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Articoli filtrati per data: Wednesday, 15 Giugno 2022

La siccità in pianura padana non è mai stata così pesante “da 70 anni ad oggi”. La crisi idrica del Po è colpa di una combinazione di “indicatori idro-meteo-climatici tutti con il segno meno”, fra temperature decisamente più alte della norma e precipitazioni quasi assenti. Lo afferma l’Autorità di bacino distrettuale fiume Po nell’ultimo bollettino dove dipinge un quadro sempre più allarmante.

La situazione continua a peggiorare su tutta la regione e non c’è nemmeno un indicatore che permetta di coltivare un po’ di ottimismo. “La neve sulle Alpi è totalmente esaurita in Piemonte e Lombardia”, nota il bollettino. Se questo ha aiutato a rimpinguare le portate di Po e affluenti a maggio, adesso è esaurito il grande serbatoio che di solito fa da cuscinetto nei mesi estivi. Tutte le stazioni di misura di Po, ad eccezione di Piacenza, sono in condizione di severa siccità, con portate ampiamente al di sotto delle medie di periodo.

“I laghi, a partire dal Lago Maggiore, sono ai minimi storici del periodo (eccetto il Garda)”, continua l’Autorità, mentre le temperature sono circa 2°C sopra la media del periodo. Ma anche la produzione di energie elettrica che “è in stallo” e le colture, che nonostante l’avvio tardivo di 15 giorni della pratica dell’irrigazione (esempio in Lombardia), “sono tutt’ora in sofferenza”. Infine “si accentua, con inevitabili danni ambientali a biodiversità e habitat, la risalita del cuneo salino a oltre 10 km dalla Costa Adriatica e con un utilizzo all’80% a 15 km dal mare”.

La crisi idrica del Po ha portato a un “progressivo deficit di risorsa disponibile per tutti gli usi”. Agricoli, industriali, ma anche civili. Tanto che Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che distribuiscono l’acqua potabile, ha chiesto a 100 comuni piemontesi e ad altri 25 del bergamasco di sospendere l’erogazione durante la notte per ripristinare i livelli dei serbatoi.

Un quadro che “non regala facili ottimismi per i prossimi mesi”, ovvero un periodo in cui “si prospetta una scarsità persistente della risorsa e una mancanza di precipitazioni corredata da alte temperature”. Il grado di severità della siccità in tutta la pianura padana è catalogato come grave o estremamente grave. Le condizioni sono critiche soprattutto in Pianura Padana ma anche a cavallo di Toscana, Umbria e Lazio, e il meteo ci dice che nelle prossime due settimane non ci saranno precipitazioni.

L’ultima riunione dell’Autorità è servita anche per mettere insieme delle misure straordinarie da far scattare se gli indicatori della crisi idrica del Po – com’è probabile – peggioreranno ancora. Il comparto idroelettrico, pur se in sofferenza, ha dato la disponibilità a rilasciare quantità maggiori di acqua a vantaggio dell’agricoltura “in caso di manifesta necessità produttiva”. Idem i grandi laghi, che hanno confermato di poter scendere sotto i livelli minimi di invaso per garantire continuità ai corsi d’acqua a valle (sia per l’irrigazione che per la protezione degli habitat).

Le considerazioni di Gianluca Bordiga presidente del Tavolo delle associazioni che amano il fiume Chiese e il suo lago d’Idro e di Girardi Battista Sindaco di Tremosini, Comune rimasto senza acqua nella giornata di domenica scorsa e dove l’acqua sara’ razionata fino al prossimo 15 settembre Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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I nuovi assetti geopolitici, manifestatisi con forza utilizzando il conflitto ucraino, hanno di fatto sepolto le seppur timide e controverse politiche verdi dell’Unione Europea ribadendo che per la fase conflittuale, è riabilitato il carbone al posto del gas, posticipando a tempi migliori la progettazione di impianti rinnovabili e ritornando, in agricoltura, al corso pre-crisi. Sembrano passati mille anni dalla strategia “Dal produttore al consumatore” che avrebbe consentito, secondo le istituzioni europee, di passare a un sistema alimentare basato sulla sostenibilità, a salvaguardia della sicurezza alimentare e riducendo l’impronta ambientale e climatica: La strategia stabilisce obiettivi concreti per trasformare il sistema alimentare dell’UE, che comprendono ridurre del 50% l’uso di pesticidi e dei rischi correlati, di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti, del 50% le vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura e infine raggiungere l’obiettivo di destinare il 25% dei terreni agricoli all’agricoltura biologica. Propone inoltre misure ambiziose per garantire che l’opzione più sana sia anche quella più facile per i cittadini dell’UE, anche grazie a una migliore etichettatura che risponde più adeguatamente alle esigenze dei consumatori circa le informazioni in materia di alimenti sani e sostenibili (link al comunicato stampa della Commissione europea).

