ssssssfff
Articoli filtrati per data: Thursday, 04 Agosto 2022

Sale la tensione intorno all’isola di Taiwan.

Com’è noto, la speaker della camera statunitense Nancy Pelosi è sbarcata nella sera italiana di martedi sull’isola più contesa del momento. Il Partito-Stato cinese accusa gli Stati Uniti di violare e minacciare la politica de “unica Cina”, e convoca l’ambasciatore americano a Pechino.

La Pelosi, scortata da un nutrito contingente della quinta flotta del pacifico, viene accolta trionfalmente. Ad un pubblico non esperto di politica internazionale, la semplice visita diplomatica di un’alta carica politica usa su Taiwan potrebbe sembrare fatto di poco conto. Tuttavia, tale specifica missione non avveniva da 25 anni, quando i rapporti di forza tra Stati Uniti e Cina erano ben diversi. Il colloquio telefonico tra Biden e Xi Jinping  di qualche giorno fa non è riuscito ad scongiurare il confronto. La flotta Usa circonda letteralmente Taiwan. L’esercito cinese, il più numeroso al mondo, avvia esercitazioni multiple nel Fujian, regione antistante l’isola. Per quanto la trappola di Tucidide sembri ancora lontana dall’innesco, la tensione non è mai stata cosi alta.

E' evidente ancora una volta il tentativo degli USA di accellerare i processi di destabilizzazione intenazionale utilizzando i punti di frizione a sua disposizione.

Sotto ripubblichiamo, un’intervista di qualche mese fa, fatta dal giornalista del Manifesto, Lorenzo Lamperti, ad un rappresentante del DPP (democratic progressive Party) Partito al potere sull’isola di Taiwan sotto la guida della leader Tsai Ing-Wen.

Pelosi a Taiwan: la visita vista dalla primissima linea delle Matsu

Parla Lii Wen, rappresentante del Dpp, il partito della presidente taiwanese Tsai Ing-wen, nelle isole Matsu. Così viene osservata la situazione da chi sta a una decina di chilometri dalle coste del Fujian 

TAIPEI – Dalle Matsu la sagoma del Fujian cinese si vede nitidamente. Insieme a Kinmen, queste isole sono la manifestazione più concreta della Repubblica di Cina, quella fondata da Chiang Kai-shek e che è ancora oggi il nome ufficiale di Taiwan. Proprio l’arcipelago delle Matsu (dove ad aprile chi scrive ha realizzato un reportage per Internazionale), già bersaglio dei bombardamenti di Mao Zedong negli anni ’50 e ’60, potrebbe diventare secondo diversi analisti il primo obiettivo militare di Pechino nel caso la probabile visita di Nancy Pelosi a Taipei dia il via a un’escalation. Nei giorni scorsi, l’esercito taiwanese ha dovuto sparare dei razzi per allontanare un drone armato in avvicinamento all’isola di Dongyin, la più vicina al territorio della Repubblica Popolare e sede di un sito missilistico. Lii Wen è il rappresentante locale del DPP, il partito della presidente taiwanese Tsai Ing-wen. L’ho intervistato per capire come le tensioni di questi giorni sono seguite da chi sta non in prima, ma in primissima linea.

Crede che la possibile visita di Nancy Pelosi possa causare più benefici o più rischi a Taiwan?

Taiwan accoglie ogni anno innumerevoli delegazioni congressuali straniere. La Cina esprime estrema insoddisfazione per tutte, a volte con un linguaggio molto aggressivo. Sarebbe poco pratico lasciare che sia la Cina a decidere quali visite possono venire o meno, dal momento che la Cina non rilascia i visti per i visitatori che vengono a Taiwan. La maggior parte della popolazione di Taiwan è consapevole della minaccia a lungo termine dell’esercito cinese, ma ritiene anche che non ci sia una minaccia immediata. Siamo sempre all’erta ma non ci facciamo prendere dal panico per quanto si discute sui media o dalle minacce verbali, che esistono da decenni.

Quale ritiene possa essere la reazione di Pechino?

Al momento, la Cina non si è impegnata in movimenti di truppe su larga scala ed è improbabile che si impegni in azioni troppo rischiose prima del XX Congresso del Partito comunista. Proprio come il mondo ha visto la Russia radunare truppe per quasi un anno prima di attaccare l’Ucraina, un accumulo di truppe cinesi lungo la costa sarebbe facilmente visibile attraverso le immagini satellitari, portando a discussioni globali sotto i riflettori dei media.

