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Articoli filtrati per data: Sunday, 16 Gennaio 2022

Approfondimento sul progetto nell’area ex Westinghouse, sul vivere la città e sulle priorità di chi amministra. 

Quando nel 2014 Regione Piemonte e Città di Torino firmarono l'Accordo di Programma per gli interventi che avrebbero coinvolto diverse aree urbane, tra le quali la ex Westinghouse, un assessore della giunta PD si espresse particolarmente a favore della costruzione di un Centro Congressi, laddove sarebbe dovuta sorgere una nuova biblioteca. Tale assessore aveva sottolineato con foga l’importanza di un progetto simile per la città di Torino, per la sua aspirazione a diventare una delle città che avrebbe potuto competere a livello internazionale con le altre principali sedi congressuali europee, per la necessità di fare del turismo congressuale uno degli assi strategici della città, già importante meta turistica. A sostenere con tanto ottimismo le prospettive imprenditoriali del Comune e dei suoi appalti privati era proprio Stefano Lo Russo, oggi sindaco della città di Torino. I cosiddetti “interventi strategici” non passano mai di moda, infatti due anni dopo, al passaggio del testimone da Fassino a Chiara Appendino, gli orizzonti rimasero gli stessi: cementificazione, speculazione e nessuna disponibilità nei confronti degli spazi di aggregazione, socialità e cultura.

Già allora gli e le abitanti dei quartieri coinvolti si mobilitarono contro questo progetto, riportiamo di seguito il comunicato del Comitato Snia Rischiosa, a proposito dell’approvazione della legge di bilancio che dava il via, nel 2016, alla costruzione nell’area ex Westinghouse di un Centro Congressi e di un ipermercato.

“La giunta Appendino ha approvato il bilancio ed in Circoscrizione 3, così come nel resto della città, ha deciso di proseguire con le scelte politiche e urbanistiche della precedente amministrazione. Nelle scorse settimane infatti ha dato il definitivo via libera alla svendita di due aree: quella del giardino di via Malta/via Lussimpiccolo (la gara si chiude il 7 dicembre) e dell’area Westinghouse. Nella prima verrà costruita una residenza di lusso per studenti a reddito medio-alto, a pochi passi dall’identico Campus San Paolo inaugurato un anno fa: abbiamo ampiamente spiegato come la sua costruzione sia stata fatta con soldi pubblici e la proprietà, come la gestione ed i guadagni siano invece privati. Sulla seconda verranno invece costruiti un ipermercato, un centro congressi ed un parcheggio. Verrà così eliminata la storica area verde di corso Vittorio, posta di fronte al Tribunale, sostituita dagli ennesimi rachitici alberelli su soletta. Come si realizzi la propaganda della campagna elettorale 5 stelle, fatta di aree verdi di prossimità e luoghi di aggregazione, da realizzare con la partecipazione, la condivisione ed il protagonismo dei cittadini, ancora non s’è capito.”

Oggi un nuovo comitato, Essenon, composto da varie realtà cittadine, da giovani, da studenti e studentesse, si oppone al progetto e le risposte dell’ei fu assessore oggi sindaco Stefano Lo Russo sono i manganelli.

Oltre alla sconsideratezza delle decisioni prese dalle amministrazioni della città di Torino, all’evidente priorità data al cemento rispetto agli spazi aperti e di socialità, al vergognoso ricorrere a progetti che coinvolgono società private che guadagnano a spese di chi abita i territori incentivando il consumo, occorre sottolineare lo spreco di denaro pubblico già avviato nel 2011, quando il progetto per la nuova Civica Centrale venne abbandonato lasciando un buco di 16,5 milioni già utilizzati, e a tutti quelli che avverranno per proseguire questo progetto.

Di fronte a una città in cui le priorità sarebbero ben altre, dall’assegnazione in tempi ragionevoli delle case popolari alla vivibilità dei quartieri, dalla possibilità di incontrarsi al di fuori degli spazi mediati dal consumo della movida organizzata all’accesso alla sanità adeguato, il nuovo sindaco mostra subito quale strada voler percorrere. Ai progetti dal basso, come è stato il caso delle istanze portate avanti dall’Assemblea permanente Riapriamo il Maria Adelaide, non restano nemmeno più le orecchie da mercante.

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Dal Nord al Sud Italia è da mesi che si aspetta di conoscere il luogo dove la società che gestisce gli impianti nucleari nel nostro paese (la Sogin) deciderà di installare il Deposito Unico di Scorie Nucleari e, da Nord a Sud, si sono manifestate forti opposizioni a quest'opera. Una delle ragioni principali è la pretesa di mettere in sicurezza i territori e il rifiuto di pagare le conseguenze di scelte politiche che non hanno mai tenuto conto della decisionalità dei territori, come quella di costruire impianti che utilizzassero l'energia nucleare e, a seguito del referendum del 1987, quelle date dall'incapacità di organizzare la gestione degli impianti in disuso e delle scorie. 

