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Articoli filtrati per data: Monday, 10 Gennaio 2022

Lunedì 10, studenti in sciopero nelle scuole superiori nell’alto milanese e in provincia di Varese tra Rho, Parabiago, Legnano, Busto Arsizio , Castellanza e Saronno. La ragione è dovuta all’atteggiamento del governo, perchè, “nonostante l’elevato numero di contagi, ha deciso di riaprire le scuole, con nuove direttive che non ci fanno sentire sicuri” sostengono gli studenti. “Basta pensare come tra i tanti motivi del nostro disagio, ci siano i mezzi di trasporto, in cui non si rispettano le normative con assembramenti e assenza di sanificazione. Per questo abbiamo deciso di protestare. Vogliamo far capire alle persone che hanno il potere e dovrebbero tutelarci, che non vogliamo rischiare, non dopo tutti i casi che si stanno riscontrando nelle ultime settimane».

Gli studenti chiedono di poter svolgere le prime due o tre settimane di scuola in DAD, il tempo necessario per far attenuare la curva dei contagi e per far vaccinare gli studenti che hanno la volontà di farlo. “Siamo disposti a rinunciare alla scuola in presenza per qualche settimana pur di garantire a tutti una maggiore sicurezza. Vogliamo tutelare il nostro diritto allo studio, ma anche quello alla nostra salute».

Mirna e Annamaria rappresentanti dell’Itis Facchinetti di Castellanza  Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

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in SAPERI

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta proveniente dal sindacato di base Cub Pubblico Impiego

Chi si aspettava, a torto, il ritorno allo smart working come misura per contrastare i contagi potrà ricredersi leggendo la circolare sul lavoro agile firmata, nella serata del 5 Gennaio, dai ministri Brunetta e Orlando.

La circolare dissipa ogni dubbio sulla priorità assegnata al lavoro in presenza come modalità prescelta, dimenticatevi tutti i discorsi sulla modernizzazione della Pa, sul lavoro a distanza per valorizzare la cosiddetta progettualità del dipendente pubblico collegandone le prestazioni non tanto a orari prestabiliti ma ad obbiettivi, quantificabili anche in mole di lavoro, da raggiungere.

Fiumi di parole e di inchiostro per spiegare che in fondo il dipendente pubblico poteva anche lavorare da casa, sarebbe costato meno (non retribuito il buono pasto, zero rimborsi per le spese, utilizzo degli strumenti di lavoro privati, zero ore di straordinario, esclusione da progetti incentivanti, mancata erogazione di qualche istituto contrattuale), sarebbe stato necessario controllare l’operato di ogni singolo dipendente in smart e a tale scopo si erano inventati perfino l’esigibile richiesta di smaltire lavoro arretrato per accedere alla modalità agile.

I pregiudizi sullo smart, che numerose imprese private utilizzando alternandolo con il lavoro in presenza, provengono da lontano ossia dalla incapacità di tradurre in pratica le tante parole spese sulla modernizzazione dei servizi, sulla digitalizzazione, tutte parole roboanti che oggi palesano l’assenza di reali contenuti.

Da un telefono si può rispondere anche a casa o in luoghi diversi dalle sedi lavorative, basta un semplice trasferimento di chiamata, se occorre guidare via web un cittadino non importa dove l’impiegato sia fisicamente, basta una buona connessione internet e uno strumento informatico funzionante.

Proprio nel momento in cui il Ministro Brunetta annuncia la digitalizzazione mostra l’atavica diffidenza verso lo smart working e ribadisce la centralità del lavoro in presenza a occultare tutti i mancati investimenti nell’ammodernamento dei servizi nella Pa. Analoga contestazione potremmo muovere al ministro Speranza sulle assunzioni in sanità, da angeli a diavoli dimenticati in qualche girone infernale assediato dall’aumento dei contagi.

