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Articoli filtrati per data: Friday, 16 Settembre 2022

In Palestina monta la protesta, arrivata anche a livello internazionale, per il brutale intervento dell’esercito israeliano nella zona di Masafer Yatta, 19 storici villaggi palestinesi a sud di Hebron.

I villaggi palestinesi a ridosso del Negev sono sotto minaccia di sgombero da mesi: diversi di loro sono già stati rasi al suolo per fare spazio ai coloni di ultradestra. A opporsi alle violenze ci sono i Comitati di resistenza popolare non violenta, come Youth Of Sumud.

Pochi giorni fa Hafez Huraini, leader carismatico della comunità che da più di vent’anni lotta per vedere riconosciuti i diritti dei palestinesi a Masafar Yatta è stato attaccato da coloni armati fuori casa: gli hanno fratturato un braccio e un mano, come denunciato (clicca qui) dai filmati pubblicati dal figlio, Sami Huraini, con i soldati a osservare. Alla fine dell’aggressione i coloni sono stati scortati indisturbati mentre lo stesso Hafez…è stato arrestato – lui, non i coloni – per resistenza e si trova ancora detenuto: lo sarà almeno per i prossimi 5 giorni.

Tutto questo tra domenica 11 e lunedì 12 settembre. Da allora proseguono gli assalti, stavolta direttamente dell’esercito israeliano contro il villaggio più importante, quello di At-Tuwani, dove dopo le violenze l’esercito israeliano “si è rifiutato – denuncia Operazione Colomba Palestina – di scortare i bambini dei vicini villaggi di Tuba e Maghayir al Abeed nel tragitto da e per la scuola, negando così loro il diritto all’istruzione”, visto che la strada è infestata dagli stessi coloni israeliani di ultradestra.

Proprio ad At-Tuwani il collettivo di cinema ad impatto sociale SMK Factory ha realizzato due docufilm, Tomorrow’s Land del 2011 e Sarura, del 2022. Tra i protagonisti c’era proprio Hafez Hureini, i suoi famigliari e i suoi compagni.

L’intervista a Nicola Zambelli, videomaker di SMK Factory. Ascolta o scarica

 

Da Radio Onda d'Urto

ANCORA VITTIME A JENIN – Sempre in Palestina prosegue lo stillicidio quotidiano di aggressioni e uccisioni per mano dell’esercito occupante israeliano. Ultima vittima, giovedì 15 settembre, un adolescente, il 17enne Uday Salah. Secondo il Ministero della Salute palestinese Uday è stato ucciso da un “colpo alla testa” sparato dalle forze israeliane occupanti durante l’ennesima incursione nella Cisgiordania Occupata, stavolta nel villaggio di Kfar Dan, vicino a Jenin.

DISASTRO ECONOMICO – La presenza asfissiante dell’occupazione portano a un peggioramento costante delle condizioni di vita dei palestinesi, con povertà e disoccupazione in crescita costante. I dati forniti dall’ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) indicano che “il 36% della popolazione palestinese vive al di sotto della soglia di povertà e che l’insicurezza alimentare è aumentata dal 9% al 23% in Cisgiordania e dal 50 al 53% a Gaza. La disoccupazione resta alta e si attesta al 26% ma a Gaza più della metà della forza lavoro è disoccupata e l’83% degli stipendi dei lavoratori è al di sotto del salario minimo”.

DIVARIO DI GENERE -L’Unctad sottolinea poi l’ampio divario di genere. Mentre le donne palestinesi hanno un livello di istruzione superiore rispetto agli uomini, alla fine del 2021 il 54% di loro era disoccupata, rispetto al 30% degli uomini.

DISINTERESSE INTERNAZIONALE – A peggiorare ulteriormente le cose c’è il disintesse della comunità internazionale: secondo la stessa organizzazione delle Nazioni Unite, si registra infatti “un catastrofico calo del sostegno economico internazionale”. Gli aiuti allo sviluppo sono passati infatti dal picco del 10,6% nel 2000 a un insignificante 0,73% nel 2021.

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Incredibile ma vero. A 4 anni dall’insediamento del governo di Andrés Manuel López Obrador ascoltiamo in una delle sue conferenze mattutine un esplicito riconoscimento del fatto che non pensa più come prima. “Sì, ho cambiato idea, vedendo ora il problema che ho ereditato, come affrontare il problema dell’insicurezza? Sapevo fin dall’inizio e sono assolutamente convinto che la pace sia il frutto della giustizia e questa è la base della politica di sicurezza”.

