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Articoli filtrati per data: Sunday, 19 Settembre 2021

Yasin Bulut, membro di lunga data del Comitato per le famiglie dei martiri del PKK, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Sulaymaniyah. Il 64enne è stato colpito da quattro colpi. Le circostanze della sua morte indicano un assassinio mirato.

Il politico curdo Yasin Bulut è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella città di Sulaymaniyah, nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale). Il 64enne si stava recando a piedi in un ospedale nel distretto di Çarçira questa mattina quando è stato colpito da quattro colpi di arma da fuoco.

Yasin Bulut era gravemente malato e cercava cure mediche a Sulaymaniyah. È morto sul colpo e gli agenti di polizia hanno portato il suo corpo all’istituto di medicina legale. Gli autori sono riusciti a fuggire senza essere riconosciuti.

Le circostanze della morte di Yasin Bulut indicano un assassinio mirato da parte dello Stato turco. Lo affermano anche rappresentanti di organizzazioni vicine al movimento di liberazione curdo. Soprattutto per quanto riguarda l’attacco a Ferhat Barış Kondu, un rifugiato del Kurdistan settentrionale. Il 33enne è stato aggredito e ucciso ieri da un uomo mascherato sul posto di lavoro. Kondu è stato colpito al braccio ed è sopravvissuto. Si sospetta che la leadership turca ad Ankara abbia ordinato un’ondata di attacchi contro gli attivisti del movimento di liberazione curdo e la sua cerchia di sostenitori nel Kurdistan meridionale.

Chi era Yasin Bulut?

Yasin Bulut, noto anche come Şükrü Serhat, è nato nel 1957 nella provincia di Kars. Nel 1978 si era unito all’appena costituito PKK. È stato arrestato dopo il colpo di stato militare del 12 settembre 1980. Ha trascorso la sua prigionia con numerosi altri quadri del PKK nella prigione di Diyarbakir, l'”inferno di Amed”. Dopo la sua scarcerazione nel 1991, è andato in montagna. Da 15 anni è membro attivo del Comitato per le Famiglie dei Martiri.

Da Rete KurdistanRete Kurdistan

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15 settembre: alle 7.00 un grosso contingente di polizia è giunto a sgomberare la comunità mapuche Rañilwenü, nell’Alto Biobío. I suoi membri resistono all’assalto della polizia.

Juan Contreras Jara

I Carabinieri sono entrati nella comunità mapuche Rañilwenü con un grosso contingente di agenti di polizia, veicoli blindati Mohwak, carri lancia gas, droni, tra gli altri, per sgomberare le ed i comuneri che esercitano il controllo territoriale.

La comunità Rañilwenü, situata nell’Alto Biobío, ha iniziato il suo processo di recupero territoriale a febbraio di quest’anno, periodo in cui erano già stati perseguitati dai giudici e dalla polizia, secondo quanto hanno dichiarato.

Parlando con RESUMEN, il werken (portavoce) della comunità colpita, Guillermo Purran, ha precisato che “è giunto un grande contingente di Carabinieri con tutto. Ancora stiamo nel processo di sgombero”.

Sullo stato di salute delle e dei membri della comunità, che stanno resistendo alla violenta entrata delle forze di polizia, ancora non ci sono certezze, ha informato il werken, aggiungendo che “siamo divisi in due gruppi, ma sappiamo che per il momento non c’è nessun detenuto”. 

Continuano gli scontri al ponte Queuco tra i Carabinieri e la comunità Rañilwenü che continua a resistere allo sgombero.

Fonte: Resumen cl

15 settembre 2021

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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