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Articoli filtrati per data: Tuesday, 19 Luglio 2022

In questi ultimi giorni su La Stampa si nota una particolare attenzione alla questione del teleriscaldamento nella città di Torino. Nonostante in città sia nato un percorso di attivazione dal basso per fare fronte agli aumenti vertiginosi delle bollette, i giornali hanno iniziato a dare risalto mediatico alla criticità della situazione soltando adesso. Probabilmente con l’avvicinarsi delle rate di settembre/ottobre per le quali sono già stati annunciati raddoppi, il Comune e i suoi giornalai si apprestano a mettere toppe dove la terra si sgretola sotto i loro piedi. 

Partendo dall’inizio occorre fare un po’ di chiarezza nel merito del funzionamento di questa fonte di riscaldamento che coinvolge il 70% delle utenze soltanto della città di Torino. Il teleriscaldamento si serve dell’acqua calda prodotta da una centrale di produzione, acqua che andrebbe persa e quindi viene recuperata per produrre calore con il ritorno dell’acqua raffreddata alla centrale. Vi sono diverse fonti di calore utilizzabili dalle reti di teleriscaldamento: la termovalorizzazione di rifiuti non riciclabili, la geotermia (che investe la questione dell’utilizzo dell’acqua dalla falda acquifera) o il recupero di calore di scarto di processi industriali. Il teleriscaldamento si serve di impianti di cogenerazione (come la centrale di Moncalieri), ossia di produzione combinata di diverse forme di energia secondaria (elettrica e termica) partendo da un’unica fonte energetica, attraverso la combustione. A cogenerazione significa che il calore prodotto arriva da fonti che possono essere diversificate, a gas naturale o combustibili fossili oppure tramite calore proveniente da biomasse o termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani. È un sistema energetico integrato perchè consente di reintegrare calore che andrebbe disperso, il fluido utilizzato è appunto l’acqua nella maggior parte dei casi, essa viene inviata alla rete tra i 90 e i 120 gradi e ritorna in centrale a 60. Invece della caldaia vi è uno scambiatore termico che permette la distribuzione del calore nell’edificio, che poi dovrebbe essere predisposto di termovalvole.

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I problemi sono iniziati a sorgere quando, nell’inverno del 2022 subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, alcuni cittadini e cittadine si sono mobilitati a seguito degli aumenti. Infatti, mentre inizialmente – quando il teleriscaldamento venne sponsorizzato dalla città di Torino, prima città teleriscaldata d’Italia, e vinse un referendum negli anni 80 per installare la rete – le bollette ammontavano a cifre come 40 euro al mese, oggi si arriva a spendere nell’ordine delle centinaia di euro (con tutte le variabili dei vari casi specifici). Questa varietà dei costi dipende da numerosi fattori quali la classe energetica dei condomìni, il tipo di esposizione dell’alloggio, le dispersioni presenti, la qualità degli infissi, la tipologia di impianto per l’acqua sanitaria. Vi sono poi numerosi elementi da considerare, dal fatto che questa rete coinvolga sia case private che case ATC e dunque vi siano altri problemi legati alla scarsa manutenzione, all’insalubrità delle case, alla mancanza di termovalvole che dovrebbero essere garantite per legge, il che implicherebbe un risparmio minimo per un pagamento a consumo e non forfettario. Inoltre, il vero nodo della questione sta nel fatto che l’aumento della tariffa venga giustificata dall’andamento del prezzo del gas, quando in realtà il gas non ne dovrebbe determinare il prezzo. Un ulteriore problema deriva dal fatto che ARERA, autorità preposta a stabilire le tariffe sul mercato dell’energia, non ha potere per quanto riguarda l’ambito del teleriscaldamento, rimanendo di fatto al di fuori di questa regolamentazione (non che negli altri casi si riveli essere un ente a favore degli utenti..). Un chiaro esempio di come la sostenibilità energetica venga fatta pagare in bolletta dalle utenze. Non si può eludere poi il fatto che il PD sia un sostenitore da tempo di questa soluzione energetica, avendone fatto negli anni un vero e proprio cavallo di battaglia ecologico è indicativo che Lo Russo stesso, nella ricerca condotta per conto di TELT durante la sua docenza al politecnico, consigliava di dotare di una rete di teleriscaldamento Susa e Giaglione per sopperire al problema dello spreco idrico all’interno del cantiere tav di Chiomonte. Sorge spontanea una domanda, secondo quali ragioni le bollette dovranno aumentare del 100% in autunno, dopo essere aumentate esponenzialmente da due anni a questa parte, se questa fonte energetica viene venduta come economica e soprattutto ecologica, visto il riutilizzo di calore che andrebbe sprecato se non fosse canalizzato nelle reti di teleriscaldamento ? Nemmeno la guerra in corso dovrebbe avere un ruolo nel determinare questo andamento dei prezzi. Si tratta quindi di speculazione tout court. Le bollette aumentano mentre le multiutility, partecipate dal Comune come IREN, aumentano sia i loro profitti sia i loro stipendi.

