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5 ottobre 1970: il rapimento di Sergio Gadolla

05 Ottobre 2017 | in STORIA di CLASSE.

La notte del 5 Ottobre del 1970 la "banda XXII Ottobre", gruppo genovese nato un paio di anni prima e composto prevalentemente da operai ed ex partigiani, effettua il rapimento di Sergio Gadolla, secondogenito di una delle famiglie più ricche della città: il padre del ragazzo è stato imprenditore edile, proprietario di cinema e squadre di calcio, nonché sostenitore e simpatizzante del Msi, ma in realtà il rapimento è finalizzato soprattutto all'autofinanziamento del gruppo.

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Lo spunto per l'azione, studiata a partire dalla fine dell'estate, viene dato da un giornale che riporta la notizia del furto dell'automobile di Gadolla e il relativo numero di targa, grazie al quale la XXII ottobre risale all'indirizzo della famiglia e ad altre informazioni utili. Il gruppo sa che la scelta del rapimento è meno rischiosa e più redditizia di una rapina e le esercitazioni in montagna dei mesi precedenti avevano dotato i suoi membri di una buona conoscenza del territorio circostante la città. Verso mezzanotte Vandelli (che ha ideato e studiato l'azione), Rossi, Battaglia e De Sciosciolo prelevano Gadolla e lo fanno salire su un'auto noleggiata; mentre gli altri tre portano il giovane in Val d'Aveto, dove sono state precedentemente allestite due tende, Vandelli effettua due chiamate alla madre di Gadolla per rivendicare il rapimento e successivamente per informarla della cifra chiesta per il riscatto. L'incontro per il pagamento del riscatto viene fissato per la sera del 7 ma a causa di alcuni inconvenienti il tutto viene rimandato al giorno dopo; è stato concordato che la madre di Gadolla percorra la Genova-Ventimiglia e ad un segnale luminoso lanci una valigetta col denaro da un cavalcavia precedentemente stabilito. Ma anche questo tentativo non va a buon fine: piove incessantemente da ormai molti giorni e sia la madre dell'ostaggio che i due della XXII ottobre che dovevano presentarsi sul posto rimangono bloccati. Rossi e Piccardo, rimasti in Val d'Aveto con l'ostaggio, cominciano a preoccuparsi perché il rapimento sarebbe dovuto terminare in tre giorni e non hanno nessuna notizia dei loro compagni; Piccardo decide dunque di tornare a Genova, dove viene rassicurato e riaccompagnato alle tende da De Scisciolo.

Nel frattempo la polizia indaga ormai da giorni sul rapimento ma, trattandosi di una pratica molto poco usata all'epoca in Italia, è in palese difficoltà e le prime supposizioni portano infatti ad indagare su pastori sardi della zona; anche a livello mediatico l'azione ha suscitato grande clamore ed attenzione.

Il 9 ottobre avviene infine il pagamento del riscatto e Vandelli invia ai compagni accampati l'ordine in codice di rilasciare l'ostaggio, che verrà liberato il giorno seguente. In realtà la madre del ragazzo ha informato la polizia dell'incontro per il pagamento ma il funzionario inviato sul posto non riesce a fotografare il volto di Vandelli e dopo averlo seguito in auto per un po', ne perde definitivamente le tracce. La riuscito del rapimento e del riscatto portano entusiasmo all'interno della XXII ottobre ma nel gruppo si generano alcuni contrasti sull'uso a cui destinare i soldi incassati con l'azione.

Tali contrasti porteranno all'allontanamento di alcuni membri della banda, che continuerà comunque la propria attività ancora per alcuni mesi dell'anno seguente.