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Articoli filtrati per data: Tuesday, 26 Luglio 2022

Sono passate più di due settimane dalla scomparsa di Douda, compagno sindacalista dell’Usb di Ragusa. 

Douda nei giorni precedenti la sua scomparsa ha denunciato attraverso dei video e con il sindacato le condizioni di sfruttamento estremo a cui lui e altri lavoratori sono sottoposti nei cementifici della zona.

Dal momento della sua scomparsa, i braccianti e gli operai ragusani non hanno passato un giorno senza mobilitarsi e chiedere che venisse restituito il loro compagno. I timori che gli fosse successo qualcosa sono fortissimi e le forze dell’ordine non sembrano indagare veramente sulla sua sorte.

Centinaia di lavoratori, migranti e non, hanno manifestato in queste settimane, l’ultimo corteo molto partecipato per le strade di Ragusa è stato il 23 Luglio. In centinaia hanno sfilato per chiedere giustizia per il loro compagno scomparso e per denunciare una situazione di sfruttamento inaccettabile. Infatti le paghe sono di pochi euro l’ora e senza contratti. Non esistono tutele per la salute dei lavoratori e non è la prima volta che capitano episodi di questo tipo. Il caporalato criminale è tutelato dalle istituzioni locali e le forze dell’ordine non sembrano condurre indagini serie su questa scomparsa, men che meno sulle condizioni di sfruttamento dei lavoratori. I sindacati confederali tacciono complici e, solo il protagonismo dei lavoratori e del sindacalismo di base mostrano di non volersi piegare a questi veri e propri crimini legalizzati.

A distanza di più di 20 giorni, l’azienda del cementificio in cui lavorava Douda continua a omettere di conoscerlo, negando l’evidenza. Come può non essere collegata alla sua scomparsa? Casualmente le telecamenre dell’azienda SGV erano spente quando è scomparso il lavoratore. La verità sta venedo insabbiata con la complicità delle istituzioni. Solo il protagonismo operaio sta permettendo che la situazione non finisca nel dimenticatoio. Sotto la prefettura ha rieccheggiato il grido dei lavoratori: vivo o morto! Vogliamo la verita’! Tocca uno tocca tutti! dov’e’ la legge?

Dai lavoratori e dai braccianti arriva una lezione di dignità e di lotta, come afferma un lavoratore durante il video del corteo, hanno toccato quello sbagliato, a ricordarci che solo organizzandosi i lavoratori possono fermare la violenza padronale.

Non puo’ essere accettato che un lavoratore e un compagno di lotta scompaia in questo modo nel silenzio generale perchè ha denunciato le proprie condizioni di sfruttamento. Quello che è successo a Dauda è stato possibile perchè nel nostro paese se sei un migrante non vieni considerato una persona come le altre, e vige un apartaid de facto che rende possibile queste situazioni. Sul lavoro irregolare e in nero si costruisce una parte consistente del profitto del capitale italiano da nord a sud. Un sistema di complicità fra sindacati confederali e istituzioni e media mainstream, vuole invisibilizzare lo sfruttamento estremo a cui i lavoratori sono posti. Solo la lotta e l’organizzazione ha permesso l’esplodere di questa mobilitazione per Douda ed è proprio per questo motivo che viene inquisito il sindacalismo di base, perchè rappresenta un argine agli interessi padronali. La crisi sociale ed economica che si sta scatenando nel paese vedra’ purtroppo un moltiplicarsi delle condizioni di sfruttamento sia sui lavoratori migranti che italiani e il fatto che esista concretamente la possibilitaà di organizzarsi insieme per lottare fa paura alle istituzioni. La mobilitazione per Douda e la risposta operaia agli arresti dei sindacalist sono il sintomo di un’insopportabilità concreta alle condizioni di sfruttamento ed un segnale dell’urgenza di costruire una mobilitazione generale e comune contro la crisi e gli interessi padronali.