Cosa si evince dalla lettura della circolare Brunetta? La paura che i contagi blocchino uffici e servizi e per questo si continuerà fino al 31 Marzo con lo smart semplificato ma al contempo notiamo una punta di prepotenza ad occultare i mancati investimenti nella Pa. Si menziona per l’ennesima volta la parolina flessibilità che poi significa accordare ad alcuni e non ad altri lo smart senza criteri oggettivi e trasparenti, a rotazione appunto come alla tombola natalizia nella speranza che i contagi calino nei prossimi due mesi.

Una autentica ruota della fortuna diretta dall’ennesima figura apicale, tanto hanno aumentato di 10 mila euro annui lo stipendio dei super dirigenti, il mobility manager  invocato per  gestire razionalmente  l’organizzazione del lavoro anche se per questo ci sarebbero già dirigenti e funzionari

Fatti due conti, con l’invalicabile tetto del 49% dei dipendenti in smart, ammesso e non concesso che ci sia rotazione, per contrastare i contagi avremo mediamente 6\7 giorni di smart al mese, una sorta di gentile concessione demandata alla dea flessibilità e alle potestà dirigenziali.

C’è solo da augurarsi che nei giorni in presenza siano disponibili mascherine ffp2,  le igienizzazioni siano intensificate, la gestione degli spazi negli uffici rivista, ma  visto l’operato del Governo possiamo solo sperare, del resto nell’immaginario di qualche politico fannulloni eravamo e fannulloni restiamo ancora oggi. E in caso di quarantena fino ad oggi non potevamo lavorare in smart utilizzando ferie e permessi nostri, uno dei tanti paradossi ai quali ci hanno abituato.

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 Scappati buoi si chiudono le stalle

A proposito della gestione dei contagi in molti enti pubblici a cura del Sindacato di base Cub Pubblico Impiego Pisa

Il proverbio è più che mai indicato per dare una immagine chiara di quanto sta accadendo da Natale in numeri enti della Pa. Decine di contagi, a casa e nei luoghi di lavoro a fronte di interventi spesso tardivi insufficienti dei datori di lavoro e degli uffici competenti in materia di salute e sicurezza. Non pervenuti in tanti casi i Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza  ormai per lo piu’ subalterni ai voleri dirigenziali e incatenati alla filiera della sicurezza aziendale.

Da almeno 20 giorni è a tutti chiaro l’aumento dei contagi e i rischi legati al diffondersi nei luoghi di lavoro.

Ma ciò nonostante

    le misure di igienizzazione e sanificazione non sono state accentuate

    le misure organizzative atte a scongiurare l’affollamento di uffici e servizi non sono state adottate

    le mascherine ffp2 sono ancora in attesa di distribuzione

    misure come prevedere coppie fisse di lavoro ove possibile non sono state prese in considerazione

Si poteva ricorrere allo smart working ma Aran, Anci e Governo volevano solo salvaguardare il ritorno in presenza in antitesi allo smart emergenziale, il risultato è che chi sta in quarantena resta non solo senza smart ma ho dovuto prendere permessi e ferie se non coperto da certificato medico.

Si poteva effettuare controlli di massa con tamponi rapidi di seconda generazione o molecolari per avere una idea di quanto diffusi fossero i contagi nei luoghi di lavoro ma è prevalsa invece la linea del risparmio (tanto a pagare sono sempre e solo lavoratori e lavoratrici)

Solo nelle ultime ore il Governo ha deciso di concedere lo smart a metà del personale (ma a rotazione e con ogni decisione rinviata alla potestà dirigenziale) ma tradotto in numeri si tratta di ben poca cosa.

Un fiume, l’ennesimo, di rassicurazioni dai datori di lavoro che vigileranno sulla nostra salute, salvo poi scoprire che le stesse parole erano state usate due anni fa e da allora migliaia sono i morti di covid

Giorno dopo giorno ci sentiamo sempre più derisi e  carne da macello

Da Osservatorio Repressione

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Due milioni di positivi al Covid, la curva dei contagi in ascesa con il picco previsto intorno a febbraio, strutture ospedaliere sotto stress e trasporti, scuole e servizi essenziali di fatto ridotti per mancanza di personale. Questo è il bilancio della gestione (o non gestione meglio) della pandemia da parte di un governo dei migliori con un’unica stella polare: salvaguardare i profitti dei privati a scapito della società nel suo complesso.

