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Articoli filtrati per data: Monday, 13 Giugno 2022

Contestualmente alla guerra in corso in Ucraina, la Turchia di Erdogan lavora per ritagliarsi un ruolo da protagonista della diplomazia. Manovre di soft power volte al ripulire l’immagine e, nel frattempo, ricattare quei paesi accusati di essere “culla” del PKK, colpevoli di dare rifugio a persone curde costrette a scappare.

Delle manovre di Erdogan, della situazione politica del paese turco e dei fronti di lotta della resistenza curda, abbiamo parlato con la giornalista Chiara Cruciati.

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Da Radio Blackout

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Da inizio maggio sono sceso di un piano, dal terzo, il peggiore, quello dei nuovi giunti del blocco b, al secondo piano, nella quinta sezione, dove vige la “sorveglianza dinamica”: oltre l’aria del mattino e del primo pomeriggio, dalle 7.30 del mattino alle 8 di sera si può circolare nel corridoio, a parte una mezz’ora, tra le 14.45 e le 15.15 per la “conta” che si viene chiusi in cella.

Nel frattempo, un sabato mattina, il 5 maggio, giorno del mio compleanno, sono stato sottoposto a un “processo disciplinare” all’Ufficio Comando: presenti la direttrice, l’educatore, lo psicologo. Il motivo riguardava non i “mancati rientri” per le proteste che avevo fatto per motivi sanitari e per il frigo in nona sezione, bensì per aver rifiutato in cella un detenuto che era accusato di stalking alla compagna.

Rientrava in una categoria di detenuti con cui non voglio dividere la cella. Nei casi più gravi solitamente vengono messi in sezioni apposite, definite per gli “incolumi” o “protetti”, nei casi più lievi reclusi con i nuovi giunti, perchè nelle sezioni “normali” le violenze contro le donne per fortuna non sono ben viste dai detenuti. Ai nuovi giunti questi soggetti sono diversi “inquinano” il corpo detenuto, sono autocentrati su se stessi, piagnucolano, fanno finta di essere pentiti. Il processino si è concluso con la sentenza: 10 giorni di sostpensione dalle attività sportive (boh...) mentre le altre proteste sono state ritenute legittime (mah...).

Il carcere cerca di controllare, regolarizzare ogni aspetto della vita quotidiana. Un prigioniero non rassegnato alla sua condizione di recluso non deve fare riflessioni fumose o ideologiche ma deve dare il suo piccolo contributo a cambiare la situazione, senza nessuna subalternità compiacente con guardie, educatori e psicologi vari.

Il frigorifero che è stato donato dalle Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso è stato molto apprezzato dalla nona sezione, la voce è circolata ed era iniziata in alcune sezioni, la prima, la seconda, la quinta, una petizione per fare entrare 3 frigo da affiancare ai freezer già presenti a spese dei detenuti (10 euro a testa). Appena saputa la notizia la direzione si è affrettata, a proprie spese, a far giungere in tutte le sezioni del blocco B un ulteriore freezer.

All’aria vado in un cortile con la prima, la seconda, la quinta e la sesta sezione. Ogni sezione ha mediamente 40 detenuti, quindi siamo un buon numero di prigionieri che frequentano il cortile dell’aria. Chiaccherando con alcuni di loro abbiamo trovato alcuni temi su cui riflettere (strutturali, igienici, ambientali e sanitari), e sui cui ritorneremo nelle prossime lettere.

La Corte Europea Dei Diritti Dell’Uomo ha stabilito che lo standard minimo rispetto allo spazio riconosciuto a ogni detenutoi si  di mq 3. Al Lorusso e Cotugno quella che viene chiamata, con un discreto umorismo dai burocrati del ministero “camera del pernottamento”, naturalmente una cella vera e propria, misura mq 8,2 compreso il bagno. Sono presenti un letto a castello che occupa mq 1,76, un tavolo fisso a muro mq 0,43, due armadi che occupano una superficie di mq 0,39 e due sgabelli mq 0,27: la superficie netta utile risulta mq 2,81. Il bagno attiguo senza sanitari è di mq 2,67. Cella e bagno entrambi inferiori a mq 3. Scontato che questa metratura limitante e umiliante, vale per celle occupate da due detenuti.

Nell’ultimo periodo in alcune celle è stato sostituito il tavolo fisso a muro con un tavolino movibile per permettereuna migliore agibilità (alcuni pensano sia una furbizia per aumentare lo spazio vitale).