Traduzione a cura di Comitato Carlos Fonseca

“Prendersi cura dei giovani, migliorare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza dei messicani, combattere la povertà, combattere la corruzione, tutto questo lo stiamo facendo, che non sia permessa l’impunità, ma immaginate, cosa avremmo fatto della polizia federale? Come stava? Io credo che sì, si sa che dalla polizia federale sono usciti tutti quelli che ora o stanno in carcere o sono accusati o sono latitanti per delle tremende violazione dei diritti umani”, ha dichiarato il presidente lo scorso 6 settembre.

Essendo messo in discussione sulla sua proposta che la Guardia Nazionale venga assegnata alla Sedena, ha espresso il desiderio che questo nuovo gruppo composto in maggioranza da militari “non si rovini come è successo con la polizia federale”, per questo ha rivendicato la sua posizione “sono convinto che la Guardia Nazionale dipendendo dalla Segreteria della Difesa, come un ramo in più, come la forza aerea, così sarebbe la Guardia Nazionale. Sarà un organismo con disciplina, con professionalità, con onestà e con un comando militare”.

Contrariamente a quello che oggi dichiara come titolare dell’esecutivo, l’allora candidato alla Presidenza della Repubblica nel febbraio del 2012 assunse una posizione progressista, secondo le raccomandazioni degli organismi internazionali dei diritti umani. Dichiarò con fermezza che avrebbe fatto rientrare nelle sue caserme in solo 6 mesi l’esercito se fosse riuscito a vincere le elezioni del 1 luglio 2012. “Non si deve continuare ad esporre l’esercito, né lo si deve indebolire; lo si deve far rientrare mano a mano che la polizia si professionalizza e ci vorranno sei mesi, fino a quando la nuova polizia federale si occuperà di garantire la sicurezza”.

A 10 anni di distanza tutto è cambiato, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha scelto di stabilire un nuovo patto con l’esercito messicano ponendo la Guardia Nazionale sotto il comando della Segreteria della Difesa Nazionale, ergendosi come un ferreo difensore della militarizzazione e contravvenendo all’articolo costituzionale 21. Questo ordinamento preserva la natura civile della Guardia Nazionale e la sua incorporazione nella Segreteria della Sicurezza Pubblica e la Protezione Cittadina. La nuova riforma che i deputati e i senatori hanno recentemente approvato attenta a questa norma suprema che poneva una diga alla Guardia Nazionale che dipendeva dal potere civile.

Nell’esposizione dei motivi di questa nuova legge, cerca di differenziare la nuova politica di sicurezza dalla “strategia fallita” che si impose da Felipe Calderon fino ad Enrique Peña Nieto. Manifesta che fu imposta una logica bellica e di sterminio, percependo il cittadino come nemico a detrimento dei suoi diritti umani. Risalta che nella 4T c’è “una radicale trasformazione nella condotta delle persone che fanno parte delle forze armate” facendo riferimento alla presunta diminuzione di denuncie presentate per violazioni dei diritti umani e per azioni letali. Getta le fondamenta, facendo tabula rasa delle gravi violazioni commesse dall’esercito, rivendicandolo come base principale per il consolidamento della Guardia Nazionale.

Viene fatta una difesa ad oltranza del fatto che i militari rispettano la popolazione e che è falso che la loro formazione e i loro modi di agire si traducono in abusi contro i cittadini e le cittadine. Fa appello al grande consenso che ipoteticamente c’è per una Guardia Nazionale trasformata in una corporazione che veglia sulla sicurezza della popolazione. Per chiudere la loro esposizione di motivi tirano fuori l’idea che l’esercito messicano è un esercito popolare e istituzionale, che si differenzia dagli eserciti del cono sud, di origine elitaria.

D’altra parte definisce la delinquenza organizzata come una “forza quasi militare” che è diventata una grande minaccia per la sicurezza nazionale, la popolazione civile e le stesse istituzioni pubbliche. Tutte queste argomentazioni hanno la chiara intenzione di mettere da parte il contenuto supremo dell’articolo costituzione 21.

Per il legislativo l’intervento della Sedena nella formazione e il controllo operativo e amministrativo di detta istituzione di sicurezza risulta conforme al rispetto dei diritti umani, così come alle conclusioni contenute nell’articolo costituzionale 21 e i criteri di giurisprudenza della Suprema Corte di Giustizia della Nazione. È un’argomentazione falsa e una visione equivoca che il potere legislativo cerca di mascherare le azioni della Sedena, per assegnarle il controllo assoluto della Guardia Nazionale. Contravviene in modo flagrante l’articolo costituzionale 21 che alla lettera dice “le istituzioni di sicurezza pubblica inclusa la Guardia Nazionale saranno di carattere civile disciplinata e professionale”. È inammissibile che mediante leggi secondarie si voglia legalizzare la militarizzazione della Guardia Nazionale sbarazzandosi della norma costituzionale, che assegna la Guardia Nazionale alla Segreteria della Sicurezza Pubblica.