La percezione del disastro è sempre più diffusa, si ricomincia a sentire il rumore delle ambulanze in giro per le città, sui posti di lavoro cluster incontrollati di contagi vengono ignorati quasi completamente e i lavoratori sono costretti in autonomia a mettere in campo strategie per evitare di ammalarsi o scegliere consapevolmente di accettarne il rischio pur di portare il pane a casa. Negli ospedali la pressione cresce, medici e infermieri si ritrovano nuovamente a dover fare scelte difficili in una condizione molto spesso di disillusione generale nel mezzo di una confusione totale. Intanto il governo insiste sulla linea dell’avanti tutta, fino a quando le terapie intensive non scoppieranno e il contagio avrà generato altre migliaia di morti tra le persone più fragili l’unica stella polare sarà quella di salvaguardare i profitti privati. Lo scarico verso il basso della crisi pandemica sta raggiungendo vette inaspettate ed il governo di fatto, nonostante l’enorme investimento propagandistico sulla campagna vaccinale, sta assumendo a tutti gli effetti una linea di condotta di darwinismo sociale alla stregua di quello di Bolsonaro ed altri, le cui ovvie conseguenze sono evidenti ormai a tutti.

Qui si vede la materia ipocrita di cui sono fatti i giornali liberali, i partiti politici e i sindacati confederali. Dove il soluzionismo tecnologico che ha come apoteosi la fede cieca nel vaccino (lo ripetiamo, per noi strumento necessario, ma non sufficiente) si sposa con le necessità negazioniste del capitale nell’ennesimo apparente paradosso di questa pandemia. Nel frattempo La Repubblica ci regala il suo identikit classista del No Vax, mentre il governo che sostiene non ha nulla da invidiare ai vari Viganò e Trump.  

L’obbiettivo, la scommessa, è chiaro, è quella di un’ulteriore normalizzazione della pandemia, nella speranza che la copertura vaccinale delle terze dosi (e delle quarte a questo punto per i più anziani) sia raggiunta abbastanza in fretta da evitare il collasso totale, ma questo esperimento sociale avrà in ogni caso dei costi enormi e debolissime possibilità di riuscita.

L’evidenza è già nello stato delle cose: la polemica politica sulla chiusura / apertura delle scuole in realtà è per lo più una recita perché di fatto a determinare le preoccupazioni di chi è più vicino al campo di battaglia non è il benessere psicofisico di allievi e personale, ma è il dato di fatto che i lavoratori e le lavoratrici della scuola contagiati e indisponibili al lavoro rappresentano già oggi un numero così significativo da renderne quasi impossibile l’operatività. Ma le scuole non possono chiudere, è ovvio, anche qui non per qualche investimento etico-morale della politica nei confronti di questa istituzione (altrimenti ristrutturare il sistema della formazione, rivedere le strutture scolastiche, investire su assunzioni e formazione del personale sarebbe stata una priorità già da tempo), ma piuttosto perchè non si saprebbe dove parcheggiare i giovani durante i tempi di lavoro dei genitori.

Lo stesso inizia a valere per molti di quei lavori cosidetti essenziali più a contatto con il pubblico. Treni regionali, ma anche su tratte lunghe vengono soppressi quotidianamente con migliaia di pendolari che devono assumersi sulle proprie spalle il costo di questo disagio. Si può immaginare che anche nel campo del trasporto di merci gli scenari siano simili.

