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Articoli filtrati per data: Friday, 13 Maggio 2022

Il Movimento No Base - Né a Coltano né altrove oggi (ieri ndr) si mobilita in contemporanea a Coltano e a Roma con una conferenza stampa al Ministero della Difesa per denunciare l'imbroglio alle abitanti e agli abitanti del territorio di Coltano rispetto a come si sta prendendo una decisione sulle loro teste. Che vede di nuovo stanziati milioni per la costruzione di una mega base militare, a fronte di una necessità di investimenti su questioni sociali come la sanità, la casa, la scuola.

In contemporanea un presidio di più di cento persone si è riunito all'Ex centro radar a Coltano. Il 2 giugno ci sarà una manifestazione nazionale a Coltano contro la costruzione della base.

Da Radio Onda Rossa

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OGGI A ROMA INCONTRO FRA GIOCATORI DI MONOPOLI.

SAREMO LA LORO CARTA IMPREVISTI

La rappresentazione plastica dell’autoritarismo in una foto. Guerini, Giani e Conti davanti alla mappa di Pisa che giocano a “dove mettiamo la base”.

L’esito dell’incontro è chiaro: il DPCM non viene ritirato. Anzi, Giani e Conti gettano definitivamente la maschera sostenendo in pieno il progetto di realizzare una mega base militare sul nostro territorio con quasi 200 milioni di euro di fondi destinati al riequilibrio sociale ed economico fra le regioni.

Sulla localizzazione dichiarano che si valuteranno alternative al Parco ma che una parte si farà a Coltano, che è dentro il Parco!

Siamo ancora alla farsa delle bugie, cosi come avvenuto al termine dell'incontro a Firenze, con dichiarazioni che si smentiscono l'una con l'altra, cercando solo di prendere tempo.

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Conti e Giani annunciano la costruzione di un tavolo che esclude la cittadinanza da ogni processo decisionale, e Coltano rimane nel mirino dell’Arma che minaccia di insediarsi negli immobili di proprietà della regione.

Da Coltano a Roma oggi il movimento no base ha ribadito: non un euro e non un centimetro quadrato per questa base.

I 190 milioni di euro devono essere destinati ai bisogni della popolazione, chiaramente espressi dall’inizio di questa mobilitazione: scuole, sanità, case popolari e affitti calmierati, finanziamenti per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere.

Il 2 giugno sarà la nostra festa per una repubblica disarmata, domani (oggi ndr) ore 21 assemblea del movimento per organizzarla!

Da Movimento No Base

 

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Riprendiamo il comunicato condiviso degli studenti e delle studentesse torinesi che si sono mobilitati contro l'alternanza scuola-lavoro sugli arresti di ieri...

Era gennaio quando la notizia di Lorenzo Parelli morto durante uno stage in alternanza scuola-lavoro squarciò il velo della normalità alla quale dovremmo essere abituati secondo chi comanda. Lorenzo aveva 18 anni e quel giorno invece di andare a scuola morì schiacciato da una putrella, sul posto di lavoro deciso dal suo istituto scolastico. Da quel momento in tantissime città d’Italia tantissimi giovani sono scesi in strada, hanno occupato le scuole, hanno preso in mano il loro presente per costruire un futuro più giusto e vivibile. È nato un movimento, un’agitazione viva e trasversale, che ha reso palpabile la richiesta chiara e semplice di voler vivere bene, di non essere costretti a lavorare invece che studiare, di farlo in condizioni umane. Dopo due anni di pandemia i bisogni e i desideri di una vita bella si sono fatti sempre più dirompenti, alimentati dalla dura e violenta risposta delle istituzioni sia scolastiche che cittadine.

A Torino la prima manifestazione indetta in ricordo di Lorenzo venne brutalmente repressa impedendo fisicamente agli studenti e alle studentesse presenti in piazza Arbarello di partire in corteo. Dita, braccia, teste rotte per silenziare un grido di rabbia giusta. Successivamente numerosissime furono le occupazioni delle scuole nella nostra città e in tantissime città d’Italia, qui ci siamo ripresi il tempo negato, lo spazio chiuso e asettico degli istituti scolastici è stato riempito dai nostri bisogni, dalle nostre volontà, dalla nostra voglia di stare al mondo come lo decidiamo noi. Davanti a tutto questo il Ministro Bianchi, le istituzioni scolastiche, i responsabili dell’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro non hanno preso parola né hanno mosso un dito per ascoltare le rivendicazioni che hanno attraversato le scuole di tutta Italia. Anzi, hanno lasciato fare ad altre istituzioni, quelle poliziesche e giudiziarie, che nulla hanno a che spartire con il mondo della formazione, hanno lasciato che gestissero le manifestazioni di migliaia di giovani e giovanissimi trattandoli alla stregua di pericolosissimi criminali. Hanno lasciato agire indisturbate le forze dell’ordine come guardia privata di Confindustria, prontamente difesa dalla ministra degli interni Lamorgese, fracassando di botte chi non ha accettato la morte di Lorenzo e di Giuseppe, coetanei uccisi dal governo e dagli interessi degli industriali di questo paese. Ricordiamo la richiesta degli studenti e delle studentesse davanti al MIUR, a seguito dei tentativi di dividere il movimento tra buoni e cattivi, di prendere posizione e ascoltare finalmente le rivendicazioni di migliaia di giovani.

