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Articoli filtrati per data: Wednesday, 29 Settembre 2021

I guerriglieri dall'interno della resistenza contro l'invasione turca delle aree di difesa di Medya hanno dichiarato di svolgere azioni quotidiane contro gli invasori.

 

Gli attacchi dello stato turco e la resistenza dei guerriglieri nelle aree di difesa di Medya continuano pesantemente. Ogni giorno la portata della guerra nelle aree di difesa di Medya diventa più visibile. I guerriglieri sul fronte Qaşûra sono coinvolti nell'offensiva "Cenga Xabûrê". Hanno parlato con ANF dell'ultima situazione.

Guerrilla Alîşêr ha dichiarato: "Agiamo contro le forze d'invasione ogni giorno. Il nemico non può muoversi liberamente nelle aree che occupa. I soldati vengono cambiati ogni pochi giorni. Finora, lo stato turco non ha raggiunto i suoi obiettivi ed è stato persino respinto. Il governo turco sta giocando la sua ultima carta qui cercando di prolungare la propria vita attraverso la guerra".

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Guerrilla Alîşêr si riferisce alla resistenza di Zendûra. I guerriglieri nella regione di Metîna resistettero con successo all'esercito turco per 50 giorni. Solo quando il KDP assediò l'area da dietro il 5 giugno i guerriglieri si ritirarono. Questa provocazione ha richiesto un cambiamento di tattica. Mentre un gruppo di combattenti fu in grado di ritirarsi in sicurezza, l'11 giugno, sei guerriglieri caddero come martiri mentre assicuravano il ritiro sulla Zendûra. Guerrilla Alîşêr spiega: "La resistenza di Zendûra ha chiaramente dimostrato lo spirito dell'offensiva Xabûr. Questa resistenza divenne una fonte di ispirazione e forza per tutti i guerriglieri di Metîna. La creatività dei guerriglieri spicca in questa guerra. Non importa quanta tecnologia usino e quanto violenti siano gli attacchi aerei, i guerriglieri lasciano che questi attacchi falliscano con le loro tattiche e metodi.

I guerriglieri non conoscono ostacoli nemmeno nelle condizioni più difficili. Le donne svolgono un ruolo cruciale nella guerriglia. Lo Stato turco teme la forza delle donne e quindi le prende di mira. Ma gli attacchi dello Stato turco non rimarranno senza risposta".

Le donne hanno mostrato la loro forza ancora una volta

Guerrilla Arîn riferisce che l'esercito turco è scioccato dalla resistenza guerrigliera: "Stiamo combattendo il nemico con nuovi metodi e tattiche. Ci stiamo anche concentrando sul nostro camuffamento qui, poiché in precedenza abbiamo avuto alcune difficoltà con esso. La resistenza dei guerriglieri caduti a Zendûra è stata per noi motivo di ulteriore sviluppo. Ci si chiede cosa si sarebbe fatto al posto dei nostri compagni. Questa è la linea per la nostra resistenza".

27 09 2021 BEHDINAN Ilham kaynagimiz Zendura direnisidir df6516pre

Guerrilla Arîn ha continuato: "Quando parli della resistenza Zendûra, pensi a Hêja e agli altri compagni. Dobbiamo seguire la stessa linea di resistenza per essere degni del nostro compagno caduto. La resistenza Zendûra ha cambiato molte cose nella mia personalità. La forza dei guerriglieri divenne evidente in questa guerra. Ho avuto modo di conoscere meglio la mia forza in questa guerra. Siamo determinati e sconfiggeremo il nemico qui su questa terra".

Da ANF

 

 

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Prezzi alle stelle e carenza di dormitori statali, universitari mobilitati in tutto il paese. Erdogan: «Siete dei bugiardi». Ma i numeri lo smentiscono: solo il 10% accede ai posti letto pubblici

di Chiara Cruciati

Roma, 28 settembre 2021, Nena News – È tra gli studenti e le studentesse turche che l’opposizione alle politiche della coalizione di governo, Akp e Mhp, trova spazio e voce. Dopo la sollevazione del campus di Bogazici, a Istanbul, contro il rettore imposto dal presidente Erdogan (ha perso: a metà luglio il passo indietro con la revoca della nomina di Melih Bulu), stavolta il focus della protesta si sposta dal piano più strettamente politico a quello economico e sociale. Parte da una necessità: il diritto alla casa.

