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Articoli filtrati per data: Sunday, 05 Settembre 2021

Fra il 31 ottobre e il 12 novembre si terrà a Glasgow la 26a conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26), l’appuntamento annuale degli Stati e delle entità sovranazionali firmatarie della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul tema in oggetto (UNFCCC). 

 

Da ECOR Network

La conferenza ha l’obiettivo di valutare i progressi e stabilire obblighi giuridicamente vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra. 
Visti i risultati, dopo 27 anni di riunioni, forse al prossimo incontro farebbe meglio a dichiarare fallimento. 
Il quadro delineato dal lavoro di migliaia di scienziati di tutto il mondo è infatti impietoso riguardo al peggioramento dello stato del pianeta e delle prospettive per le specie viventi, come si evince dai rapporti periodici dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change  (IPCC).

L’ultima pubblicazione in merito è del 7 agosto scorso. Si tratta del rapporto1 del Working Group I (WGI), il gruppo del IPCC che si occupa di valutare  le nuove conoscenze scientifiche sui cambiamenti climatici e compararle con quelle precedenti, monitorando in pratica le fasi progressive dell’evoluzione della catastrofe climatica in corso.
È un rapporto che registra un aggravamento su tutti i fronti, a cominciare da quello delle emissioni dei principali gas serra, che hanno raggiunto nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per la CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano. Sono le concentrazioni atmosferiche di CO2 più alte degli ultimi 2 milioni di anni, e degli ultimi 800.000 anni per il metano e l’ossido di azoto. 
La tendenza è in continua crescita, a testimonianza della scarsa efficacia di accordi e protocolli internazionali nati all’insegna dell’insuccesso, perché è impossibile che possano mettere in discussione la fonte primaria della catastrofe.

Il disastro che viene1

Del resto, potrebbero mai gli Stati decidere di rinunciare al dogma della crescita infinita ?
Potrebbero mai prospettarci formule differenti dalla gestione capitalistica della crisi climatica, il cui scopo principale è il rilancio dell’accumulazione, e non la riduzione  dell’impatto sul pianeta?
Formule illusorie ammantate di retorica green, e potenzialmente altrettanto devastanti rispetto all’economia fossile, alla quale andranno ad affiancarsi, e non a sostituirsi.
È questa la prospettiva che ci attende, mentre tutti i parametri di valutazione del cambiamento climatico mostrano l’avvicinarsi, e in vari casi il raggiungimento, dei punti di non ritorno.

“Molti cambiamenti dovuti alle emissioni di gas serra passate e future sono irreversibili per secoli e millenni, in particolare i cambiamenti nell’oceano, nelle calotte glaciali e nel livello globale del mare”.

Il rapporto 2021 del Working Group I del IPCC descrive le linee dello sconvolgimento complessivo del mondo che conosciamo, della terra, degli oceani, delle piogge, degli uragani, dei ghiacciai, delle correnti marine. 
Sconvolgimento che ha già cominciato ad investire in pieno le specie viventi, e noi tra loro.
Gli autori/trici del rapporto delineano cinque possibili scenari2, costruiti in base ai livelli delle emissione future di gas serra. Tutti gli scenari, con varie gradazioni, mettono in conto una crescita della temperatura media globale  ben oltre il fatidico 1,5 °C, che era l’obiettivo limite dell’Accordo di Parigi.
Nel migliore dei casi, anche nell’ipotesi improbabile di azzerare le emissioni di anidride carbonica nel 2050 e ridurre fortemente gli altri gas climalteranti, il rapporto prevede l’innalzamento delle temperature fino 1,8 °C entro fine secolo. Un esito comunque catastrofico, visto i disastri già in atto con quel 1,09 °C in più rispetto al periodo di riferimento (1850-1900), registrato nell’ultimo decennio.
Nel peggiore dei casi, nell'ipotesi di una forte crescita delle emissioni, ci si aspetta che l'aumento della temperatura possa arrivare a fine secolo fino a 5,7 °C .

Guardando al presente, il disastro attraversa gli oceani, dove sale la temperatura, l’acidificazione e la desossigenazione delle acque, con cambiamenti la cui reversibilità sarà possibile solo aspettando secoli o un millennio, 
Gli oceani, il cui volume aumenta assieme alle temperature, si ingrossa per lo scioglimento dei ghiacciai, innalzando il livello medio del mare che al momento si attesta sugli 0,20 m oltre gli standard del 1901.
Nel ventesimo secolo il livello medio globale del mare è aumentato più rapidamente rispetto a qualsiasi altro secolo degli ultimi tre millenni. Il suo ritmo di crescita è sempre più veloce, ed anche considerando lo scenario più benevolo, continuerà ad aumentare  da qui al 2100 di ulteriori 0,28-0,55 m, come conseguenza visibile di enormi masse d'acqua che premono sulle coste.
Nello scenario peggiore, in presenza di altissime emissioni di gas serra, il livello del mare potrebbe salire di un metro entro fine del 21°secolo.
In tutti i casi, tale processo non si fermerà nei millenni successivi.