Cambiamo argomento. Durante le udienze del riesame fatte in tribunale dalla procura per l’associazione sovversiva, ho colto un interesse “malsano” dei PM per le interviste del 2001 a Guido sull’operaismo, per il video del 2012 su Soggettività/Militanza/Conflitto/Notav, o il video fatto in occasione del ventennale di Genova del 2001. Spero che come ricaduta per questo interesse malsano siano aumantate le visualizzazioni e i follower. Pure l’attenzione “morbosa” con cui vengono piazzate decine di microspie ambientali nelle nostre case e auto, le intercettazioni telefoniche a iosa sono irritanti, ma questo è il modus operandi di digos e pm. Invece è una novità che nel gennaio 2020, durante una precedente detenzione al blocco c, sia stata piazzata nella cella che dividevo con Mattia una microspia per origliare cosa dicevamo...fastidiosa come una puntura di zanzara.

Emiliano, Francesco e Jacopo, gli studenti arrestati, sono stati portati in carcere e al loro arrivo hanno avuto un’ulteriore sfortuna. Essendo Emiliano positivo all’ omicron è stato posto in un blocco lontano, Francesco e Jacopo collocati in nona sezione, in isolamento col blindo chiuso tutto il giorno e nessuna aria in cortile. Hanno dovuto patire il doppio. Abbiamo fatto il possibile per alleviare le loro “pene”, solo dopo dieci giorni, con il tampone negativo, sono potuti venire all’aria nel cortile della nona sezione. Dalla finestra del secondo piano sono riuscito a parlargli, si sono ambientati velocemente e giocavano a pallone. Adesso sono stati trasferiti alla dodicesima sezione, che è l’anticamera per scendere al piano di sotto, in regime dinamico, con maggiori aperture. Sono in contatto per vie traverse ma non riesco a parlargli.

I detenuti della quinta sezione ringraziano “Aria” per aver esaudito le loro richieste musicali.

Ringrazio La Cassa Antirepressiva delle Alpi Occidentali per il kit del nuovo giunto, Radio Onda Rossa per le S-Carceranda 2022, e tutti coloro, compagne e compagni che mi hanno inviato lettere e cartoline.

Un abbraccio solidale e resistente. A presto, Giorgio

Torino 20 maggio 2022

 

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Riprendiamo dalla pagina facebook di EsseNon la riflessione sull'annuncio che è stata trovata una soluzione per evitare che il centro culturale Comala chiudesse a causa della costruzione della nuova Esselunga. La lotta però è ancora lunga...

In questi giorni la notizia riportata dai giornali cittadini è che gli spazi di Comala non subiranno modifiche e l'aula studio all'aperto più grande della città non verrà toccata. La strada di accesso ai camion che doveva passarci sopra è stata, infatti, spostata metri più in là, in base all'accordo raggiunto tra Comune ed Esselunga. Questo è un risultato molto importante per il percorso del comitato EsseNon e una bella notizia per Comala e per le centinaia di persone che la frequentano quotidianamente. Si tratta, infatti, della prima vittoria del movimento.

Sentiamo, tuttavia, la necessità di fare chiarezza su alcuni punti e di ripercorrere il percorso intrapreso da EsseNon in questi mesi.

EsseNon è un comitato nato a novembre scorso dall'attivazione di giovani, studenti e abitanti del quartiere che, di fronte all'ennesima svendita di un'area pubblica per la costruzione di supermercato, hanno deciso di mobilitarsi contro il progetto di trasformazione dell'area ex Westinghouse. Progetto che prevede la costruzione di un centro congressi in un'area industriale e la costruzione un grande supermercato Esselunga su un prato, e che avrebbe, inoltre, messo in pericolo gli spazi di Comala, uno dei pochi luoghi di socialità della zona.

Siamo partitƏ dalla difesa di Comala, minacciata dalla costruzione di una strada per i tir del per il supermercato, per poi mettere in discussione e contestare il progetto nel suo insieme. Abbiamo organizzato assemblee a cui hanno partecipato tantissime persone, abbiamo attraversato le strade e i mercati del quartiere per parlare e confrontarci con i residenti, stanchi di vedere sorgere sempre nuovi supermercati, abbiamo organizzato una passeggiata, violentemente repressa dalla polizia, abbiamo pedalato in centinaia per le strade del quartiere urlando che Esselunga qua non lo vuole nessun, abbiamo fatto vivere il parco con una festa di Carnevale, siamo andatƏ in università per discutere di trasformazioni urbane.

Grazie a questa attivazione dal basso, si è riusciti a raggiungere il primo obiettivo della mobilitazione, che aveva spinto tantissime persone a partecipare a un'assemblea pubblica una sera di novembre: far rivedere il progetto a Comune ed Esselunga, salvando gli spazi di Comala.

