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Articoli filtrati per data: Wednesday, 19 Gennaio 2022
Il rapporto Oxfam: cresce in Italia e nel mondo la concentrazione delle ricchezze, aumenta il numero dei poveri

Da PopOff Quotidiano di Checchino Antonini

La pandemia, spiega la Ong Oxfam, «ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie italiane e rischia di ampliare a breve e medio termine i divari economici e sociali preesistenti. Nel primo anno di convivenza con il coronavirus in Italia è cresciuta la concentrazione della ricchezza». La quota, in lieve crescita su base annua, di ricchezza detenuta dal top-1% supera oggi di oltre 50 volte quella detenuta dal 20% più povero dei nostri connazionali. Il 5% più ricco degli italiani deteneva a fine 2020 una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero. Nei 21 mesi intercorsi tra marzo 2020 e novembre 2021 il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato di 13 unità e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre. I 40 miliardari italiani più ricchi posseggono oggi l’equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone adulte). L’inversione delle fortune, iniziata dalla metà degli anni ’90, con una marcata divergenza tra le quote di ricchezza del 10% più ricco e della metà più povera della popolazione italiana, non sembra allentarsi nel biennio 2020-2021 con le famiglie più povere incapaci di intercettare la significativa crescita del risparmio registrata durante la pandemia. Alla riduzione delle spese per consumi è corrisposto nel 2020 un significativo aumento dell’incidenza della povertà assoluta. Oltre 1 milione di individui e 400.000 famiglie sono sprofondati nella povertà.

Più in generale, al tempo della pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo raddoppiano le proprie fortune, mentre nel mondo si stima che 163 milioni di persone in più sono cadute in povertà. Lo spiega il rapporto pubblicato oggi da Oxfam, La pandemia della disuguaglianza. Nei primi 2 anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15mila dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia. «Già in questo momento i 10 super ricchi detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, composto da 3,1 miliardi di persone», afferma la direttrice di Oxfam Gabriela Bucher.

Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito ad una élite composta da oltre 2.600 super-ricchi le cui fortune sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari, in termini reali, tra marzo 2020 e novembre 2021. Il surplus patrimoniale del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale.

«E’ il virus della disuguaglianza, non solo la pandemia, a devastare così tante vite», sottolinea Oxfam. «Ogni 4 secondi 1 persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere. Fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza». Le donne che hanno subito gli impatti economici più duri della pandemia, hanno perso complessivamente 800 miliardi di dollari di redditi nel 2020, un ammontare superiore al pil combinato di 98 Paesi, e «stanno affrontando un aumento significativo del lavoro di cura non retribuito, che ancora oggi ricade prevalentemente su di loro».

Mentre l’occupazione maschile dà segnali di ripresa, si stima per il 2021 che 13 milioni di donne, rispetto al 2019, non troveranno lavoro. «Le banche centrali hanno pompato miliardi di dollari nei mercati finanziari per salvare l’economia, ma gran parte di queste risorse sono finite nelle tasche dei miliardari che cavalcano il boom del mercato azionario – aggiunge Bucher – alcuni settori hanno beneficiato della crisi con conseguenze avverse per troppi, come nel caso del settore farmaceutico, fondamentale nella lotta alla pandemia, ma succube alla logica del profitto e restio alla sospensione temporanea dei brevetti e alla condivisione di know how e tecnologie necessarie per aumentare la produzione di vaccini Covid e salvare vite anche nei contesti più vulnerabili del pianeta».

Mentre i monopoli detenuti da Pfizer, Biontech e Moderna hanno permesso di realizzare utili per 1.000 dollari al secondo e creare 5 nuovi miliardari, meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito. La percentuale di persone con covid-19 che muore a causa del virus nei Paesi in via di sviluppo è circa il doppio di quella dei Paesi ricchi, mentre ad oggi nei Paesi a basso reddito è stata vaccinata appena il 4,81% della popolazione.

«La disuguaglianza non è una fatalità ma il risultato di precise scelte politiche», continua Bucher. «Non solo i nostri sistemi economici ci hanno reso meno sicuri di fronte a questa pandemia, ma consentono a chi è estremamente ricco di beneficiare della crisi. Non è mai stato così importante intervenire sulle sempre più marcate ingiustizie e iniquità. Per questo servono coraggio e visione per affrancarsi da paradigmi di sviluppo che hanno mostrato il fallimento negli ultimi decenni».

