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Articoli filtrati per data: Thursday, 16 Giugno 2022

I piloti turchi si addestreranno alle prossime guerre in Kurdistan con gli elicotteri “leggeri” di AgustaWestland, società controllata dall’holding Leonardo SpA. Secondo quanto rivelato da Defencenews, il ministero della difesa della Turchia ha scelto gli elicotteri AW119T (versione ammodernata degli AW119M prodotti dal maggior gruppo del comparto militare-industriale italiano) per l’addestramento del personale in forza al Comando delle forze terrestri. Prevista la fornitura di 15 velivoli.

Da antoniomazzeoblogantoniomazzeoblog

 A confermare la commessa una fonte “anonima” del governo di Ankara che però non ha voluto fornire ulteriori informazioni sull’importo di spesa. Gli elicotteri AW119T saranno prodotti negli stabilimenti di Turkish Aerospace Industries (TAI) su licenza di Leonardo/AgustaWestland. Con un raggio operativo poco inferiore ai 1.000 km, gli elicotteri possono raggiungere una velocità di 250 Km/h.

Nel 2007 Leonardo SpA aveva fornito alle forze armate turche il know-how per realizzare gli elicotteri d’attacco T129 “Atak”, velivoli bimotori di oltre 5 tonnellate, molto simili all’A129 “Mangusta” in possesso dell’Esercito italiano. Il memorandum firmato tra AgustaWestland e Turkish Aerospace Industries ha previsto lo sviluppo, l’integrazione, l’assemblaggio degli elicotteri in Turchia, mentre la produzione dei sistemi di acquisizione obiettivi, navigazione, comunicazione, computer e guerra elettronica negli stabilimenti del gruppo italiano di Vergiate (Varese). La consegna del primo T129 alle forze armate di Ankara è avvenuta nell’aprile 2014.

I T129 “Atak” sono stati utilizzati in più occasioni dal regime di Ankara per sferrare sanguinosi e devastanti bombardamenti contro villaggi e postazioni delle milizie kurde nel Kurdistan turco, siriano e irakeno. Il primo impiego in operazioni belliche, secondo quanto denunciato dall’Ufficio stampa delle Forze di difesa del popolo kurdo (HPG), risalirebbe al maggio 2015 nelle province sud-orientali di Sirnak, Hakkari e Van. Fonti giornalistiche indipendenti hanno documentato l’impiego degli elicotteri italo-turchi nel gennaio-febbraio 2018 durante l’offensiva contro i kurdo-siriani del Ypg nell’enclave di Afrin.

Nel giugno del 2020 TAI - Turkish Aerospace Industries ha presentato una versione ancora più micidiale dell’elicottero d’attacco basato sull’AW129 “Mangusta”: con nuovi sistemi avanzati di individuazione e tracciamento dei bersagli e sofisticati di sistemi per la guerra elettronica, il nuovo velivolo è armato con razzi non guidati da 70 mm e missili anti-carro a lungo raggio L-UMTAS.

Leonardo SpA opera in Turchia attraverso una propria sede di rappresentanza ad Ankara. “Quella in Turchia è una presenza commerciale e industriale di lunga data”, spiegano i manager del colosso italiano. “Leonardo è presente in Turchia attraverso programmi in tutti i settori di competenza. In questo specifico scenario, il gruppo è impegnato a mantenere e rafforzare ancora di più questa posizione con una partnership locale capace di rispondere alle domande del mercato nazionale e internazionale”.

Oltre agli elicotteri “leggeri” e d’attacco, Leonardo SpA, attraverso la controllata Telespazio, ha fornito alla Turchia componenti vitali per la realizzazione dell’ambizioso e costoso programma aerospaziale militare “Göktürk-1”, basato su un satellite di osservazione della Terra con un sensore ottico ad alta risoluzione, un centro per l’integrazione satellitare e i test (costruito ad Ankara) e un segmento terrestre responsabile del controllo missione, della gestione in orbita, dell’acquisizione e processamento dati. Il satellite “Göktürk-1” è stato lanciato in orbita il 5 dicembre 2016 dallo spazioporto europeo di Kourou, in Guyana francese, con un lanciatore italiano VEGA, sotto il controllo del Centro Spaziale del Fucino di Telespazio.

Leonardo ha fornito alle autorità turche pure il sistema di gestione del traffico marittimo VTMS (Vessel Traffic Management System), installato nelle postazioni della Marina di Izmit, Mersin ed Izmir e con un centro di comando e controllo nella capitale. Altra rilevante commessa in ambito militare si è rivelata la fornitura alla Marina della Turchia di 6 pattugliatori marittimi ATR-72/600 (“Meltem III”), dotati di sofisticate apparecchiature per la guerra anti-sottomarini e contro le unità navali di superficie. I velivoli sono stati prodotti in parte in Italia negli stabilimenti di Napoli Capodichino e ad Akinci dalle industrie TAI.

L’holding italiana ha fornito alle autorità turche pure un nuovo sistema di controllo del traffico aereo denominato “SMART” (Systematic Modernisation of ATM Resources Turkey) con centro di controllo ad Ankara e stazione backup ad Istanbul, che supporta le operazioni di una ventina di stazioni remote ad Istanbul, Izmir, Antalya, Ercan, Dalaman e Bodrum.

All’Aeronautica militare turca sono stati consegnati i radar tridimensionali RAT-31D nell’ambito di un programma di ammodernamento del sistema di telerilevamento NATO, mentre alle forze navali sono stati forniti i radar di precisione SPN720.

