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Articoli filtrati per data: Friday, 10 Giugno 2022

Pochi giorni fa è stata approvata una direttiva europea a riguardo del salario minimo, normativa non mandatoria per chi non ha ancora una regolamentazione interna in merito ma che vincola i Paesi in cui è già in vigore a procedure che fissano l’adeguatezza dei salari. Dunque, per quanto riguarda l’Italia, il messaggio è sostanzialmente politico e non sostanziale.

Ai nostri microfoni Salvatore Cominu approfondisce il tema dei salari e del contesto italiano. In Italia la situazione è critica – negli ultimi 30 anni salari medi sono diminuiti in controtendenza rispetto a tutta Europa – ed è chiaro che sia un paese stratificato che vede settori con quote di lavoro (anche qualificato) sottopagato, il valore mediano dei salari ad oggi è stabilito a 11 euro e 40 lordi. Con questa direttiva il dibattitto subirà un’accelerazione e se fosse applicata si tradurrebbe in un incremento salariale. Nei fatti però la strada è ancora lunga. Infatti occorre attendere l’accordo tra consiglio, parlamento e commissione europea perché poi possa essere recepita dai diversi Paesi.  Nei fatti si tratta soltanto di un indirizzo dell’UE.

Per quanto riguarda l’Italia i minimi sono stabiliti dalla contrattazione collettiva – paese con circa 80 per cento dei lavoratori dipendenti coperto dalla contrattazione collettiva – ci sono settori però, che pur essendo coperti dalla contrattazione collettiva hanno salari molto bassi. Inoltre, bisogna tener in considerazione la proliferazione dei contratti, la loro eterogeneità e la diffusione dei cosiddetti “contratti pirata”  che fanno concorrenza ai contratti stabiliti dalla contrattazione collettiva.

Infine, abbiamo tematizzato alcune questioni rispetto al contesto sociale degli ultimi anni, come il declassamento, il progressivo impoverimento delle classi medie, i movimenti populisti da un lato e i movimenti su larga scala come i Gilet Gialli in Francia dall’altro, abbiano raccolto in qualche modo le richieste di garanzie minime che attraversano la società e che ruolo abbiano avuto nella spinta verso determinati discorsi.

Da Radio Blackout

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Dopo la conferenza stampa di denuncia dell’Associazione Diritti per tutti e del Collettivo gardesano autonomo che denunciava pubblicamente le modifiche peggiorative delle linee guida per l’esecuzione degli sfratti in provincia di Brescia, erano arrivate le critiche anche dei sindacati confederali, dell’ACB e dell’Assessore Fenaroli; successivamente le realtà del Movimento di lotta per la casa hanno annunciato iniziative di mobilitazione contro la decisione prefettizia di eliminare la possibilità di convocare il Tavolo sfratti, tranne che per 12 comuni tra cui il capoluogo ed oggi si registra il dietrofront della prefetta Laganà.

In un incontro con il presidente dell’Associazione comuni bresciani ed i sindacati degli inquilini di Cgil-Cisl e Uil svoltosi stamattina, la dirigente della Prefettura ha dichiarato di essere stata fraintesa: “la riduzione è da considerarsi solo rispetto alle modalità di presentazione delle motivazioni per cui la famiglia può chiedere il tavolo: per i 12 comuni ci penserà l’ufficiale giudiziario a dimostrare che si tratta di una caso in cui sono presenti morosità incolpevole e fragilità sociale, per tutti gli altri comuni della provincia che comunque potranno accedere al Tavolo sfratti dovraà essere utilizzato il canale dei servizi sociali” ha riportato ai nostri microfoni il segretario del Sunia Cgil Simone Cardin al termine dell’incontro con la Prefetta Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

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Non era semplice prendere atto della forza del movimento no base, espressa nel corteo magnifico del 2 giugno a Coltano, e chiudere baracca e burattini, chiedendo scusa. O meglio, non era semplice per coloro che non sono abituati a dover rendere conto alla popolazione delle proprie scelte. Parliamo non solo di “personaggi” istituzionali, ma di logiche consolidate che si nutrono di alcuni assiomi psicologici che hanno a che fare più col “pensiero magico” che con la razionalità cartesiana. Ovvero: “la base si fa, non si possono perdere i finanziamenti stanziati, l’arma dei carabinieri e l’esercito vanno accontentati.” Così, a ripetizione. Il punto è che questa cantilena si è inceppata molte volte, da quando il progetto della base è stato rivelato e scoperto. E’ stato il fragoroso rumore popolare che si è sollevato ovunque, nel borgo di Coltano, in città, nei quartieri, raggiungendo realtà italiane dalla Sicilia alla val di susa, a sciogliere l’inquietante requiem in un balbettio.

