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Articoli filtrati per data: Wednesday, 27 Luglio 2022

Nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943 (cacciata di Mussolini) l’Italia fu percorsa da un’ondata di manifestazioni e di agitazioni. Fra le autorità pubbliche centrali e quelle periferiche vi fu uno scambio di dispacci, rapporti e istruzioni che, seppure in modo sintetico, possono fornire un’idea del clima concitato di quelle giornate. Inoltre, molti movimenti vissuti fino allora nella clandestinità uscirono dall’ombra, distribuendo alla popolazione volantini inneggianti alla libertà riconquistata.

 

Il prefetto di Milano, Uccelli, al gabinetto del ministero dell’Interno e alla direzione generale di PS. Milano. 26 luglio 1943, ore 21.30

 

Nomina capo governo maresciallo Badoglio appresa popolazione ieri sera col giornale radio ore 23 ha provocato immediate dimostrazioni popolari che si sono protratte per tutta la giornata. Una manifestazione si è svolta dinanzi Palazzo Reale.

S.a.r. il conte di Torino affacciatosi ha rivolto alla folla brevi parole. Sono stati incendiati alcuni gruppi rionali danneggiato covo, guf et sindacato commercio. Lamentansi atti violenza contro altre sedi gruppi fascisti negozi gestiti squadristi et abitazioni alcune personalità fasciste. Tentativi invasione carceri et contemporanea ribellione detenuti comuni sono stati impediti forza pubblica et esercito. Finora sono segnalati tre morti et trentuno feriti arma fuoco et taglio durante manifestazioni odierne.

Servizi tranviari hanno dovuto sospendere circolazione nel tardo mattino per danneggiamento et imposizione dimostranti. Maggior parte industria pesante si è astenuta dal lavoro.

 

Il capo della polizia, Senise, ai prefetti e al questore di Roma. Roma, 27 luglio 1943, ore 15,45

 

Attuali agitazioni assumono qua e là tendenza comunista. Masse operaie intenderebbero secondo notizie fiduciarie prossima notte oppure notti successive occupare mano armata uffici pubblici. Pregasi prendere opportuni accordi con autorità militare per stroncare con qualsiasi mezzo eventuali tentativi del genere.

 

Il ministro dell’Interno, Fornaciari, ai prefetti e al questore di Roma. Roma, 27 luglio 1943

 

È necessario agire massima energia perché attuale agitazione non degeneri in movimento comunista o sovversivo. Occorre far rispettare tutti costi ordinanze autorità militari che vietano assembramenti, impedire assalti a cittadini et abitazioni et manifestazioni sovversive in genere anche se si debba ricorrere uso armi. Occorre anche sequestrare subito giornali che eccitino comunque spirito pubblico. Impiegare tutta l’energia per il bene della patria.

 

Il prefetto di Milano, Uccelli, al ministro dell’Interno, Fornaciari. Milano, 27 luglio 1943, ore 16

 

Per giudicare situazione che va insuperbendosi (sic) Milano est inopportuno fermarsi soltanto considerare episodi cronaca nera. Elementi sovversivi vanno organizzando la caccia all’uomo, si colpiscono vecchi fascisti et gerarchi, si minacciano industriali et cellule sovversive agiscono apertamente. Si sono saccheggiate, incendiate case fascisti et privati cittadini. Il Corriere della Sera oggi fatto sequestrare con fermo su gerente contiene una prova che è il più spinto strumento alla lotta di classe e al processo al passato regime. Questo giornale ha pubblicato stamane la notizia di una riunione et di un appello dei partiti sovversivi comunismo in testa. Nelle piazze milanesi hanno ieri arringata la folla scaturita da ogni più bassa sentina uomini di fede sovvertitrice a cominciare da comunista Giovanni Roveda et dal figlio di Amendola. Vie della città sono state intitolate ai nomi di Matteotti, di Amendola et compare sugli abiti di donna in blusa rossa et sul petto di uomini emblema falce e martello. Occorre stroncare con la massima energia queste odiose dolorose congiure contro la patria.

