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Articoli filtrati per data: Tuesday, 06 Settembre 2022

Pubblichiamo il comunicato scritto dal centro sociale askatasuna a seguito di ciò che si apprende dai giornali, ossia la discussione avvenuta ieri in Comune a proposito della richiesta di sgombero dello spazio entro la fine della campagna elettorale.  

Crosetto capogruppo di Fratelli d’Italia, nipote di Crosetto Guido, fondatore di FdI (perchè è sempre bene fare tutto in famiglia) lancia provocazioni in sede di consiglio comunale per richiedere lo sgombero del centro sociale Askatasuna entro le elezioni. Una destra compatta, da quanto scrivono i giornali, che mette all’angolo il PD su un tema ormai valido per tutte le stagioni: il nostro sgombero.

A quanto pare, si denota una certa fatica a trovare argomenti per la campagna elettorale se dev’essere l’Askatasuna a fare da cavallo di battaglia per le varie correnti in campo. Si denota una certa miseria, una povertà di progetti in merito alla città, alla sua vivibilità e sostenibilità. Fissolo, dei Moderati, prova a inscenare una competizione inesistente tra associazioni “legali” e centri sociali occupati che usurpano spazi togliendoli alla collettività. Il tutto chiaramente contornato dai piagnistei dei sindacati di polizia che, già durante lo scorso consiglio in cui si sarebbe discusso dell’annoso problema, sono stati ignorati nelle loro rimostranze.

Nel mare della fuffa che rappresenta questa campagna elettorale, consapevolezza diffusa trasversalmente, i destri tentano di costruire la loro visibilità sulla pelle di chi rappresenta esperienze ricche e vive come gli spazi occupati della nostra città. Gente come questa ha un solo timore, vedersi toccare il proprio orticello, nella disperata ricerca di consensi in una parte della società che, al contrario di ciò che si aspettano, non ha nessuna intenzione di farsi intortare. E poi c’è il Partito Democratico. In balia di un dilemma, smarcarsi dalle destre (se ancora fosse possibile) o seguirle nel loro delirio securitario? La capogruppo del PD in Comune ripete il mantra di voler riconsegnare gli edifici pubblici e privati alla legalità, attuando progetti sugli edifici che andrebbero sgomberati. Non ci sono particolari dubbi sul fatto che questo significhi mettere nelle mani dei privati grandi pezzi di città, senza alcuna contezza di quali siano i bisogni delle persone che la abitano.

Allora ci chiediamo se davvero la priorità del Comune sia questa a fronte di un momento storico in cui le persone esprimono necessità ed esigenze reali, in una condizione di vita sempre più insopportabile. Parliamo piuttosto degli aumenti sulle bollette, della difficoltà per i giovani di intravedere una prospettiva di vita sostenibile, di una dimensione lavorativa senza garanzie né tutele basata sullo sfruttamento, di un pianeta stravolto dal cambiamento climatico causato da un sistema globale iniquo e violento. Nonostante il tentativo di inserire temi fasulli in campagna elettorale per distogliere l’attenzione dagli interessi reali delle persone, prima o poi i nodi verranno al pettine. Perché, se da un lato, la pretesa è la possibilità di vivere dignitosamente, dall’altro vedremo se ci sarà la capacità di dare una risposta che possa essere all’altezza. Noi, da parte nostra, continueremo a batterci per indicare i nemici della giustizia sociale e per costruire spazi e percorsi di autonomia che rendano possibile fare esperienza di un presente e di un futuro più giusti. La nostra realtà non dura il tempo di una campagna elettorale, la nostra è una scelta di parte, che dura da anni e guarda a un orizzonte comune.

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Per il Tren Maya e gli altri megaprogetti il presidente Andrés Manuel López Obrador militarizza i territori. Le grandi imprese e le milizie private ringraziano, ma i popoli indigeni e i movimenti sociali proseguono la resistenza. 

 

Sul Tren Maya il presidente Andrés Manuel López Obrador non intende tornare indietro. All’inizio di agosto, il giudice Adrián Fernando Novelo Pérez aveva imposto la sospensione definitiva al ramo “5 sur”, quello da Cancún a Tulum, ma, per tutta risposta, Amlo aveva deciso di proseguire espropriando 1 milione e 93mila metri quadrati di terra per destinarli proprio al Tren Maya.

