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Ondata di occupazioni in Catalogna. E’ solo l’inizio?

Una trentina di famiglie stanno vivendo in palazzine interamente occupate. Si tratta di sei edifici di proprietà bancaria, finora vuoti. Questa importante serie di occupazioni è scattata nel momento in cui si è rivelato chiaro al movimento per il diritto all’ abitare che la mediazione con le amministrazioni locali non era più una soluzione percorribile.

Gli edifici sono dislocati in frazioni diverse del territorio catalano, rispettivamente a Sabadell (2), a Terrassa (2) uno a Rubi e uno a Cerdanyola del Vallès. L’ intenzione, a detta degli attivisti della Piattaforma degli “ipotecati”, (ormai attiva da oltre un anno con azioni a differente intensità nei principali nodi metropolitani spagnoli), è quella di estendere la pratica delle occupazioni di massa fin nel cuore di Barcellona.

Non di meno, al ricorso di queste pratiche si affiancheranno momenti larghi di mobilitazione, che vedrà scendere per strada il movimento a partire dal 16 febbraio in tutto il paese.

I differenti livelli di iniziativa della PAH in Catalogna (dalla raccolta di firme per iniziative di leggi popolari contro gli sgomberi abitativi, fino alle ultime grandi occupazioni) hanno messo in evidenza  come la regione abbia il più alto numero di ingiunzioni ipotecarie della Spagna (400 mila dall’inizio della crisi finanziaria). Un dato altisonante che evidenzia le contraddizioni della più importante regione a capitalismo avanzato della penisola iberica e della zona mediterranea: a fronte degli interessi della dirigenza catalana, il conflitto sociale per il diritto all’abitare si acuisce sempre più.

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