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Campobasso: attivisti denunciano la mancata chiusura delle attività produttive non essenziali

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Riceviamo e pubblichiamo dal Molise.

In data odierna (ieri ndr) attivisti sociali e militanti politici e sindacali hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Larino, un esposto-denuncia contro la mancata chiusura di tutte le attività produttive non essenziali come preannunciato nella diffida al Prefetto di Campobasso del 24 febbraio 2021.

Gli attivisti espongono alla Procura delle Repubblica di Larino quanto segue: come è noto, in tutto il territorio Molisano, ma in particolare nel Basso Molise, la pandemia denominata Covid 19 si sta diffondendo a macchia d’olio con numerosissimi contagiati e, purtroppo, numerosi decessi. Ebbene, appare inconcepibile che i provvedimenti emergenziali fin qui emanati, da ultimo l’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale del Molise istitutiva della c.d. zona rossa per i Comuni ricompresi nel Distretto Sanitario di Termoli, non abbiano tenuto nella debita considerazione la pericolosissima situazione dei lavoratori delle fabbriche della zona industriale di Termoli nonché dei lavoratori che viaggiano dal Basso Molise verso la regione Abruzzo per recarsi presso il proprio posto di lavoro.

Infatti, appare assurdo e contraddittorio che nello stesso tempo in cui si dispone la chiusura di gran parte delle attività commerciali le fabbriche continuino a produrre, evidentemente considerando i lavoratori immuni dal virus o, ancora peggio, sacrificabili in nome del profitto. La proclamazione della Zona Rossa in tutto il basso Molise, come i drammatici bollettini serali dimostrano, non ha prodotto finora effetti positivi di rilievo per il contrasto alla diffusione del nuovo coronavirus Sars-cov2 e, di contro, la diffusione dei contagi aumenta giorno per giorno risultando fuori controllo, con la gravissima conseguenza di tante vite perse. Peraltro, va pure osservato come la cosiddetta “variante inglese” si stia diffondendo rapidamente anche tra soggetti giovanissimi e di certo appare del tutto improvvisata e inidonea a fronteggiare la carenza di posti letto, divenuta ormai insostenibile in tutta la Regione, la creazione di un ospedale da campo in adiacenza del nosocomio San Timoteo di Termoli, non considerando idonea la soluzione prospettata ormai da tutti della riapertura del grande presidio ospedaliero parzialmente inutilizzato insistente a Larino.

Sta di fatto che, i dati dimostrano che la proclamazione della zona rossa, senza la chiusura di tutte le attività produttive – garantendo i servizi utili essenziali – non sta producendo benefici sostanziali nel contrasto alla diffusione del virus e ciò, a parere di molti esperti virologi, non può che essere dovuto principalmente agli spostamenti ai quali sono costretti i lavoratori pendolari per raggiungere i rispettivi luoghi di lavoro, nonché alla permanenza nei luoghi di lavoro medesimi in cui appare inevitabile la promiscuità. In particolare, ciò avviene per i lavoratori Sevel, Honda ed altre aziende minori della Zona Industriale di Val Di Sangro-Atessa(CH) nonché per i lavoratori Pilkington SIV ed altre medie e piccole attività della Zona Industriale di San Salvo. D’altra parte, spostamenti addirittura più massicci, si determinano nel raggiungimento del nucleo industriale di Termoli, dove sono occupati oltre 5.000 lavoratori tra FCA e indotto, industrie chimiche e molte altre attività minori.

Da quanto finora esposto, appare evidente ed incontestabile che senza la chiusura di tutte le attività produttive sopra citate, la diffusione della pandemia non potrà essere arginata in tempi brevi, anche in considerazione del ritardo nella somministrazione dei vaccini e risulta inaccettabile che ciò ponga a forte rischio di contagio migliaia di lavoratori i quali al termine della giornata lavorativa tornano presso le proprie abitazioni diventando loro stessi potenziali fonti di contagio per i propri familiari. Per questi motivi, con la presente, ci rivolgiamo alla la S.V. Ill.ma affinché valuti la eventuale sussistenza dei reati previsti e puniti dagli artt. 328, 452 c.p., e/o di altri che Ella vorrà ravvisare, nel comportamento omissivo di chiunque abbia la competenza per disporre la chiusura delle attività non essenziali quali le fabbriche, in primis con riferimento al Prefetto di Campobasso, Commissario di governo della Regione Molise, al quale nei giorni scorsi è stata inviata una comunicazione con invito a provvedere da parte del primo firmatario del presente atto sig. Sisto Pasquale, nella qualità di Segretario Regionale del Partito della Rifondazione Comunista Molise, senza riscontro alcuno.

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