 

II questore di Forli, Bentini, al gabinetto del ministero dell’Interno e alla direzione generale di PS Forlì. 27 luglio 1943, ore 16,35

 

Pomeriggio ieri trascorso questo capoluogo abbastanza tranquillo esclusione isolati atti violenza contro elementi (manca) et irruzioni qualche abitazione privata. At Cesena Rimini et altri comuni provino eia situazione quasi normale solo a Meldola est stato invaso municipio. Stamane a Forlì presso tutti stabilimenti, operai si sono astenuti lavoro et inscenavano manifestazioni piazza at carattere sovversivo recando un cartello con fotografia Matteotti e con scritte centro prosieguo guerra e contro tedeschi. Violenze dimostranti anche facendo uso armi at salve si sono potute parzialmente contenere. Grossi gruppi dimostranti sopraffatta forza pubblica si sono riversati piazza Maggiore città ove vari oratori hanno parlato. Hanno poi sostato lungamente piazza e gridato pace e via i tedeschi. Si lamenta invasione locale ospedale civile ove est stato gravemente ferito direttore amministrativo squadrista. Durante tafferuglio sono stati feriti arma fuoco at arti inferiori due dimostranti. Autorità prefettizia est impossibilitata esercitare sue funzioni perché funzionari vari enti specie alimentazione intimoriti reazione disertano uffici. Situazione est grave né vi è alcun sintomo che operai riprendano lavoro.

 

II prefetto di Bologna, Letta, al gabinetto del ministero dell’Interno e alla direzione generale di PS. Bologna. 27 luglio 1943, ore 19,10

 

Oggi maestranze operaie si sono astenute in gran parte dal lavoro. Secondo notizie confidenziali elementi comunisti dovrebbero procedere stanotte occupazione principali uffici pubblici. Molti episodi fanno pensare ad un affiatamento sospetto fra popolazione e soldati incaricati mantenimento ordine pubblico. Agricoltori vengono invitati non consegnare più grano ammasso. Carattere comunista movimento si accentua sempre più con netta tendenza antigermanica.

 

Il prefetto di Milano, Uccelli, al gabinetto del ministero dell’Interno. Milano, 27 luglio 1943, ore 22,30

 

Situazione ordine pubblico si est oggi aggravata. Sospensione lavoro in molti stabilimenti Milano et Sesto San Giovanni, larga diffusione manifestini, assembramenti et tentativi dimostrazione avanti stabilimenti e pubbliche piazze mostrano palesemente intenso lavoro organizzazione masse per coordinare movimento con unità indirizzo sovversivo. In molti punti della città folti gruppi scalmanati hanno svaligiato appartamenti, cantine, negozi sotto pretesto rappresaglie contro fascisti. Truppa ha dovuto fare uso armi. Lamentansi diversi feriti fra cui alcuni militari. Sparatorie continuano nella sera con vivo allarme popolazione. Decorsa notte detenuti comuni carceri Milano appiccarono incendi subito domati vigili fuoco. Truppa intervenne facendo uso armi. Carcere danneggiato et affollato non può accogliere altri detenuti. Sollecitato sfollamento. Forza attualmente disposizione comando militare è insufficiente. fronteggiare eventi.

 

Il capo della polizia, Senise, ai questori. Roma, 28 luglio 1943, ore 13,15

 

Vengono messe in circolazione con lo scopo evidente di turbare l’ordine et di deprimere lo spirito pubblico disparate notizie prive di fondamento quali quelle del suicidio del Fuhrer della avvenuta firma dell’armistizio et simili. Vi invito a procedere con la massima energia et prontezza a carico dei propagatori di dette notizie et a far rispettare rigorosamente norme relative divieto assembramenti.

 

Il questore di Napoli, Lauricella, al capo della polizia, Senise. Napoli, 28 luglio 1943

 

Il completo capovolgimento della situazione politica interna creatasi con le dimissioni dell’ecc. Mussolini ha fatto affiorare passioni da tempo compresse. La maggioranza dei cittadini ha espresso il suo giubilo per il fatto che il comando militare degli eserciti operanti è stato assunto dalla maestà il re e che a capo della vita politica nazionale è stato chiamato il maresciallo Badoglio. Il colpo di scena ha vivamente disorientato i fascisti che vivevano più vicini ai gerarchi e alla organizzazione del partito fascista e li ha profondamente abbattuti. Non si notano fra essi segni alcuni di riscossa.

Devo subito aggiungere che all’entusiasmo del primo giorno, determinato oltre che dalla caduta del governo mussoliniano dall’immediata speranza di pace, giacché la propaganda avversaria aveva condizionata la cessazione delle ostilità alla estromissione del capo e degli esponenti fascisti, è subentrata una certa irrequietudine per il fatto che si comincia a comprendere che la guerra continuerà forse con maggiore asprezza.

