InfoAut
Immagine di copertina per il post

“Palestina 36”, ridare voce al popolo che manca

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio (2025), della regista palestinese Anne-Marie Jasir, dispiega uno sguardo cinematografico che diviene esso stesso strumento di lotta. I territori della Palestina, oggi sottoposti a un terribile genocidio, sembrano riappropriarsi di una loro voce propria nel momento in cui iniziano ad essere esposti allo sguardo colonizzatore e colonialista dell’Occidente.

di Paolo Lago da Carmilla Online

Siamo nel 1936 e negli anni che seguono, in pieno Mandato britannico della Palestina: la macchina da presa, nel seguire le vicende delle violenze perpetrate sugli abitanti palestinesi, nonché le loro rivolte, intende riappropriarsi di uno spazio troppo a lungo annichilito e avvolto dal silenzio. Come afferma la stessa regista in questa intervista, “è stato il potere coloniale a filmarci e fotografarci prima di andarsene” e quei materiali di archivio, quei filmati originariamente in bianco e nero e poi colorizzati, vengono inseriti nel film come testimonianza di uno sguardo coloniale che troppo a lungo si è disteso su quei territori. Le inquadrature del film restituiscono voce, corpi, urla, gioie, dolori alla popolazione palestinese; i filmati girati dai colonizzatori, con quella stessa popolazione ritratta come dentro un acquario o uno zoo, silente e passiva nelle sue azioni quotidiane, sono come tante reliquie cinematografiche rivestite di smorti colori. Icone lontane, spazialità sommerse, azioni ‘zombificate’ e silenziose. Esse sono la rappresentazione iconografica dell’orientalismo di cui parla Edward Said, il quale, secondo lo studioso, si configura come “un film attraverso il quale l’Oriente è entrato nella coscienza dell’Occidente”1. Le immagini di Palestina 36, coi loro colori vividi, accesi, corporei colmano un lungo periodo di silenzio e lontananza e sono veramente necessarie, ora più che mai. Sono necessarie, probabilmente, ancora più di quelle di Naza (2026, di Yuval Abraham e Rachel Szor) perché sono il frutto di uno sguardo palestinese – e non israeliano – che finalmente si riappropria del suo territorio. Tale sguardo, da passivo, diviene attivo e per mezzo della sua dirompente fisicità si trasforma in strumento di lotta.

Secondo Gilles Deleuze, le minoranze non possono più essere rappresentate in modo paternalistico da una “maggioranza”, ma devono trovare nella macchina da presa il mezzo per auto-inventarsi e divenire visibili. Lo studioso osserva che la grande differenza tra cinema classico (quello, ad esempio, di Ejzenštein, Vertov, Pudovkin, Capra, Vidor e Ford) e moderno è che nel primo il popolo c’è, mentre nel secondo, invece, manca2 perché, “se esistesse un cinema politico moderno, si fonderebbe su questa base: il popolo non esiste più, o non ancora… il popolo manca”3. Deleuze nota che il terzo mondo e le minoranze hanno fatto venire alla luce autori in grado di dire, in rapporto alla propria nazione, “il popolo è ciò che manca”: se questo vale per autori della modernità del cinema come Glauber Rocha, Pierre Perrault o Yusuf Chahine, vale sicuramente anche per la contemporaneità e Anne-Marie Jasir appartiene ai registi che possono dire: “il popolo è ciò che manca”. Tale constatazione non è una rinuncia al cinema politico ma è la nuova base su cui esso si fonda, nel terzo mondo e nelle minoranze4. Come scrive lo studioso francese, “nel momento in cui il padrone, il colonizzatore proclamano «qui non c’è mai stato un popolo», il popolo che manca è un divenire, esso si inventa, nelle bidonville e nei campi, oppure nei ghetti, in nuove condizioni di lotta alle quali un’arte necessariamente politica deve contribuire”5. Gli inglesi del Mandato britannico della Palestina dicono “qui non c’è un popolo”, come lo dice la destra sionista e come continua a ripeterlo anche oggi. Lo ripetono anche i negazionisti del genocidio, i truculenti paesi occidentali con gli Stati Uniti in testa. Le immagini di Palestina 36 ribadiscono invece che qui c’è un popolo, e non solo esiste, ma soffre e lotta. Le terree luci del deserto brillano di dirompenza fisica e sembrano unirsi ai corpi del popolo che lì soffre e lotta, nonostante le prevaricazioni subite dagli occidentali e dagli occidentalizzati.

