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Articoli filtrati per data: Tuesday, 12 Luglio 2022

Questo 9 di luglio, mentre il governo commemora il Giorno dell’Indipendenza pagando quasi 700 milioni di dollari di interessi ai possessori di buoni di stato, in un’Argentina che soffre una spietata corsa dei cambi valutari e un’inflazione fuori controllo, a migliaia hanno occupato le strade di tutto il paese per opporsi al patto per gli aggiustamenti con il Fondo Monetario Internazionale. Plaza de Mayo è stata l’epicentro di questa giornata, in cui sono state protagoniste organizzazioni sindacali, piquetere e popolari in generale, e il Frente de Izquierda Unidad.

Dopo l’insediamento di Silvina Batakis come ministra dell’Economia, per aumentare le “azioni dolorose” che chiede il FMI, questa mobilitazione ha sostenuto tutti i processi di lotta a difesa del salario, delle pensioni e del lavoro: le imponenti azioni piquetere contro la fame e la disoccupazione, che affrontano l’offensiva giudiziaria del governo nazionale e dei governatori; la lotta del Sutna per migliorie salariali nell’industria dei pneumatici, contro l’intransigenza delle associazioni padronali che stanno intascando profitti straordinari; le autoconvocazioni come quella degli instancabili docenti di La Rioja, contro gli aggiustamenti salariali in numerose province; lo sciopero degli autisti della Linea 60, tra i tanti.

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Anche all’interno del paese ci sono state manifestazioni, che hanno dato un carattere nazionale a questa giornata di lotta che ha prospettato a viva voce la necessità di smettere di pagare l’usurario e fraudolento debito estero, e mettere fine al saccheggio. Hanno dato la solidarietà anche a tutti i popoli latinoamericani che, come recentemente in Ecuador, affrontano gli aggiustamenti fondomonetaristi e la carestia per gli aumenti dei prezzi degli alimenti e dell’energia.

9 luglio 2022

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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La grande sete che sta colpendo tutto il Nord Italia ha rimesso al centro una grande preoccupazione sollevata da sempre dal movimento No Tav: lo sconvolgimento del paesaggio idrico alpino che sarà causato dal raddoppio della Torino-Lione.

Le stime avanzate recentemente dal Comitato acqua pubblica Torino a partire dai dati raccolti (male come vedremo) dai promotori sono estremamente inquietanti. A partire delle “venute d’acqua” effettivamente provocate dal tunnel geognostico, si può stimare che lo spreco d’acqua per la costruzione del tunnel sarà l’equivalente annuo del consumo di una città di 600.000 abitanti.

Quello che manca, purtroppo, è un monitoraggio preciso e imparziale che permetterebbe di rendersi conto di come stanno davvero le cose. TELT è al contempo promotrice dell’opera e incaricata della sorveglianza ambientale ed ha ovviamente tutto vantaggio a eseguire un controllo lacunoso ed opaco. I risultati di questo conflitto di interessi sono stati recentemente segnalati in Francia dal Bureau de Recherches Géologiques et Minières (BRGM), ufficio ministeriale che si occupa di valutare la gestione delle risorse sotterranee e i rischi idrogeologici delle diverse opere pubbliche. Su mandato del Dipartimento della Savoia ha realizzato nell’autunno scorso un’analisi sull’efficacia della sorveglianza ambientale di TELT in campo idrogeologico. Il rapporto non è pubblico ma il giornale d’inchiesta Mediacités se n’è procurato una copia che segnala delle lacune clamorose nei controlli: 75% (!) delle rilevazioni effettuate negli ultimi 25 anni dai promotori del TAV non sarebbero abbastanza affidabili per permettere di valutare adeguatamente gli impatti potenziali dei lavori. Per quanto riguarda le fonti in superficie, TELT non distingue (in Francia come in Italia…) tra i flussi che derivano dalle nappe sotterranee e quelli dovuti alle precipitazioni, il che falsa completamente i risultati. Inoltre invece di fare misure giornaliere, come diligenza richiederebbe, ci si accontenta di misure mensili, troppo irregolari per farsi un’idea utile di quali saranno i danni provocati dai cantieri. Per quanto riguarda i pozzi invece, il BRGM raccomanda di passare ad almeno una rilevazione mensile durante tutto l’anno cosa che non viene garantita al momento da TELT. Il rapporto contiene anche dettagli grotteschi sulle tecniche di monitoraggio, qualificate, con un delicato eufemismo, di “rustiche” dagli esperti del ministero. A quanto pare le rilevazioni vengono effettuate letteralmente “aiutandosi con un secchio e un cronometro”. Un metodo completamente inaffidabile per venute d’acqua con flussi sopra i 10 lt/min come 46 delle 180 “sorvegliate” (le virgolette sono d’obbligo) da TELT.