Ve lo ricordate il deposito nazionale di scorie nucleari che dovevano costruire, forse, tra gli altri possibili siti, in Sicilia? Quel sicurissimo, comodissimo e utilissimo deposito contro cui i siciliani si erano mobilitati l’anno scorso per dire no alle scorie nucleari nella nostra terra? Ve lo ricordate come, per mesi, politici, tecnici e fantomatici esperti si erano schierati a favore della costruzione di questa grande opera, che giuravano essere sicura e sostenibile?

Ecco, a più di vent’anni dalla sua creazione, e dopo essere costata finora - a chi paga le bollette - 4 miliardi di euro, la Sogin – la Società Gestione Impianti Nucleari - si avvia al commissariamento da parte del Ministro della Transizione ecologica. Quella di Sogin è una storia di tempo e denaro perso per mettere in sicurezza, senza riuscirci, i rifiuti nucleari italiani. Un compito affidatogli dopo che nel 1987 un referendum popolare aveva deciso l’abbandono dell’energia nucleare.

Nel 1999 la Sogin viene istituita con il compito di smontare le centrali entro il 2019. I costi previsti per l’operazione dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato. La spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi, mentre i lavori non hanno ancora sfiorato alcun reattore. Dei 4 miliardi finora pagati dai cittadini, più della metà sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti; auto di alta gamma, benefit e bonus compresi.

L’ultima perquisizione durante le feste natalizie ha messo nel mirino i manager che si occupano del deposito nazionale dei rifiuti nucleari. Proprio l’identificazione del luogo in cui costruire il deposito nazionale per le scorie nucleari sarebbe risultata sospetta; così sono scattate le perquisizioni della Guardia di finanza nella sede dell’azienda.

Del potenziale danno che il deposito avrebbe prodotto sul territorio ne abbiamo già ampiamente parlato l’anno passato. Alla lunga lista delle ragioni contro il progetto, adesso si aggiunge un altro tassello.

Un progetto già di per sé estremamente pericoloso veniva messo nelle mani di una società che, negli anni, non ha fatto altro che mangiarsi i soldi dei contribuenti. Ecco chi decide sulle sorti della nostra terra e delle nostre vite.

Da: Ecologia Politica - Palermo

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In Francia è sciopero generale della scuola. In diverse città lo scorso 13 gennaio ci sono state manifestazioni e scioperi particolarmente partecipati, i sindacati chiamano a un nuovo sciopero per giovedì 20 gennaio. 

Tra le rivendicazioni vi sono l’assunzione di personale, dotare le scuole di dispositivi di protezione adeguati, la richiesta di rimandare le prove di specializzazione, l’aumento dei fondi destinati alla scuola e ai salari e la presa in conto delle rivendicazioni degli assistenti all’educazione che nelle scuole sono in prima linea. Di seguito riportiamo la traduzione di un racconto della giornata di sciopero che si è svolta a Nantes.
Tanta la gente in strada, almeno 3000 persone del mondo dell'educazione, dall'AESH agli insegnanti, dai dipendenti dell'animazione ai dirigenti e agli studenti, tutti contro la politica di Blanquer, più autoritaria che sanitaria.
Bloccando il loro liceo questa mattina, gli studenti del liceo di Bourdonnières sono stati violentemente repressi dalla polizia, un giovane è stato portato all'ospedale dopo essere stato colpito da una macchina della polizia. Una studentessa aveva la testa insanguinata da una granata lacrimogena. Auguriamo loro una buona guarigione e le rapide dimissioni del preside.
Dopo un'assemblea generale in cui i discorsi si sono susseguiti, spesso chiedendo un indurimento della lotta e menzionando i problemi (innumerevoli) del mondo dell'educazione, la manifestazione è cominciata. Una samba band ha dettato il ritmo nella parte anteriore, e la passeggiata è proceduta abbastanza tranquilla. All'arrivo in prefettura, la manifestazione si è fermata un momento per far parlare gli studenti, poi è stato lanciato un appello per farsi sentire davanti all'ufficio del rettorato di Nantes, dietro la stazione di polizia Waldeck-Rousseau.
Anche se le persone sono un po’ diminutie, sono rimaste motivate e hanno gridato slogan ostili alla polizia che si agitava alle finestre. Alcuni striscioni sono stati srotolati davanti alla porta del rettorato, e nuovi discorsi hanno avuto luogo, scanditi dai tamburi. Conclusosi questo momento tutti si avviarono verso casa e, anche se non si possa dire che questa manifestazione sia stata rivoluzionaria, rimane la soddisfazione di uno sciopero di massa che dà speranza in un momento in cui le lotte per l'istruzione stavano diventando sempre più rare e poco offensive. Il corteo determinato delle scuole superiori mostra la strada: facciamoci sentire, siamo determinati e andiamo all’attacco.
Da:  Nantes Révoltée

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