Come oggi, anche all’inizio dell’oppressione della popolazione palestinese sono infatti assai rilevanti le colpe dell’Occidente. È quest’ultimo a incastonare la popolazione in un recinto di diversità; sono gli inglesi, quegli stessi inglesi che, secondo Said, nel XIX secolo si muovevano attraverso l’Oriente fino all’India, possedimento della Corona britannica, come padroni sul proprio territorio6. Anche in Palestina nel 1936 spadroneggiano compiendo rappresaglie e massacri e considerando la popolazione locale non come degli esseri umani ma come dei problemi da risolvere o da circoscrivere: “Di rado gli orientali erano osservati; piuttosto, venivano analizzati e giudicati non tanto come cittadini, e neppure come popoli, ma come problemi da risolvere, o circoscrivere, o- quando i territori che abitavano piacevano a qualche potenza occidentale – controllare in modo repressivo”7. Se per gli inglesi del Mandato britannico della Palestina, come vediamo nel film, la popolazione locale rappresentava un problema da risolvere mediante arresti e rastrellamenti, per il truce e guerrafondaio Occidente di oggi sono un problema da annientare tramite un genocidio di massa, un territorio e un’umanità da annichilire per costruirvi sopra resort di lusso, secondo il folle progetto di Trump e dei suoi tirapiedi europei. Il sionismo degli inglesi del 1936 si potrebbe spiegare come la predisposizione della condizione ideale per allestire un avamposto occidentale in mezzo al “problema” arabo-palestinese. Così, l’Occidente si lava la sua coscienza sporca nei confronti degli ebrei europei, vittime di un odio violento nato e cresciuto nel cuore dell’Europa, quello nazista. Come scrive lo storico franco-libanese Gilbert Achcar nella sua raccolta di saggi dal titolo Gaza. Genocidio annunciato, i paesi dell’Europa occidentale che hanno permesso il genocidio nazista degli ebrei provano un vero e proprio complesso di colpa, emerso anche nella solidarietà incondizionata espressa da questi paesi allo stato sionista all’indomani del 7 ottobre 20238.

Il 1936 si colloca infatti in un periodo in cui l’estrema destra mondiale non era ancora stata sconfitta; come nota Achcar, tale sconfitta avviene nel 1945 e il genocidio che si consuma oggi in Palestina è il primo compiuto da uno stato tecnologicamente avanzato dopo lo stesso 19459. Eppure, oggi – osserva lo stesso Achcar – ci troviamo di fronte a una nuova “internazionale neofascista”10 che non fa altro che perpetrare nuovi genocidi nei confronti dei diversi d’ogni specie, soprattutto arabi e orientali. Nel 1936, se da una parte il cuore di tenebra europeo escludeva e perseguitava gli ebrei come diversi, quello stesso cuore di tenebra apriva le porte al sionismo perseguitando altri diversi, gli arabi e i palestinesi. La razionalità inglese che perseguita e caccia quest’ultimi dai loro territori per risolvere il “problema” e per aprire nuovi spazi agli ebrei in fuga dall’Europa è soltanto l’altra faccia della follia genocidaria nazista. E, in favore di una nuova popolazione colonizzatrice bianca e occidentalizzata non esita davvero a compiere persecuzioni e massacri nei confronti di un’altra popolazione autoctona, non occidentale e dalla pelle scura.