L’articolo 12 della Guardia Nazionale rompe con la catena di comando civile stabilendo che la struttura di questa istituzione dipenderà dalla Segreteria della Difesa Nazionale alla quale sarà subordinato il comando della Guardia. Di colpo le legislatrici e i legislatori hanno diluito il carattere civile che deve avere la Guardia Nazionale secondo quanto stabilisce la Costituzione. Questa stretta di dadi si salda con l’articolo 14 stabilendo che “la persona titolare del comando della Guardia Nazionale sarà nominata dalla persona titolare della Presidenza della Repubblica su proposta della Segreteria della Difesa Nazionale”, con questo grande sofisma la Guardia Nazionale si erge come un corpo militarizzato.

L’articolo 13 Bis assegna al segretario della difesa nazionale le seguenti facoltà: (I) esercitare il controllo operativo e amministrativo della Guardia Nazionale. (II) rilasciare i manuali di organizzazione, di procedure e di servizio al pubblico della Guardia Nazionale. (III) elaborare programmi operativi e strategie della Guardia Nazionale. (IV) autorizzare i piani e i programmi a cui fa riferimento l’articolo 15. (V) organizzare la distribuzione territoriale della Guardia Nazionale. (VI) proporre adeguamenti alla struttura organica della Guardia Nazionale. Come dire, tutto il controllo della Guardia Nazionale rimane nelle mani dell’esercito a detrimento di quanto ordina l’articolo costituzionale 21.

L’articolo 21 della Guardia Nazionale propone che nella sua struttura organica si conti su un servizio di indagine ed intelligence, dando facoltà più grandi di intervento in attività di indagine dei delitti ad una polizia militarizza. Attualmente c’è un’azione di incostituzionalità interposta dalla Commissione Nazionale dei Diritti Umani per abrogare questa facoltà della Guardia Nazionale, che è solo di competenza del pubblico ministero. Si estende, inoltre, la giurisdizione militare agli elementi castrensi della Guardia Nazionale che saranno soggetti al regime penale militare quando commettono delitti tipificati nel codice di giustizia militare. Questa estensione della giurisdizione militare contravviene al carattere civile della Guardia Nazionale.

Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha proposto che nel bilancio del 2023 si destinino alla Guardia Nazionale la quantità di 34.525.322.298 di pesos in prevenzione, indagine e persecuzione dei delitti. Da un’altra parte si propone che alla Sedena siano destinati 111.911.638.277 di pesos. Che si scorporino dalle spese di 836 milioni per l’aeroporto internazionale Felipe Angeles e altri 4 miliardi e 965 milioni di pesos a sostegno della sicurezza pubblica. Nell’articolo sesto transitorio della Guardia Nazionale si propone che la Segreteria della Sicurezza e Protezione Cittadina “trasferisca in un termine di 60 giorni, le risorse di bilancio e finanziarie per coprire le erogazioni a titolo di servizi professionali e spese operative della Guardia Nazionale”.

Le forze armate oltre ad accumulare potere e risorse milionarie continuano a godere di una totale impunità. La Sedena fa parte delle istituzioni più opache, al punto che è gestita come un piccolo stato dentro lo stato messicano. Le autorità civili si sono sempre subordinate al potere militare e gli trema la mano a indagare delitti nella giurisdizione civile e rifiutandosi di imporre sanzioni esemplari. Il potere giudiziario non si azzarda a toccare l’esercito, perché fa parte delle norme non scritte che i militari siano coperti e siano premiati, come è successo con molti generali che sono stati campioni di gravi violazioni dei diritti umani. Un esempio funesto è quanto successo nello stato del Guerrero.

Sono stati sacrificati i principi internazionali dei diritti umani e la norma costituzionale, in onore di un patto del presidente della repubblica che ha scelto di militarizzare la Guardia Nazionale senza che ci siano controlli né contrappesi civili per chiamare i militari a rendere i conti. La fase oscura della guerra sporca che ha portato lutti in decine di famiglie per le scomparse forzate, le esecuzione extragiudiziarie e molteplici casi di tortura commessi dall’esercito, continua a moltiplicarsi di fronte all’azione letale dei militari, che cercano di imporre il terrore alla popolazione civile che difende i propri diritti e che è trattata come una nemica del regime.

12 settembre 2022

Tlachinollan

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