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Articoli filtrati per data: Saturday, 09 Luglio 2022

Condividiamo il comunicato di Rise Up 4 Climate Justice sulle proteste di questa mattina di fronte alla fabbrica della Coca cola di Nogara.

 Oggi ci siamo trovatx davanti ai cancelli della Coca Cola di Nogara per denunciare le politiche di privatizzazione di un bene comune che in piena emergenza siccità rimane monopolio delle aziende private mentre la popolazione è costretta al razionamento.

Lo stabilimento della Coca Cola di Nogara (VR) è uno dei più limpidi esempi di estrattivismo nel nostro Paese. La fabbrica - già nota per condizioni di sfruttamento e precarietà a cui sono sottoposti lx lavoratorx - ogni anno utilizza quasi un miliardo e mezzo di litri d’acqua dalla vicina falda acquifera, pagando un prezzo poco più che simbolico alla Regione Veneto.

Tutto grazie a concessioni che la stessa regione non ha mai voluto rinegoziare: meno di due anni fa un decreto del direttore della Direzione Ambiente rinnovava a tempo indeterminato l’uso delle derivazioni di acque sotterranee.

E mentre in un quadro di “nuova normalità” legata alla siccità prodotta dalla crisi climatica governo e istituzioni locali pensano a misure di razionamento idrico per la popolazione, la Coca Cola continua a estrarre, sfruttare, produrre e incassare. Nulla di più iniquo e diseguale, eppure si continua a non prendere alcun provvedimento. È la medesima logica “dell’emergenza”, che scarica verso il basso costi e responsabilità della crisi, che abbiamo visto palesarsi più volte negli ultimi anni, dalla pandemia alla guerra, passando per il “cambio” di modello energetico. Forse è questa la “transizione” che hanno in mente i governi e le multinazionali: un nuovo grande terreno di accumulazione, a discapito di quella fetta di popolazione povera che si è fatta sempre più grande.

E questo avviene nonostante 11 anni fa un referendum ha sancito che non ci potesse essere più alcun margine di business per l’acqua e che qualsiasi scelta sul servizio idrico dovesse passare attraverso il pieno controllo democratico. Non solo questo non è mai avvenuto, ma il trand a cui stiamo assistendo è l’esatto opposto: l’acqua sta diventando il simbolo della negazione della democrazia.

GIÙ LE MANI DALL' ACQUA BENE COMUNE!

 

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Migliaia di manifestanti hanno fatto irruzione nella residenza presidenziale a Colombo, capitale dello Sri Lanka, mettendo in fuga il presidente Gotabaya Rajapaksa, da mesi nel mirino di grandi mobilitazioni di piazza in tutto il paese contro carovita e governo. “Il presidente Rajapaksa è stato scortato in un luogo sicuro”, hanno fatto sapere fonti della Difesa precisando che egli “è sempre il presidente ed è protetto da un’unità militare”. Intanto il primo ministro ha convocato una riunione d’emergenza del governo. Poco dopo che si era diffusa la notizia della fuga, le tv locali hanno mostrato centinaia di persone che scavalcavano le cancellate della residenza presidenziale per poi occupare il palazzo.

Dal mese di aprile, in tutte le città del paese, centinaia di migliaia di manifestanti chiedono le dimissioni di Rajapaksa, giudicato responsabile della grave crisi economica che affligge il Paese, con un’inflazione da record e scarsità di carburante, elettricità e generi alimentari. Ieri le forze di sicurezza avevano decretato il coprifuoco per scoraggiare i dimostranti, ma il divieto di uscire era stato ritirato dopo le proteste dei partiti d’opposizione, delle organizzazioni per i diritti umani e della magistratura, che minacciava azioni contro il capo della polizia.

Ai nostri microfoni Vijit, della comunità bresciana dello Sri-Lanka, che per il pomeriggio di oggi (sabato 9 luglio) ha organizzato una manifestazione di solidarietà con la lotta del popolo dello Sri-Lanka alle ore 15 in piazza Rovetta/Largo Formentone, a Brescia. Ascolta o scarica.

 

 

Da Radio Onda d'Urto

 

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Mentre Si Cobas ed Adl Cobas strappano un importante accordo nazionale con FEDIT in rappresentanza di BRT, GLS e SDA, il governo inserisce una norma all'interno del decreto Pnrr2 che modifica il codice civile in materia di relazioni tra stazione appaltante e fornitori esclusivamente per quanto riguarda la logistica integrata, cioè tutto ciò che attiene al deposito, spedizione, trasporto, distribuzione capillare di merci.

