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Le giornate rosse di Viareggio

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Domenica 2 maggio 1920, a Viareggio sul terreno di gioco di Villa Rigutti, si gioca il derby tra la Lucchese e il Viareggio. Al termine della partita scoppiano dei tafferugli tra i tifosi locali e i carabinieri; un tifoso viareggino, Augusto Morganti, viene ucciso da un colpo di carabina sparato da un carabiniere.

E’ la scintilla che scatena la rivolta. La voce corre veloce: accorrono centinaia di persone, mentre le Guardie regie e i carabinieri si trincerano nelle caserme, difese con mitragliatrici dall’assedio portato dagli abitanti.

Gli abitanti, divisi in gruppi, si recano nei locali del Tiro a Segno, dove si impadroniscono di tutti i fucili presenti, e successivamente irrompono nella caserma del 32° Artiglieria dove disarmano i militari.

Nel frattempo, la locale Camera del Lavoro, guidata da Luigi Salvatori, deputato del Partito Socialista, dichiara lo sciopero generale ad oltranza e cerca di prendere le redini della rivolta. Presto vengono intraprese dai rappresentanti della Camera del Lavoro trattative con le autorità politiche e militari per concordare le modalità di un ritorno all’ordine senza il ricorso all’uso della forza

Intanto gli insorti recatisi all’Arsenale militare prendono oltre cento fucili, grazie alla solidarietà dei marinai. Nella notte tra domenica e lunedì, si formano gruppi spontanei di giovani armati, che si autodefiniscono Guardie Rosse e prendono possesso dei punti nevralgici della città, erigendo barricate nelle vie d’accesso ad essa. Nella giornata di lunedì si forma anche un’Assemblea Popolare per far funzionare le attività essenziali della città, come la panificazione. Dalle città vicine (Massa, Livorno, Pisa) affluiscono gruppi di militanti, ma le Camere del Lavoro locali rifiutano lo sciopero richiesto con forza dalla base.

Il prefetto cerca la via del dialogo con i rappresentanti della Camera del Lavoro, ma viene sollevato dall’incarico dal presidente del Consiglio Nitti che passa i poteri al generale Nobili con il compito di ristabilire la legalità.

Nella sera di lunedì 3 maggio, l’esercito guidato dal Generale insieme ad ingenti rinforzi di carabinieri ed esercito giunti da Firenze, Emilia e Liguria, si posiziona alle porte della città. Si fa partire anche una cannoniera dal porto di Livorno con l’ordine di sparare sulla città, ordine che non verrà eseguito perché “il personale imbarcato mostrava viva simpatia per la rivolta”, come annota il capitano.

L’Assemblea, intanto, si spacca tra coloro che sostengono di andare fino in fondo con il “contropotere” conquistato, affinché tale rivolta possa essere da scintilla per altre insurrezioni, ed i socialisti, guidati da Salvatori, che sostengono che la rivoluziona va preparata con cura e che non può essere fatta partendo da una rivolta spontanea con caratteristiche locali.

Sarà quest’ultima posizione a prevalere. Viene patteggiata la smobilitazione e la fine dello sciopero a partire dal 5 maggio, in cambio di una tregua con le autorità militari e dall’astensione del potere statale da rappresaglie future. Promesse che non verranno ovviamente mantenute: verrà imposta la legge marziale per tre mesi e decine di persone saranno arrestate e condannate. Solo una minima parte di fucili prelevati, però, torneranno nelle mani delle autorità.

“I fascisti viareggini” – Testo accordi e musica: https://www.ildeposito.org/canti/i-fascisti-viareggini

I fascisti viareggini

sono prodi son guerrier

han chiamato i forestieri

per uccidere e incendiar

Coi camion son venuti

con le bombe e coi pugnal

per mostrarsi proprio uguali

a Tiburzi e Barbablù

Oilì oilì oilà

hanno incendiato han devastato

spargendo ovunque sangue e terror

ma il viareggino non è cambiato

la bandiera rossa è il suo color

Sulla zona dei cantieri

c’era un clun di calafati

i fascisti scalmanati

han voluto devastar

Che prodezza in cinquecento

contro dieci tavolini

i fascisti viareggini

sono prodi a quanto par

Oilì oilì oilà…

Sulla piazza del mercato

c’era un quadro alquanto triste

i fascisti alle conquiste

l’han voluto buttar giù

E sembrava un Don Chisciotte

quello scemo di Reggiani

che gridava “O italiani

il nemico è quello là”

Oilì oilì oilà…

Guarda “Quel derby Viareggio-Lucchese che infiammò la città“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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