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Nasce Sakine Cansiz

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UNA STORIA DI DETERMINAZIONE, CORAGGIO, FORZA: SAKINE FU LA PRIMA A ORGANIZZARE LE DONNE CURDE NELLA LOTTA CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI. UNA DECISIONE CHE PAGHERA’ CON 12 ANNI DI PRIGIONE E CON LA MORTE

Sakine Cansiz, classe 1958. Per i compagni, Sara.

Difficile condensare in poche righe quello che fu questa donna per i curdi, per il PKK, per la libertà di tutti.

Sakine era la determinazione.

La determinazione di chi, giovanissima, decise di lasciare casa per dar vita ad una vita di militanza. I suoi genitori erano superstiti del massacro di Dersim. Sakine voleva bene ad entrambi, ma era spesso in contrasto con la madre che temeva questa sua inclinazione rivoluzionaria. Partire fu una scelta obbligata. Da lì iniziò la sua militanza nel PKK, la svolta di una lotta da sinistra ma concentrata sulla questione del Kurdistan in un tempo in cui in Turchia questa parola era persino vietata. Conobbe Ocalan e tutte le alte sfere del PKK fino a diventare il punto di riferimento delle donne curde. Lei per prima si sforzò di organizzarle e di spingerle alla lotta con un ruolo attivo e non semplicemente come supporto alla lotta degli uomini.

Sakine era il coraggio.

Il coraggio di chi finì in carcere a soli 22 anni, nel 1979. Divenne subito chiaro lo spessore di questa donna: le torture su di lei non avevano effetto. Neanche un lamento, mai. Solo insulti e sputi sui suoi carcerieri. In breve tempo divenne un simbolo della resistenza curda alla repressione turca. Uscirà dal carcere nel 1991: vi era entrata nel 1979.

Sakine era la forza.

La forza di chi, appena uscita dal carcere, si rimise in viaggio per continuare la lotta, soprattutto quella delle donne curde contro ogni tipo di oppressione. Per Sakine il ruolo attivo della componente femminile della società era fondamentale. Insistette spesso con Ocalan sul ruolo che dovevano ricoprire all’interno del movimento: la sua influenza fu importantissima per il leader del PKK ed influenzerà fortemente il modello politico e sociale che elaborerà durante la prigionia. Nel frattempo, Sara lottava su diversi fronti: in Turchia, ovviamente, ma anche nel resto del Medio Oriente dove coinvolse altre minoranze, soprattutto gli Yazidi, nell’attività politica. Lo stesso fece in Europa dove si avvicinò rapidamente ai movimenti di sinistra in Germania e Francia.

Proprio a Parigi si conclude la storia di Sara. Il 9 gennaio del 2013 il suo corpo e quello di altre due attiviste vengono ritrovati in una strada nel centro della capitale francese. Dietro la sua morte, l’ombra dei servizi segreti turchi. Il governo di Ankara nega però il coinvolgimento e prova a far passare la cosa come un regolamento di conti nel PKK.

Sara, però, non morì quel giorno. La sua lotta e la sua opera vivono ancora oggi nel Rojava, nel sangue versato dalle sue compagne per la libertà e per la costruzione di una società nuova. Perché la determinazione, il coraggio e la forza di Sara non moriranno mai.

Cannibali e Re

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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