Non solo. Per far desistere gli oppositori del progetto, comunità indigene e contadine e movimenti sociali, il presidente sembra intenzionato ad utilizzare la discussa Ley de Seguridad Nacional, promulgata nel 2005 dal panista Vicente Fox, allora a Los Pinos. La legge, il cui scopo era quello di tutelare le privatizzazioni e ridurre i diritti sociali, include tra le minacce alla sicurezza nazionale “il sabotaggio, il terrorismo e la ribellione”, che rappresentano, non casualmente, le principali accuse nei confronti di coloro che si oppongono all’opera.

Di fronte alla sospensione imposta dal giudice, il governo federale infatti, non solo ha proseguito nell’opera di espropriazione delle terre necessarie per questa grande opera, ma ha trasformato il Tren Maya in una questione di sicurezza nazionale. Il primo stop era già arrivato il 30 maggio scorso, a seguito della devastazione della selva vergine di Playa del Carmen.

Definito come un esempio evidente della recolonización capitalista que opera en territorios de los pueblos indígenas, il Tren Maya verrà imposto con la forza alle comunità indigene. La denuncia arriva arriva dai popoli chontal, chatino, zapoteco, ñu saavi, mazateco, chinanteco e zoque (Oaxaca) e otomís (Città del Messico). Per il Tren Maya, ma anche per il Corredor Transístmico, sono state organizzate delle assemblee fasulle per fare in modo che le comunità dessero il loro assenso a megaprogetti che, con la scusa di portare sviluppo e progresso nelle comunità indigene, in realtà rappresentano il cavallo di Troia per il furto delle risorse naturali.

Nel solo territorio di Oaxaca sono state attribuite alle imprese circa 425 concessioni per l’estrattivismo minerario, senza alcuna consultazione preventiva delle popolazioni: «Nos declaramos en alerta máxima por la aceleración de los megaproyectos de desarrollo establecidos para el sur-sureste mexicano y llamamos a fortalecer los procesos de resistencia desde los pueblos originarios, para posicionarse contra la violencia, el despojo y la devastación de los cuerpos y territorios».

Inoltre, i megaprogetti sono fonte di una crescente criminalizzazione dei movimenti sociali, che hanno definito il Tren Maya e tutte le altre grandi opere come guerra de exterminio capitalista. Ancora più grave è che tutto ciò sia sostenuto apertamente dal governo di Andrés Manuel López Obrador che pure, almeno in politica estera, sembra smarcarsi, sotto certi aspetti, dalle ingerenze Usa e adoperarsi per l’integrazionismo latinoamericano. Nella campagna elettorale che lo aveva condotto a Los Pinos, di fronte alle comunità indigene, Amlo dichiarò la sua contrarietà al Tren Maya.

L’imposizione del Tren Maya, ma anche dell’estrattivismo minerario, genera la crescita del paramilitarismo e dell’utilizzo di milizie private da parte delle multinazionali senza alcun intervento da parte del governo. “Le grandi opere mettono a rischio l’esistenza stessa delle comunità indigene”, ha ricordato Carmen Cariño Trujillo, docente dell’Universidad Autónoma Metropolitana (UAM), insistendo sull’immobilismo del governo, poco interessato ad offrire delle soluzioni. Alla crisi climatica ed ambientale si aggiunge la pericolosità del cosiddetto modello desarrollista in cui si identifica lo Stato e che favorisce esclusivamente le grandi imprese, sottolinea l’Asamblea de los Pueblos Indígenas del Istmo de Tehuantepec en Defensa de la Tierra y el Territorio.

I movimenti sociali temono che la quarta trasformazione sbandierata da Obrador finisca solo per accrescere l’esclusione delle popolazioni indigene, a cui sarà imposto non solo il Tren Maya, ma anche il Corredor interoceánico e l’Istmo de Tehuantepec tramite una crescente militarizzazione dei territori.

In Messico gran parte dei popoli indigeni vive in una condizione di emarginazione, esclusione e discriminazione, ma le grandi opere saranno imposte con la forza: quello che poteva rappresentare una speranza di cambiamento sembra profilarsi, sotto certi aspetti, come un governo nel segno della continuità con quelli precedenti del panismo e del priismo.

di David Lifodi

da: La BottegadelBarbieri

 

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A Roma dall'8 al 10 settembre si terrà un'iniziativa per ricordare Fabrizio Ceruso e per riportare l'attenzione sui temi centrali oggi: carovita, la salute, il diritto alla casa. 