Non crede che un’invasione nel breve termine sia un’opzione?

La Cina non ha le truppe pronte per lanciare immediatamente un’invasione contro Taiwan. Un’invasione anfibia di Taiwan è una campagna talmente vasta e complessa che richiederebbe diversi mesi di preparazione. Quindi no, la Cina non coglierà di sorpresa il mondo lanciando un attacco durante la visita di Pelosi. E non lancerà un attacco militare contro un leader politico straniero, nonostante abbia espresso insoddisfazione.

Negli ultimi giorni è stato avvistato un drone nei pressi delle isole Matsu e diversi analisti ipotizzano che Pechino possa pianificare la conquista di Matsu, Kinmen o Penghu come primo passo di un’invasione. Dalle Matsu percepite qualche segnale che lo faccia credere?

A Matsu notiamo l’aumento delle discussioni internazionali, ma la nostra valutazione della situazione si basa su osservazioni concrete, come la presenza di movimenti di truppe, di scorte di razioni, di movimenti di navi, di discussioni con amici e familiari che vivono in Cina… Nessuno di questi eventi reali si è verificato, nessuno dei segnali che indicano un rafforzamento militare su larga scala ha ancora avuto luogo.

Nel caso Pechino opti, anche in futuro, per l’azione militare è credibile pensare a uno “stress test” sulle isole minori come Matsu o Kinmen?

Un blocco navale o un attacco parziale alle isole offshore di Taiwan non è molto probabile, perché è contrario all’obiettivo della Cina di conquistare rapidamente Taiwan. Un blocco prolungato darebbe a Taiwan più tempo per prepararsi e aumenterebbe il rischio di un intervento straniero. Un blocco lascerebbe le navi cinesi vulnerabili ai missili antinave. Le isole, pur essendo di piccole dimensioni, sono pesantemente fortificate con tunnel e bunker, e possono creare consumare preziose risorse anfibie per le forze cinesi. Attaccare le isole non fornirebbe alla Cina alcun vantaggio significativo per il suo obiettivo principale che è quello di conquistare Taiwan. È più probabile che, se e quando la Cina si preparerà a un’invasione su larga scala, potrebbe attaccare le isole offshore contemporaneamente all’isola principale di Taiwan. Ma ritengo improbabile che le isole vengano attaccate da sole.

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Riprendiamo dalla pagina facebook del Centro Sociale Askatasuna, buona lettura!

 

Puntata uno: scorreria in armi nelle campagne e nelle pubbliche vie

L'assoluta inconsistenza dell'inchiesta per associazione sovversiva nei nostri confronti è piuttosto evidente  a chiunque ne capisca qualcosa di giurisprudenza, dunque Questura e Procura hanno l'unica strada di provare a costruire una continua operazione di delegittimazione pubblica per influenzare l'esito del processo e l'opinione di chi legge le veline confezionate appositamente. Per produrre questo effetto, in assenza di materiale probatorio, è necessario costruire intorno alle nostre attività prima l'idea che siano totalmente strumentali ad una non meglio specificata violenza, poi trasformare via via l'immagine di chi lotta in quella di un "nemico pubblico" nei confronti del quale è urgente agire in chiave emergenziale, in qualche grado sospendendo e forzando anche elementi del diritto consolidato.

Questa strategia arriva a raggiungere risultati paradossali e stranianti, al limite del comico, perché per costruire il mostro bisogna raffigurarlo più spaventoso, più pericoloso di quanto sia in realtà. 

Tra le ultime novità più grottesche c'è stato il tentativo da parte della Procura, in sede di Riesame, di aggiungere all'accusa di associazione a delinquere l'aggravante di "scorreria in armi nelle campagne e nelle pubbliche vie". Se il nome di questa aggravante ha un sapore tardo-ottocentesco è perché di fatto è una norma di quel periodo, come d'altronde l'"associazione di malfattori" origine giuridica della moderna associazione a delinquere.  L’articolo 416 c.p (l’associazione a delinquere appunto) è infatti un’eredità che il fascismo prese in prestito dal precedente Codice Zanardelli e che consacrò, ampliandolo, nel Codice Rocco del 1930 con l’obbiettivo di reprimere l’organizzazione delle voci contrarie al regime. Per quanto riguarda l’aggravante di “scorreria” si tratta di una delle legislazioni dello stato liberale costruita appositamente per reprimere il brigantaggio, il banditismo e più in generale il conflitto sociale, che si accompagnava a tutta un'altra serie di norme volte a colpire i cosiddetti reati politici tra cui persino le prime manifestazioni dei tentativi di organizzazione sindacale. 