È evidente il tentativo di silenziare una voce forte e determinata e di negare l’autonomia e la capacità di movimento dei giovani che non vedono più possibilità per il futuro e che considerano insopportabili le condizioni di scuola, di lavoro e di vita a cui sono sottoposti. È evidente come funzioni il sistema politico di questo paese, i suoi interessi e le sue priorità: davanti a due studenti uccisi dall’alternanza scuola-lavoro, davanti a centinaia di migliaia di giovani inascoltati, davanti a decine di studenti e studentesse ferite l’unica risposta è stata preservare il profitto e la strenua volontà di perpetrare un sistema atto a produrre e guadagnare sulla pelle delle persone. Oggi arriviamo al nuovo vergognoso capitolo di questa storia: 11 misure cautelari di cui tre arresti in carcere e quattro ai domiciliari, oltre a obblighi di firma giornalieri. Un’operazione indegna nei confronti di poco più che maggiorenni per delle manifestazioni studentesche crea un precedente inaccettabile, da rifiutare con tutte le nostre forze.

Non possiamo stare zitti di fronte a un attacco simile atto ancora una volta a disgregare la solidarietà e gli esperimenti di comunità, a distruggere legami basati su altri principi, volti a costruire un presente e un futuro a misura delle nostre aspettative e dei nostri desideri. Vogliamo libertà, la libertà per i nostri amici e le nostre amiche, vogliamo risposte e vogliamo chiedere conto di tutto questo.

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in SAPERI

La Polizia di Santiago del Estero ha represso le famiglie contadine e indigene che protestavano insieme all’UTT per l’arresto di un produttore e la persecuzione di altri quattro membri della comunità. L’impresario Jorge Simón Karan, con la complicità del Potere Giudiziario, li accusa di “usurpare” le terre che sono comunitarie.

La Polizia di Santiago del Estero ha represso un blocco stradale che stavano effettuando delle famiglie contadino-indigene della comunità Tonokoté a Bajada de Bandera, Santiago del Estero, e si è portata via arrestato il portavoce nazionale dell’Unione dei Lavoratori della Terra (UTT), Lucas Tedesco. La manifestazione pacifica, in cui si impediva solo il passaggio dei camion, protestava per la liberazione del produttore Felipe Suárez, arrestato giovedì nell’ambito di un conflitto per le terre in cui la comunità resiste all’illegale avanzata sul territorio dell’impresario Jorge Simón Karan. Suárez continua ad essere detenuto nel commissariato locale di Bajada de Bandera e per altri quattro membri c’è un ordine di arresto, mentre Tedesco è stato trasferito nel Commissariato 14 di La Banda, dove si sperava che fosse liberato questo mercoledì.

“Ad un compagno hanno aperto la testa con un colpo, un altro ha ricevuto dalla Polizia una manganellata, hanno colpito le compagne, hanno colpito duro per liberare la strada. Anche dopo che è stato tolto il blocco continuavano a sparare gas e a rincorrere i compagni fin dentro il bosco”, ricostruisce Agustín Suárez, portavoce nazionale dell’UTT che come Tedesco accompagnava la protesta della comunità sulla Strada 5 a Bajada de Bandera. Dopo la repressione, la Polizia ha sequestrato perfino il trattore con cui i produttori della comunità lavorano.

Suárez parla con Tierra Viva mentre viaggia verso il Commissariato 14 di La Banda in attesa della liberazione del loro compagno, che la pubblico ministero ha tenuto tutta la notte in arresto in attesa della deposizione per il blocco stradale. La repressione, secondo quanto racconta Suárez insieme agli altri membri dell’UTT di Santiago del Estero, è avvenuta in modo repentino. Fin dal mattino, si chiacchierava con la polizia locale per lasciar passare le auto e mantenere il blocco solo dei camion. Nel pomeriggio, il commissario Roger Coronel è giunto insieme al corpo di Fanteria e ha dato 5 minuti per liberare la strada.