In sostanza la nuova norma prevede che un dipendente assunto dalla cooperativa che non dovesse essere pagato dalla stessa o dovesse incorrere in un incidente sul lavoro non potrebbe più rivalersi sul commitente finale.

Assologistica festeggia, dopo anni di lobbyng al fine di deresponsabilizzare il committente, a cui adesso basterà ottenere la dichiarazione Durc - il documento unico di regolarità contributiva che fotografa il pagamento di tutti gli oneri fiscali dovuti - per ogni singolo dipendente al momento della stipula del contratto di somministrazione del servizio appaltato per chiamarsi fuori dalle dispute sindacali su questi temi.

In sostanza si tratta di una ulteriore deregolamentazione dello sfruttamento, infatti le cooperative potranno continuare con la pratica di fare contratti di poche ore, facendo lavorare a nero i drivers per un monte ore molto maggiore ed in caso di mancato pagamento non sarà più possibile rivalersi sulla azienda committente.

La norma, fortemente voluta da Forza Italia, ma sostenuta anche da Cartabia e Giorgetti si inserisce all'interno dei processi di ristrutturazione della logistica nel nostro paese che in tendenza mira a trasformare radicalmente il settore. Si inserisce cioè all'interno della crisi logistica internazionale, ma guarda anche ai processi di competizione egemonica sul settore tra i modelli di logistica tradizionale e quelli "amazzonizati".

Come scriveva nel 2020 Giuseppe D’Alesio del SI Cobas:

"La concorrenza di Amazon sconvolge gli equilibri del mercato della logistica italiana e impone alla gran parte degli operatori un profondo riassetto industriale per velocizzare i tempi delle consegne in base a nuovi parametri di efficientamento tecnologico e organizzativo dei magazzini e accurate strategie di abbattimento dei costi di trasporto, noti come “logistica dell’ultimo miglio“.

Di pari passo con le ristrutturazioni e la ridislocazione di molti hub e filiali, ha inizio un processo significativo di fusioni e di acquisizioni societarie: solo nel biennio 2017-2018 vengono stimate ben 40 fusioni e acquisizioni, segno di una chiara tendenza alla concentrazione del mercato."

Ecco che alla ristrutturazione de facto segue la giurisprudenza a tentare di sancire la deregolamentazione e implementare una nuova compressione dei salari, in sostanza leggittimando le stesse cooperative ed aziende a erogare lavoro nero e porre sotto ricatto i drivers.

L'accordo siglato da SI Cobas e Adl riguarda invece in particolare un'altra funzione logistica cioè quella degli addetti alla movimentazione in magazzino. n una nota congiunta, le sue sigle sindacali sottolineano diversi punti: eliminazione della figura del socio lavoratore con possibilità d’instaurare solo rapporti di lavoro subordinato; garanzia della piena retribuzione dell’orario contrattuale al posto della chiamata; riconoscimento integrale di 13sima, 14sima (prima retribuite per le ore effettivamente lavorate), infortunio e malattia (i giorni di carenza non venivano retribuiti e dal 4° giorno si percepiva solo l’indennità dell’Inps); introduzione della clausola sociale in caso di cambio di appalto; introduzione di un ticket restaurant; l’introduzione di passaggi automatici di livello; aumento di due giorni di permessi in aggiunta a Rol e Ex Festività; introduzione di premi di risultato. Sugli autisti invece è ancora aperta la trattativa con FEDIT.

Mentre i lavoratori della logistica continuano a battersi per condizioni di vita e di lavoro migliori, il capitale prova a riorganizzarsi per aumentare la produttività e mettere in discussione gli avanzamenti. La battaglia che viene in questo campo, in un clima di guerra e recessione sarà probabilmente uno spartiacque importante.

 

 

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Da giorni lavoratrici e lavoratori del comparto aereo-aeroportuale-indotto è in agitazione fino al 26 luglio, attraverso il rifiuto di fare straordinari e con uno sciopero già fissato al 17 luglio.

I motivi sono abbastanza chiari e sotto gli occhi di tutti, terminata per il governo la pandemia, finite le misure di distanziamento, gli aeroporti son tornati a lavorare se non come prima anche di più rispetto al 2020 con un personale che è stato ulteriormente ridotto in questi 2 anni. Le ripercussioni per lavoratori e lavoratrici sono enormi e diverse, ci racconta tutto un compagno del Cub Trasporti.

Da Radio Onda Rossa

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