Il movimento verificatosi fra i cittadini non è stato eccessivamente imponente. Si sono avute piccole manifestazioni capitanate principalmente da vecchi vigilati politici, da donne e da ragazzi. Qualche volta, specie in paesi della provincia, le case del fascio sono state raggiunte e sconvolte. La sede del giornale Il Mattino è stata oggetto di tentativo di occupazione da parte di un capitano della r. aeronautica e di tre militari della stessa arma, ma il fatto non ha avuto seguito per il pronto intervento della forza pubblica. Quello che più ha impressionato è che la stampa ha da un giorno all’altro assunto toni del tutto opposti a quelli del giorno precedente e che ciascuno si crede ormai libero di manifestare le proprie idee e di propagandare i propri principi siano essi socialisti, cattolici, liberali, comunisti, anarchici.

In complesso si nota un preoccupante disorientamento della opinione pubblica e qualcuno nota come il fronte interno sia rimasto fortemente incrinato dopo gli eventi degli ultimi giorni. A ciò contribuisce anche il fatto che l’autorità militare è stata colta alla sprovvista e per ora cerca di attuare come può le disposizioni del “bando di cui al modello prefisso dall’autorità centrale. Le prescrizioni stesse hanno avuto finora relativa applicazione.

L’approvvigionamento annonario ha subito forti scosse ed è risentita in modo sensibile la rarefazione dei generi alimentari.

Sono stati disposti servizi di prevenzione e di vigilanza su larga scala e non manco di seguire la situazione di ora in ora artiglierie contro fabbricati reparti predetti se operai non obbediscono intimazione ripresa lavoro.

 

Il comandante della difesa territoriale di Torino, Adami Rossi, al comando zona militare di Novara, al comando divisione «Rovigo», al comando legione CCRR, alla questura e al prefetto di Torino. Torino, 29 luglio 1943

 

L’abbandono del lavoro o l’astensione dallo stesso incrociando le braccia, oltre ad essere una contravvenzione alla mia ordinanza del 26 corrente, è una forma di ostruzionismo e di boicottaggio al lavoro per la produzione di guerra ed un vero e proprio tradimento della nazione in guerra. Di conseguenza non appena tale astensione si manifesti, occorre sia stroncata. Si intimi la ripresa immediata del lavoro dando cinque minuti di tempo, avvertendo che se il lavoro non sarà ripreso, sarà imposto con la forza. Se allo scoccare del quinto minuto continuerà l’astensione, si faccia fuoco con qualche breve raffica, non sparando in aria o per terra, ma addosso ai riottosi. Dopo la raffica, ripetere per una volta l’intimazione e, non ottenendo lo scopo, sparare raffiche, a piccola distanza l’una dall’altra sino ad ottenere lo scopo, ossia l’esecuzione dell’ordine.

 

Il capo della polizia, Senise, ai questori e ai dirigenti zone Ovra. Roma, 29 luglio 1943

 

Seguito circolare 27 corrente n. 46643 comunicasi che dovranno essere immediatamente

liberati anche internati italiani sia campi concentramento sia comuni liberi cui confronti provvedimento è stato adottato per attività politica non, ripetesi non, riferentesi comunismo et anarchia aut spionaggio aut irredentismo et non, ripetesi non, trattisi allogeni Venezia Giulia et territori occupati. Con analoghi criteri dovranno farsi cessare vincoli “ammonizione confronti ammoniti politici. Dovranno inoltre essere liberati ebrei italiani internati aut confinati che oltre non avere, svolto attività politica come sopra non abbiano commesso fatti speciale gravità.

Questori competenti per giurisdizione sono pregati comunicare presente circolare a direttori colonie confino et campi concentramento.

 

Il prefetto di Viterbo, Di Castri, al gabinetto del ministero dell’Interno e alla direzione generale di PS. Viterbo. 29 luglio 1943, ore 12,35

 

Circa ore 9,45 di oggi colonna composta quaranta autocarri con a bordo militi nazionali armati provenienti viterbese dirigevansi verso Roma al canto di inno «Giovinezza» determinando grida di «Abbasso il re».

 

Il prefetto di Bologna, Letta, al gabinetto del ministero dell’Interno e alla direzione generale di PS, Bologna. 1 agosto 1943, ore 13

 

Rinvenuti stamane manifestini a firma partito liberale partito democratico cristiano partito d’azione partito socialista movimento unità proletaria partito comunista intitolati «lavoratori del braccio e del pensiero» datati Bologna 30 luglio 1943 invitanti operai at interrompere ogni giorno lavoro ore 10 per esprimere volontà pace et libertà. Disposto opportune misure".