Il disastro investe l’area del ghiaccio marino, che negli ultimi 40 anni si è ridotta del 10% in marzo e del 40%  in settembre, raggiungendo il livello minimo degli ultimi 1000 anni.
La dimensione globale di questo ritrarsi con quasi tutti i ghiacciai del mondo che si contraggono in modo sincrono, non ha precedenti da almeno due millenni. Lo scongelamento e la perdita di carbonio del permafrost è ormai un processo irreversibile in tempi centenari. 

Il disastro rallenta le correnti. Il rapporto dell’IPCC segnala che l’inversione della circolazione meridionale atlantica (AMOC) potrà indebolirsi nel corso del 21° secolo per tutti gli scenari di emissione considerati. 
Parallelamente, una ricerca di David Thornalley rileva che le correnti dell’AMOC hanno raggiunto la velocità minore degli ultimi 1.600 anni, e nuove analisi di Niklas Boers introducono la possibilità di un collasso3
L'AMOC è guidato dall’ acqua di mare densa e salata dell'Oceano Artico, ma lo scioglimento dell'acqua dolce dalla calotta glaciale della Groenlandia sta rallentando il suo corso prima di quanto suggerito dai precedenti  modelli climatici.
Un collasso dell’AMOC innescherebbe reazioni a catena spaventose, interrompendo le piogge da cui dipendono miliardi di persone per il cibo in India, Sud America e Africa occidentale, provocando tempeste e un abbassamento delle temperature in Europa, oltre alla crescita del livello del mare al largo del Nord America.

Il disastro che viene2

Il disastro modifica le piogge. Le precipitazioni medie globali sulla terra sono aumentate dal 1950, soprattutto dagli anni ’80 in poi, ma è cambiata anche la loro distribuzione spaziale e temporale. 
È aumentata la frequenza e l’intensità delle precipitazioni estreme sulla maggior parte delle aree terrestri, e di conseguenza le inondazioni rovinose, parallelamente (per paradosso) alla siccità. Il processo è ancora in corso, e andrà ad intensificarsi qualsiasi sia il livello delle emissioni future di gas serra. C’è solo da decidere se fermare le emissioni climalteranti per contenere l’aumento delle precipitazioni entro i limiti del 5%, o andare oltre.

Il disastro moltiplica gli eventi estremi, come i cicloni tropicali, e rende più frequenti gli“eventi estremi composti”, come la combinazione di ondate di calore e siccità, le inondazioni derivanti simultaneamente da tempeste marine, precipitazioni estreme ed esondazione di fiumi, oppure le condizioni meteorologiche calde, secche e ventose, che favoriscono l’estendersi degli incendi. 
Particolarmente esposte agli eventi estremi le città, dove la cementificazione amplifica le temperature e di conseguenza le ondate di calore. L’urbanizzazione aumenta le precipitazioni medie e intense sopra e/o sottovento delle città e la conseguente intensità di deflusso. Nei centri urbani costieri, la combinazione di eventi estremi più frequenti (dovuti all’innalzamento del livello del mare e alle mareggiate) ed eventi estremi legati alla pioggia/flusso dei fiumi sarà foriera sempre più spesso di gravi inondazioni.

Il disastro potrebbe essere peggiore di quello prefigurato dall’IPCC, perché, a parere di alcuni autori, il rapporto non considera a sufficienza i meccanismi di retroazione (feedback) auto-rinforzanti, che una volta innescati continuano ad agire a prescindere dalla riduzione delle emissioni clima alteranti di origine antropica. Angelo Baracca, su Contropiano ricorda che  "lo scioglimento dei ghiacci scoprirà il permafrost, il quale scongelerà rilasciando grandi quantitativi di metano, un gas che contribuisce 20 volte più della CO2 all’effetto serra. D’altronde i ghiacci che ricoprono il mare Artico riflettono la radiazione solare (albedo) molto di più della superficie del mare, più scura, che rimarrà scoperta, il ché aumenterà ulteriormente il riscaldamento dell’atmosfera terrestre" 4.

