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Articoli filtrati per data: Sunday, 31 Luglio 2022

“Immagina: un mondo di pandemie, guerre e crisi climatica e sociale.
E poi non immaginare più, inizia a lottare.”

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Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz’obbiezioni, il destino

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

La manifestazione No Tav organizzata all’interno della tre giorni del Festival Alta Felicità in Valsusa si è da poco conclusa, e già leggiamo i piagnistei da parte della Questura e dei loro sindacati, tempestivamente riportati dai mezzi stampa con ricostruzioni acritiche, se non addirittura fantasiose.

Un gioco, una mini-riproduzione di un ariete (pendolo) per nulla offensivo, viene messo a disposizione di grandi e piccini e fatto diventare dalla stampa lo strumento di “sfondamento” dei manifestanti, e i bambini e gli anziani che lo provano dei “provetti assalitori”. Ma davvero, come si fa a credere a certe cose? E come si possono riportare certe notizie senza alcuna verifica?

Ciò che corrisponde al vero è che la manifestazione di oggi pomeriggio è stata grande e partecipata, soprattutto da giovani e giovanissimi che evidentemente hanno davvero a cuore il proprio futuro e la Terra su cui vivono.

L’ennesimo avamposto militare, il fortino del nulla, fatto piovere nel cuore della nostra valle a difesa di interessi loschi e privatistici, è stato circondato e contestato.

L’ennesimo spreco di denaro pubblico, 5 milioni già spesi per le opere di recinzione e vigilanza, altri 49 preventivati da qui a fine opera. Non sono briciole in tempi di guerra e di povertà con cui milioni di famiglie italiane fanno i conti quotidianamente, ma a quanto pare ciò che fa notizia sono i giochi che riproducono trabucchi medioevali e i finti feriti della polizia.

Rivendichiamo il diritto a difendere il nostro territorio dallo scempio che quotidianamente, e da decenni, ci viene imposto e orgogliosamente lottiamo per il futuro di tutti, per il Pianeta, insieme a milioni di persone in tutto il mondo.

I Popoli in rivolta scrivono la storia

No Tav fino alla vittoria!

Da notav.info

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I detenuti e le detenute del carcere Lorusso e Cutugno da mesi lottano per ottenere i diritti basilari a garanzia del rispetto della dignità umana che all’interno del carcere delle Vallette di Torino non sono garantiti: sovraffollamento e  mancanza dello spazio vitale, docce senza acqua, infestazione da scarafaggi, mancanza di pulizia e igiene, assistenza sanitaria che funziona a singhiozzo, problemi legati allo smaltimento dei rifiuti.

La capacità dei detenuti e delle detenute di organizzarsi insieme e avere la forza di ribadire i propri bisogni, all’interno di un sistema violento e mortificante come il carcere, deve essere sostenuta con forza anche dall’esterno, cercando di diventare cassa di risonanza di queste lotte.

Di seguito pubblichiamo la piattaforma rivendicativa dei detenuti del blocco B del Carcere Lorusso e Cotugno di Torino, consegnata a Joli Ghibaudi dell’associazione Antigone e ai consiglieri regionali Francesca Freidiani e Marco Grimaldi in occasione della loro vistita il 13/07/2022.

 I detenuti del blocco B del carcere Lorusso e Cotugno rilevato che:

- il referendum e la riforma Cartabia sono l’ennesima delusione per tutta la popolazione detenuta

- il reintegro in servizio dell’ex comandante Giovanni Alberotanza, imputato in un processo per tortura ai detenuti, non può che destare preoccupazione

Preso atto di ciò intendono porre all’attenzione dell’opinione pubblica e

delle istituzioni, problemi gravi che affiancano il cronico sovraffollamento

della struttura e l’inadeguatezza degli spazi:

- QUESTIONE SANITARIA: l’uso discriminatorio da parte della direzione sanitaria nella prescrizione dei medicinali tra chi ha la disponibilità economica e chi no. L’estrema burocratizzazione del servizio. La presenza nelle strutture detentive di detenuti con problemi di natura psichiatrica che non hanno titolo giuridico per restarvi