Ma tanto sferragliare di truppe non è servito a niente,

il sole rosso è rimasto nei tuoi occhi,

la rabbia proletaria già l’ha detto,

« Compagno Fabrizio noi ti vendicheremo »,

assassini di stato, la pagherete

e pagherete tutto

Ma tanto sferragliare di truppe non è servito a niente,

il fiore rosso rimasto sul tuo petto

il pianto amaro di tuo padre,

il rumore prodotto nella coscienza di tanti,

anche l’odio è prezioso quando il popolo prepara la riscossa.

“A Fabrizio Ceruso”

 

 8 settembre 1974, Fabrizio Ceruso

Un’assemblea popolare nella piazza centrale della borgata di San Basilio, organizzata dal Comitato di Lotta per la casa, viene caricata con lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. La polizia decide di intervenire con un ingente schieramento di forze nella borgata di San Basilio, all’estrema periferia est di Roma, per sgomberare le 150 famiglie che da più di un anno occupano alcuni appartamenti IACP in via Montecarotto e via Fabriano. La risposta popolare non si fa attendere: fin dalle prime ore del mattino vengono bloccati gli ingressi del quartiere con barricate di pneumatici, vecchi mobili e altri oggetti. La polizia spara centinaia di lacrimogeni, ma è costretta a ritirarsi e a sospendere gli sfratti. Sabato, dopo che una delegazione si è recata in pretura e allo IACP per cercare una mediazione, la polizia cerca di riprendere gli sgomberi. Questa volta oltre agli occupanti e agli attivisti dei Comitati ci sono a resistere anche centinaia di manifestanti, tra i quali numerosi membri dei consigli di fabbrica. A fine giornata, dopo un susseguirsi di “tregue” per tentare quella che si rivelerà una trattativa-farsa, si raggiunge un accordo di sospensione degli sfratti fino al lunedì mattina. Domenica 8, però, la polizia irrompe di nuovo nelle case occupate abbandonandosi ad atti di vandalismo. Gli scontri riprendono immediatamente. Alle 18, l’assemblea popolare, organizzata dal Comitato di Lotta per la casa di San Basilio nella piazza centrale della borgata, viene caricata con lacrimogeni sparati ad altezza uomo.

Fabrizio Ceruso, militante di 19 anni dei Comitati Autonomi Operai, viene colpito in pieno petto da una pallottola.

I compagni lo caricheranno su un taxi per portarlo in ospedale, ma vi giungerà ormai senza vita. La rabbia popolare esplode violentemente, tutto il quartiere scende in strada. I pali della luce vengono abbattuti, migliaia di manifestanti si aggregano agli abitanti del quartiere, assediando la polizia, che si rifugia nel campo di calcio della parrocchia.

Di seguito il programma della tre giorni. 

PROGRAMMA FABRIZIO CERUSO VIVE 2022

Contro la guerra e contro il carovita; Per il diritto alla casa e per i servizi nei nostri quartieri; Per una sanità pubblica, gratuita e umanizzata; Per il diritto al lavoro e per un reddito garantito a tutti e tutte

GIOVEDI’ 8 SETTEMBRE UN  FIORE PER FABRIZIO

ore 9,30 e 18,30 S.Bsilio- memoriale di Fabrizio in Via Fluminata

ore 11.30 Tivoli-memoriale di Fabrizio in p.zap.za Santa Croce

SABATO 10 SETTEMBRE ore 18h

Corteo per le vie del quartiere di San Basilio!

L’appuntamento è per le 17.30, perché il corteo inizierà puntale alle 18 per concludersi alle 20. Nell’ultima parte, accenderemo luci e fiaccole in ricordo dell’esempio di Fabrizio, prima dell’entrata al Parchetto della Balena , dove ci saranno gli interventi delle realtà presenti.

Durante le iniziative , partirà la raccolta firme per chiedere al Comune di Roma l’intitolazione della Piazza della Balena (il punto di incontro a San Basilio tra Via Morrovalle e Via Recanati) alla memoria di Fabrizio,dove dall'anno scorso è affissa la targa “Parchetto Fabrizio Ceruso.

Rimandiamo a un articolo articolo che approfondisce le giornate di San Basilio, "Impara l’arte e lotta contro gli abusi di potere. Il cuore della street art e lo scandalo dei “maiali” di San Basilio". 

 

 

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