In pratica, la possibilità che il futuro coincida con lo scenario peggiore ipotizzato dall'IPCC, con tutte le sue conseguenze, non è un'ipotesi trascurabile.
Ci troviamo solo all’inizio di una catastrofe inedita, di una dimensione mai provata dal genere umano, già ora generatrice di migrazioni di massa, distruzione, carestie, fame, conflitti per le risorse, estinzione di migliaia di specie viventi. Una crisi epocale a cui il capitale risponde intensificando la distruzione della Natura e l’espropriazione delle comunità umane, oggi anche in nome della cd “transizione ecologica”, come abbiamo più volte cercato di descrivere su questo portale.
Gli Stati e le entità sovranazionali che si ritroveranno a Glasgow fra ottobre e novembre, rappresentano in gran parte questo tipo di interessi e, come sappiamo, li difendono contro le popolazioni manu militari. 
Inutile quindi riporre in tali istituzioni speranze per una possibile inversione di tendenza. 
Dobbiamo piuttosto concentrarci su come affrontare problemi enormi: da un lato il disastro che – ineluttabilmente -viene, dall’altro una più intensa aggressione ai territori da parte della speculazione.
Abbiamo infine l’onere, non facile,  di immaginare e praticare modelli di transizione ecologica slegati dal profitto, da ripensare a partire dalla ricchezza di esperienze delle comunità resistenti di tutto il mondo.
La discussione è aperta, i terreni di conflitto - oltre a quelli di doverosa contestazione dei “grandi eventi”- infiniti.

Foto di apertura: "Château des Ducs - Isaac Cordal" by Objectif Nantes (licensed under CC BY 2.0).

Note:

1) IPCC, Climate Change 2021. The Physical Science Basis, 7 agosto 2021, pp.3949.
2) Scenario con emissioni di gas serra molto elevate (SSP5-8.5) ed emissioni di CO2 che raddoppiano rispetto ai livelli attuali entro il 2050. Ci si aspetta che la temperatura possa crescere a fine secolo fino a 5,7°C, rispetto al 1850-1900.     Scenario con emissioni di gas serra elevate (SSP3-7.0) ed emissioni di CO2 che raddoppiano rispetto ai livelli attuali entro il 2100. Scenario con emissioni di gas serra intermedie (SSP2-4.5) ed emissioni di CO2 che si mantengono sui livelli attuali fino alla metà del secolo. Ci si aspetta che la temperatura possa crescere a fine secolo fino a 3,5°C, rispetto al 1850-1900. Scenario con emissioni di gas serra basse (SSP1-2,6) ed emissioni di CO2 che si dimezzano al 2050. Scenario con emissioni di gas serra molto basse (SSP1-1,9) ed emissioni di CO2 che si azzerano al 2050. Ci si aspetta che la temperatura possa crescere a fine secolo fino a 1,8°C, rispetto al 1850-1900. Anche nello scenario SSP1-1.9, si valuta che le temperature rimangano fino al 2100 le più calde degli ultimi 6500 anni.
3) Damian Carrington, Climate crisis: Scientists spot warning signs of Gulf Stream collapse, The Guardian, 5 agosto 2021. Niklas Boers, Observation-based early-warning signals for a collapse of the Atlantic Meridional Overturning Circulation, Nature Climate Change, volume 11, pages 680–688 (2021). 
4) Angelo Baracca, Una analisi critica del Rapporto Ippc sui cambiamenti climatici, Contropiano, 12 agosto 2021.

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Ieri, 1 settembre, durante un incontro della scuola di politica di Italia Viva, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, ha fatto un intervento il cui contenuto ha fatto molto discutere.

Da Antudo

Le “sparate” di Cingolani

Sarebbero già molte le cose di cui discutere, a partire dal fatto che Matteo Renzi organizzi una scuola di politica, ma su questo al momento sorvoliamo. 

Le parole oggetto della discussione sono rivolte agli ambientalisti. «Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic  – dice – ed è pieno di ambientalisti oltranzisti, ideologici. Loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati, se non facciamo qualcosa di sensato», e aggiunge: «Sono parte del problema». 

In questa delirante dichiarazione il ministro, però, ha confermato che stiamo andando «sparati» verso una catastrofe climatica, a meno che non si faccia qualcosa di sensato. E quindi ci chiediamo: cosa ha in mente Cingolani per fare quello per cui è pagato profumatamente, cioè trovare soluzioni? E ce lo chiediamo non perché ha attaccato gli ambientalisti, ma perché, ci pare che fino ad oggi tutte le azioni messe in atto da lui e dal suo ministero siano andate nella direzione opposta a quella verso cui dovremmo andare. 

Chi è veramente parte del problema?

