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Articoli filtrati per data: Wednesday, 18 Maggio 2022

Riprendiamo il contributo di Pedro, attivista di Extinction Rebellion Torino, intervistato da Radio Blackout per tracciare le iniziative svoltesi durante i giorni dell’Eurovision inserite nella campagna Music Declares Emergency. Aggiungiamo anche qualche considerazione postuma dopo giorni di delirio generale, in particolare degli amministratori (delegati) di questa città, mascherato da grande occasione per la popolazione torinese.  

Dall’invasione del Turquoise Carpet, prima iniziativa di XR, ai blocchi del traffico intorno al Valentino, alla performance travestiti da Maneskin incatenati al cancello, il messaggio da diffondere secondo Extinction Rebellion era l'emergenza della crisi climatica e farlo arrivare su un palco in cui i messaggi politici sono formalmente banditi. Nella storia dell’Eurovision non si parla di politica, seppur ci siano stati numerosi episodi in cui questo è successo, anche su livello esplicito, racconta Pedro. Il significato di fare azioni comunicative durante eventi mediaticamente seguiti come questo è sfruttare la loro visibilità per comunicare un messaggio diverso, soprattutto in una fase in cui l’emergenza climatica non viene presa sul serio ma semplicemente viene effettuata un’operazione di greenwashing su tutti i livelli.

L’Eurovision ha significato tante cose.

Innanzitutto, occorre sottolineare su quali forze si sia basato un evento simile. La macchina Eurovision ha utilizzato infatti 600 volontari/e, sfruttandoli, senza pause, senza pasti e all’occorrenza anche umiliandoli e molestandole. Si, perché in un sistema come questo non soltanto occorre ringraziare per avere possibilità di vedere dei concerti gratuitamente e per aver regalato la propria forza lavoro, ma bisogna essere pronte a mettere sul piatto anche il proprio corpo, come è successo alle volontarie molestate dagli artisti durante una serata. Il tutto sotto l’occhio vigile del Comune che ha tenuto a sottolineare a mezzo stampa che era presente e che niente è andato storto.  

Eurovision 2022 volontari

Questo evento crea un precedente non indifferente, ossia la possibilità per i privati di utilizzare a proprio piacimento parchi come il Valentino senza nessun monitoraggio sui costi, sulle conseguenze e occupando altri pezzi di città e sottraendoli alla popolazione. La tendenza verso la quale andare secondo il PD è infatti quella di espropriare, chiudere luoghi di aggregazione che non prevedono immediato profitto, come è accaduto per i Murazzi, impacchettare quattro concerti e farli sembrare la svolta per i giovani di questa città, quando è chiaro che i giovani di questa città abbiano dei bisogni ignorati da anni e che non si risolvano chiudendo spazi e disciplinandoli per il profitto.

C’è poi, l’enorme questione dei soldi. Eurovision macchina da soldi, ma per chi? Dal giorno successivo alla finale i titoli dei giornali parlavano di 60 milioni di ricadute per la città, ovviamente senza dire a quanto ammontano i debiti e come verranno utilizzati questi famosi euro guadagnati.

Una città quindi che nelle mani del PD e del sindaco Lorusso ha tutta l’aria di diventare sempre più una città vetrina, inattraversabile e invivibile per chi ci abita. Abbiamo visto l’operazione di spostamento dei poveri dal centro per non spaventare i turisti che hanno potuto passeggiare in una città infiocchettata. La stessa città che sotto il silenzio generale, con la complicità di giornali e questura, sbatte in carcere studenti come se fossero criminali.

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E arriviamo all’ultimo grande paradosso di questo baraccone. E’ esplicativo della fase che stiamo vivendo, assistere all’ipocrisia di chi vuole sostenere che un evento come questo non sia politico. E’ emblematico di come funziona oggi la comunicazione ufficiale e di come si riproduca la politica: sostenere una palese falsità facendola passare per realtà. Il dogma oggi, reso evidente anche dall’Eurovision, è condurre un’operazione di peacewashing e di occultare tutte le voci che non sono d’accordo con il fatto che l’Italia sia in guerra. Stiamo assistendo a una politica italiana, e Torino si inserisce perfettamente in questo quadro, che agisce favorendo un’escalation della guerra in corso in Ucraina, facendo credere che si stia lavorando per la pace. Lorusso si presta bene per essere un fantoccio utile a mascherare le più vergognose decisioni del governo come grandi momenti di gloria per la città di Torino. Ciò è stato chiaramente dimostrato dalle visite di Draghi a Torino, dalla serie di grandi eventi già in programma per gli anni futuri, dalla scelta di Torino come sede per la riunione dei Ministri degli Esteri. L’Eurovision è stato solo una scontata dimostrazione di a chi servono questi eventi : stabilire alleanze sulla testa delle popolazioni, strumentalizzate anche in scenari di guerra, per ambire agli interessi dei governi. Il bombardamento mediatico di questi giorni è la cifra di quanto i media locali siano completamente asserviti a ciò che il potere politico decide che debba essere scritto. Tra una velina della digos e una martellante propaganda di guerra mascherata, si evince quanto sia dura poter bucare questo blocco monolitico atto a costruire una narrazione falsa e tendenziosa.