 

 

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Una ragazza con contratto a termine della linea 6 (quella con più carico giornaliero) mentre lavorava in una postazione che già più volte era stata segnalata come pericolosa ha avuto un infortunio grave ad una mano.

L’azienda come se nulla fosse voleva far ripartire la linea ma gli stessi operai e le operaie si sono rifiutat* e dopo poco è stato dichiarato sciopero immediato.

Nell’assemblea molto partecipata è stato ribadito che le segnalazioni sulla sicurezza negli anni sono sempre cadute nel vuoto.

Un’altro tema che infiamma gli animi dei lavoratori e delle lavoratrici di Pontedera è stato quello del ricatto che vivono le centinaia di Contratti a Termine: con la speranza di ottenere una stabilizzazione ogni giorno vengono accettati carichi e situazioni lavorative al limite.

L’intransigenza operaia ha portato a continuare lo sciopero per tutta la giornata e a recarsi in corteo davanti la dirigenza per ringraziare ironicamente tramite lunghi applausi della condizione lavorativa che ogni giorno con violenza viene imposta.

Da Riscatto

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Il sottosegretario Di Stefano: ‘Dice che non si possono fermare? Falso, le leggi lo impongono. Nel preambolo della sua risposta all’interrogazione parlamentare presentata dalle deputate di ManifestA , riconosce il fatto che le navi “Bahri” siano utilizzate per trasferire armamenti dal Nord America verso l’Arabia Saudita e navi della flotta saudita cariche di “armi ed esplosivi, pur pericolosi, ma non radioattivi” facciano regolarmente scalo al porto. Eppure, ritiene che questi transiti non violino la legge 185/90 perché non vengono scaricate o maneggiate dai dipendenti e quindi formalmente non entrano all’interno dei confini nazionali

di Anna Polo

Il CALP (Collettivo autonomo lavoratori portuali) reagisce con sdegno alla risposta, definita “banale e sciocca” del Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano all’interrogazione presentata dalla parlamentare Yana Ehm del gruppo ManifestA sul transito di armi nel porto di Genova.

Di Stefano ammette che la nave “Bahri Jeddah” battente bandiera dell’Arabia Saudita, attraccata nel porto lo scorso aprile, proveniente da Baltimora (USA) e diretta verso Alessandria (Egitto) con sbarco di destinazione a Jeddah (Arabia) e Jebel Ali (Emirati Arabi Uniti) trasportava “materiale militare, anche pericoloso ed esplosivo, ma non radioattivo”.

Con una giravolta tecnica di rara ipocrisia, Di Stefano afferma poi che questi transiti, contrastati anche in passato da scioperi e blocchi del porto di Genova, non violino la legge 185/90 sull’esportazione di armi, perché queste non vengono scaricate o maneggiate dai portuali, ma rimangono nelle stive o nei container. Dunque “non si ravvede la necessità di assumere specifiche iniziative in proposito.”

Ma possibile, chiedono i portuali, assistiti dallo studio dell’avvocato Andrea Danilo Conte che “la necessità di rispettare le normative internazionali sui trasporti prevalga su quella di rispettare le normative internazionali sui diritti umani?” Merci prima di esseri umani, insomma. Logica economica a discapito della vita umana. Risposta tecnica invece che politica.

Eppure il transito di armi destinate a Paesi in conflitto e per di più colpevoli di gravi violazioni di diritti umani viola l’articolo 9 del Trattato sul commercio delle armi e anche l’articolo 11 della Costituzione. Inoltre, ricorda il CALP, “il 20 dicembre 2020 la Commissione Esteri della Camera ha votato la risoluzione n. 7-00588 di embargo nei confronti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, così come hanno fatto molti Paesi dell’Unione Europea. Il 17 settembre 2020 il Parlamento Europeo ha stabilito che le armi esportate in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti vengono utilizzate nella guerra dello Yemen, dove 22 milioni di persone hanno bisogno di protezione e aiuti umanitari”.

“Contrastare il traffico delle armi per noi portuali è una cosa che sentiamo dal profondo del cuore. I nostri padri hanno combattuto il traffico delle armi nella guerra del Vietnam, nel colpo di stato in Cile e nel regime dei colonnelli greci. Noi continueremo sempre a combattere questo traffico della morte. Ci troveranno sempre qua, a prescindere dal governo che ci sarà” promettono.