Quello che ci chiediamo, anche, è come chi scende in piazza per chiedere ai governi di fare tutto il possibile per ridurre la produzione di CO2, possa essere considerato parte del problema.

È chi va contro i mega impianti fintamente green, inutili per le comunità oltre che altamente impattanti per i territori, ad essere parte del problema? 

È chi mesi fa, come noi, ha fortemente criticato il ministro per avere fatto ripartire gli iter autorizzativi per le trivellazioni in Sicilia e non solo, ad essere parte del problema? 

Ovviamente no. E Pensiamo anzi che le dichiarazioni di Cingolani siano utili solo a difendere l’attuale modello di società, basato sui consumi e la crescita continua e a tutti i costi. Ed è folle pensare che senza mettere in discussione questo modello di sviluppo, si possa arrestare la crisi climatica.  Anche per questo crediamo che siano i ministri come Cingolani ad essere parte integrante del problema, addetti ai lavori che invece di fare i nostri interessi, quelli delle comunità, difendono quelli delle multinazionali come Eni, responsabile della devastazione in cui versano interi territori della nostra isola e di tutto il mondo.

 

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La ragazza, figlia di prigionieri politici della guerriglia, sarebbe stata rapita dai militari agli ordini del presidente Mario Abdo Benítez e dal 30 novembre 2020 non si hanno più sue notizie. Carmen Elizabeth Oviedo Villalba è figlia di Alcides Oviedo e Carmen Villalba, prigionieri politici dell’Ejército del Pueblo Paraguayo.

di David Lifodi da La bottega del Barbieri

 

A fine luglio ha destato scalpore l’espulsione dal Paraguay della missione umanitaria argentina promossa per cercare la diciassettenne Elizabeth Carmen Oviedo Villalba, soprannominata Lichita, desaparecida dal 30 novembre 2020 e figlia di Alcides Oviedo e Carmen Villalba, prigionieri politici e militanti dell’Ejército del Pueblo Paraguayo detenuti dal governo paraguayano nel carcere Buen Pastor di Asunción.

Oltre un mese fa, il governo di Mario Abdo non ha concesso alla delegazione umanitaria il permesso per entrare nella zona di Yby Yaú ( a 350 km dalla capitale Asunción), dove lo scorso novembre è stata vista per l’ultima volta la giovane di origine argentina durante un’azione condotta dalla Fuerza de Tareas Conjuntas contro la guerriglia dell’Epp. “Il governo paraguayano non vuol sapere cosa ne è stato di Lichita né intende rendere conto dell’operazione di polizia che, il 2 settembre 2020, si è conclusa con l’uccisione di due ragazzine, María del Carmen Villalba e Lilian Mariana Villalba, scambiate per guerrigliere dai militari paraguayani”, hanno denunciato gli esponenti della missione umanitaria.

Le speranze di ritrovare viva Elizabeth Carmen Oviedo Villalba si fanno ogni giorno più flebili, come teme anche la madre, da diciassette anni in carcere a seguito dell’arresto quando era responsabile delle cellule clandestine di Patria Libre, da cui poi è nato l’ Ejército del Pueblo Paraguayo.

Il motivo per cui Lichita è desaparecida risiede probabilmente nel fatto che la ragazza è testimone oculare dell’omicidio delle due cugine di undici anni, a seguito del quale il governo di Mario Abdo è stato travolto dalle critiche.

La campagna per chiedere verità e giustizia per María del Carmen Villalba e Lilian Mariana Villalba, argentine, non si è mai interrotta, come testimoniato dall’escrache di fronte al Consolato del Paraguay a La Plata per denunciare l’immobilismo di Asunción, da cui non è mai partita né una reale attività di ricerca di Lichita né è stata fatta luce sull’assassinio delle due undicenni. El Estado paraguayo es infanticida è stato uno degli slogan maggiormente scanditi dai manifestanti in occasione dell’escrache.

Composta da esponenti dell’Asamblea Permanente por los derechos humanos, dal Movimiento Popular Nuestramérica e dallla Secretaría de Trabajadores Migrantes y Refugiados de la Unión de Trabajadores de la Economía Popular (UTEP), la missione umanitaria argentina ha sottolineato il doppio gioco del governo paraguayano che, ufficialmente, ha promesso di interessarsi della sparizione di Lichita, ma che in realtà non si è mosso in alcun modo.