Da Malanova.info

Sotto la scusante della guerra nel cortile d’Europa, si è deciso di premere il pulsante ‘pause’ al programma Farm to Fork, implementando deroghe che consentano agli agricoltori di piantare colture in aree di interesse ecologico o utilizzare copiosamente i nitrati, per far fronte all’innalzamento dei prezzi dei fertilizzanti, che erano stati banditi nei programmi ‘verdi’ per tutelare la salute delle acque.

“Il settore agricolo francese punterà all’’indipendenza agricola’, dando la priorità alla produttività rispetto agli obiettivi dell’agricoltura sostenibile nel Green Deal dell’UE per far fronte all’Europa del dopoguerra in Ucraina”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista del marzo scorso.

Come nel caso del sistema energetico che avrebbe bisogno, per una maggiore sostenibilità ambientale ed economica, di organizzarsi dal basso verso l’alto con tanti piccoli impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili, puntuali e regionalizzati, come nel campo dei rifiuti dove occorrerebbe prevedere piccoli impianti diffusi, ingegnerizzati per smaltire l’afflusso dei residui produttivi e alimentari locali, anche nel commercio agricolo servirebbe una rideterminazione dei mercati verso una strategia a “km zero” che non rimanga uno slogan ma un’efficace alternativa. Tutto ciò è ben descritto nei testi ufficiali dell’UE e completamente ignorati dall’economia reale.

Nel testo della strategia Dal produttore al consumatore del 2020 si affermava che la Commissione si porrà l’obiettivo “di rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari regionali e locali, allo scopo di creare filiere più corte, sosterrà la riduzione della dipendenza dai trasporti a lunga distanza (nel 2017 circa 1,3 miliardi di tonnellate di prodotti primari dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca sono stati trasportati su strada)”.

Nel medesimo testo l’Unione si preoccupa paternalisticamente della nostra salute affermando che gli “attuali modelli di consumo alimentare sono insostenibili sia dal punto di vista della salute sia dal punto di vista ambientale. Nell’UE l’assunzione media di energia e il consumo medio di carni rosse, zuccheri, sale e grassi continuano ad eccedere i livelli raccomandati, mentre il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, legumi e frutta secca è insufficiente. È fondamentale invertire la tendenza all’aumento dei tassi di sovrappeso e obesità nell’UE entro il 2030”. Il tutto ritorna alla responsabilità del singolo individuo e ai suoi modelli dietistici ma nulla si dice degli autori e fautori di tali modelli di consumo. Gli scaffali riempiti di cibi economici ma cancerogeni, i fast food alla moda che sfornano legalmente leccornie a basso prezzo e ad alto potenziale di malattie cardiovascolari, le norme sulla trasformazione agricola con parametri che contemplano soglie di tolleranza – mai provate in laboratorio specialmente nelle loro interazioni e accumulazioni nell’organismo – che consentono il commercio di veri e propri veleni, sono tutte realtà permesse dal sistema europeo e perfettamente legali.   

Non posso più mangiare la soppressata calabrese fatta dal contadino così come si è fatta per centinaia di anni (il km zero reale…) ma posso mangiare la soppressata fatta dal grande salumificio industriale che deve per legge utilizzare coloranti e conservanti. Non pongo freni al ribasso dei prezzi in agricoltura che obbligano gli agricoltori a far uso di manodopera sottopagata e quantità immani di pesticidi e fertilizzanti al fine di non rischiare annate avverse, attacchi parassitari, ecc. In pandemia blocco immediatamente i mercati contadini all’aperto e di prossimità mentre lascio aperti gli ipermercati al chiuso. Se vi ammalate è colpa vostra, l’UE si preoccupa per voi e vi avverte. Ma quante persone leggeranno la strategia Farm to Fork e quanti cittadini continueranno a fidarsi delle immondizie completamente legali che affollano le corsie dei supermercati con tanto di bollini dop, igt, doc, bio, ecc.?

Una cosa è quello che ci consiglia la ricerca scientifica e che spesso trova posto nei documenti istituzionali, altro è ciò che comanda la realpolitik e il sistema di produzione capitalistico. 

Immediata infatti l’avversione delle lobby ai principi verdi dell’Unione. In uno studio finanziato dalla lobby dei pesticidi CropLife, pubblicato ad ottobre 2021, i ricercatori dell’Università di Wageningen nei Paesi Bassi hanno scoperto che la combinazione di molti degli obiettivi Farm to Fork potrebbe ridurre la produzione alimentare fino al 30% per alcune colture. Immediata la ‘controffensiva’ dei ‘verdi’ che hanno lanciato la loro controcampagna di pressione sulle caselle di posta degli eurodeputati. Gruppi come Slow Food, Humane Society International, Compassion in World Farming e la lobby dei piccoli agricoltori di Via Campesina hanno lanciato missive ai legislatori esortandoli a sostenere una transizione all’agricoltura verde.