Da dieci giorni nei parchi pubblici del paese sono comparse le tende: dentro ci dormono degli universitari, parte della neonata piattaforma Movement of the Unsheltered. Il numero di tende e studenti è via via aumentato, insieme alle città coinvolte (11, tra cui Istanbul, Ankara e Smirne) e la mobilitazione si è allargata a tutti i cittadini con la chiamata alla «protesta di mezzanotte».

Proteste che la stampa locale ha definito «calme», ma che in diversi luoghi, da Eskinsehir al parco Ilhan Erdost ad Ankara, si sono tradotte nell’intervento della polizia, che ha portato via le tende con la forza e ha arrestato almeno 15 persone. Ad Adana gli studenti presenti sono stati schedati dagli agenti.

Manifestano contro l’aumento insostenibile degli affitti (+51% a Istanbul, + 32% ad Ankara, +31% a Smirne, secondo una ricerca dell’università Bahcesehir) e contro la carenza di dormitori per gli studenti. E questa è solo una media: avvicinarsi fisicamente ai campus è pressoché impossibile, se nei quartieri storicamente meta dagli studenti come Rumeli Hisari (quello della Bogazici) gli affitti sono saliti del 300%.

Una realtà condivisa con il resto della popolazione: secondo un sondaggio di Aksoy Research reso noto domenica, il 96,5% degli intervistati ritiene gli affitti alti o troppo alti.

Sono troppi duecento dollari al mese per una casa condivisa, in un paese alle prese con una dura crisi economica camuffata dal governo con tensioni belliche in giro per il Mediterraneo. Ma il problema, dicono i ragazzi, è insormontabile visto che di spazi nei dormitori – sia universitari che privati – non se ne trovano. E se ci sono costano troppo se si pensa che il salario minimo in Turchia non supera le 2.900 lire, circa 330 dollari, e che ad agosto il tasso di inflazione ha raggiunto il 19,25%.

«Vogliamo sussidi per l’affitto – dice a Middle East Eye Mert Olcay Aksay, membro del sindacato degli studenti – Riteniamo che il costo degli affitti debba essere supervisionato dallo Stato. E ovviamente vogliamo più dormitori pubblici vicino alle università». «Molti proprietari non sono stati in grado di farsi pagare gli affitti durante la pandemia – spiega ad al-Monitor uno studente di chimica della Bogazici, Akim – Ora vogliono rifarsi chiedendo a noi studenti delle cifre ridicole».

E se c’è chi prova a sostenere la battaglia per la casa aprendo le porte della sua (come la scrittrice di libri per bambini Ceren Kerimoglu), anche la politica si è accorta di avere un problema. La questione era stata affrontata subito dallo stesso presidente Erdogan che, dopo aver promesso di «seguire la cosa», domenica 19 settembre precisava che da quando al potere c’è lui i dormitori sono aumentati, da 190 a 769, insieme alla capacità, da 182mila posti a 720mila. Ma lo scorso sabato, a una settimana dall’inizio della mobilitazione, ha cambiato registro: «State mentendo – ha detto agli studenti – La vostra vita è una bugia. I nostri dormitori ne sono la prova».

Cavalca invece la protesta il partito repubblicano, il Chp, opposizione all’Akp di Erdogan e amministratore del comune di Istanbul. Deputati e membri della municipalità si sono fatti vedere tra le tende e hanno dato qualche numero, smentendo la presidenza: con un numero di iscrizioni aumentato di sette volte dal 2002 (da 1,5 milioni agli attuali 8,2) meno del 10% degli universitari trova posto nei dormitori statali. Solo due le strutture costruite negli ultimi due decenni a Istanbul.

