «Nei prossimi giorni». Parole di pace che però Dealessandri condisce anche con qualche accenno polemico: «Devo però aggiungere che considero davvero un po’ fuori delle righe ciò che è accaduto. Perché il contratto nazionale dei lavoratori dei musei prevede che lavorino quattro domeniche su quattro. Da noi ne hanno sempre fatte solo due ed oggi che gli si chiede di farne tre, necessarie perché ci sono problemi di organizzazione e di bilancio, ci vediamo proclamare uno sciopero, per di più in un giorno delicato per la città. Non capisco davvero perché».

I lavoratori però chiedono prima di tutto che sia confermato il contratto a termine che sta scadendo. «Noi abbiamo sempre fatto il possibile per garantire il lavoro e per garantire quello buono. Lo faremo anche questa volta se sarà possibile, ma non posso dare garanzie senza conoscere prima bene quali siano i problemi di bilancio della Fondazione».

Da La Repubblica Torino

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