Abbiamo già visto sopra com’è finita la partita! Prendendo al balzo l’occasione della guerra ucraina, l’Unione Europea ha deciso di mettere in pausa la strategia agricola verde, ovviamente, dichiarando di lasciare inalterati gli obiettivi in essa contenuti. Cioè, non faremo nulla, non investiremo niente, ma speriamo di raggiungere ugualmente gli obiettivi prefissati, una volta finita la guerra. La stessa storia la sentimmo durante la fase pandemica in più ambiti. Ad esempio in quello sanitario. La pandemia ci ha insegnato questo e quello e quindi nulla sarà come prima. Tanti saranno gli investimenti nella sanità per prevenire e non permettere più una preparazione sanitaria come quella del 2020. Diminuita la pressione virale, scoppiata la guerra, oggi quelle risorse riservate alla sanità sono state spostate per l’acquisto di strumentazione bellica, per aiutare la resistenza ucraina. Non solo non sono aumentati gli investimenti ma, sotto il governo dell’euroburocrate Draghi, sono addirittura diminuiti per ragioni di sicurezza europea (leggi NATO).

SINTESI. La ricerca applicata ai documenti della Commissione Europea andrebbe verso un decentramento produttivo: aziende locali che producono per il territorio di riferimento prodotti biologici. Filiera corta, riduzione dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici, aumento dell’agricoltura naturale e della biodiversità, diminuzione dei pascoli. La politica economica reale sospinta dalle lobby dei produttori agricoli industriali mette in pausa il programma verde per continuare a implementare la produttività a scapito dell’ambiente visto le necessità di guerra: filiera lunga, aumento di pesticidi e fertilizzanti magari con l’aumento dei parametri per utilizzare sui suoli agricoli i fanghi di depurazione, utilizzo di ulteriori terre anche vincolate ecologicamente, sostegno all’allevamento per la produzione autarchica di carni.

Le lobby capitalistiche hanno ragioni che i cuori contadini non possono capire ma che le menti burocratico-politiche ben intendono!

La redazione di Malanova

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Da mesi sentiamo governanti e politici riempirsi la bocca di riforme e progetti per rallentare il cambiamento climatico, gli stessi politici che con scelte scellerate e al servizio delle multinazionali e delle lobby del cemento devastano territori incontaminati, cancellano aree verdi e boschive, calpestano tutto ciò che intralcia i loro progetti di sfruttamento al solo fine di riempire le tasche dei soliti noti.

Da Comitato Atomi Impazziti

NO AL DEPOSITO UNICO NUCLEARE, NE’ QUI NE’ ALTROVE

In questo disegno rientra il deposito nazionale nucleare che ovunque verrà costruito ruberà 150 ettari di terreno. Nel caso di mazzé si tratta di un'area fatta di terreni coltivati e cascine centenarie. Il deposito ospiterà scorie di tutti i tipi e rappresenta un pericolo per la salute della popolazione, un enorme disagio per chi abita nei ditorni, un fattore di inquinamento ambientale ed un’opera inutile poiché sarà comunque una soluzione provvisoria in attesa del deposito europeo. Il deposito porterà con sè la militarizzazione del territorio ed in tempi di guerra non bisogna dimenticarsi che questo tipo di opere possono diventare obbiettivi militari. In un territorio come il nostro già pesantemente infrastrutturato non possiamo accettare questo ulteriore sacrificio.

LORO DEVASTANO, NOI PAGHIAMO

Costruire un deposito nucleare nazionale vuole dire devastazione inquinamento e militarizzazione di aree vastissime ma i signori del tondino e del cemento non si fermano qui perché la devastazione continua dalla Valsusa (TAV) al chierese dove è prevista la costruzione della tangenziale est, dal cantiere per lo smistamento e lavorazione dello smarino a Torrazza ai vari progetti di impianti di biogas che ciclicamente vengono proposti qua e là. Questi signori sono coloro che si ergono a paladini della green economy. Stanno lavorando per parcellizzare le lotte ma la lotta contro le devastazioni va affrontata in maniera unitaria mettendo in discussione il loro modello di sviluppo che vuole la divisione tra i cittadini localizzando le lotte.

UNIAMOCI CONTRO CHI SPECULA

E’ ora di un confronto più aperto cercando di unificare lotte e forze per questo invitamo tutti il 25 giugno dalle ore 10 alla Cascina Sesia in frazione Mandria di Chivasso per un momento di confronto.

Invitiamo tutti a partecipare al pranzo condiviso portando ognuno qualche cibaria o bevanda, nel pomeriggio passeggiate sui terreni a rischio esproprio e chiaccerata sulle prospettive di un lavoro comune.

Qui l'evento facebook dell'inziativa

 

 

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