Ovviamente fa ridere che la Procura si appoggi ad un'aggravante di questo genere per un processo che avviene nel 2022 nei confronti di militanti ed attivisti di un centro sociale: produce appunto quell'effetto straniante di cui si parlava prima, ma serve ancora una volta per costruire un certo sensazionalismo intorno alla vicenda e d'altro canto ci permette alcune riflessioni.

La scorreria in armi nelle campagne e nelle pubbliche vie non è solo un espediente ma una vera e propria aggravante prevista per l’articolo 416 c.p che comporta un drastico aumento della pena: se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da 5 anni a 15 anni,  mentre parliamo di una pena che va dagli  1 a 5 anni per la semplice partecipazione ad un’associazione a delinquere. 

Un’aggravante questa, molto grave quindi che, oltre allo straniamento che porta, è indicativa della volontà da parte della procura di aumentare il peso delle richieste al massimo, nella speranza ovviamente che i giudici di primo grado ed eventualmente di appello ne riconoscano l’applicabilità. 

Che le procure italiane negli ultimi decenni abbiano resuscitato vecchie forme giurisprudenziali delle varie legislazioni emergenziali non è una novità: l'utilizzo di norme di origini fasciste come quelle del codice Rocco nei confronti del conflitto sociale è diventato sempre più comune. Ciò che fa pensare è che si arrivi a scavare addirittura nel diritto dello Stato Liberale nella fase antecedente alla prima guerra mondiale per colpirci. Se all'apparenza può sembrare banalmente una sparata, in realtà ci parla dei desiderata delle nostre classi dirigenti. Infatti è sempre più evidente una sorta di nostalgia verso quel periodo storico in cui il suffragio era per ceto e la giurisprudenza rispondeva con più certezza alle esigenze dei ricchi e potenti. 

Parlano i fatti: negli ultimi anni abbiamo visto una sempre minore tendenza ad indagare su episodi che coinvolgessero politici e imprenditori, mentre l'attenzione nei confronti del conflitto sociale è aumentata senza precedenti, sebbene questo sia diminuito come portata rispetto a solo qualche anno fa. D'altronde l'incistamento della politica nella magistratura si è reso sempre più evidente a partire dal caso Palamara.

Peccato che già a inizio novecento, persino negli ambienti liberali, ci si interrogasse con un certo timore sugli effetti che le leggi emergenziali di questo genere avrebbero potuto avere sul diritto e sulla società. D'altronde le ridondanze tra il periodo antecedente alla prima guerra mondiale ed il presente non si limitano a questi aspetti, ma non si tratta di analizzarli qui.

In secondo luogo è evidente l'opera di revisionismo storico che maldestramente portano avanti Questura e Procura. Infatti ormai è universalmente riconosciuto dagli storici che la legislazione anti-brigantaggio ha avuto effetti devastanti per la società del tempo e ha lasciato ferite insanabili che riemergono tutt'ora nella storia del paese. Ma per chi sta portando avanti la persecuzione nei nostri confronti la storia non ha alcun valore, è solo un'accozzaglia di immagini da cui trarre quelle più congeniali allo scopo di presentarci come un pericolo. L'ignoranza rispetto alla storia del conflitto sociale in questo paese è evidente a partire dai vari paragoni che vengono fatti con gli anni '70, tutti puramente strumentali, ma anche nel tentativo di resuscitare dal cassetto del passato legislazioni speciali per fare del nostro caso un esempio per chiunque porti avanti una critica alla società in cui viviamo.

Per sostenere queste accuse bisogna frugare un po' a casaccio nello spazio e nel tempo, tirando fuori briganti, brigatisti, guerriglieri curdi (su cui torneremo nel prossimo capitolo) e tutto ciò che può generare timore o può sembrare esotico o ostile. 