Da Riscatto

Così si è giunti alla riunione del primo tavolo Inter-istituzionale, ieri. Il nuovo Dpcm con cui si istituiva questa riunione ha come obiettivo di vagliare alternative al primo progetto presentato, quello della cementificazione armata di 73 ettari tutta a Coltano. In questa riunione, il Sindaco ha riproposto lo spacchettamento, diviso tra Ospedaletto e e Coltano – usando maldestramente la posizione ad hoc promossa dalla pro-loco di Coltano e subito contestata dal comitato di residenti del borgo (leggi per intero qui) che afferma: “ricordiamo, al proposito, che la pianificazione vigente prevede per tali monumenti quanto segue: La Villa Medicea è destinata a Centro del Parco, a Centro Visite, accoglienza visitatori, sala mostre e convegni. Le Stalle dette “del Buontalenti” sono destinate a polo museale della civiltà contadina, con oggetti e documenti della civiltà agraria. La Scuola Diaz a centro ricettivo, con foresteria riservata alle scolaresche in soggiorno nel parco. E, per finire, la Stazione Marconi può diventare un polo museale didattico scientifico per ricerca e sperimentazione connesse alle attività di radiotelecomunicazioni. Inoltre, come saprete, grazie alla legge 1089 e all’articolo 21 del Codice dei Beni culturali, i nostri monumenti sono anche vincolati…Non è pensabile, dunque, che vi si possano compiere opere edilizie tali da renderli adatti ad una attività militare. Ma anche se così non fosse, davvero credete che una ristrutturazione a questi fini consentirebbe di ripristinare quel legame viscerale che voi, come noi, sentite? In realtà, in questo modo, il borgo non sarebbe più della nostra collettività, non sarebbe fruibile”

Così il presidente del parco Bani ha chiesto di valutare san piero nell’area ex cisam già in utilizzo parziale a fini militari… ma il carico da novanta l’ha tirato il presidente della Regione Giani, che – spiazzando tutti – ha proposto Pontedera come ipotesi di una nuova sede militare e abitativa della base. A motivazione di questo change in corso d’opera, la forte opposizione espressa dal territorio pisano. A quel punto il sindaco Conti, rosso paonazzo in viso, si straccia le vesti per ribadire la disponibilità di Pisa… il ministro Guerini, del Partito Democratico, scioglie il tavolo e lo riconvoca tra un mese, dando mandato ai tecnici di perlustrate tutte le alternative… poco dopo arriva il messaggio del sindaco di Pontedera Franconi, felice di proporre l’area della tenuta Isabella della valdera ed un’altra adiacente come occasione per il territorio di ospitare la base…

Un triste spettacolo che conferma l’inadeguatezza della politica istituzionale a valutare seriamente le esigenze primarie della popolazione, “riconfermando che per loro il territorio è nulla di più che una merce per alimentare economie di guerra, spreco di risorse pubbliche e devastazione ambientale… Il 2 giugno abbiamo dimostrato la forza e la straordinaria capacità di mobilitazione costruita in questi mesi. Da oggi allarghiamo il raggio d’azione, intensifichiamo le nostre attività.
Ieri abbiamo lanciato un Presidio Permanente Itinerante: a Coltano, a Pisa, in provincia, su tutto il territorio regionale. Partiranno inoltre dei Laboratori di approfondimento e proposta su come utilizzare risorse e territori per rispondere ai bisogni della popolazione. Perché questo progetto non riguarda solo questa o quella porzione di territorio, riguarda le nostre vite e la nostra idea di futuro…Sotto le stanze blindate del Comune, il Comitato per la difesa di Coltano ha ribadito la propria contrarietà all’utilizzo del Borgo e del Parco e ribadito che la maggior parte di chi risiede nel Borgo è contraria al progetto, al di là di quanto ne scriva la stampa.
Per noi oggi il né a Coltano “né altrove” è chiaro come dal primo minuto; proveranno a dividerci, a mercanteggiare, a comprare consensi; la nostra risposta sarà unitaria, collettiva e coerente col percorso fatto. Saremo ovunque a parlare delle nostre ragioni e a creare nuove alleanze.
Ancora una volta chiediamo il ritiro dei DPCM, non un euro e non un cm per questa base.
Continueremo ad organizzarci venerdì alle ore 21 a Coltano con un’assemblea del movimento no base.”

La capacità del movimento no base di contagiare i territori è stata resa plastica dall’entusiasmo trasversale che ha accolto diecimila persone alla manifestazione del due giugno. Il raduno di ieri ha messo assieme in pochi giorni più di cento persone che con gazebo e stand hanno rilanciato la produzione ricca e articolata del programma del movimento: informare, discutere, confrontarsi per la pace, la giustizia sociale e ambientale. Non solo slogan ma progetti concreti da verificare e praticare a partire dalla riunione di domani sera al circolo di Coltano! Intanto, anche a Pontedera, ad un altro circolo, quello dell’albero del pepe, stasera è stata convocata una prima riunione per contestare la sconsiderata proposta “alternativa” del presidente della Regione Toscana.

Stay tuned…

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