Come ancora ricorda Deleuze, Serge Daney ebbe a dire che il cinema africano (ma questo potrebbe valere per tutto il terzo mondo) non è, come vorrebbe l’Occidente, “un cinema che balla”, ma “un cinema che parla, un cinema dell’atto di parola”11. In questo modo, esso viene liberato dagli stereotipi che, orientalisticamente, l’Occidente gli aveva appiccicato addosso. Anche quello di Anne-Marie Jasir è un cinema che parla, e parla di una oppressione durata troppo a lungo, di un colonialismo culturale e sociale che continua a imporsi con la violenza ai nostri giorni. Guardando il film si riesce a capire “come tutto ebbe inizio” perché il cinema del terzo mondo ha l’obiettivo di formare una concatenazione “che riunifichi delle parti reali, per far loro produrre enunciati collettivi come prefigurazione del popolo che manca”12. La concatenazione da allora a oggi apparirà chiara e il popolo che manca si riapproprierà della sua voce, della sua parola troppo a lungo sottoposta a silenzio.

  1. E. W. Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, trad. it. di S. Galli, Feltrinelli, Milano, 2013, p. 16 ↩︎
  2. Cfr. G. Deleuze, Cinema 2. L’immagine-tempo, trad. it. di L. Rampello, Ubulibri, Milano, 1989, pp. 239-240. ↩︎
  3. ivi, p. 240. ↩︎
  4. cfr. ivi, p. 241. ↩︎
  5. Ibid. ↩︎
  6. Cfr. E.W. Said, Orientalismo, cit., p. 171; se gli inglesi, osserva Said, si muovevano come razionalisti viaggiatori per dirigersi verso l’India, la principale colonia di Sua Maestà, i viaggiatori francesi provavano in Oriente un acuto senso di smarrimento: cfr. ibid. ↩︎
  7. ivi, p. 205 ↩︎
  8. Cfr. G. Achcar, Gaza, genocidio annunciato. La catastrofe palestinese in una prospettiva storica e mondiale, trad. it. di G. Morosato, ombre corte, Bologna, 2026, p. 55 ↩︎
  9. cfr. ivi, p. 57 ↩︎
  10. ivi, p. 218 ↩︎
  11. G. Deleuze, Cinema 2. L’immagine-tempo, cit., p. 245. ↩︎
  12. ivi, p. 247 ↩︎

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Culturedi redazioneTag correlati:

cinemacolonialismoisraelepalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Agrivoltaico finanziato da Israele: alcuni aggiornamenti dalla Toscana e dal Piemonte

Proponiamo di seguito un contributo che racconta il punto in cui i due percorsi territoriali, uno a Ribolla in provincia di Grosseto e uno in provincia di Biella e Vercelli, sono arrivati portando avanti la lotta contro l’agrivoltaico finanziato da Israele.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La fine del genocidio è la fine del sionismo”. Appello per scendere in piazza per la Palestina il 10 ottobre

Diffondiamo l’appello dei Giovani Palestinesi d’Italia per una mobilitazione nazionale sui territori il 10 ottobre 2026.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Organizzare la lotta contro la guerra sui territori: pratiche, idee e strumenti dall’esperienza del Movimento No Base

Proponiamo un contributo sugli strumenti messi in campo a partire dalla lotta del Movimento No Base, per costruire un movimento popolare antimilitarista e per far fronte alla complessità dei territori investiti dalle infrastrutture di guerra.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Presidio a Biella: giù le mani dal Brianco. No al progetto agrivoltaico della società israeliana Ecoenergy

Il 25 settembre alle ore 9 si terrà l’ultima Conferenza dei Servizi in Provincia a Biella ove si deciderà se autorizzare o meno il progetto agrivoltaico denominato SolarPark3. Questo impianto interessa ben 117 ettari di terreni agricoli, produrrà circa 47 MWp e richiede un investimento iniziale di 32,5 milioni di euro.