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Nelle carceri, secondo i dati aggiornati a ieri dal report ministeriale gestione Coronavirus, siamo a circa 4.300 positivi tra personale penitenziario (1.646) e detenuti (2.625) rispetto ai 2.300 complessivi del 7 gennaio quando i detenuti positivi erano 1500.

Secondo l’associazione Antigone “la variante Omicron ha portato ad un’impennata dei contagi anche in carcere, dove la popolazione detenuta non ha ancora ricevuto nella sua interezza la terza dose del vaccino – va ricordato che i detenuti, alla partenza della campagna vaccinale furono inseriti tra le categorie prioritarie – e la cui situazione di salute, in molti casi, non è ottimale a causa di patologie pregresse”.

A questo quadro “si aggiungono le informazioni che arrivano da alcuni istituti, dove pare sia saltata la possibilità di separare positivi e negativi per l’assenza di spazi dove spostare proprio chi risulta contagiato. Inoltre, in altri casi, pare che le direzioni abbiano smesso di fornire mascherine nuove ai reclusi”. Per Antigone, “aumenta la preoccupazione, anche a fronte di un numero di persone ristrette che, dopo il calo registrato allo scoppio della pandemia, ha ripreso lentamente a salire fino a tornare stabilmente sopra 54 mila, a fronte di una capienza ufficiale di 50 mila posti (ma quella effettiva sappiamo essere inferiore per via di reparti chiusi o in ristrutturazione). Dall’inizio dell’anno vanno segnalati anche tre suicidi: a Salerno, Vibo Valentia e Foggia.

Proprio oggi la ministra Cartabia parlando della questione ha dichiarato “Più grave tra i problemi è il sovraffollamento, ormai al 114%. È una condizione che esaspera il rapporto tra detenuti e rende gravoso il lavoro degli operatori penitenziari”

Alessio Scandurra Osservatorio Nazionale Sulle Condizioni Di Detenzione dell’Associazione Antigone Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

 

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Redazione Desinformémonos

Città del Messico / Le organizzazioni Diritti dei Popoli Indigeni Internazionale (IPRI, nella sigla in inglese) e Front Line Defenders hanno manifestato la propria preoccupazione per il “clima di impunità e la mancanza di condizioni di sicurezza” per le comunità tsotsiles e tseltales dei municipi di Aldama, Ocosingo, Chalchihuitán, Chenalhó, Chilón e Pantelhó, nel Chiapas, che hanno subito la violenza da parte di gruppi armati e paramilitari.

Secondo testimonianze raccolte dall’IPRI, coloro che fanno parte dei gruppi armati “sono probabilmente figli di paramilitari che furono addestrati dall’Esercito messicano nel decennio dei novanta e che riproducono pratiche di intimidazione con l’obiettivo di controllare il territorio e bloccare l’organizzazione comunitaria”.

Le organizzazioni hanno segnalato che nei primi giorni del 2022 si sono registrati attacchi armati contro le comunità tstosiles di Aldama, che hanno fatto per lo meno un morto e un ferito, così come l’entrata di incappucciati con armi nella comunità autonoma zapatista di Nuevo San Gregorio, nel municipio Lucio Cabañas, Ocosingo.

Di fronte alla violenza contro le comunità indigene del Chiapas e l’impunità, l’IPRI e Front Line Defenders hanno fatto appello alle autorità federali e statali a far chiarezza sugli attacchi, a  condurre un’indagine che identifichi i responsabili e ad assicurarsi che le comunità difensore possano vivere in un ambiente sicuro per difendere ed esercitare i propri diritti umani collettivi e individuali.

Di seguito il comunicato completo:

Noi, Indigenous Peoples Rights International (Diritti dei Popoli Indigeni Internazionale, IPRI) e Front Line Defenders, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione di fronte ad una nuova ondata di violenza contro le comunità indigene tsotsiles e tseltales nello stato del Chiapas. Durante i primi giorni dell’anno 2022, alcune organizzazioni locali hanno informato i firmatari di questa lettera sulle costanti aggressioni da parte di gruppi armati nei municipi di Aldama, Ocosingo, Chalchihuitán, Chenalhó, Chilón, Pantelhó e altri, nello stato del Chiapas.