Tuttavia, la cementificazione del parco per costruire il centro commerciale non è stata messa in discussione in nessun modo. Infatti, l'altro punto su cui è necessario fare chiarezza è che il progetto nella sua interezza non è stato eliminato. Rimane in piedi la costruzione di un grande centro commerciale Esselunga (e di un centro congressi) che sorgerà nel Giardino Artiglieri della Montagna. Questo Giardino, con i suoi con i suoi alberi decennali ad alto fusto, è di grande rilevanza ambientale, in quanto rappresenta l'unica zona di verde in piena terra della Circoscrizione 3, dove la concentrazione di verde pubblico per abitante è la più bassa di tutta Torino. Esselunga andrà a distruggere completamente questo bene ambientale, che sorge in un quartiere che ne ha estremamente bisogno. Riteniamo che questo progetto sia inutile, nocivo per l'ambiente, dannoso per il commercio di prossimità e sicuramente non pensato per le persone che vivono il quartiere e la città.

Non accettiamo che le istituzioni sbandierino questo risultato come loro "vittoria", non riconoscendo minimamente l'esistenza di un comitato, che dal basso, con il confronto e la lotta, si è messo a difesa di Comala e del parco che verrà cementificato. Troviamo pessime e fuori luogo le uscite di forze politiche locali che, pur definendosi ecologiste, rivendicano di aver salvato Comala, ma senza dare alcun valore alla mobilitazione degli ultimi mesi e ignorando la più grande criticità del progetto: la cementificazione di un prato.

La riqualificazione di quest'area è in linea con un'idea di città in cui regna la grande distribuzione, spariscono le aree verdi e non si investe nei servizi pubblici. Riteniamo che sia necessario opporsi a questo modello e seguire altri criteri, che tengano in conto i bisogni di cittadinƏ e residenti, mettano un freno al consumo di suolo e alla proliferazione della grande distribuzione.

Inoltre, da quanto emerso dalla cronaca cittadina, il progetto è legato a precise strategie politiche di (s)vendita delle aree pubbliche, tramite aste attualmente sottoposte al vaglio penale per la loro presunta illegittimità. È noto, infatti, che stia per iniziare un processo per turbativa d'asta nell'ambito dell'assegnazione dell'area di cui si discute.

Sta a noi confrontarci e mobilitarci per smascherare le fumose politiche speculative messe in atto dalle istituzioni che fanno solo gli interessi di grandi aziende. La nostra lotta collettiva va avanti, Esselunga non lo vogliamo e ci opporemo alla sua costruzione con le nostre idee, il nostro entusiasmo e prendendoci cura del Giardino Artiglieri da Montagna, dimenticato e abbandonato dall'amministrazione cittadina.

Invitiamo quindi tuttƏ a raggiungerci il 17 giugno per una giornata di Sport contro il cemento

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Giovedì 9 Giugno si è tenuta un’assemblea pubblica in Piazza dei cavalieri chiamata dal “Gruppo di lavoro sulle esternalizzazioni in università”, un gruppo che riunisce studentз e lavoratorз della Scuola Normale Superiore e Sant’Anna.
Il gruppo si è formato negli ultimi mesi, a seguito dello stato di agitazione promosso dallз lavoratorз esternalizzatз della mensa della Scuola Normale, che hanno messo in luce la complessiva condizione di sfruttamento di centinaia di lavoratorз presente nelle due istituzioni, gravata anche dai recenti cambi d’appalto che hanno visto ditte e cooperative, nuove e non, peggiorare le condizioni lavorative.

Da Riscatto

A febbraio anche lз studentз hanno iniziato a occuparsi del problema, cominciando ad analizzare le responsabilità delle rispettive Scuole e a formulare delle proposte: “compriamo servizi, non persone” era stata la risposta della Scuola Normale allo stato di agitazione e alle rivendicazioni dellз lavoratorз. Dopo lo sciopero dell’8 marzo e un altro presidio organizzato insieme da studentз e lavoratorз in sciopero, che hanno bloccato il servizio della mensa per l’intera giornata, è iniziato un percorso di cooperazione fra studentз e lavoratorз che ha portato il gruppo ad organizzarsi su più piani, elaborando un questionario d’inchiesta con lз lavoratorз e delle rivendicazioni da portare all’interno degli organi della Scuola.

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Nello specifico, le due rivendicazioni individuate e portate avanti esprimevano la necessità di far partecipare una rappresentanza di lavoratorз esternalizzatз in alcuni organi della Scuola Normale e di elaborare un protocollo d’intesa tra la Scuola e le organizzazioni sindacali che metta dei paletti nel momento del cambio d’appalto, garantendo al personale esternalizzato alcune tutele sui nuovi contratti. Studentз e lavoratorз hanno fatto appello all’assunzione di responsabilità da parte della Scuola proprio a partire da queste rivendicazioni, combattendo l’atteggiamento di indifferenza fino a quel momento tenuto da amministrazione e direzione; atteggiamento persistente, per il quale le proposte menzionate, portate dentro il Senato Accademico della Normale, hanno ricevuto un rifiuto integrale, segnalando la totale assenza di apertura dell’istituzione al dialogo e al miglioramento parziale delle condizioni di vita delle lavoratorз esternalizzatз che ne fanno parte.

