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Rastrellamento al Quadraro

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Il 17 aprile 1944 nell’allora borgata del Quadraro Vecchio , per mano dei reparti tedeschi del Panzergrenadier-Regiment 71, fatti affluire appositamente dalla riserva del fronte sul litorale, e degli effettivi delle SS di stanza a Roma, posti agli ordini del tenente colonnello Herbert Kappler, avvenne il rastrellamento di tutti gli uomini dai 16 ai 55 anni che i nazisti riuscirono a catturare, circondando il luogo ed effettuando una violenta irruzione all’alba nelle abitazioni.

Esso avvenne in quanto le alte gerarchie naziste, in seguito all’azione di guerra partigiana di via Rasella, che ebbe come conseguenza immediata l’eccidio delle Fosse Ardeatine, diedero l’ordine di provvedere all’evacuazione e alla deportazione dei cittadini romani «dei rioni e sobborghi maggiormente infestati dai comunisti» per poterli avviare al lavoro coatto verso le fabbriche del Terzo Reich.

Il pretesto fu l’uccisione, compiuta il 10 aprile 1944, lunedì di Pasqua, di tre militari tedeschi di nazionalità austriaca, azione alla quale partecipò anche Giuseppe Albano, meglio noto come «il Gobbo del Quarticciolo».

Il luogo dell’attentato fu l’osteria La Campestre, nota come «da Giggetto», che si trovava sulla via Tuscolana, oggi angolo via Calpurnio Fiamma, a meno di 1 Km dalla borgata andando verso Cinecittà.

La borgata Quadraro, per la sua conformazione urbanistica fuori dall’edilizia intensiva (casette ad un piano con orti, baracche, piccoli edifici completamente circondati da prati e campagna) ben si prestava all’esecuzione di una razzia che poteva essere eseguita, nonostante l’estensione dell’area, con relativamente pochi uomini, azione che infatti fu attuata da circa 3 mila militari. Data la presenza di lunghe ed estese gallerie scavate nel tufo sotto le abitazioni, la zona era anche divenuta un buon rifugio per chiunque avesse un motivo per sottrarsi alle ricerche dei tedeschi e del regime di Salò, come renitenti alla leva del Maresciallo Graziani, militari italiani sbandati dopo l’8 settembre 1943, militari alleati in fuga, cittadini ebrei scampati alla deportazione, partigiani delle varie formazioni entrati in clandestinità.

I rastrellati furono inizialmente discriminati per età nei locali del cinema Quadraro, dove vennero loro richieste le generalità anagrafiche. Quindi vennero condotti tramite i tram al quartier generale tedesco del comando delle Armate Sud in Italia, posto negli stabilimenti cinematografici di Cinecittà, ove venivano concentrati anche i prigionieri civili in attesa di destinazione.

In due diversi convogli di camion, gli uomini furono poi tradotti nella zona industriale Polymer di Terni, ed ivi alloggiati per circa dieci giorni in una fabbrica in costruzione. Furono quindi avviati via stradale a Firenze dove, per motivi da accertare, un gruppo fu associato al Carcere delle Murate per un periodo imprecisato, prima di essere riunito agli altri. Da lì, partendo dalla locale stazione Campo di Marte, furono condotti via ferrovia a Carpi, per essere immatricolati nel campo di detenzione e transito di Fossoli, sito a pochi km dal centro della città emiliana.

Classificati inizialmente come prigionieri politici, furono nominalmente rilasciati il 24 giugno 1944 e avviati via ferrovia sotto scorta armata al lavoro coatto verso i territori del Terzo Reich, dove giunsero fra il 27 e il 29 giugno nella città di Racibórz (in tedesco Ratibor), sita nella regione della Slesia in Polonia, dove era situato il campo di transito al lavoro.

Da quel momento le strade dei rastrellati si sono definitivamente divise e i singoli individui, in gruppi di diversa consistenza numerica, sono stati destinati in molte fabbriche dislocate in Germania, Austria e Polonia. Queste erano prevalentemente, ma non esclusivamente a vocazione chimica, molte delle quali tuttora in attività produttiva, quali la multinazionale farmaceutica Merck KGaA di Darmstad, la Continental di Hannover e la Kalle & Co di Wiesbaden-Biebrich. I lavoratori coatti, dopo aver subito traversie e sottoalimentazione per circa dodici mesi, hanno iniziato il viaggio di ritorno verso casa a partire dalla seconda metà del mese di aprile 1945, man mano che i campi venivano liberati alla fine delle ostilità (8 maggio 1945).

Tra i circa 750 rastrellati si riscontrano cittadini italiani di religione ebraica, partigiani, militari sbandati e tanti semplici lavoratori, prevalentemente artigiani ed edili, aventi la Va elementare come scolarizzazione media.

Guarda “Il rastrellamento del Quadraro – per non dimenticare“:

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