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‘Dovremmo scendere in piazza con loro’ – Comunicato genitori degli studenti pisani

Una generazione di giovanissimi sta scendendo in piazza decisamente arrabbiata. Una generazione che vede i propri genitori navigare con difficoltà tra uno stipendio e l’altro, tagliando spese sempre meno superflue; che vede i fratelli e le sorelle maggiori espulsi da università sempre più elitarie, condannati a forme sempre più selvagge di sfruttamento, o costretti a conciliare studio e lavoro nero; che frequenta scuole impoverite nelle risorse umane, materiali e motivazionali, segnate anch’esse da un precariato che offende l’idea stessa di sapere, in cui ogni idea di comunità educante è lasciata morire per fare spazio ad un grande parcheggio senza uscite. Una generazione inascoltata che trova davanti a se’ solo portoni chiusi e militarmente protetti: chi governa la città, chi amministra le scuole o chi rappresenta il ministero dell’istruzione è del tutto disinteressato ai bisogni di cui i ragazzi sono portatori.

Invece di ascoltare, si sprecano parole vecchie e così abusate da far quasi sorridere: i giornali parlano di ira, atti preordinati e violenti, tensioni, violenze, intemperanze, cattivi maestri, minoranze aggressive. Invece di capire, si rispolvera la mai sopita tentazione del teorema e del cattivo maestro.

Questore e Provveditore si appellano a genitori e docenti perché educhino alla legalità. Comincino a rendere legali gli edifici dove questi ragazzi, che sono nostri figli, devono vivere tutte le mattine. Comincino almeno ad indignarsi per lo sfruttamento medioevale del lavoro che sorregge l’istruzione pubblica. Comincino a far rispettare davvero la nostra Costituzione e affermino nella realtà quotidiana il diritto alle pari opportunità formative per tutti.

Falsi miti, individualismo, tv spazzatura, riforme della scuola sempre più autoritarie e meno qualificanti, annientamento del pensiero critico: si è provato in tutti i modi ad azzerare la capacità di conoscere e di riconoscersi, di pensarsi portatori di diritti e non sudditi ossequienti e sopiti.

La crisi, l’austerità imposta, il debito contratto dalla finanza e pagato dai salari e dai servizi hanno cominciato a far cortocircuitare uno schema che negli ultimi venti anni aveva quasi funzionato.

Una generazione formata al precariato in un mondo che sa essere sempre più precario non ha tanta voglia di essere presa in giro: cattivi maestri non sono i loro fratelli maggiori, sono coloro che vorrebbero continuare ad arricchirsi vendendo le loro vite e cancellando i loro diritti.

Come genitori dovremmo essere fieri di avere figli che, abbandonate le vie assai più facili dell’individualismo, lottano per i diritti di tutti, anche quelli di genitori che troppo spesso borbottano e si lamentano continuando a piegare la testa.

Dovremmo raccogliere il loro invito e scendere in piazza con loro.

Alcuni genitori di studenti in mobilitazione

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