Si investe altrove, dicono i giovani: «I fondi sono girati sempre a fondazioni pro-governative», dice all’agenzia turca Bianet Ece Koroglu (Youth Movement). Una politica ormai nota, marchio di fabbrica dell’Akp che negli ultimi anni ha redistribuito ricchezze a suon di appalti e donazioni alla ristretta cerchia che si muove intorno a Erdogan.

Da Nena news

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Ieri sera il candidato sindaco Paolo Damilano si è presentato nel quartiere di San Salvario per una fantomatica “passeggiata per la sicurezza contro lo spaccio e il degrado”. Secondo i profili social del candidato, l’iniziativa sarebbe stata suggerita dagli abitanti della zona ma a detta della stampa in piazza si sono presentate appena una trentina di persone, perlopiù candidati e militanti di lungo corso di Lega e fratelli d’Italia giunti da tutta la città. Non esattamente quella che si dice un’iniziativa popolare, insomma, nonostante Damilano continui a dire che tutti gli abitanti a Torino si sentano come a Gotham city.

Tra i partecipanti alla ronda serale, in prima fila, alla destra di Damilano, spicca un volto a noi piuttosto noto Antonio Rinaudo, ex pm anti notav oggi ringraziato per la sua missione con un comodo strapuntino di commissario giuridico per l’unità di crisi anti covid.

Una presenza non causale, dettata non solo dal sostegno alla figlia, candidata con Forza Italia, ma anche dalle ambizioni del magistrato in pensione. Si vocifera infatti da tempo che, dopo aver costruito le sue fortune politiche sulla repressione del conflitto sociale in valle e in città, Rinaudo aspiri ora a un posto di assessore alla sicurezza in quota fratelli d’Italia.

Della serie, quale migliore parabola, per il Pm con l’elmetto, di finire carriera direttamente col manganello in mano?

Da notav.info

Di seguito alleghiamo anche il post di Salsa Rubra su quanto avvenuto:

Ieri sera il candidato sindaco Paolo #Damilano, insieme al rappresentante di Circoscrizione e in compagnia dell'amico ex pm Antonio #Rinaudo, mandante di moltə attivistə notav, ha voluto fare una “passeggiata per la sicurezza e contro il degrado” nella convinzione che una ventina di individui in giacca e cravatta possa rappresentare una soluzione rispetto a un problema - quello dello spaccio e della sicurezza - già mal posto da buona parte della politica.

Una sceneggiata, tipica delle campagne elettorali, già vista e conosciuta a tuttə coloro che vivono veramente e quotidianamente alcuni quartieri. Passeggiate che dovrebbero alimentare il consenso tra le persone che vivono le difficoltà sulla propria pelle ma che non fanno altro che accrescere una inutile #guerratrapoveri. Comparse spettacolarizzate e parole che di fatto costituiscono vuote promesse, o peggio, che veicolano immaginari in cui la soluzione sarebbe il ricorso a una presenza continuativa sul territorio delle forze dell’ordine.

Come residenti del quartiere in primis e poi in quanto membri del comitato ricordiamo che l’unica sicurezza in cui crediamo è quella costruita dalle reti sociali e dalla cooperazione di chi vive un territorio e non da uno stato di polizia repressivo o da ronde squadriste. La #repressione tanto conclamata, oltre a colpire solamente le categorie deboli della società, non garantisce neanche lontanamente la risoluzione delle criticità evocate. Anzi, il più delle volte contribuisce semplicemente ad allontanare e a spostare il problema nelle zone meno visibili della città.

#Supportare, non punire: questa dovrebbe essere la linea da seguire. Damilano, come molti altri politici, avrebbe molto da imparare dai servizi di riduzione del danno che, tra indifferenza e pregiudizi, sgomitano per farsi spazio. Quello che vorremmo per il nostro quartiere è una gestione del problema alternativa sia alla violenza poliziesca che al disinteresse totale delle istituzioni.

Fortunatamente ieri sera siamo riusciti a far capire a Damilano e ai quattro fascistelli che si porta dietro che nel nostro quartiere non passeranno indisturbati.

#VOTAFRAGO

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