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Una relazione complessa quella tra Iren e Comune di Torino. A seguito dell’elezione di Luca Dal Fabbro, neopresidente di Iren emanazione del Comune di Torino, si sono verificate alcune cose: Iren regala uno sconto in bolletta al Comune tagliando la bolletta elettrica per 800 edifici pubblici, infatti si legge su La Stampa, :

“TORINO. Il primo atto del neo presidente di Iren, Luca Dal Fabbro, è un accordo che consentirà al Comune di risparmiare almeno 7 milioni all’anno sulle bollette energetiche e rendere più efficienti dal punto di vista energetico 800 edifici pubblici tra scuole, uffici e sedi culturali. Un bel “regalo” - anche se pure Iren avrà dei vantaggi - che consolida il rapporto tra il presidente della multiutility e il sindaco che ha fortemente voluto la sua nomina. L’investimento è sostanzioso: un piano da 110 milioni per riqualificare 800 edifici di Torino, di cui 323 scuole, entro fine 2029 con un risparmio per la città del 33% rispetto agli attuali consumi elettrici e termici quantificato in almeno 7 milioni considerando i prezzi dell’energia dell’anno scorso che salgono a 14 milioni con i valori attuali. Ma anche di essere più sostenibile grazie al minore impatto ambientale con un intervento che equivale al risparmio delle emissioni annuali di 16 mila automobili. [...] «L'investimento è a totale carico di Iren, Torino non sborserà un euro - sottolinea - in cambio Iren si garantisce un contratto per 27 anni e un rendimento del 5% per gestire il rischio imprenditoriale»”

Interventi che prevedono la realizzazione di cappotti, di sistemi di isolamento termico e di impianti solari termici e fotovoltaci, la sostituzione di centrali termiche con caldaie a condensazione, la messa a norma degli impianti e la fornitura di vettori energetici che riguardano elettricità, gas e teleriscaldamento. E’ evidente la stretta interdipendenza tra i due attori e, dunque, il potere che viene consegnato a una multiutility nella gestione della città, con la chiara garanzia per il mantenimento del monopolio, in barba alle richieste di sganciarsi dall’obbligo del teleriscaldamento da parte dei cittadini. Inoltre, occorre sottolineare il discorso della transizione ecologica pagata a caro prezzo dai cittadini mentre le istituzioni appaltano a enti privati il risparmio energetico, ci si chiede quindi quali sono gli ambiti privilegiati che riceveranno investimenti pubblici, in questo senso è chiara la volontà di Torino di diventare avanguardia dell’industria bellica e asse per gli interessi Nato, così come lo dimostra il fatto che il Pnrr diventi una carta di scambio, sia che venga giocata per ricattare sulla possibilità di mettere in campo determinati progetti o per finanziare greenwashing e propaganda filoatlantista.

