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Articoli filtrati per data: Thursday, 20 Gennaio 2022

A Cosenza, una delle città più popolose di una regione martoriata da mille contraddizioni e violenze, sta accadendo quanto di più rappresentativo esista rispetto l'(ab)uso della coercizione preventiva.

Nell'ultimo anno, com'è avvenuto anche altrove, in Calabria sono state portate avanti vibranti battaglie per avere una sanità pubblica ed efficiente, poiché neanche con la pandemia sono stati incrementati i posti letto e diverse persone sono morte in ambulanza mentre il personale sanitario non è stato assunto e 18 presidi ospedalieri sono rimasti chiusi in tutta la regione.

A seguito del partecipato filone di proteste che ha spinto lə cittadinə a fare nomi e cognomi ed a dichiarare quanto le Istituzioni competenti spesso siano silenti o colluse, la Questura di Cosenza ha iniziato ad attuare varie azioni repressive al fine di criminalizzare la lotta politica per mettere a tacere ogni forma di dissenso.

Il 13 Dicembre scorso a Simone e Jessica, due giovanə studentə incensuratə, è stata notificata su firma della Questora la richiesta della più afflittiva e discrezionale misura preventiva esistente nel nostro ordinamento: la sorveglianza speciale.

Per Francesco, invece, la sorveglianza speciale è stata richiesta lo scorso Ottobre ed è attualmente esecutiva.

La loro colpa?

Francesco, ad oggi sindacalista di base, è da molto tempo in prima fila per il diritto alla casa, in egual modo Simone e Jessica sono impegnatə nel sociale sin da giovanissimə, in particolare per quanto concerne il diritto all'abitare, l'integrazione socioeconomica delle minoranze presenti sul territorio e, da molti anni, sono un riferimento per quanto riguarda la violenza e i diversi gap di genere, nonché la normalizzazione del lavoro precario, grande piaga qui a Sud.

Questo provvedimento è anche un attacco a tuttə noi ed al nostro diritto al dissenso.

Vogliamo raccontare quello che accade ed accadrà in merito a queste indegne misure, nel cosentino così come in altre città.

Questa pagina nasce per contrastare la criminalizzazione delle lotte sociali.

Da Speciale Sorveglianza

Di seguito la corrispondenza di Radio Onda RossaRadio Onda Rossa con un compagno di Cosenza sulle richieste di Sorveglianza Speciale contro tre attivitst* della città calabrese.

 

Informazioni aggiuntive

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Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Lunedì mattina, le forze di polizia israeliane hanno demolito un asilo nido di proprietà della famiglia Salhia, nel quartiere Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme occupata.

La famiglia è stata costretta ad evacuare l’asilo prima della sua demolizione.

La famiglia Salhia aveva organizzato una veglia fuori dalla loro casa per protestare contro l’ordine di demolizione israeliano.

La casa è stata circondata da poliziotti israeliani sin da lunedì mattina nel tentativo di costringere la famiglia a lasciare la loro casa.

Il proprietario della casa, Mahmoud Salhia, ha minacciato di far saltare in aria la sua casa piuttosto che esserne costretto ad andarsene.

Almeno due palestinesi sono stati arrestati mentre i soldati israeliani hanno aggredito persone che si erano radunate intorno alla casa in solidarietà con la famiglia Salhia.

Parallelamente, le autorità israeliane hanno emesso la decisione di demolire e rimuovere le roulotte del servizio pubblico allo stadio Jabal Al-Zaytoun Club nella Gerusalemme occupata.

Un membro del consiglio di amministrazione del club Jabal az-Zaytoun, Muhammad al-Hadra, ha affermato che la struttura è stata utilizzata come parco giochi per i bambini locali.

Israele occupò Gerusalemme, insieme alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, nella guerra del 1967. Successivamente annesse la metà orientale della città – terra della maggior parte della popolazione palestinese di Gerusalemme – con una mossa non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale.

Da Infopal

Qui la corrispondenza di Radio Onda d'Urto sullo sgombero e la demolizione dell'abitazione:

Hanno aspettato la notte per entrare nella casa della famiglia Salhiya, distruggere tutto e sbattere in strada la ventina di persone – dai bambini agli anziani – che si trovavano a casa loro, nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est, Palestina.

resistance palestine

Verso le tre di notte di martedì 19 gennaio polizia e bulldozer degli occupanti israeliani hanno fatto irruzione nella casa della famiglia palestinese, una delle 28 famiglie che da anni sono minacciate di sgombero dagli israeliani, per fare spazio a servizi e abitazioni per altri coloni israeliani di ultradestra.

Dopo essersi fatti largo a colpi di lacrimogeni, gli agenti di Tel Aviv hanno arrestato almeno cinque persone: tra loro anche una bambina di nove anni, Ayah, oltre al padre, Mahmoud, che nelle ore precedenti era salito sul tetto della sua abitazione, minacciando di fare esplodere una bombola di gas.

Dopo l’irruzione, la casa è stata ridotta in macerie. I Salhiya vivono a Sheikh Jarrah dal 1950. Fino al 1948 loro e i loro famigliari vivevano ad Air Karim, villaggio a pochi passi da Gerusalemme, da cui furono però cacciati durante la Nabka, proprio dai (futuri) israeliani.

La corrispondenza con Michele Giorgio, giornalista e corrispondente da Gerusalemme per il quotidiano “Il ManifestoIl Manifesto” oltre che fondatore e direttore di www.pagine-esteri.itwww.pagine-esteri.it , portale di informazione solida e indipendente su Medio Oriente Africa e Mediterraneo. Ascolta o scarica

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