“Non ha finito di dire che avevamo 5 minuti che ci ha cosparsi di gas lacrimogeno, sottomettendoci, con un totale abuso di potere. Così evidentemente è gestita la Polizia dal governatore Gerardo Zamora. È stata una caccia”, denuncia il portavoce dell’UTT. “Lei è il mediatore, deve difenderci!”, gridavano le lavoratrici contadine durante la repressione, quando si portavano via arrestato Tedesco, che è stato spinto in un fuoristrada della polizia con l’inganno che sarebbe cominciata una mediazione.

Nei media di Santiago non è stata pubblicata nessuna notizia sulla protesta, sulla repressione e gli arresti lungo la strada 5. L’UTT ha dichiarato: “Rendiamo responsabile il governo provinciale e nazionale per l’integrità delle comunità e dei membri dell’organizzazione”. Da parte del governo nazionale non ci sono state al riguardo condanne pubbliche né pronunciamenti.

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Il conflitto per le terre della comunità Tonokoté

“La comunità Tonokoté sta difendendo le proprie terre da 200 anni, terre che appartengono alla comunità, che sono registrate nell’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni”, dichiarava al riguardo Lucas Tedesco, dialogando con Radio Sur, sui motivi del blocco stradale di ieri poche ore prima della repressione e del suo arresto. Da anni c’è lotta con questo impresario e non è l’unica che devono affrontare.

Il conflitto si è acutizzato giovedì scorso, quando insieme ai membri dell’UTT, la Polizia ha arrestato Felipe Suárez, produttore contadino della comunità, che resisteva allo sgombero del suo campo a Bajada de Bandera, dipartimento di Figueroa.

L’ordine era stato emanato ed eseguito dal pubblico ministero Miguel Torressi e dalla giudice di controllo e garanzie, circoscrizione Capitale, Ana Maria Vittar, in risposta ad una denuncia dell’impresario Karan che aveva denunciato la comunità per “usurpazione”. Oltre alla detenzione di Suárez, ci sono ordini di cattura contro altri membri della comunità: Juan Ramón Ibañez, Ezequiel Suárez, Eulogia Godoy e David Daniel Godoy, delegato della base UTT.

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“Gli ordini d’arresto sono manipolati dall’impresario Jorge Simón Karan che da tempo minaccia la comunità Tonokoté, che possiede la terra, attraverso costanti minacce e denunce, cercando di sfollare le famiglie contadine per lo sfruttamento del legno di quebracho e del carbone”, si è denunciato da parte dell’UTT che ha messo in rilievo che sono state effettuate numerose denunce per atti violenti di Karan.

“Da più di dieci anni non smette di perseguitare le famiglie, di disboscare illegalmente il bosco. Le famiglie da tempo lo stanno denunciando, ma la situazione diventa sempre più violenta, con squadracce armate e con moto che attaccano i membri della comunità”, raccontava ieri mattina Tedesco.

Questa pratica di Karan è ricorrente a Santiago del Estero e nel resto del paese contro le comunità indigene e i contadini. La negazione del loro diritto ancestrale sulle terre che abitano, anche quando rispettano il requisito di essere iscritte nell’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (INAI) come è il caso della comunità Tonokoté.

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Lo scorso febbraio le famiglie contadine, che fanno parte della regionale Río Salado-UTT, hanno emesso un comunicato denunciando l’avanza di Karan sulle terre nel Paraje Punitayoj. Lì hanno effettuato un’azione di resistenza, un’assemblea di circa 100 contadini che hanno tolto il filo di ferro e i pali che circoscrivevano i campi della comunità per 8 chilometri. E hanno eretto un accampamento per difendere il proprio territorio. Allora, l’impresario ha ricominciato l’attacco giudiziario.

La comunità Tonokoté, inoltre, affronta un’altra avanzata delle compagnie sulle loro terre. “L’impresa tedesca Concepture Nature Management S.A. usurpa i nostri territori, sono 31.000 ettari dove pianifica opere di varia portata che attentano alla diversità naturale e alla vita di ogni abitante della zona”, denunciano. Questo progetto mette a rischio il modo di vivere di centinaia di famiglie produttrici di mais, cocomeri e meloni, allevatrici di vacche, capre e maiali, nei paesi e nelle zone di Sauce, Tajamar, Porongo, Puesto Viuda, Ura Uarkuna, Cordero Rupasta, Rodeo Grande, Mistolito e Cruz Bajada.

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Foto: Hernán Vitenberg

3 maggio 2022

Agencia Tierra Viva

Da Comitato Carlos Fonseca

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