Anche per questo, soltanto con una forte presa di responsabilità collettiva sarà possibile costruire insieme la possibilità di fermare questa guerra e aprire crepe dentro questo macchinario infame e distruttivo.

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Oggi alle 12.30 si è svolta la conferenza stampa di Una città in Comune: Francesco Auletta ha esposto e reso pubblico il progetto di base militare a Coltano, scaricabile da tutt* qui.

Da Riscatto

Dopo mesi di richieste di chiarimenti e accessi agli atti ecco il progetto. 190 milioni di euro per 70 ettari di territorio da devastare. Insieme a questo documento è stato reso pubblico che le istituzioni Comune di Pisa e Regione Toscana, oltreché il Parco di San Rossore e Massaciuccoli, erano a conoscenza del progetto dall’anno scorso.

Una beffa non indifferente viste le dichiarazioni accorate del sindaco Conti e del presidente Giani, noi non eravamo informati! Invece lo erano eccome.
L’informazione è un tasto dolente della vicenda: i media forniscono continue informazioni, basate su dichiarazioni aleatorie e non documentate, in cui smentiscono o ricollocano la base militare. L’unica certezza è un DPCM ancora in vigore e il progetto reso pubblico oggi.

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Di questo è conscio il Comitato Permanente Coltano che quotidianamente prende posizione contro la devastazione del proprio territorio.

Dal 28 aprile è attivo un Movimento No Base Né a Coltano Né altrove che ha lanciato una manifestazione nazionale per il 2 giugno “Nessuna Base per Nessuna Guerra”.

Gli appuntamenti di mobilitazione sono tanti e il Movimento ha reso pubblici due canali Telegram grazie ai quali partecipare e restare aggiornati*.
NEWS – Movimento NO BASE è il canale in cui vengono diffuse tutte le notizie e le mobilitazioni, ci si può iscrivere a questo link.
ORGANIZZIAMOCI! – Movimento NO BASE è il canale in cui vengono condivisi gli appuntamenti quotidiani dei diversi gruppi di lavoro: volantinaggi, banchini informativi etc. Ci si può iscrivere a questo link.

Il prossimo appuntamento in programma è la Biciclettata No Base che partirà da Pisa per arrivare a Coltano, prevista per questo sabato, 21 maggio dalle ore 15.

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E’ uscita la notizia, pubblicata da un giornale online americano Politico, del rischio che negli USA venga invalidata la norma Roe vs Wade che garantisce alle donne la possibilità di aborto. In America non esiste una legge vera e propria sull’aborto, infatti, la Roe vs Wade è una “decisione” della Corte Suprema risalente al 1973, ciò implica che sia uno strumento da considerarsi diverso dalle leggi che garantiscono l’aborto presenti in stati come Italia, Francia o Regno Unito.

Ciò che si sta discutendo all’interno della Corte Suprema è che il contenuto della Roe vs Wade diventi una vera e propria legge federale con l’obiettivo di proteggere il contenuto di quella decisione storica dai fautori dello smantellamento di questo diritto. Una bozza di una decisione del febbraio del 2022 di maggioranza del giudice Alito mette in evidenza il fatto che questo precedente potrebbe essere rovesciato e, se questa decisione dovesse essere confermata, gli USA sarebbero sprovvisti della Roe vs Wade e questo implicherebbe che ogni Stato dovrebbe avvalersi di leggi proprie, secondo il sistema federale americano, mentre finora erano regolate da questa norma.

In collegamento con Elena, dottoranda in giurisprudenza in Regno Unito, attivista e fondatrice della rete https://prochoice.it/ che riunisce diverse competenze per garantire accesso all’aborto in Italia e della prima newsletter che si occupa di aborto in italiano.

Da Radio Blackout

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