Perchè il capitalismo in Italia ormai è così (e sempre di più lo è in generale): è innervato di un pensiero di corto respiro basato sul valore aggiunto che si può accumulare in fretta e furia a scapito di tutto e tutti. E’ la predazione più totale, senza veli e finzioni, dove pur di mettere in tasca gli extraprofitti del periodo festivo si mettono in conto migliaia di morti. Ma questo genera a sua volta un continuum di nuove crisi di realizzazione che a catena stanno contagiando ogni ambito del vivere umano.

Qui ed oggi la lotta contro il capitalismo è lotta per la sopravvivenza di un qualche anelito di vita associata. Il vero pensiero unico, la vera catastrofe è quella che impone i profitti in cima ad ogni agenda politica.

Lo scenario dei prossimi tempi dipende da quello che vedremo nelle settimane a seguire, se una reazione proletaria alla crisi tra meccanismi di sottrazione ed esplosioni espicite di conflitto per quanto flebili riusciranno a rompere il quadro di questo tentativo di normalizzazione o se il ricatto imposto tra salute e lavoro prevarrà, quello che rimane certo è che la capacità delle borghesie di offrire un modello di vita e società desiderabile è sempre più in crisi, e in questa faglia può nascere il nuovo, o può insediarsi la barbarie.

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La Comune internazionalista è un luogo che raccoglie persone da tutto il mondo per istruirsi sulla base ideologica del movimento rivoluzionario in Kurdistan e per partecipare alla rivoluzione in Rojava. 

Per condividere un po' della realtà degli internazionalisti che vengono in Rojava, la Comune ha chiesto ad alcuni membri della Comune internazionalista di raccontarci quali sono le loro motivazioni e cosa li ha colpiti di più finora.

Bruno dalla Germania: Sono un internazionalista dall'Europa. Sono venuto in Rojava perché l'ideologia del movimento di libertà curdo e il confederalismo democratico sono grandi fonti di speranza e comprensione.

Vengo dalla sinistra radicale in Germania. Lì ho visto che la mentalità del sistema non si ferma alla sinistra. Individualismo, liberalismo, comportamento patriarcale, riformismo o una grande mancanza di speranza sono fenomeni predominanti.

Sono venuto qui per sviluppare un atteggiamento verso la rivoluzione che possa resistere a lungo termine e prendere una strada diversa. La vita e le società in Europa sono frammentate, molto isolate dal capitalismo e lontane da una comprensione collettiva. Questo ci rende molto difficile vivere una vita secondo i principi comunitari e socialisti.

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Nella nostra epoca, una delle più importanti rivoluzioni del nostro tempo è nel Rojava e nel Kurdistan. Per i rivoluzionari e tutti coloro che cercano una via d'uscita dalla dominazione capitalista, è un importante punto di riferimento e una scintilla di speranza. Sostenere e difendere questa scintilla di speranza, attraverso le relazioni pubbliche e il lavoro dei media, educando e riportando dalla terra è anche un motivo importante per cui sono venuto qui.

Per conoscere la rivoluzione in Rojava, la comune internazionalista è il luogo ideale. Qui possiamo conoscere la cultura della regione, la lingua e le particolarità politiche della rivoluzione.

Inoltre, lo scambio comune sulla situazione nei nostri paesi d'origine è un'esperienza preziosa. Qui ha luogo un processo di consapevolezza e offre la possibilità di organizzarsi secondo le necessità rivoluzionarie per trovare il proprio posto in diversi lavori.

E' il luogo ideale per conoscere il processo rivoluzionario qui e per iniziare i lavori qui a livello locale.

Vivere e imparare nel collettivo, aiutarsi a vicenda a svilupparsi, riflettere sulle mentalità del sistema e del patriarcato e cambiare è un'esperienza molto bella. La comprensione della critica, cioè come qualcosa che ci fa andare avanti e ci aiuta a cambiare, invece di metterci sopra gli altri con essa, è una parte importante di questo aiuto reciproco. Dopo un po' di tempo in cui si vive insieme e ci si critica a vicenda, emerge una profonda comprensione e connessione con l'altro. Queste connessioni sono ciò di cui l'organizzazione rivoluzionaria ha bisogno ed è possibile qui nella comune internazionalista costruire la capacità di imparare e sviluppare insieme.

