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Guernica fest 2.0: verso un nuovo spazio sociale

Si riapre una nuova stagione politica e il Guernica torna protagonista in nella città di Modena. Dopo una due giorni attraversata durante il festival della filosofia, tra iniziative politiche e concerti, il Guernica ripete l’esperienza dell’anno scorso riportando a Modena il Guernica fest.

Un fine settimana (21 e 22 settembre) diviso tra cene, serate e dibattiti politici, per ribadire la volontà di riportare a Modena lo Spazio Sociale, che nelle sue sei esperienze è riuscito a diventare un punto di riferimento per la socialità e politica modenese.

Pubblichiamo sotto l’analisi del Guernica sulla situazione politica modenese:

 UN’ISTANTANEA SULLA POLITICA CITTADINA.

La crisi che sta vivendo la politica riguarda in modo trasversale anche l’intera classe politica modenese, da destra a sinistra, compreso il partito che attualmente va per la maggiore a livello nazionale, il Movimento 5 Stelle di Grillo; una crisi profonda che si ripercuote pesantemente sulla città e su tutta la provincia. D’altra parte, la stessa crisi ha creato a Modena un vero e proprio laboratorio di sperimentazione politica, in contrapposizione ai partiti, mettendone in risalto tutte le contraddizioni. Gli uomini di partito, che non sono più in grado di fare politica nel senso vero della parola, ma che oramai possiamo definire veri e propri amministratori di denaro, usano il partito come fosse una holding per aumentare profitti personali a discapito della collettività, sempre più affossata da tagli che colpiscono l’intero Welfare cittadino.

Proveremo ad entrare nel merito della discussione politica, con l’intento di smuovere riflessioni verso le prossime elezioni e le campagne elettorali che avvolgeranno la nostra città, senza escludere la possibilità di elezioni anticipate, visto i numerosi “rumori”, ma soprattutto visto i numerosi segnali che arrivano giorno dopo giorno dal palazzo del potere modenese. Cercheremo, inoltre, di fare un analisi sintetica ma concisa della situazione politica modenese, partendo dalle opposizioni per poi arrivare al “partitone” di Governo.

Il Pdl locale, soffocato dalla crisi dei vertici nazionali, alle ultime elezioni amministrative si è ritrovato a confrontarsi con un calo elettorale molto preoccupante. Tra volti nuovi e pappe riscaldate (Berlusconi), tra onorevoli (Bertolini), senatori (Giovanardi), avvocati rampanti (Samorì) e nuove leve (Riccò e Barcaiuolo ) si porta dietro una crisi interna che sembra difficile da recuperare. Ne è stata dimostrazione il loro primo congresso, all’insegna di accuse arrivate da ogni corrente, commissariamenti, denunce di tesseramenti pompati, ma soprattutto scarsa affluenza al congresso stesso. Quella che il PdL modenese sta attraversando è una crisi dovuta dalla fissazione per il raggiungimento del governo cittadino che non arriva e alimentata dalla concorrenza con i poteri forti della sinistra modenese, ma soprattutto si radica profondamente nell’incapacità del partito di trovare un progetto politico che sia adeguato a una città che giorno dopo giorno vuole sempre più risposte. A questa situazione si aggiunge un lavoro portato avanti nell’oscurità e mirato ad allacciare rapporti con formazioni neofasciste che stanno tentando di farsi sentire in città, che dimostra il reale volto di una destra con intenti apparentemente europeisti e innovativi ma nella realtà ancora legata a vecchie dinamiche politiche intrise di ambiguità e sotterfugi.

Un discorso analogo vale per la Lega Nord, travolta da uno scandalo di clamorose proporzioni che ha infranto l’immagine di partito pulito, serio e differente nell’agire politico rispetto ai partiti tradizionali. Possiamo affermare che in quanto partito veterano in parlamento la LN non poteva non prendere parte al clan della politica restando immune agli scandali. E pure la LN di Modena ha fatto la sua parte in tal senso, tanto che in Provincia il gruppo consiliare si è spaccato e si è formato un nuovo gruppo fuori dal partito stesso, con consiglieri che denunciano capi della LN in Provincia.

La crisi generale tra i partiti dell’opposizione di Modena non sta risparmiando neanche il partito di Grillo, il Movimento 5 Stelle. Per la prima volta della storia della nostra città un “partito” non convenzionale è riuscito ad inserisi all’interno della scena politica con un consigliere comunale e altri consiglieri regionali. Una volta entrato nelle stanze che contano, però, sono iniziati i problemi anche per questo partito con alcuni dei suoi eletti, i quali sono stati esclusi per far posto a soggetti più graditi in seguito a decisioni prese dalle alte sfere, confermando le dichiarazioni del delfino Favia in merito alla mancanza di democrazia reale all’interno del M5S, caratteristica che ne accorcia dunque le tanto sbandierate differenze dai soliti partiti. Anche nell’ultima fase un tentativo di ricucitura da parte della nuova consigliera, è stato respinto su basi fumose e poco comprensibili.

Completamente distinta è invece la situazione che riguarda la base di questo partito, che ha dimostrato di muoversi in maniera diversa, per esempio rispondendo alle chiamate del Guernica alle mobilitazioni NO TAV dopo gli arresti di Gennaio. Questa è stata una risposta importante nei contenuti e nei fatti, che ha dimostrato una certa lucidità politica da parte della base del M5S e la volontà chiara di schierarsi in prima fila anche quando è stato necessario alzare il livello.

 

A questo punto è bene esprimere alcune considerazione pure su due partiti che attualmente sono fuori dai palazzi del potere di Modena: Sel e Il PRC.