“A riprova della consolidata e significativa relazione con la Marina Militare e la Guardia Costiera della Turchia l’uso da oltre trent’anni di cannoni da medio e piccolo calibro”, aggiunge Leonardo SpA. “Attualmente 30 cannoni navali 76/62 Compact e 35 40/70 sono in servizio con questi due clienti e 6 cannoni navali da 30mm MFCS stanno equipaggiando i cacciamine della Marina militare”.

Articolo pubblicato in Africa ExPress il 10 giugno 2022, https://www.africa-express.info/2022/06/10/commissionati-dalla-turchia-15-elicotteri-leggeri-alla-leonardo-serviranno-ad-annientare-i-ribelli-curdi-in-siria/

 

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Un vero e proprio sistema di caporalato che si va ad aggiungere alle “condizioni di precarietà e sfruttamento prodotte dal sistema di cooperative, appalti e subappalti”. E’ quanto avviene nei magazzini Kamila di Parma, parte della filiera dell’Alleanza Coop 3.0, denuncia oggi l’Adl Cobas Emilia-Romagna. Per un simile lavoro, hanno spiegato alcuni lavoratori dello stabilimento tramite il sindacato di base, alle persone vengono chiesti centinaia di euro per essere assunti (in una delle cooperative del consorzio SAFRA), per vedersi assicurato il rinnovo contrattuale e per sperare in una stabilizzazione che non arriva quasi mai.

Il racconto di Stefano, sindacalista di Adl Cobas Emilia-Romagna Ascolta o scarica

 

 

Ancora dal mondo della logistica, ma andiamo a Piacenza dove il Sicobas denunciano un grave infortunio sul lavoro alla Geodis di Castel San Giovanni. Un lavoratore addetto al magazzino ha rischiato di morire. È stato colpito di striscio da un frigorifero caduto da un’altezza di 8 metri. “Da qualche mese – spiega il sindacato – il S.I.Cobas è in sciopero contro Logidea srl, che lavora in appalto in Geodis. Giusto ieri vi era stato uno sciopero duro davanti al magazzino. Fra ciò che denunciamo, oltre a intimidazioni verso i lavoratori sindacalizzati, anche l’assenza di condizioni di sicurezza, del tutto evidenti. Oggi questo, un morto schivato per miracolo”.

Il racconto di Carlo Pallavicini, responsabile del SiCobas Piacenza Ascolta o scarica

Abbiamo sentito ancora Carlo Pallavicini nella giornata di mercoledi 15 giugno quando in Prefettura è previsto un incontro su questi temi ottenuto dopo lo sciopero di lunedi. Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

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Oggi i quotidiani dedicano ampio spazio all’emergenza siccità che si sta abbattendo su tutta Italia. I dati presentati dall’ARPA Piemonte non lasciano spazio a troppe interpretazioni sulla crisi idrica che attraversa la regione: negli ultimi mesi c’è stato un deficit medio di precipitazione del 55%, il mese di maggio segna + 2.2 gradi rispetto alla norma e le previsioni per giugno sono di clima “secco e caldo”.

Da notav.info

Il presidente di SMAT ha dichiarato a la Stampa che “siamo in una fase di elevata siccità che non ha riscontri nei dati degli ultimi cinquant’anni” mentre in alcuni paesi della cintura torinese, come Piossasco, sono comparse le autobotti per riempire i pozzi ormai vuoti. Mentre il “cambiamento climatico”, dopo aver devastato Africa, India e Sudamerica, fa la sua drammatica apparizione anche alle nostre latitudini, in Val di Susa assistiamo al proseguimento del progetto ecocida di raddoppio di una linea AV tra Torino e Lione che provocherà la fuoriuscita dalla falde montane di un quantità d’acqua equivalente al fabbisogno annuo di 600.000 persone. Il calcolo è stato fatto nel febbraio scorso dal Comitato acqua pubblica di Torino e dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua a partire dai dati forniti dalla stessa azienda promotrice del TAV. Il cunicolo geognostico scavato a La Maddalena di Chiomonte ha provocato, secondo TELT, 245 perdite idriche significative ancora attive alla fine dei lavori nel febbraio 2017 (lasciando quindi da parte le 78 perdite che si erano già esaurite nei 4 anni di scavi). Queste “venute d’acqua” hanno una portata complessiva di 102,6 litri al secondo pari a 3,2 milioni di metri cubi annui. Facendo una stima ampiamente per difetto quindi, per il solo scavo del tunnel esplorativo abbiamo assistito allo spreco di ciò che consuma il 40% dei valsusini in un anno. A partire da questo dato si può fare una proiezione su cosa implicherà lo scavo del tunnel TAV, che non è un cunicolo esplorativo di 7 km ma il più longo tunnel dell’arco alpino, a doppia canna e lungo 57 km. Sempre rimanendo su una stima molto prudente, lo scavo implicherà la perdita secca dell’equivalente di consumo d’acqua annuo di 600.000 persone. Si tratta, in più, di acqua pregiata, proveniente da falde profonde, classificata ad uso idropotabile, depurata in maniera naturale dal lungo processo di “filtraggio” che subisce penetrando nelle rocce alpine. Cosa aspettiamo a fermare questo delirio? Che finiscano le lacrime di coccodrillo dei giornali che con una mano promuovono la “transizione ecologica” mentre con l’altra spingono progetti come il TAV?

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