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Quaderni dell’Autonomia- Via Dei Transiti 28

Conoscere la storia è indispensabile per comprendere il presente. Non perché permetta di prevedere il futuro, ma perché fornisce gli strumenti per interpretare ciò che viviamo e agire di conseguenza. Pensare e agire oggi, in funzione del domani. Per questo la storia non è mai neutra: è terreno di scontro, di conflitto, di lotta di classe. Viene stravolta, riscritta, trasformata in uno strumento di intossicazione delle coscienze, con l’obiettivo di impedire il riconoscimento della propria forza, la capacità di analizzare il presente e di immaginare la possibilità di scrivere il proprio futuro. Da questa consapevolezza nasce il progetto dei quaderni dell’autonomia. Un progetto politico che tiene insieme memoria, conflitto e prospettiva, intrecciando percorsi vecchi e nuovi di militanza a partire dall’esperienza politica dell’occupazione di via dei Transiti 28 a Milano.

Dedicato alla storia delle lotte sociali, dei movimenti antagonisti e delle esperienze di resistenza. Un lavoro di riordino e valorizzazione di materiali raccolti in quasi cinquant’anni d’occupazione: documenti, volantini, fotografie, testimonianze che raccontano pratiche di lotta anticapitalista e antagonista nella città di Milano.

Perché la parola quaderni?  Abbiamo chiamato questo progetto Quaderni dell’Autonomia proprio perché non si tratta di libri compiuti e definitivi ma di raccolte di materiali volti alla costruzione di un filo rosso che colleghi passato e presente, sempre e comunque con uno sguardo sulle lotte del futuro.

In un’epoca in cui la memoria storica viene sistematicamente rimossa o distorta, riteniamo questo lavoro indispensabile per ricostruire e riappropriarci delle nostre radici politiche.

Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma della volontà di trasmettere alle nuove generazioni l’eredità delle lotte antagoniste, affinché possano reinterpretarla e mantenerla viva, adattandola alle contraddizioni del presente.

Ripercorrere la storia non significa guardare indietro, ma fare i conti con i nodi irrisolti del presente. A partire anche dalla questione degli spazi sociali occupati e autogestiti e dal ciclo di lotte che hanno rappresentato e che, a nostro avviso, devono rappresentare ancora.

Di seguito pubblichiamo l’introduzione al Quaderno, il testo integrale è scaricabile alla fine del testo. Buona lettura!

C.O.A. T28


È forse impossibile ricostruire con precisione tutte le “partecipazioni” o il “grado di protagonismo” dei compagni dei Transiti alle battaglie politiche e alle lotte che sono state portate avanti nella città di Milano e non solo, nel corso di questi quasi 50 anni. Anche perché spesso, per avvantaggiare il percorso politico si utilizzavano firme come “l’assemblea cittadina che si è tenuta al CS X Nella data Y” come per il corteo del 1998 oppure per l’11/11/2000 “lo spezzone antagonista che è partito da Porta Venezia”

Allo stesso modo è impossibile citare tutti numerosi collettivi e le lotte che hanno trovato sede, in tempi e modi differenti, negli spazi di Via Dei Transiti.

Gli studenti per l’autonomia, il collettivo “ma chi vi ha autorizzato” il collettivo precari, fino all’importante esperienza del Telefono Viola, sono solo alcune delle numerose esperienze di lotta politica che negli anni si sono organizzate attorno a questa occupazione

È ancora corretto pensare al Centro Occupato Autogestito T28 come un centro politico militante che porta avanti progetti e percorsi politici; è quindi ovvia, ieri come oggi, l’interazione con moltissime altre realtà politiche affini e meno affini. Citarle tutte, ricostruirne legami e interazioni sarebbe stato forse troppo complesso e dispersivo.

Ci sentiamo di fare tuttavia una dichiarazione assoluta: dove ci sono state occupazioni e conflitto più o meno radicale, i compagni dei Transiti sono sempre stati presenti; sempre al servizio delle lotte, dei collettivi e dell’autorganizzazione.

Riteniamo questo lavoro indispensabile per provare a ricostruire e riappropriarci delle nostre radici politiche, rileggendo criticamente le esperienze e i percorsi che ci hanno preceduto.

L’intento non è soltanto quello di fornire uno strumento a chi oggi si affaccia ai percorsi vecchi e nuovi di militanza, sentiamo anche il dovere di trasmettere alle nuove generazioni l’eredità delle lotte, affinché possano reinterpretarle e mantenerle vitali, adattandole ai linguaggi e alle esigenze del presente.

Non vogliamo limitarci a conservare un ricordo nostalgico del passato ma continuare a costruire collettivamente visioni e pratiche alternative al sistema che ci opprime.

In un momento storico in cui il vecchio stenta a scomparire e il nuovo fatica a prendere forma, assistiamo a un profondo cambiamento nei modi di fare politica e di confliggere, dove le pratiche di attivismo rischiano di sostituirsi alle forme di militanza politica, oggi invece più che mai indispensabile.

Ripercorrere la storia non significa soltanto guardare indietro, ma fare i conti con i nodi irrisolti del presente, per affrontare la complessità che la situazione ci impone.

Tutto questo si inserisce in un contesto storico preciso in cui non solo le lotte, ma anche la loro memoria è sotto attacco. Ci riferiamo alla questione degli spazi sociali occupati autogestiti e del ciclo di lotte che hanno rappresentato e che, a nostro modo di vedere, devono rappresentare ancora oggi.

Guardare la strada da cui proveniamo significa anche riconoscerci debitori degli errori e delle sconfitte, ma anche delle esperienze di lotta accumulate, che ancora oggi resistono.

Essere militanti del COA T28, oggi, per noi, significa non accettare passivamente la “fine di un ciclo”. La destinazione resta la stessa: la trasformazione della società, ma i sentieri da percorrere vanno riaperti, reinventati e battuti nuovamente.

Le nostre parole d’ordine rimangono: autonomia, autorganizzazione, contropotere e riappropriazione.

Qui un pezzo di una storia, e che vogliamo continuare a scrivere, insieme, ancora”.

Scarica qui il primo quaderno:


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