- QUESTIONE AMBIENTALE: primo, la totale assenza al blocco B dimqualsiasi forma di raccolta differenziata. Ad esempio: in questi mesi estivi vengono acquistate ogni settimana tra le 400 e le 500 bottiglie di plastica per 12 sezioni, quindi tra le 4800/6000 bottiglie finiscono nei sacchi neri dell’indifferenziata. Inoltre in nessuna sezione e rotonda del piano sono presenti raccoglitori per le pile, nonostante l’elevato uso per via dell’utilizzo di radio e rasoi (40/50 pile al mese vengono acquistate in ogni sezione). Carta, cartone e organico finiscono anche nei sacchi neri.

- QUESTIONE IGIENICA: in tutte le sezioni e rotonde del carcere è costante la presenza di scarafaggi, afidi e blatte. Non viene effettuata nessuna opera di prevenzione dalle infestazioni. La fornitura di prodotti per l’igiene e la pulizia scarseggiano e non vengono distribuiti.

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I materiali che proponiamo alla lettura in questo numero di «Potere operaio» (l’ultimo), sono gli atti del seminario tenuto a Padova dal 28 luglio al 4 agosto 1973. Dopo il convegno di Rosolina che sancisce la crisi di P. O. al seminario prenderà forma l'Autonomia Operaia in forma organizzata. Tra i partecipanti Emilio Vesce, Gianfranco Pancino, Guido Bianchini, Antonio Negri, Alisa Del Re, Ettore Gasperini, Carmela Di Rocco, Marzio Sturaro, Gianni e Italo Sbrogio, Luciano Ferrari-Bravo,

Ferruccio Gambino, Sandro Serafini, Franco Tommei, Augusto Finzi, Roberto Ferrari, Franco Tommei, Mario Galzigna, Paolo Mander, Nadia Mantovani, Giovanni Zamboni, Vincenzo Miliucci e Giorgio Raiteri.

 

Prologo al n. 50 di "Potere Operaio" settembre 1973

 

La necessità di organizzare una settimana di discussione e di studi intorno ai problemi più urgenti dell’organizzazione rivoluzionaria in Italia, derivava direttamente dai risultati insufficienti del convegno nazionale di maggio di Potere operaio. Lo stesso convegno non si era prestato come sede per un dibattito chiaro, il che, del resto, era prevedibile. Da lungo tempo l’organizzazione era paralizzata da una forte diversificazione, esistente all’interno, tra posizioni non più dialettiche. Il seminario ebbe luogo quindi nella misura in cui permetteva il rilancio di un dibattito politico fuori dal patriottismo di gruppo e dalle convenzioni burocratiche di tali organizzazioni. È inoltre un discorso «interno» ai compagni che in seguito non si sono più riconosciuti in Potere operaio, probabilmente per questo limitato. Tuttavia esso ha suscitato l’interesse dei compagni delle assemblee e dei comitati autonomi che hanno partecipato attivamente alla discussione. Dopo il seminario dalla discussione si è passati a scelte più concrete, da un lato l’uscita in massa da Potere operaio delle situazioni operaie più significative (Porto Marghera, Fatme di Roma, Pordenone ecc.) dall’altro il potenziamento dei livelli organizzati dell’autonomia con la piena adesione e l’impegno quotidiano nel lavoro politico delle assemblee e dei comitati.

 

Forse per questo alcune cose dette in queste pagine possono sembrare superate e probabilmente lo sono. Una cosa comunque resta utile ed importante, ed è il fatto che questa discussione pur nei suoi limiti non è la testimonianza di una rissa tra gruppetti o personaggi, ma la cosciente autocritica di un gruppo che ha avuto una funzione determinante nello sviluppo della lotta rivoluzionaria di questi anni. In questo senso pensiamo che possa rappresentare un esempio salutare per gran parte del movimento.

 

 Potere Operaio N.50

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