Ugualmente dura la reazione della deputata Yana Ehm: “La risposta del Sottosegretario Di Stefano alla mia interrogazione è stata assurda. Pur riconoscendo il fatto che le navi “Bahri” sono utilizzate per trasferire armamenti dal Nord America verso l’Arabia, Di Stefano ha addotto delle motivazioni improbabili per giustificare l’ingiustificabile. Il nostro Paese non può far transitare armamenti destinati ai territori di guerra e invece questo accade e sarebbe già accaduto anche in passato.

“Tutti i principali porti italiani sono interessati al transito di armamenti destinati ad aree di conflitto” prosegue la nota della parlamentare di ManifestA. “Nel febbraio 2020, a Genova, fu ordinato il sequestro del cargo libanese «Bana», i cui ufficiali sono stati accusati di traffico d’armi dalla Turchia alla Libia.

Nel maggio e giugno 2021 sono transitati dai porti di Genova, Livorno, Napoli, Ravenna mezzi carichi di bombe destinati a Israele per il bombardamento di Gaza, mezzi contenenti armamenti ed esplosivi di fabbricazione francese sono stati trasportati in oltre 200 container dalle navi della compagnia Ignazio Messina da Marsiglia-Fos (passando per Genova) ai porti sauditi nel periodo 2017-2020. Al largo di Dakar in Senegal è stata sequestrata la nave «Eolika» – sotto bandiera guyanese -partita da La Spezia con un carico di munizioni Fiocchi destinato alla Repubblica Dominicana.

I transiti descritti, se provati, contrasterebbero palesemente il valore costituzionale sancito dall’art. 11, i principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”

Dal canto suo The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei denuncia “l’assoluta assenza di trasparenza e la negazione concreta dell’accesso alla documentazione di carico delle navi saudite” e ritiene “del tutto legittime e ragionevoli le proteste di lavoratori, abitanti e associazioni, vista una situazione di pericolo oggettivo che si ripete nel porto di Genova in media ogni tre settimane da ben otto anni.”

da pressenza

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Centinaia di persone hanno partecipato venerdì 22 Luglio nelle strade di Albano in provincia di Roma, alla mobilitazione popolare che, con un corteo di protesta, ha voluto ribadire la propria contrarieta’ alla discarica e alla sua gestione. Infatti, la malagestione regionale e della capitale rispetto ai rifiuti, ha portato ad un piano di incremento dell’utilizzo della discarica di Albano e del tmb di Guidonia, oltre che all’intenzione di costruire un inceneritore a Santa Palomba.


L'incendio di Malagrotta e la cronica malagestione criminale dei rifiuti hanno spinto Gualtieri e Prefetto a firmare delle ordinanze per l’incremento dell’utilizzo degli impianti provinciali. Il comitato No.Inc. Presidio permanente lotta contro la discarica, la rete Ecologista castelli Romani, monitorano gli ingressi di rifiuti nella discarica e segnalano la presenza allarmante di rifiuti radioattivi. Inoltre denunciano che la ditta che gestisce l'operazione, la società del gruppo Cerroni Ecoambiente, nonostante sia in odore di Mafia, non venga sottoposta alle norme di controllo, essendo essa partecipata anche da Pontina Ambiente sottoposta da interdittiva antimafia.
La responsabilità ricadrebbe, secondo il comitato, sul prefetto di Roma Piantedosi, che non avvierebbe le procedure di controllo adeguate. Per inciso va aggiunto che il Prefetto di Roma e stato proposto nella lista dei papabili ad occupare lo scranno del Ministro degli Interni, in caso vincesse il partito guidato da Giorgia Meloni.
La manifestazione ha posto l’accento sull’inaccettabilita’ da parte dei cittadini dell’ordinanza prefettizia che porterebbe sul territorio piu’ di 1000 tonnellate di rifiuti.
Gli abitanti che da 40 anni lottano contro la discarica denunciano la presenza di inquinamento delle falde acquifere e l’insorgenza di malattie legate all’inquinamento, ed esigono l’immediata chiusura della discarica e la bonifica del territorio. La mobilitazione popolare continua e si promette di fermare questo ennesimo sopruso ambientale e sociale al proprio territorio.
Non possono essere le comunità a pagare la gestione criminale dei rifiuti, ma va ripensato l’intero sistema che li produce. Questa vicenda ci mostra drammaticamente come la transizione ecologica voluta dalle istituzioni e dai partiti tutti, sia solo un ennesima occasione per arricchirsi e impoverire le comunità.
E’ sempre più importante connettersi fra esperienze di lotta per poter incidere e difendere i territori.

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