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Articoli filtrati per data: Friday, 14 Gennaio 2022

Questa mattina sui giornali locali è uscita la notizia di quanti soldi, in termini di impianti lasciati all'abbandono, sono costati alla città di Torino in seguito alle Olimpiadi del 2006.

Un'inchiesta è dunque partita a riguardo di amministratori e sindaci che hanno avuto un ruolo di spicco in questa vicenda di speculazione e sperpero di denaro pubblico.

Si parla infatti di 17,5 milioni sequestrati dalla Corte dei Conti agli ex gestori degli impianti olimpici.

Alcuni nomi fra i più conosciuti? L' imprenditore dello spettacolo Muttoni, già noto per aver fatto affari nella cricca dei favori che coinvolgeva l'ex Pm Padalino - arcinoto anti No Tav assolto ieri proprio in merito a questi reati (leggi qui https://bit.ly/3Kay73o) - amministratori dell'Alta Val di Susa come il sindaco di Sauze d'Oulx, facente parte della medesima giunta che si glorifica dell'aumento del turismo in Alta Valle e che ci sembra abbia fatto il callo sulla speculazione dei territori per ottenere profitti non nell'interesse della comunità, il sindaco di Claviere, l'ex sindaco di Sestriere ma anche il sindaco di Pinerolo e altri.

Non è previsto per tutti il sequestro dei beni ma si contesta l'incuria e la lacunosa gestione delle opere. Insomma, un chiaro esempio di come i grandi eventi costruiti ad hoc per ingrassare le tasche dei soliti noti non saranno mai un bene comune per chi i territori li abita e li vive ogni giorno, così come le grandi opere e tutti quegli investimenti che non hanno alcuna intenzione di migliorare le condizioni di vita, le infrastrutture, i servizi per le persone e i territori.

Possiamo dire con certezza che, nella storia recente delle giunte comunali torinesi, questo sia l'unico orizzonte che abbia unito tutte le amministrazioni, di qualsiasi colore. Chissà il neosindaco se si saprà smarcare da questo andazzo, anche se le sue mossette (come la decisione di scegliere un vice No Tav) e la sua appartenenza partitica ne segnano il cammino...

https://bit.ly/31TAtCA

Da Centro Sociale Askatasuna

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Bufera in Spagna per le dichiarazioni di un ex-alto funzionario dei servizi segreti spagnoli, José Manuel Villarejo, nell’ambito del processo che lo vede imputato per intercettazioni illegali ai danni di poltici e uomini d’affari.

L’uomo ha accusato il Centro Nacional de Inteligencia, e in particolare l’allora direttore dell’agenzia, Felix Roldan, di essere rimasti spettatori degli attentati jihadisti di Barcellona e Cambrils dell’agosto 2017 quando morirono 16 persone. Gli attacchi sarebbero tornati utili per alimentare un clima di paura e insicurezza nella comunità catalana, depotenziando le istanze del movimento indipendentista e rafforzando il ruolo “protettivo” dello stato spagnolo. I movimenti indipendentisti catalani, che avevano a più riprese chiesto l’apertura di una commissione d’inchiesta, sempre respinta da Pp e Psoe, denunciano l’attuazione di una vera e propria strategia della tensione. Sentiamo Rolando, compagno italiano che vive da tanti anni a Barcellona. Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

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La riapertura delle scuole da due giorni a questa parte ha significato il venire alla ribalta di una nuova forma di polarizzazione nel dibattito pubblico rispetto alla pandemia: i difensori dell’apertura vs i difensori della chiusura.

In realtà non si tratta di prendere una posizione ma di andare a leggere i dati reali che compongono la situazione attuale partendo dal presupposto che sicuramente l’attraversamento di un luogo come la scuola da parte di centinaia di migliaia di persone non possa far altro che incidere sull’andamento dei contagi; allo stesso tempo occorre sottolineare chiaramente come la soluzione non possa essere rinchiudere i giovani nelle case ma individuare le responsabilità dell’inadeguatezza strutturale di chi sta gestendo la pandemia. Infatti, come sottolinea Alessandro Ferretti, si sarebbero potuti prendere altri provvedimenti e misure, come la purificazione dell’aria per evitare l’obbligo – a un certo punto de facto – di chiudere le scuole, gli asili, i licei. Non soltanto il governo ma anche i sindacati della scuola non hanno mosso un dito per andare in questa direzione.

Nell’analizzare i dati riportati si evince anche una particolarità di questa variante rispetto a quelle precedenti, ossia la maggior incidenza nella fascia d’età dagli 0 ai 4 anni, elemento che a maggior ragione dovrebbe accendere un campanello d’allarme in ciò che consiste la gestione e la messa in sicurezza per tutelare la salute dei bambini, delle bambine e di chi le accompagna nei nidi e nelle materne.

Da Radio Blackout

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