Tekoşer dagli Stati Uniti d'America: Sono arrivato in Rojava all'inizio del 2020. Sono venuto qui con l'intenzione di prendere parte alla rivoluzione e imparare dal Movimento di Liberazione Curdo, dalla loro decennale esperienza nella pratica rivoluzionaria. Sono arrivato in Rojava con poche aspettative, ma qualcosa che mi ha sorpreso è stato il vero senso di comunità che è ancora molto vivo qui, ma è quasi morto in Europa. In Rojava, e altrove in Medio Oriente, la società respira ancora e la nostra Rivoluzione non solo la sta preservando ma la sta portando a un nuovo livello di sviluppo. Nel primo villaggio in cui ho vissuto, i vicini civili ci portavano spesso yogurt e cibo fatto da loro. All'epoca, questo tipo di comportamento era molto strano per me, ma presto ho capito che è così che la società dovrebbe essere. Naturalmente, questo dare senza aspettativa di ritorno è ricambiato.

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È importante per noi, come rivoluzionari cresciuti nel cuore del neoliberismo, imparare dal modo di vivere che ancora sopravvive in Rojava. Per tutto il tempo che sono stato in Rojava, ho sperimentato questo modo di vivere in ogni villaggio in cui sono stato. Molte di queste famiglie hanno dato così tanto per vedere il successo della Rivoluzione; i loro martiri e la loro attività nel movimento fanno da ponte tra noi, e ogni membro della famiglia si sente un compagno. A parte l'esperienza della società qui, l'educazione del movimento è stata la più impattante sul mio sviluppo personale. Sfidare la profonda influenza del patriarcato è stato un processo molto difficile, specialmente considerando il mio background, e senza questa educazione posso tranquillamente dire che non solo non avrei lavorato per superarlo, ma non mi sarei resa conto della portata dell'influenza. Questo tipo di lotte sono necessarie per sviluppare una mentalità veramente rivoluzionaria e militante e qualcosa che non ho potuto trovare al di fuori del Movimento di Liberazione Curdo.

Christoph dalla Svizzera: Sono venuto in Rojava con un misto di seria preoccupazione di cambiare il mondo e un po' di voglia di avventura. Sapevo un po' della rivoluzione prima di venire qui, ma non sapevo nulla della cultura curda. Quindi il Comune internazionalista con la sua funzione di essere un'interfaccia tra la cultura locale, l'ideologia e la rivoluzione e il luogo da cui provengo, è davvero molto utile per me. Sono molto grato a tutti gli amici che hanno dato molti sforzi ed energie per costruirla.

Nei 2 mesi da quando sono qui, le mie prospettive su molte cose sono cambiate parecchio. Con abbastanza spazio lontano dal Sistema, dalla sua ideologia e dalle circostanze in cui sono cresciuto, è molto più facile vedere chiaramente come queste hanno influenzato il mio carattere. Creiamo un ambiente insieme nella comune per alimentare attivamente questo processo interiore. Naturalmente mi sento spesso confuso con le mie emozioni, i miei pensieri e i miei bisogni a causa di ciò, il che non mi fa sentire molto a mio agio. Ho un po' di crisi d'identità qui. Ma lottare con noi stessi è in realtà l'obiettivo. Naturalmente ci aiutiamo a vicenda in questo. Parliamo anche molto di cosa sia una personalità rivoluzionaria e di quali siano i metodi e le lotte necessarie per sviluppare se stessi.00chris.jpg

