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Maserati: dall’ ex Bertone a Modena, un’unica linea contro Marchionne

Quello che risulta dall’ultimatum posto da Marchionne, è l’evidente correlazione sulla produzione della Maserati  in Italia, tra l’esito del referendum all’ ex bertone e Modena, difatti la dirigenza fiat, dice chiaramente che se non si trova l’accordo con il sindacato, dove per sindacato si intende la Fiom, non verranno fatti investimenti in Piemonte ma allo stesso tempo, ribadisce che lo stabilimento di Modena è insufficiente per la produzione nei numeri delle nuove Maserati, anche se Marchionne, continua a ribadire che a Modena rimarrà  la produzione, senza però presentare un piano industriale da oltre due anni, un contratto che non viene rinnovato e quei licenziamenti politici, rigettati dal giudice del lavoro, che sono parte integrante della politica aziendale a Modena.

Come sta succedendo per le altre vertenze nella provincia di Modena, come quella della Terim di Baggiovara ( a breve uscirà un articolo su questa vertenza) le istituzioni locali, non usano il pugno pesante, anzi se ne vedono e timidamente  pur di assecondare le dirigenze delle grandi aziende, come quella della Maserati, si limitano a fare domande accettando le condizioni dei padroni aziendali, disposti anche a cancellare da Modena una delle più storiche polisportive cittadine, punto di raccolta giovanile e sociale, pur di poter ampliare la Maserati e mantenere quella nomea che da alcuni anni l’amministrazione locale ha dato alla città, quella di “Motor Valley.

Di tutta questa vicenda, l’importante sarà l’unione tra i lavoratori dei due stabilimenti, perché è vero che parliamo di due stabilimenti distanti, ma uniti da un unico destino e farsi trovare forti in preparazione al referendum e alle reazioni dopo l’esito è ancora più importante, soprattutto in vista dello sciopero generale del 6 maggio, uno sciopero che non deve essere la classica passeggiata e il solito contentino da parte della segreteria nazionale della Cgil, ma deve ribadire la forza dei lavoratori tutti contro un potere forte che ci vuole merce, numeri in nome del profitto.

Uscire vincenti dalla vertenza Fiat, vuole dire dare una forte spallata all’ ennesimo tentativo del capitale di trovare le sue soluzioni alla crisi e tutt* noi non siamo più disposti a subire ricatti e restrizioni, verso un primo maggio di conflitto e uno sciopero generale generalizzato antagonista.

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