Polonia. Continuano le proteste per la possibilità di aborto.

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In Polonia è da più di cinque giorni che proseguono importanti manifestazioni contro la decisione della Corte Costituzionale di vietare l’aborto anche in caso di grave malformazione e malattia irreversibile del feto.

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Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha convocato l’esercito per soffocare le proteste e nonostante le tensioni anche all’interno del Parlamento la decisione scellerata della Corte potrebbe a giorni diventare legge. Nel teatrino di poteri occupa un posto in prima fila la Chiesa e l’episcopato che a seguito dell’irruzione all’interno del duomo delle giovani manifestanti ha fatto intervenire la polizia all’interno della cattedrale.

La legge che regola l’interruzione di gravidanza risale al 1993, un compromesso che rendeva possibile l’aborto solo in tre casi: stupro, pericolo di vita per la madre o grave malformazione del feto. Già nel 2016 e nel 2018 vi era stato un tentativo simile di limitazione ai casi consentiti, ma era stato bloccato grazie alle proteste di migliaia di donne sostenute dai movimenti femministi di tutto il mondo. Oggi è significativo che questa mossa avvenga proprio nel bel mezzo di una pandemia globale, ciò implica che per le donne sia ancora più difficile trovare strategie per riuscire ad abortire, impossibilitate negli spostamenti il rischio reale è che non possa esserci alternativa.  

Ripubblichiamo un contributo apparso sul sito di Radio Blackout che racconta attraverso le parole di un compagno che abita a Cracovia cosa sta accandendo.

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