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Ancora sangue in Bahrain

Una repressione di cui stanno lentamente affiorando informazioni sugli artefici: secondo il Guardian infatti, a sedere ora ai vertici delle forze speciali e della polizia politica del Mukhabarat creata e supervisionata fino al 1998 dal britannico Ian Henderson (tra i responsabili della sanguinosa repressione della rivolta dei Mau Mau nel Kenya in via di decolonizzazione e protetto della Rhodesia, le cui politiche segregazioniste si è speso per riprodurre in Bahrain) – vi sono ufficiali giordani, siriani e persino quadri militari iracheni in precedenza legati al partito Baath di Saddam Hussein.

Mentre Obama reitera la “profonda preoccupazione” espressa dal suo segretario di stato Hillary Clinton nelle scorse ore ed i 4200 marine statunitensi di stanza a Manama restano alla finestra, dalla riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo di ieri arriva l’appoggio al regime da parte delle altre monarchie del golfo, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita in primis.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

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