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Sempre su La Stampa di legge

“Iren riveste un ruolo sempre più strategico per lo sviluppo economico e sociale dei suoi territori, per la tutela dell’ambiente e l'uso sostenibile delle risorse. L’ambizione di Iren oggi è, infatti, essere il partner di riferimento nel territorio, imporsi come leader nella transizione ecologica ed essere la prima scelta degli stakeholder per i massimi livelli di qualità del servizio offerto” - ha sottolineato Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren”

Stiamo parlando di una partecipata il cui bilancio del 2021 si è chiuso in positivo con ricavi per quasi 5 miliardi, si parla di oltre 300 milioni investiti su Torino. Un patto che risale ad anni addietro, infatti già l’amministrazione Appendino aveva instaurato un rapporto come si evince dalla pagina del Comune di marzo 2021 dove si parla del patto presentato a ottobre 2020 :

“Solo nel torinese entro il 2025 si prevedono oltre 962 milioni di euro di investimenti, di cui 459 afferenti la rete di teleriscaldamento e di cogenerazione con una serie di progetti riguardanti gli impianti alle centrali di Torino Nord e di Moncalieri e l’estensione della rete di teleriscaldamento nella zona Torino Nord e lo sviluppo sempre del teleriscaldamento nell’area di Torino Nord-Est.”

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All’interno di questo scenario si situano altre azioni collaterali ma non scollegate da parte del Comune di Torino, come ad esempio il patto Green Pea Building, una società privata smezzata tra Farinetti, l’inventore di Eataly e Boffa un altro imprenditore, per realizzare le “case del futuro”. Si legge su La Stampa di Torino :

«Green Pea Building rappresenta la posa della prima pietra per la realizzazione degli edifici del futuro. Non costruiamo solo immobili, ma guardiamo anche allo stile di vita: tutti i nostri edifici hanno opere d'arte all'interno. Ora puntiamo alla sostenibilità ambientale e alla rigenerazione urbana. E' un progetto, non un'iniziativa immobiliare» Per il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, si tratta di «una importante iniziativa privata» Farinetti ha anche affrontato il tema della crisi energetica. Sul gas «a costo di stare un po' al freddo dobbiamo liberarci dal ricatto della Russia. Tutti dobbiamo fare la nostra parte»

Anche in questo senso è evidente che la tendenza sia appaltare la gestione del patrimonio pubblico, in particolare di servizi fondamentali come gli edifici scolastici o le case, a una gestione privatistica. Oggi il sindaco Lo Russo si esprime finalmente sulla questione del teleriscaldamento, nonostante sia stato a più riprese incalzato dal Comitato di Cittadini Teleriscaldati che per tutti questi mesi ha portato avanti un’iniziativa volta a informare e a rivendicare la calmierazione delle bollette.

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A seguito delle dichiarazioni di Bergesio, amministratore delegato di Iren che, sull’utilizzo dei dividendi di Iren per erogare più risorse nell’ottica di abbassare le tariffe del teleriscaldamento, ha passato la palla agli azionisti della società, Lo Russo ha risposto rilanciando la palla a Iren, in un gioco in cui è chiaro che a guadagnarci non saranno i cittadini colpiti dagli aumenti.

«I dividendi di Iren non sono di per sé vincolati in alcun modo alla questione energia. Dal punto di vista del bilancio del Comune, parliamo di un’entrata frutto del dividendo di una partecipazione azionaria come ce ne sono altre. Entrata che serve a quadrare i conti nel loro complesso. Invece, come soci di Iren, quello che possiamo fare e che stiamo facendo è dire all’azienda che i soldi del bonus energia, recuperati dai loro bilanci, devono essere usati tutti a beneficio dei cittadini».

Forse davanti a uno scenario in cui 650 mila famiglie vedranno un aumento del 100% in bolletta a partire dall’autunno, elemento che andrà a sommarsi al caro carburante, al carovita che riguarda tutti i generi di prima necessità, dal grano alla razionalizzazione dell’acqua, il sindaco si inizia a chiedere quale strategia adottare.