Douda è stato fatto sparire perche’ ha lottato senza paura, cosa sarebbe successo se fosse stato italiano? La sua famiglia aspettava il suo ritorno a casa in questi giorni, cosa sarebbe successo se fosse stata una famiglia italiana? Sono domande scomode queste anche per chi dice di battersi per I diritti dei lavoratori! Come per l’assasinio di Adil a Novara anche ora vediamo quanto vale veramente la vita dei lavoratori per il capitale. Pochi giorni fa in tanti si indignavano giustamente per il fermo violento di un giocatore di calcio da parte della polizia a Milano, perche’ la vita di Dauda non vale un centesimo di quella sana indignazione? Eppure la matrice sfruttatrice e razzista che porta alla ghettizzazione delle seconde generazioni e delle persone non binache nelle metropoli italiane è la stessa. Due anni fa l’Italia veniva attraversata da un’ondata di protesta per l’omicidio di Giorge Floyd negli USA, la storia di Dauda e’ uguale, occorre indagare a fondo gli ostacoli sociali e soggettivi che non portano agli stessi esiti in termini di moltiplicazione della mobilitazione, e lavorare collettivamente per superarli. Molte delle risposte che cerchiamo sono dentro di noi e intorno a noi, la scomparsa di Dauda ci offre l’occsione preziosa di trovarle, non sprechiamola perchè a lui indicarcele è costata carissima.

Verita’ e Giustizia per Douda! Tocca uno Tocca tutti!

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Il 26 e 27 luglio 1969, convocato dall’Assemblea operai-studenti di Torino, si svolge un convegno nazionale delle avanguardie operaie al Palazzetto dello sport a Torino. Doveva essere un grande momento unificante in vista dell’autunno, rappresenterà la data di nascita delle due principali organizzazioni dell’autonomia operaia: Potere Operaio e Lotta Continua.

Nella primavera del ’69, gruppi di militanti del Potere operaio toscano e del Movimento studentesco torinese affluiscono alle porte di Mirafiori dove è in atto una durissima offensiva operaia nata e cresciuta del tutto al di fuori del controllo sindacale.

Il settimanale “La Classe”, realizzato da un gruppo composto essenzialmente da elementi del Potere operaio veneto-emiliano e del Movimento studentesco romano, interviene alla Fiat già da qualche settimana e diventa in giugno l’organo di stampa dell’assemblea permanente operai-studenti, che raduna i quadri operai che dirigono le varie lotte nei reparti e tutti i raggruppamenti studenteschi.

Dopo la battaglia di corso Traiano, in occasione di uno sciopero sindacale per la riforma delle pensioni all’inizio di luglio, l’assemblea convoca per la fine del mese un convegno nazionale delle avanguardie di fabbrica.

Al convegno il gruppo di “La Classe” e quello formato da Il potere operaio toscano unito agli studenti torinesi si dividono.

La linea proposta da “La Classe” viene giudicata “economicista”, a una strategia che vuole identificare obiettivi capaci di disarticolare il piano del capitale e di convogliare il rifiuto operaio del lavoro, i toscani e i torinesi contrappongono un progetto che punta essenzialmente sulla crescita della coscienza antagonista operaia attraverso una mobilitazione continua e qualificata.

Nell’estate si forma, intorno a questa seconda posizione, uno schieramento che comprende anche una parte integrante del movimento trentino e dei quadri studenteschi della Cattolica di Milano.

Il gruppo decide la pubblicazione di un giornale nazionale, che riprende nel titolo lo slogan fisso adottato nei volantini dell’assemblea operai- studenti torinese: “Lotta continua”.

In novembre escono due numeri zero e poi il regolare numero uno del nuovo settimanale.

La maggior parte dello spazio è dedicata al bollettino delle lotte operaie studentesche.

Nel secondo numero compare nel paginone centrale un lungo pezzo teorico, “Troppo e troppo poco”, che chiarisce il punto di vista di L.C. sul nodo dell’organizzazione: “[…] Quello che diventa chiaro è che le organizzazioni tradizionali hanno potuto tradire gli interessi della classe solo perché sono riuscite a spegnere l’iniziativa diretta delle masse […].

Allora la nuova organizzazione deve garantire in primo luogo questo: che non si riproduca un meccanismo di potere fondato sull’inerzia e sulla passività, ma si solleciti nel massimo di disciplina collettiva e di solidarietà il massimo di emancipazione reale degli sfruttati […]. “Ma non tutti gli sfruttati hanno lo stesso grado di coscienza […]. Una minoranza, che è più attiva e combattiva nella lotta di massa, che sa meglio esprimere le esigenze e indirizzarne la forza, è già disposta a esercitare il suo impegno anche al di fuori della situazione particolare di lotta nella quale si è formata […]