Le comunità colpite hanno riferito che l’impunità che prevale dietro questo tipo di aggressioni favorisce un’atmosfera di insicurezza e lo sfollamento forzato. L’IPRI ha documentato testimonianze dirette che indicano che coloro che fanno parte di questi gruppi armati sono probabilmente figli di paramilitari che furono addestrati dall’Esercito messicano nel decennio dei novanta e che riproducono pratiche di intimidazione con l’obiettivo di controllare il territorio e bloccare l’organizzazione comunitaria e l’esercizio dei diritti collettivi dei popoli indigeni.

Noi, Front Line Defenders e IPRI, evidenziamo che il caso dell’assassinio del difensore dei diritti indigeni Simón Pedro Pérez López, perpetrato il 5 luglio 2021 nel capoluogo municipale di Simojovel, rimane impunito non essendoci stati importanti progressi nelle indagini, fatto che ha permesso che nuovi fatti di violenza continuino a colpire il tessuto sociale e la sicurezza delle comunità organizzate. Simón Pedro Pérez López era un membro dell’Organizzazione Società Civile Las Abejas de Acteal.

Noi organizzazioni firmatarie abbiamo ricevuto informazioni di varie aggressioni da parte di gruppi armati contro la popolazione civile delle comunità indigene di Chivit, Stzelejpotobtik, Yeton, Xuxchen, Tabac, Juxton, Coco’, Stselej Potov e il Capoluogo Municipale di Aldama, nello stato del Chiapas, soltanto nei giorni che vanno dal 5 gennaio ad oggi. Il medesimo giorno 5 gennaio, degli abitanti del municipio di Aldama hanno messo in allarme le autorità del governo del Chiapas su delle detonazioni di esplosivi nel loro territorio.

Il 9 gennaio 2022 sono continuati gli spari in diversi punti del municipio di Aldama. Nel villaggio di Xuxch, le detonazioni hanno raggiunto l’indigeno tsotsil Javier Hernández de la Torre mentre si dirigeva alla sua piantagione di caffè in compagnia della sua famiglia. Javier Hernández de la Torre è membro delle basi d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e attualmente si sta recuperando in un ospedale da una ferita di proiettile che gli ha attraversato la testa.

Il 10 gennaio 2022, il giovane indigeno Lorenzo Gómez Ruíz è stato raggiunto da un proiettile nella comunità di Stzelejpotobtik ed è morto poche ore dopo mentre riceveva le cure mediche nell’ospedale di San Cristóbal de las Casas. Lo stesso giorno, approssimativamente all’una del pomeriggio, un gruppo di circa 15 persone  incappucciate e armate è entrato nella comunità autonoma 16 de Febrero, situata nel municipio di Ocosingo. Le persone armate hanno colpito un minore e hanno obbligato la signora Hilaria Hernández Gómez ad uscire da casa sua con un figlio di 3 anni, in braccio. Anche se più tardi è stata ritrovata in vita la signora Hernández con i sui tre figli, le organizzazioni locali hanno riferito che il gruppo armato continua a permanere dentro le terre della comunità.

Le comunità indigene dello stato del Chiapas che sono state aggredite in questi fatti difendono in modo pacifico i loro diritti collettivi sul territorio, l’autonomia e la libera determinazione. Questi diritti si difendono in modo collettivo, mediante quelle pratiche che integrano la libera determinazione. Le aggressioni armate contro queste comunità difensore sono un modo per colpire il tessuto comunitario e il soggetto collettivo compromesso con la salvaguardia dei loro diritti.

Noi organizzazioni firmatarie rifiutiamo gli alti livelli di violenza che si registrano contro le comunità difensore dei diritti indigeni nello stato del Chiapas, specialmente nei municipi di Aldama, Ocosingo, Chalchihuitán, Chenalhó, Chilón e Pantelhó, e ribadiamo la nostra preoccupazione di fronte al clima di impunità e alla mancanza di condizioni di sicurezza adeguate per queste forme comunitarie di difesa dei diritti umani nello stato del Chiapas.

Facciamo appello alle autorità federali e statali a far chiarezza sui nuovi fatti di violenza, a condurre un’indagine con la dovuta diligenza per portare speditamente i responsabili di fronte alla legge e assicurarsi che le comunità difensore possano vivere in un ambiente sicuro per difendere ed esercitare i propri diritti umani collettivi e individuali.

Foto: Cuartoscuro

15 gennaio 2022

Desinformémonos

Da Comitato Carlos Fonseca

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