Il comportamento irresponsabili dei promotori del TAV è stato anche denunciato recentemente dall’associazione fracnese “Vivre et agir en Maurienne” che si è rivolta nel novembre 2021 alla Commissione nazionale di deontologia e di allerte in materia salute pubblica e ambiente (CNDASPE). Si tratta di un organismo creato oltralpe per facilitare l’accesso alle istituzioni dei cittadini che vogliono denunciare pericoli ecologici o sanitari a cui i No Tav francesi hanno riportato il rischio di “danni irreversibili” su 17 fonti d’acqua in 5 diversi comuni della Val Maurienne. Incaricata di giudicare l’attendibilità della denuncia, la CNDASPE ha confermato che la segnalazione è solida e riguarda un rischio concreto per le condizioni di vite degli abitanti. Ha quindi chiesto al ministero dell’ambiente e alla regione Rhones Alpes di portare avanti ulteriori indagini sull’impatto idrico del progetto TAV.

Da notav.info

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Nelle prime ore di questa mattina (ieri ndr), quattro attivisti di Palestine Action hanno iniziato un'occupazione della fabbrica della compagnia di armi Thales nel sud di Glasgow. Gli attivisti hanno scalato la fabbrica salendo sul tetto all'alba e hanno iniziato a causare gravi danni alle strutture del sito, costringendo i lavoratori a evacuare l'edificio. La loro occupazione è in corso, rendendo inutilizzabile il nastro trasportatore di armi di Thales.

Thales è una delle più grandi aziende di armi del mondo, che produce droni militari, veicoli corazzati, sistemi missilistici e altro ancora. Tra gli hardware assortiti legati alla guerra realizzati da Thales, spicca il progetto drone Watchkeeper. Il progetto mira a promuovere la polizia e la sorveglianza delle popolazioni prigioniere appartenenti alle nazioni di Iraq, Palestina e Afghanistan. Gli UAV Watchkeeper sono stati anche testati sulle acque britanniche dalla UK Border Force, monitorando il flusso di rifugiati che cercano di entrare in Gran Bretagna.

Lo sviluppo del drone Watchkeeper è stato fatto in collaborazione tra Thales e l'israeliana Elbit Systems; lo sviluppo ha attinto pesantemente alle conoscenze raccolte dall'uso costante dei droni Hermes 450 di Elbit sui cieli di Gaza.

Gli abitanti di Gaza parlano spesso di come la presenza costante del drone, compreso il suo persistente ronzio, induca ansia e paura e si aggiunga al costante stato di trauma in cui vive Gaza. Storie come queste hanno spinto gli attivisti a garantire che la catena di approvvigionamento militare di Israele in Gran Bretagna sia colpita attraverso l'azione diretta.

A Gaza, un team di artisti palestinesi ha dipinto un murale dedicato a Palestine Action, ringraziando la rete di attivisti per i loro sacrifici e le vittorie contro il commercio di armi britannico-israeliano.

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Palestine Action Scotland è l'ala scozzese di Palestine Action, la rete di azione diretta che ha inferto duri colpi alle operazioni della società di armi di proprietà israeliana Elbit Systems. Iniziando la loro seconda azione, il gruppo ha messo in gioco corpi e libertà al fine di porre fine a un business di espropriazione, occupazione e omicidio sostenuto dallo stato che attraversa il mondo.

Immagine di Neil Terry.

Tradotto da Freedom News

 

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