Ci sono stati alcuni momenti di cui ho un ottimo ricordo. Uno per esempio è stato il giorno in cui abbiamo analizzato e criticato pesantemente la personalità dell'altro dopo due settimane di blocco educativo auto-organizzato. Stare lì e ricevere tutte le critiche degli amici, sapendo che ognuno di loro desidera solo il meglio per me, è stato un regalo più prezioso di quanto potessi immaginare prima. Un'altra volta abbiamo visitato una famiglia con tre bambini e ci siamo fermati per la notte. Essere invitati e calorosamente accolti e curati è stato prezioso. Anche l'interazione gioiosa con i bambini e il modo di agire comune sono buoni nella memoria. E infine: Mi piace molto ballare le danze tradizionali curde. C'era un grande evento culturale nella città vicina. Ognuno prendeva la mano dell'altro e formavamo un enorme cerchio mentre ballavamo. In qualche modo questo ci univa tutti.

Otelo dal Portogallo: Nel mio paese, non sapevo cosa fare, come vivere. Non accettavo né potevo sopportare di essere integrato nel sistema, di vivere una vita individualista e di essere uno strumento del sistema capitalista. L'unica cosa giusta da fare era lottare per una rivoluzione, ma non c'era una lotta rivoluzionaria, che si opponesse veramente e attivamente al sistema, a cui potessi unirmi, né ero in grado di sviluppare la mia, essendo generalmente isolato e circondato dal liberalismo. Di fronte a questa situazione, la rivoluzione del Rojava e il movimento di libertà curdo mi sono sembrati un picco di speranza per una liberazione vera e mondiale, una lotta rivoluzionaria che offre un'alternativa al sistema capitalista nel XXI secolo, una lotta che è capace di reinventarsi attraverso la critica e l'autocritica, rifiutare il liberalismo e opporsi alle radici dell'oppressione, le radici del sistema statale patriarcale vecchio di 5000 anni.

Da tempo pensavo di andare in Rojava, alla ricerca di una vita significativa e di svilupparmi come rivoluzionario. In questo, la Comune Internazionalista è emersa come un mezzo per arrivare in Rojava e per essere coinvolto nel movimento rivoluzionario curdo, vedere la formazione ideologica e capire meglio come posso sviluppare una lotta rivoluzionaria nel mio paese, anche se questo è ancora molto lontano. Penso che offra una buona opportunità agli internazionalisti di tutto il mondo di vedere la realtà di un movimento rivoluzionario e di rendersi meglio conto del ruolo che l'ideologia liberale ha nell'impedire alle lotte rivoluzionarie di emergere e come possiamo lottare per superarla. Naturalmente ha anche il potenziale per rafforzare i legami internazionalisti, non solo con il movimento curdo ma anche tra i paesi degli internazionalisti che si riuniscono qui, e per imparare anche gli uni dagli altri.00otelo.jpg

Qui, coinvolgendomi attraverso la Comune Internazionalista con il movimento rivoluzionario e i suoi metodi, sto sviluppando una migliore connessione tra la teoria e la pratica, e tra il sentire, il pensare e l'agire, cioè nella vita comunitaria, e in questo modo sto sviluppando una serie di aspetti per costruire un atteggiamento rivoluzionario. Per questo movimento, la lotta interna è forse la più importante, poiché è fondamentale che i rivoluzionari agiscano secondo i loro principi se il loro obiettivo è di diffonderli a tutta la società. In questo senso, la critica e l'autocritica diventano della massima importanza, poiché i nostri caratteri sono stati profondamente modellati dall'ambiente in cui siamo cresciuti.

Una cosa che posso dire ha avuto un'influenza particolare su di me è stata la piattaforma, che si svolge alla fine di un'educazione. Qui, ognuno analizza se stesso e la sua partecipazione all'educazione, e viene poi analizzato e criticato dai suoi compagni. Questi non sono destinati a portare demotivazione, ma ad aiutare e spingere tutti a migliorarsi come rivoluzionari. Nella mia esperienza, questo è stato un importante momento di rinnovamento della prospettiva e della mentalità rivoluzionaria.

Da https://anfenglishmobile.com/

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