Il 19 novembre 2019 Lichita, insieme alle due cuginette, era tornata in Paraguay, dalla città argentina di Misiones, per visitare i genitori e gli altri esponenti del gruppo guerrigliero che si nascondevano nel dipartimento di Concepción. L’idea dei loro familiari era quella di farle tornare in Argentina nel marzo 2020 per riprendere la scuola, ma il dilagare della pandemia da Covid-19 le ha bloccate in Paraguay fin quando, il 2 settembre scorso, in occasione di un attacco della Fuerza de Tareas Conjuntas contro l’accampamento guerrigliero dell’Epp, Lilian e María Carmen sono rimaste uccise, mentre il presidente Abdo si pavoneggiava con fierezza davanti ai giornalisti per l’uccisione di due guerriglieri accusando l’Epp di utilizzare minori per la lotta armata e ribadendo più volte l’infelice e vergognosa dichiarazione hay que liquidarles a todos, con riferimento all’Ejército del Pueblo Paraguayo.

Quanto a Carmen Elizabeth Oviedo Villalba, si teme che sia stata rapita dall’esercito paraguayano, ma soprattutto che vada incontro al destino di Lilian e María Carmen, torturate brutalmente prima di essere uccise e, proprio per questo motivo, le organizzazioni per i diritti umani si chiedono perché lo Stato paraguayano se la prenda con delle minorenni per debellare la guerriglia trasformandole in obiettivi militari.

Peraltro, in relazione Lilian e María Carmen, il presidente paraguayano aveva tentato di spacciare le due minorenni come esponenti dell’ Ejército del Pueblo Paraguayo, attribuendo ad entrambe la maggiore età prima che il caso dei falsos positivos fosse svelato.

La Plataforma Social Memoria y Democracia (Paraguay) e la Liga Argentina por los derechos humanos hanno ripetutamente invitato Abdo Benítez ad attivarsi per la liberazione di Lichita, convinti che il presidente sappia dove si trova la ragazza, ricordando inoltre come la storia della Fuerza de Tarea Conjunta sia stata caratterizzata da molteplici episodi di violenza, ma da parte dello Stato paraguayano finora l’unica risposta è stata il silenzio.

 

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Dopo un mese di occupazione e liberazione dell'Università, dopo aver attraversato le strade di questa città in testa ad un corteo di migliaia di persone, non riconoscendoci nella commemorazione istituzionale del ventennale del G8, ecco arrivare le prime denunce contro un nostro compagno.

Denuncia per invasione.

Per esserci ripresi/e uno spazio che ci appartiene, chiuso da più di un anno. Un'università che solo in quel momento è stata veramente pubblica, popolare e universale.

Due denunce per manifestazioni non autorizzate.

Per aver raccontato la realtà dei giorni del 2001, allontanandoci dalla retorica istituzionale deconflittualizzante tipica delle sinistre degli ultimi vent'anni.

A Genova ultimamente abbiamo visto misure repressive sempre più opprimenti, che hanno colpito tanti e tante compagni/e. Dalle varie denunce per i fatti di Corvetto, alle accuse di associazione a delinquere ai danni dei compagni del porto, fino alle misure amministrative di sorveglianza speciale che colpiscono ormai tutti quelli che alzano la testa contro i soprusi di questo sistema.

Non sono queste misure, atte ad intimorirci e dividerci, che ci fermeranno. Continueremo la nostra lotta verso un mondo più giusto, a partire dal rilancio dello sciopero generale dei sindacati di base dell11 ottobre.

A vent'anni dal G8 qualcosa l'abbiamo imparato: IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

Da Vedo Terra

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L’esercito turco e ha attaccato con un drone armato il campo di Maxmûr Rüstem Cudî. Il drone armato delle forze armate turche (TAF) ha colpito il campo di Maxmûr Rüstem Cudî alle 08:18 del mattino ( 3 settembre ndr). Secondo le notizie dell’agenzia RojNews le case circostanti sono state danneggiate mentre non ci sarebbero state vittime nell’attacco. Si è stato affermato che l’attacco ha creato grande paura tra i bambini del campo.

Le persone che si sono recate nel luogo in cui è avvenuto l’attacco hanno reagito alla Turchia. Le madri hanno dichiarato : “Fino a quando ci attaccheranno così? Perché nessuno ne parla?” Hanno criticato il silenzio dell’opinione pubblica mondiale contro l’attacco della Turchia.

L’Assemblea del campo di Maxmûr dovrebbe rilasciare una dichiarazione nelle prossime ore.

L’attacco non è il primo

La Turchia recentemente ha attaccato Shengal e Maxmûr con droni armati e molte persone hanno perso la vita. Non c’è stata alcuna reazione né dal governo regionale del Kurdistan né dall’amministrazione irachena agli attacchi della Turchia.

Da Uiki OnlusUiki Onlus

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