L’elaborazione e la diffusione del questionario, scritto insieme a Non una di meno – Pisa, e l’esigenza di far sentire la propria voce, hanno così portato allievз e lavoratorз a organizzare la piazza di giovedì 9 Giugno.
Nei cartelli e negli interventi il Gruppo ha restituito i risultati dell’inchiesta condotta e i vissuti delle lavoratorз, evidenziando le condizioni di sfruttamento e le responsabilità non solo delle ditte, ma soprattutto delle Scuole. Comune a tuttз è una scansione del tempo di vita lavorativa (e soprattutto non lavorativa) dettato da part-time spezzati e involontari, che costringono e organizzarsi routine sempre diverse che rendono impossibile pianificarsi la vita e comportano un continuo stress e carico mentale; per raggiungere un salario decente, con questi contratti, lз lavoratorз sono costrettз a supplementari e straordinari, che aumentano la situazione di precarietà, incertezza e ricattabilità. Le ore supplementari, infatti, sono attribuite in modo arbitrario dal datore di lavoro, secondo un rapporto spesso violento e pressante, in particolare nell’informalità di chat whatsapp o comunicazioni dell’ultimo secondo; ciò porta lз lavoratorз ad accettare le condizioni peggiori pur di riuscire a ottenere quelle 4 ore in più settimanali che permettono di arrivare a fine mese.
Turni comunicati all’ultimo, ore spezzettate in vari momenti della giornata che si aggiungono a una richiesta esagerata di ritmi da sostenere. Moltissimз lavoratorз dicono di aver sviluppato malattie professionali, dolori costanti agli arti superiori (per esempio per lз lavoratorз della mensa) o emicranie e disturbi dell’attenzione dovuti a turni notturni senza riposi sufficienti. La sicurezza sul posto di lavoro, proprio per lo stress e la prestazione richiesta, è sentita come costantemente minacciata, lavorare negli appalti è una sofferenza.

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“Non è eccellenza se c’è sfruttamento” è lo slogan dello striscione attaccato al Palazzo della Carovana in Piazza dei Cavalieri: è emblematico dell’ipocrisia e delle contraddizioni di istituzioni che costruiscono il proprio prestigio e il proprio riconoscimento accademico sullo sfruttamento e sulla segregazione del lavoro di cura. In molti interventi di allievз e lavoratorз ha acquistato un ruolo di primo piano la centralità dei servizi esternalizzati, fondamentali per il funzionamento delle Scuole d’eccellenza, sentita e percepita da loro quanto ignorata dalla direzione e dall’amministrazione. Con il sistema delle esternalizzazioni, svendendo a ribasso il lavoro di cura di servizi come mensa, pulizie, facchinaggio, portierato, biblioteche e molti altri, le Scuole ne negano l’importanza. Come messo in luce dagli interventi, questo genera una separazione netta tra il lavoro di cura e quello intellettuale, producendo il privilegio della cosiddetta “eccellenza”. Una separazione che non regge, perché se si ferma quel lavoro, si ferma tutto: i ritmi dello studio e dell’iperproduttività accademica si scontrano con i bisogni e i tempi della riproduzione quotidiana.

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Conseguenza della separazione e della segregazione del lavoro di cura è l’invisibilizzazione di chi lo svolge, la riduzione del personale esternalizzato a “ospiti”, “lavoratorз di serie B”, sempre estraneз alla “comunità” accademica. “Usciamo dall’invisibilità” è la scritta che formano i cartelli alzati dalle lavoratorз alla fine dell’assemblea, espressione che riassume gli obiettivi collettivi che emergono dalla piazza di giovedì e dal Gruppo: lottare, allievз e lavoratorз insieme, per rompere la segregazione e l’invisibilizzazione, ottenendo il riconoscimento dell’importanza del proprio lavoro per formare una comunità dentro gli spazi accademici in cui ogni ruolo e ogni mansione abbiano la stessa importanza e lo stesso valore.

Negli ambienti della formazione “d’eccellenza” è iniziata una lotta per il riconoscimento e la dignità lavorativa per tuttз e con essa la volontà di immaginare una nuova idea di comunità accademica, in cui formazione e lavoro di cura siano in un rapporto di eguaglianza, scambio e reciprocità e in cui nessunǝ sia sfruttatǝ o lasciatǝ indietro.

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