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La battaglia di Stalingrado

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L’offensiva nazista al Paese comunista più grande del mondo, l’Unione Sovietica, inizia il 22 giugno 1941, quando 5.500.000 soldati, 3.500 carri armati e 2.000 aerei intraprendono l’attacco: i fronti che vengono aperti sono tre, dal nord verso Leningrado, al centro verso Mosca e a sud verso Kiev e, più in là, Stalingrado e il Caucaso.

I primi mesi di guerra costituiscono per l’URSS una vera e propria disfatta: le truppe dell’Armata Rossa sono costrette a retrocedere su ogni fronte, e le perdite sono innumerevoli.

Il governo comunista dell’Unione Sovietica risponde organizzando un’offensiva senza precedenti, che verrà chiamata la “guerra popolare”: centinaia di migliaia di civili, tra cui moltissime donne, intraprendono atti di resistenza e di sabotaggio, mettendo sempre più in difficoltà l’invasore tedesco.

Gli abitanti di Leningrado scavano centinaia di chilometri di trincee anticarro, riuscendo eroicamente a difendere la città dall’invasione per più di 900 giorni, mentre a Mosca Stalin organizza una parata militare nell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, per ricordare al popolo la potenza militare dell’Armata Rossa: l’esercito dalla sfilata marcia direttamente al fronte.

Il fronte del sud è probabilmente il più importante della campagna di Russia tedesca, in quanto è proprio nel Caucaso, superato il Volga, che si trovano i più importanti giacimenti di petrolio, nonché le maggiori coltivazioni agricole di tutta l’URSS.

Per questo, con l’avvicinarsi dell’esercito occupante al fiume Volga, Stalin pubblica, il 27 luglio 1942, il decreto 227, che dice, tra l’altro : “Se non fermiamo la ritirata rimarremo senza pane, senza gasolio, senza metalli, senza materie prime, senza fabbriche né impianti, senza ferrovie. In conclusione: è ora di fermare la ritirata, non un passo indietro! Questa deve essere d’ora in poi la nostra parola d’ordine. Dobbiamo proteggere ogni punto forte, ogni metro di terra sovietica, irriducibilmente, fino all’ultima goccia di sangue. Dobbiamo aggrapparci ad ogni centimetro della nostra patria e difenderlo in qualsiasi modo. La nostra patria vive tempi difficili. Dobbiamo fermare, affrontare e distruggere il nemico, a qualsiasi costo. I tedeschi non sono così forti come dicono coloro che si son fatti prendere dal panico. Le sue forze si sono tese fino al limite. Fermare i suoi colpi adesso significa assicurarci la vittoria in futuro.”

Il 21 agosto 1942 le truppe tedesche conquista il Don, e due giorni dopo, il 23 agosto, la sedicesima Panzer Division del generale Hans Hube irrompe improvvisamente sul Volga, bloccando gli accessi alla città di Stalingrado, iniziando l’assedio con un primo massiccio bombardamento a tappeto sulla città. Coloro che rimangono in città si dedicano totalmente al lavoro di difesa, tutte le fabbriche sono convertite alla produzione militare, e i carri armati vanno dalla linea di montaggio direttamente al fronte. Cujkov, generale messo a difesa di Stalingrado da Stalin stesso, comandante della 62° Armata, con i suoi soldati, difende strenuamente la città, facendo come proprio il motto “A Stalingrado il tempo è sangue”.

Nei primi giorni di settembre non c’è più un solo edificio in piedi a Stalingrado, ma gli uomini dell’Armata Rossa, formate piccole unità di 6 o 9 effettivi, continuano a combattere strenuamente: l’ordine di Cujkov è di rimanere a non più di 50 metri, o alla distanza di un tiro di una bomba a mano, dal fronte nemico, in qualsiasi momento.

Alla strenua difesa di Stalingrado, così come a tutta la guerra nell’Unione Sovietica, partecipano centinaia di migliaia di donne, e la loro presenza è particolarmente sconcertate per i tedeschi: un ufficiale tedesco, in una lettera alla propria famiglia, scrive “È impossibile descrivere quello che sta succedendo qui. Ogni persona, a Stalingrado, che ha ancora la testa e le mani, uomo o donna, continua a lottare”.

La difesa di Stalingrado dà i suoi frutti, l’occupante subisce perdite importanti e, con l’avvicinarsi dell’inverno comincia ad avere problemi di approvvigionamento; il 10 novembre 1942 l’Armata Rossa lancia il contrattacco con l’operazione Urano, una manovra a tenaglia per accerchiare il nemico.

Finalmente, il 2 febbraio 1943, gli ultimi nuclei tedeschi ancora di stanza a Stalingrado si arrendono.

La storica vittoria di Stalingrado, che ha coinvolto non solo le truppe dell’Armata Rossa, ma tutta la popolazione locale in uno strenuo combattimento casa per casa, aprendo la strada alla controffensiva militare, svela al mondo che la tanto osannata invincibilità tedesca non è altro che propaganda, e ridà ai popoli europei oppressi dalle dittature naziste e fasciste, a da una guerra che non avevano voluto, una reale speranza di libertà, pace e riscatto.

Guarda “Accadde quel giorno (pt.21) – Comincia la battaglia di Stalingrado“:

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