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L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema

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Estate 1944, l’ultima estate di guerra. La zona della Versilia in questo momento costituisce il fronte occidentale della Linea Gotica e le disposizioni tedesche costringono la popolazione di evacuare l’area, per spostarsi al di là dell’Appennino, in provincia di Parma. L’ordine è impraticabile, vista la scarsità dei mezzi a disposizione, ma la popolazione della piana si vede comunque costretta a sfollare, per sottrarsi ai rischi della zona di guerra.

È così che un piccolo paesino di mezza montagna, raggiungibile solo attraverso le mulattiere, Sant’Anna di Stazzema, comincia ad accogliere molti rifugiati e vede di fatto quadruplicare la propria popolazione, che raggiunge i 1.500 abitanti.

All’alba del 30 luglio i partigiani della X Brigata Garibaldi danno battaglia alle truppe tedesche sul monte Ornato, non distante da Sant’Anna di Stazzema, che il 5 agosto viene investita dal terribile ordine di sfollamento, che fortunatamente viene però ritirato alcuni giorni dopo, in quanto la zona viene qualificata come “zona bianca” cioè adatta ad accogliere sfollati, in quanti i partigiani hanno abbandonato la zona, attestatisi in una zona più interna, in direzione di Lucca. L’operazione tedesca arriva perciò, improvvisa e del tutto inaspettata.

All’alba del 12 agosto tre reparti di SS (in tutto alcune centinaia di unità), accompagnati da fascisti collaborazionisti in funzione di guide della zona, salgono a Sant’Anna, mentre un quarto reparto si attesta più in basso, nel paese di Valdicastello, per chiudere qualsiasi via di fuga.

Alle sette il paese è completamente circondato: la popolazione, pensando ad un’operazione di rastrellamento, si divide; gli uomini scappano nei boschi, per evitare la deportazione in Germania, mentre donne e bambini restano rintanati nelle proprie case.

I nazisti inizialmente rastrellano circa centocinquanta persone, le conducono nel piazzale antistante la chiesa e aprono il fuoco. Terminate le raffiche dei mitragliatori, ammassano sul cumulo di corpi, tra cui vi erano ancora dei vivi, le panche e le suppellettili della chiesa, dandovi fuoco. Altre decine di persone, atterrite e sconvolte, quindi incapaci di opporre resistenza, vengono spinte vive nel rogo.

Nel frattempo altre SS entrano in ogni casa, rastrellano tutti i presenti e li rinchiudono nelle stalle e nelle cucine delle case, e poi provvedono, con feroce meticolosità, all’eccidio, con colpi di mitra, fuoco e bombe a mano.

Chiunque cerchi di fuggire verso il bosco viene raggiunto da raffiche di mitra, alcuni bambini vengono colpiti alla testa con calci di fucile e lanciati nel forno del pane.

A mezzogiorno tutte le piccole case di Sant’Anna bruciano.

I tedeschi, esaltati e brutali, scendono a valle per il sentiero, continuando ad ammazzare e bruciare qualsiasi cosa incontrino sulla propria strada: solo il calar delle tenebre pone finalmente fine all’eccidio. In tutto le vittime saranno un numero imprecisato, sicuramente superiore alle 560 persone, per la maggior parte bambini, donne e anziani. Le indagini sul massacro di Sant’Anna di Stazzema inizieranno immediatamente, inizialmente condotte da inglesi e americani, con lo scopo di identificare i responsabili: una verità giudiziaria definitiva non arriverà però per più di cinquant’anni. Si tratterà di una delle tante vergogne di cui si coprirà il sistema giudiziario italiano: nel 1960, infatti, verrà disposta l’archiviazione di circa 695 fascicoli riguardanti gli eccidi nazisti che in Italia hanno provocato più di quindicimila vittime.

I fascicoli verranno ritrovati nel 1994, durante il processo a Eric Priebke, in quello che verrà chiamato “l’armadio della vergogna”. Infine, il 22 giugno 2005 il Tribunale Militare di La Spezia condannerà all’ergastolo tutte e dieci le SS imputate per il massacro di Sant’Anna: Sonner, Sontag, Schonemberg, Bruss, Rauch, Schendel, Concina, Gopler, Richter e Goring.

Guarda “La strage di Sant’Anna di Stazzema – 12 agosto 1944“:

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