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Riprendiamo di seguito l'appello di due compagn* attualmente presenti in Siria del Nord-Est sulla ripresa dell'offensiva turca nei confronti della Rivoluzione Confederale.

 

VIDEOAPPELLO DALLA SIRIA DEL NORD-EST PER I DIECI ANNI DELLA RIVOLUZIONE DEL ROJAVA E CONTRO LA GUERRA DELLA TURCHIA

Ciao a tutte, tuttx, tutti.

Attualmente mi trovo nel territorio dell'Amministrazione democratica della Siria del Nord-Est, nella regione del Rojava.

Il 19 luglio ricorre il decennale dell'inizio della rivoluzione confederale, cominciata in Rojava nel 2012. I risultati che questa rivoluzione ha conseguito in questi anni, un esperimento politico ecologista, femminista, democratico e socialista unico al mondo, sono ora seriamente in pericolo per l'intensificazione della guerra e delle aggressioni che questa esperienza ha sempre dovuto fronteggiare da parte dei suoi nemici, primo tra tutti la Turchia di Erdogan.

Gli attacchi non sono mai davvero finiti, così come l'occupazione militare turca di alcune zone, le attività dei gruppi jihadisti, l'embargo o altre forme di sabotaggio e di aggressione diretta alle condizioni materiali di vita della popolazione di questo territorio e una nuova invasione turca è stata annunciata come imminente. L'intenzione è di distruggere completamente questa esperienza ma il movimento democratico è deciso a difendersi e difendere i risultati sociali di questi ultimi anni con valore e determinazione.

I paesi della Nato sono complici e sodali con l'azione della Turchia.

Per questo, nell'ambito dell'attivazione della solidarietà internazionale, io e Gemma Nicola, compagna con la quale mi trovo qui e a cui mi lega il comune impegno nel sostegno internazionale alla rivoluzione confederale e nella diffusione dei suoi valori, rivolgiamo questo appello a organizzarsi e organizzare in occasione dell'anniversario del 19 luglio forme di pressione e di protesta contro i nostri governi complici e contro la guerra della Turchia per rompere il silenzio sui sanguinosi e crudeli attacchi quotidiani che colpiscono il modello più virtuoso di società e di convivenza civile esistente ai nostri giorni.

Diffondete e organizzatevi, lunga vita alla rivoluzione confederale

 

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Come c'era da aspettarsi il clima di unità nazionale imposta via mediatica e parlamentare sta scatenando la guerra interna contro tutte quelle realtà sociali conflittuali che non accettano di allinearsi ai dettami di intensificazione dello sfruttamento e di distruzione dei territori. L'obbiettivo implicito è quello di una sorta di polizia preventiva alla minority report in vista di un autunno in cui i nodi della crisi sociale e della violenta depauperazione delle classi popolari arriveranno al pettine.

E' di questa mattina la notizia che una nuova e gravissima operazione ha portato all'arresto di compagni dei sindacati Si Cobas e USB che seguivano le lotte all'interno del settore della logistica. L'accusa è nuovamente, come nel caso di Askatasuna e del Movimento dei Disoccupati di Napoli, quella di associazione a delinquere. In questo senso erano premonitrici le considerazioni dell'avvocato Claudio Novaro che ha affermato che "A dar retta a tale postulato (quello della procura di Torino ndr), sarebbero sovversive le proteste degli studenti contro la riforma della scuola superiore o universitaria, o dei lavoratori contro le riforme economiche e così via, se nel corso delle manifestazioni si verificassero degli scontri violenti." In sostanza chiunque si organizzi per opporsi alle politiche del governo e dei padroni, o a costruire delle condizioni di vita migliori per le classi lavoratrici è considerato a tutti gli effetti un criminale. Per quanto possa suonare un'ottica ottocentesca è invece intrisa della modernità che vive la società capitalista, come dice Emiliano Brancaccio secondo cui la "tendenza alla centralizzazione dei capitali non crea solo concentrazione del potere economico ma è anche alla base della concentrazione del potere politico che pure abbiamo registrato in questi anni, in termini di esautoramento delle rappresentanze popolari, di “esecutivizzazione” delle decisioni politiche, di ricerca spasmodica di grandi risolutori, di uomini forti a cui affidare i destini collettivi. È un movimento che ha totalmente distrutto le istituzioni novecentesche della socialdemocrazia, e col passare del tempo aggredisce persino le istituzioni liberaldemocratiche e i più elementari diritti politici e civili su cui si basano. Questa tendenza, secondo me, è la ragione principale della crisi democratica dell’occidente capitalistico, e ci aiuta a capire perché ci stiamo progressivamente avvicinando al livello di accentramento dei poteri che è tipico dei sistemi politici orientali. Gli somigliamo più di quanto vorremmo ammettere."