Immagine di copertina per il post
Culture

UNIVERSITÀ POPOLARE T28

Ciclo di lezioni gratuite di storia e geopolitica tenute da esperti e professori di varie università Tutti i mercoledì alle ore 19 presso il Centro Occupato Autogestito T28 in via dei Transiti 28 (Milano)

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: “Israele sta radendo al suolo una fascia del sud del paese”. Il collegamento da Beirut con il giornalista Pasquale Porciello

In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica

La Toscana è sempre più al centro di una serie di interessi economici legati a doppio filo alla macchina bellica e al complesso militare-industriale.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele dichiara guerra anche agli aquiloni di Gaza

Dopo aver distrutto scuole, ospedali e case, Israele trasforma anche il gioco dei bambini palestinesi in una «minaccia letale». Aquiloni di carta senza esplosivi vengono equiparati ai droni e diventano il nuovo pretesto per minacciare bombardamenti e sfollamenti nella Striscia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cagliari, il Muro di Coscienza prende vita in aeroporto: “Le rotte con Israele passano anche da qui”

Si è formato questa mattina dalle 8.30 alle 12:00 il Muro di Coscienza all’aeroporto di Cagliari Elmas parte di una giornata coordinata attraverso Giovedì Bianco (giovedibianco.it) che ha coinvolto anche Verona e Milano questa mattina e che prosegue oggi pomeriggio e stasera a Roma Fiumicino e Venezia.

Immagine di copertina per il post
Culture

Guccini e Radio Onda Rossa

Con un compagno aneddoti tra solidarietà e musica

Immagine di copertina per il post
Culture

MINAMÒ FESTIVAL, IN CALABRIA, IL 6 E 7 AGOSTO!

Il 6 e 7 agosto, al Parco Bombarda, nel comune di Martirano Lombardo, a mille metri d’altezza sulle montagne sopra Lamezia Terme, si terrà la prima edizione di Minamò, festival indipendente promosso dalle realtà di movimento calabresi: Addùnati (Lamezia), COLPO (Paola), Equosud (Reggio Calabria), La Base (Cosenza), Le Lampare (Cariati) e Orto Corto (Decollatura).

Immagine di copertina per il post
Culture

10 Anni di Festival Alta Felicità: costruiamoli insieme!

24- 25 E 26 LUGLIO: FESTIVAL ALTA FELICITA’ 2026 – 10 ANNI DI MUSICA, SOCIALITA’, CULTURA E RESISTENZA
Costruiamo insieme la decima edizione del Festival Alta Felicità!

Immagine di copertina per il post
Culture

On the road nel Nord Est

“Ma come fate a non sapere un cazzo del posto dove state?” dice Giulio a Doriano e Carlobianchi mentre stanno visitando la Tomba Brion, al che quest’ultimo gli risponde: “Non sappiamo un cazzo ma sappiamo tutto”.

Immagine di copertina per il post
Culture

Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30

Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al Blackout fest 2026, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno.

Immagine di copertina per il post
Culture

Diritto non crimine: difendere il dissenso. SCARICA IL LIBRO

Negli ultimi anni la crisi climatica, le guerre, la devastazione dei territori e la repressione del dissenso hanno smesso di apparire come fenomeni separati. Sempre più spesso si presentano come parti di uno stesso modello politico ed economico, fondato sulla difesa degli interessi fossili, estrattivi e militari e sull’erosione progressiva degli spazi democratici.

Immagine di copertina per il post
Culture

Bussoleno, 16 e 17 Maggio 2026: 15° edizione del Critical Wine

Il Movimento NO TAV ha fatto del motto Terra e libertà coniato da Luigi Veronelli, ispiratore del Critical Wine, un suo slogan, personalizzandolo in Terra è libertà, come sa bene chi ha deciso di opporsi, a costo della vita, contro chi della terra e della libertà lo vorrebbe privare.

Immagine di copertina per il post
Culture

Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest’anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.