Dalla Classe a Potere Operaio

Alla fine del luglio ’69 si tiene a Torino il convegno dei comitati e delle avanguardie operaie. L’obiettivo, dopo il grande ciclo di lotte autonome alla Fiat nella primavera, è di costruire un’organizzazione rivoluzionaria nazionale. Il convegno è organizzato dal settimanale “La Classe”, in circolazione da maggio, che ha svolto un ruolo determinante nel coordinare a livello cittadino le lotte dei vari reparti Fiat. Il progetto unitario però fallisce e le due principali correnti che avevano dato vita all’assemblea operai-studenti di Torino, centro organizzativo delle lotte autonome nei mesi precedenti, escono dal convegno divise. Da un lato il gruppo di “La Classe”, dall’altro i militanti del gruppo toscano Il potere operaio e il Movimento studentesco torinese.

I motivi della divisione non sono esenti da personalismi, ma riguardano anche questioni più sostanziali. “La Classe” punta sul carattere politico degli obiettivi salariali, sulla direzione operaia dello scontro sociale sulla lotta contro il lavoro. Durante l’estate il gruppo di “La Classe” dà vita a Potere operaio, con centri forti a Roma e nel Veneto, dove confluiscono nel gruppo i quadri che già da anni intervengono negli stabilimenti di Porto Marghera.

Il primo numero del giornale esce in settembre l’editoriale è intitolato “Da La Classe a Potere operaio” e illustra le posizioni del gruppo: “[…] va detto chiaramente che esiste un salto dal discorso portato avanti con ‘La Classe’ a quello che si intende impostare con Potere operaio. Non è un salto determinato in astratto, ma provocato dal livello delle lotte e in primo luogo dalle urgenze d’organizzazione […]. “Diciamolo chiaramente: Agnelli ha scoperto i limiti della ‘lotta continua’, del blocco della produzione, benché questa prospettiva lo terrorizzi al punto di fargli perdere la testa […] è necessario quindi andare oltre la gestione operaia della lotta di fabbrica, oltre l’organizzazione dell’autonomia, per impostare una direzione operaia sull’imminente, sul presente e sul futuro ciclo di lotte sociali. Il semplice coordinamento non basta più, l’unificazione degli obiettivi non è più sufficiente […]. “Che significa direzione operaia su questo ciclo di lotte? Significa innanzitutto assicurare nei fatti l’egemonia della lotta operaia sulla lotta studentesca e proletaria.

“La fine dell’autonomia del movimento studentesco, come organizzazione specifica articolata in varie tendenze (operaista, m-l, anarchica) è stata decretata proprio dall’esperienza torinese dell’assemblea permanente operai-studenti […]. “E’ perfino superfluo dire che Potere operaio rifiuta di presentarsi come organo delle presenti o ancor più future assemblee operai/studenti, sia per l’assurdità che per la scorrettezza di un progetto di questo tipo. La battaglia di linea per la creazione di una direzione operaia del ciclo di lotte è un’altra cosa. Innanzitutto richiede una sede e un raggio d’intervento dei quadri operai che non sia limitato all’organizzazione della lotta in fabbrica: ma non è certo una teoria dei quadri che può garantire una direzione politica.

È il problema del rapporto tra autonomia e organizzazione, è il ruolo delle avanguardie di classe, è il complesso rapporto che lega lotte operaie e lotte di popolo in generale, che va affrontato […]. “Organizzazione del rifiuto del lavoro, organizzazione politica operaia […] ieri il problema era quello della lotta continua, oggi il problema è quello della lotta continua e della lotta organizzata […]. “Perché allora Potere operaio? Non certo per raccogliere una parola d’ordine o una denominazione dei gruppi minoritari degli anni sessanta.

Al contrario. Potere operaio per cogliere la dinamica della lotta di massa di classe operaia degli anni sessanta, per conquistare questa formidabile spinta all’organizzazione operaia complessiva, da centro la lotta di massa, per l’organizzazione soggettiva, per pianificare, guidare, dirigere le lotte operaie di massa […]. “L’urgenza operaia della direzione dello scontro rivoluzionario contro l’organizzazione capitalistica del lavoro è quindi la chiave di volta per interpretare la nostra assunzione del grido Potere operaio: come costruzione effettiva dentro la lotta di classe, attraverso la lotta di massa, della direzione politica, della organizzazione operaia della rivoluzione.” “Potere operaio” continuerà a uscire fino allo scioglimento del gruppo, alla fine del ’73, con scadenza prima quindicinale poi mensile.

 

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