Ciò si rende ancora più evidente se si guarda in controluce la vicenda della logistica negli ultimi tempi, come scrivevamo qui, il settore sta andando incontro ad una ristrutturazione generale in risposta alle lotte dei lavoratori che ha come obbiettivo una maggiore centralizzazione del comparto, tanto che l'aspetto legislativo e quello punitivo vanno insieme, come ricorda il SI Cobas nel proprio comunicato, gli arresti di questa mattina vengono dopo il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell'articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Il comando assume il suo sguardo più poliziesco in un momento in cui lo sciabordio della tempesta in arrivo arriva, in maniera farsesca, già all'interno delle aule parlamentari.

Quanto sta accadendo richiede una riflessione profonda da parte di chiunque consideri il conflitto sociale una forza vitale per le nostre società. La nostra massima solidarietà ai compagni colpiti da queste operazioni. Di seguito riproduciamo i comunicati del SI Cobas e di USB:

 

ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS: UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.

All'alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.

Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti "estorsivi", al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale...

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.

È evidente che ci troviamo di fronte all'offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.

È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell'articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

Come da noi sostenuto in più occasione, l'avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un'offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.

Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva.

Invitiamo sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere.

Seguiranno aggiornamenti.

Le lotte contro lo sfruttamento non si processano.

La vera associazione a delinquere sono stato e padroni.

ALDO, ARAFAT, CARLO E BRUNO: LIBERI SUBITO!

SI cobas nazionale

 

Misure cautelari e perquisizioni contro l’Unione Sindacale di Base e le lotte di classe: USB proclama lo sciopero generale della logistica. Giù le mani da USB!

Da questa mattina all’alba è in corso un’operazione di polizia su input della Procura di Piacenza nei confronti di dirigenti sindacali dell’USB e del Si Cobas della logistica. Con ben 350 pagine di ordinanza si costruisce un vero e proprio “teorema giudiziario” sulla scorta di un elenco interminabile di “fatti criminosi” quali picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee ecc. Numerosi i dirigenti sindacali posti agli arresti domiciliari e le perquisizioni.

La logistica è uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un ganglio determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata, diritti sindacali inesistenti e sistematicamente violati e quindi è lì che le lotte, il conflitto sono più dure e determinate e lì colpisce la repressione.

La USB è nel mirino del Ministero degli Interni e delle Procure di mezz’Italia ormai da troppo tempo, dalle denunce a raffica nei confronti di chi si oppone alla guerra e all’invio di armi, alle condanne per chi manifestava contro l’assassinio del nostro delegato proprio della logistica Abd El Salam durante un picchetto proprio a Piacenza per cui nessuno ha pagato, al “ritrovamento” di una pistola in un bagno della Federazione nazionale USB che si prova ad accollare ad un dirigente sindacale proprio della logistica.

È quindi evidente il tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori.

La USB proclama lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore, lancia un appello a tutte le proprie federazioni perché attivino presidi di protesta in ogni città e sta valutando con i propri legali la controffensiva giudiziaria per smontare questo vero e proprio teorema antisindacale e le ulteriori iniziative di lotta.

Unione Sindacale di Base

 

 

 

 

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