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L’arresto di Prospero Gallinari

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Gli agenti scendono dalla loro auto, si avvicinano e chiedono i documenti: immediatamente i ragazzi estraggono le pistole e aprono il fuoco. Il giovane che stava avvitando la targa viene colpito, e rimane a terra di fianco alla portiera della Giulia, mentre i due innamorati scappano: lui riesce a fuggire, mentre lei viene intercettata pochi metri più in là, in fondo a una rimessa, sotto ad un furgoncino bianco.

È il 24 settembre 1979, la strada è una delle tante grosse vie del centro città capitolino, fiancheggiata dalle mura. Sul lato della strada è parcheggiata una Giulia Blu, attorno alla quale armeggiano alcuni giovani.

Due si baciano, mentre un altro è alle prese con le viti della targa: una volante della polizia si avvicina, forse in un controllo di routine, o più probabilmente richiamata da una telefonata al 113 di qualche “cittadino eroe”, insospettito dai movimenti intorno all’auto.

L’identificazione della donna è quasi immediata, si tratta di Mara Nanni, ventitreenne uscita dal carcere poco più di un anno prima per una sparatoria nei pressi del carcere Regina Coeli: quando i poliziotti la ammanettano dichiara “Sono una prigioniera politica”.

Molto più difficile risulta invece l’identificazione del giovane, immediatamente trasportato all’ospedale San Giovanni, in fin di vita: solo in tarda serata la Questura di Roma dichiara le sue generalità, si tratta di Prospero Gallinari, considerato elemento di spicco e uno dei capi storici delle Brigate Rosse.

Prospero Gallinari nasce il 1 gennaio 1951 a Reggio Emilia. Nel 1969 aveva aderito e militato nel gruppo detto dell’appartamento, insieme ad Alberto Franceschini, Tonino Paroli e ad altri dissidenti del PCI che dopo il convegno di Pecorile avevano deciso di iniziare il percorso della lotta armata per il comunismo. Dopo una breve e discussa parentesi di militanza nel Superclan, nel 1973/74 era entrato definitivamente nelle BR, prima come membro irregolare e poco dopo come clandestino. Nel 1978 partecipa con un ruolo di grande rilievo al sequestro di Aldo Moro; è infatti uno dei quattro componenti del nucleo di fuoco travestiti da avieri Alitalia che massacra la scorta del Presidente della Democrazia Cristiana.

Durante gli anni di prigionia a seguito dell’arresto del 1979, Gallinari non collabora con i magistrati, continuando a prendere parte all’analisi politica delle Brigate Rosse. Nella metà degli anni novanta, a causa di gravi motivi legati alla salute (dovuti ai proiettili ricevuti durante l’ultimo arresto), riesce ad ottenere i primi permessi per poter tornare a casa.

Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto nel garage della sua abitazione a Reggio nell’Emilia il 14 gennaio 2013 all’età di 62 anni. Gallinari venne soccorso prontamente e trasportato al vicino ospedale, ma ogni intervento di rianimazione fu vano. Il decesso è stato con ogni probabilità determinato da un arresto cardiaco, dovuto alle precarie condizioni cardiovascolari dell’ex brigatista, che aveva anche subito un trapianto di cuore. Donatore di organi, lasciò disposizione per espiantare le cornee.

Gallinari venne commemorato con una cerimonia laica nel cimitero di Coviolo, il 19 gennaio. La bara fu coperta dalla bandiera rossa con falce e martello; ai funerali hanno partecipato, oltre a un folto gruppo di giovani e di conoscenti del brigatista, molti compagni/e della lotta armata e del movimento.

Guarda “Donne e Uomini delle Brigate Rosse“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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