Il primo da un paio d’anni sta tessendo le tele per riuscire ad arrivare a governare. Tentativo che è quasi riuscito, qualche mese fa dopo il rimpasto di “governo”, ma che è stato fatto fallire dalla base del partito, la quale ha chiaramente palesato di non volersi alleare con certe persone e di non volersi sporcare le mani. Questo è un altro chiaro sintomo di come esista una forte distanza tra la base e i vertici del partito pure in un partito che si propone popolare. Tuttavia, è evidente che dopo il fallimento del primo tentativo Sel non si sia persa d’animo e che tutto il lavoro per arrivare al governo di Modena sia ripartito in attesa di capire quando si dovrà ritornare alle elezioni. La sensazione è che Sel entrerà in un’alleanza con il Pd importando in città i modelli Genova e Milano. Vedremo più avanti quali saranno le conseguenze, peraltro già intuibili, che ciò comporterà all’interno del Pd modenese.

Per il PRC il discorso è un po’ diverso. Questo partito ha scelto di non sporcarsi le mani con l’attuale governance locale, una scelta che lo ha posto fuori da tutti i giochi, quale partito di movimento, con le sue lotte in alcune fabbriche locali e contro il Cie e rimarcando il suo antifascismo militante. Tale linea politica, in parte si differenzia da quella tenuta a livello nazionale, che ora li rende soggetto che tenta di portare il modello greco di Syriza in Italia, perseguendo l’obiettivo di costruire una grande sinistra antagonista. La nostra opinione in merito sta tutta in un editoriale d’Infoaut che è possibile rintracciare al seguente indirizzo: http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/5151-perseverare-diabolicum-est. Quello che sicuramente non possiamo dimenticare di dire è che in tutto il marasma politico locale, PRC è l’unico partito che si espone anche su questioni politiche scottanti e ha il coraggio di dire come stanno le cose, come è avvenuto nel caso della contestazione del 28 ottobre contro l’iniziativa di Fiamma tricolore in città.

Dopo aver fatto una carrellata sul gruppo dell’opposizione, passiamo al partito di maggioranza, il PD.

Nonostante sia forte del suo passato di partito di governo della città, il PD modenese sta vivendo una delle crisi più grosse che abbia mai attraversato. Una crisi interna dettata dalle troppe differenze che caratterizzano il PD, un partito nato già morto da una combinazione forzata di ex-appartenenti a DC e PCI e che già alla sua nascita faceva prevedere una difficile convivenza. Infatti, lo hanno da sempre caratterizzato lotte intestine, malumori interni da sinistra a destra, spesso causati dal troppo potere che solo pochi hanno nel partito, un potere logorante che fino ad ora ha condizionato la politica del PD nel governo della città. Non è un mistero che a Modena non sia il Sindaco a prendere le decisioni importanti, ma Sitta con i suoi scagnozzi. Anche se i “signori” del PD non accettano tale lettura dei fatti e hanno tentato di mascherare il tutto sbandierando minacce di dimissioni poco credibili e con un rimpasto di governo di pura facciata, l’evidenza delle cose è proprio questa. Tanto è vero che solo una crisi, che neanche loro sono stati in grado di gestire sebbene complici nell’averla generata, ha fatto desistere il nuovo assessore all’urbanistica a procedere con il progetto del tutto insostenibile, portatore di urbanizzazione sfrenata e cemento, che Sitta stava architettando per Modena. I suoi piani ambiziosi, che prevedevano un’edilizia lucrativa e incurante dell’interesse comune dei modenesi, sono cominciati a saltare con la nascita di numerosi comitati cittadini, fenomeno insolito per la città di Modena. Spicca su tutti Modena Attiva, un comitato fatto da esponenti dello stesso PD, che ha cominciato a scoperchiare i giochi di potere del partitone. Questo ha infranto l’aura di omertà e di fedeltà cieca rispetto alle scelte del partito che regnava nel PD locale, facendo sì che i malumori diffusi aumentassero, soprattutto all’interno della base. Nel tentativo di placare i malumori, i vertici del partito hanno provato con un rimpasto di governo, in realtà semplicemente rimescolando le carte, di recuperare punti agli occhi di una cittadinanza stanca delle scelte finora fatte nel palazzo del potere. Dopo aver subito ordinanze volte ad incrementare il controllo sociale, scelte politiche miopi, speculazione urbanistica e tagli nel sociale, la gente di Modena ha perso fiducia nelle persone che governano la città.

Ed è da qui che vogliamo ripartire, dalla crisi di questo partito e da quella delle altre compagini, in prospettiva delle prossime elezioni, siano esse anticipate o meno, perché in questa nuova stagione politica a Modena molte sono le questioni in gioco. Noi scommettiamo su noi stessi e sul fatto Modena avrà un Guernica con il suo carico di socialità e modo altro di fare politica, tra coloro che vengono sfruttati, contro coloro che sfruttano. Crediamo, infatti, che la battaglia politica non si giochi solo a livello istituzionale, locale o nazionale, ma ogni giorno in ogni quartiere, in ogni via della nostra città, verso un nuovo spazio sociale, verso un modo differente di pensare e stare insieme. D’altra parte, mentre la politica locale è impegnata nelle proprie diatribe intestine dimenticandosi dei problemi delle donne e degli uomini reali, il Guernica quei problemi li affronta attraverso una attenta conricerca quotidiana, dalla scuola alla casa, passando per il mondo del lavoro fino alla socialità, dentro le lotte e vicino alle lotte di chi ogni giorno ha deciso di mettersi in gioco, perché solo così potremmo arrivare pronti quando il clima sociale sarà più caldo.

non ci aspettiamo nulla ma ci stiamo organizzando”

Spazio Guernica

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