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Le bocche cucite

Il protagonista della vicenda è di origine tunisina, ma non è arrivato in questi giorni, durante gli sbarchi che hanno fatto gridare all’esodo biblico il ministro Maroni, è stato per due anni in un penitenziario della Sardegna e da lì portato in via Mattei secondo il principio per cui se sei un migrante ti spetta una condanna supplementare.

Secondo la Misericordia il giovane protestava perchè nel Cie avrebbero ridotto il dosaggio di psicofarmaci che gli venivano prescritti in carcere, ma nessun esterno ha potuto parlare con lui per accertarsi che questa fosse la sua versione. Ieri è stato portato all’ospedale Sant’Orsola perchè sembra che abbia accettato di farsi scucire, ma nè il nuovo garante per i diritti dei detenuti nè un consigliere regionale che si è interessato alla vicenda hanno potuto incontrarlo. “E’ in infermeria” si sono sentiti dire entrambi, una risposta banale trattandosi di una persona a cui hanno appena estratto del filo dalle labbra, ma nè il garante nè il consigliere hanno protestato. Addirittura il nuovo garante Daniele Lugli non si è stupido nemmeno del fatto che non ha potuto parlare con nessun uomo detenuto nel centro, perchè stavano giocando a pallone. Chiunque si sia occupato di centri di identificazione sa che il campo da calcio viene concesso o proibito con discrezionalità dai gestori della struttura, ma Lugli dev’essere sembrato tutto normale visto che ha aggiunto “Chi non giocava a pallone era in camera a riposare, non volevo disturbarli”.

I migranti in via Mattei, vengono lasciati riposare per mesi e spesso sono loro stessi a chiedere sedativi per sopportare ore, giorni e mesi di costrizione al nulla, per riposare, per non essere disturbati o forse per non disturbare la città che li richiude dentro mura di cinque metri per il reato, sempre più frequente, di aver perso il posto di lavoro.

Cucirsi la bocca per il giovane ha significato lanciare un messaggio, tragico, utilizzando il proprio corpo, come Noureddine, l’immigrato marocchino che si è dato fuoco a Palermo dopo l’ennesimo controllo della polizia municipale. Un messaggio che ha bisogno di essere rilanciato da bocche che non restino cucite nel silenzio, ma che salgano sulle gru, che scendano in piazza.

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pubblicato il in Intersezionalitàdi redazioneTag correlati:

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