Ecco dunque che per sostenere l'accusa di "scorreria in armi" servono ovviamente delle armi, e siccome non ve ne sono bisogna scavare tra migliaia di pagine di intercettazioni per trovare qualche frase ad effetto che si adatti a questa evenienza. Spiegati così gli articoli di questi giorni in cui dire che un tipo "strano", "tutto bardato" si presentava al campeggio prima delle iniziative con uno "sparapatate" diventa la pseudo-prova che i militanti di Askatasuna siano dotati di sparapatate (anche qui non c'è fine al ridicolo), come estrapolare una considerazione sulle proteste in Nicaragua da una conversazione più ampia diventa "nutrire interesse" per la fabbricazione delle bombe tubo, quando chiunque ci conosce si fa delle grasse risate.

Qui il precedente articolo.

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari di 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Sicobas e Usb. Oggi (ieri ndr) il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati. Per le ragioni il SI Cobas ha proclamato da ieri (martedì ndr) uno sciopero di 36 ore, questa mattina, fino all’esito, il presidio in solidarietà ai sindacalisti arrestati sotto il Tribunale di Bologna.

Da Bologna Tiziano dei Si Cobas  Ascolta o scarica

COMUNICATO SI COBAS

Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Sicobas e Usb. Il giorno 03 Agosto 2022 il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati.
Gli arresti sono stati richiesti dalla procura piacentina nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 che contesta diversi reati e ipotizza due diverse “associazioni a delinquere” per le due organizzazioni sindacali che negli anni hanno avuto l’ardire non solo di far rispettare lo stesso CCNL firmato dai sindacati confederalima addirittura di porre in essere una “non necessaria contrattazione di secondo livello”.
Un teorema giudiziario estremamente pericoloso che si concretizza in un attacco senza precedenti
all’esercizio del diritto di sciopero e ai diritti e alle libertà sindacali nel nostro paese.
Un’ operazione repressiva che intende infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, evitando di contestualizzare e narrare le pessime situazioni di lavoro esistenti nel settore logistico. L’ampia rappresentatività sindacale viene letta dalla Procura quale “elemento ricattatorio, gli scioperi e le proteste negli anni poste in atto sono letti come richieste estorsive”.
Assenti dalle 22.000 pagine dell’inchiesta analisi e considerazioni che permettano di ricostruire il contestodelle pessime condizioni di vita e di lavoro precedentemente imposte a migliaia di lavoratori e lavoratrici, dei diritti basilari precedentemnte negati.
Le lotte operaie sviluppatesi nel piacentino, così come in altri importanti luoghi considerati crocevia fondamentali della logistica, hanno portato in centinaia di aziende e magazzini ad un miglioramento di queste condizioni, ripristinando una legalità prima inesistente.
Assente dall’inchiesta qualsiasi forma di approfondimento sugli effetti che la capacità di autorganizzazione dei lavoratori ha saputo produrre permettendo il superamento di un sistema di vero e proprio caporalato attraverso il quale finte cooperative spesso legate alla criminalità organizzata hanno infiltrato i “paradisi non solo fiscali della logistica”.
Assente qualsiasi cenno alle milionarie evasioni fiscali perpetrate per anni a danno dello stato e dei contribuenti , assenti gli omessi contributi previdenziali, assenti le finte buste paga con cui gli stipendi venivano pagati, assenti gli straordinari mai pagati, assenti gli improvvisi e continui
cambi appalto, i programmati fallimenti di cooperative destinate a breve vita e dei loro prestanomi fantasma, assenti le centinaia di denunce presentate da parte dei lavoratori e mai prese seriamente in considerazione dalle istituzioni, assenti le mancate condizioni di sicurezza che hanno prodotto le conseguenze più gravi per la salute e la vita di migliaia di lavoratori e lavoratrici.
Assenti le motivazioni reali che hanno determinato lo sviluppo di questo ciclo di lotte.
Assente la capacità di saper leggere un contesto nel suo complesso.
Assente la conoscenza approfondita di un settore come quello della logistica nato e cresciuto con una velocità impressionante senza essere sottoposto ad alcun controllo e in cui lo sfruttamento di lavoratori perlopiù immigrati è stato non solo tollerato ma ritenuto necessario senza scrupolo alcuno.
Per le ragioni finquì sinteticamente esposte e per molte altre appena accennate il SI Cobas proclama l’apertura di uno stato di agitazione e sciopero e si impegna a fare si che si sviluppi la massima convergenza ed unità d’azione con l’insieme delle forze sindacali, sociali e politiche di classe e antigovernative.
SINDACATO INTERCATEGORIALE COBAS

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons