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Articoli filtrati per data: Friday, 10 Settembre 2021

Partendo dal testo “sull’uso capitalistico delle macchine nel neo-capitalismo” pubblicato sul primo numero dei Quaderni Rossi nel 1961, cerchiamo di aggiornare la critica di Panzieri all’automatizzazione del lavoro attraverso lo sviluppo tecnologico.

Panzieri inizia la carriera politica nel PSI seguendo le lotte contadine in Sicilia, per poi trasferirsi a Torino nel ’59 dove segue le lotte degli operai immigrati dal sud all’interno delle fabbriche. Il nuovo approccio al conflitto e alle richieste avanzate dagli operai porta sempre più Panzieri ad allontanarsi dal partito e dai sindacati, fonda così i Quaderni Rossi invitando gli operai a una lotta senza intermediari e stimola il partito a essere strumento per le lotte e non il cappello.

quad rossi

Entrando in fabbrica l’operaio è isolato e diventa un’appendice delle macchine, che ne assorbono la vitalità a profitto del padrone. Panzieri coglie questi processi e sottolinea come la tecnologia non sia mai neutrale, ma è funzionale al consolidamento del potere del capitale. Una critica controcorrente al pensiero di quei tempi in cui si pensava che la tecnologia avrebbe liberato l’essere umano dal giogo del lavoro.

Oggi il capitalismo ha molteplici sfaccettature, da quello iper-tecnologico al bracciantato, dunque anche il lavoro e le forme di lotta sono molteplici e diversificate, ma devono cercare di creare aggregazione e cooperazione tra i lavoratori per formare un opposizione unita contro il padronato. Anche se l’uso dei dati, i continui aggiornamenti, la globalizzazione del mercato del lavoro sono forme di colonizzazione del capitale sull’individuo, nel perpetuo processo di messa a valore e mercificazione della vita intera.

Ne parliamo con Gianfranco Ragona, docente di storia del pensiero politico all’università di Torino

Da Radio Blackout

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Il 18 Settembre a Firenze ministri ed espertoni internazionali si riuniranno nei loro palazzi per il G20 sull’Agricoltura.
Ma quale agricoltura? Continuano a parlare di sostenibilità e resilienza.. ma il paradigma agricolo in tutto il mondo rimane sempre lo stesso.


Questo è il nostro appello, come parte del movimento di resistenza contadina Genuino Clandestino.
Questo è il nostro invito a tuttə lə contadinə, a tuttə coloro che lottano su e per questa terra,
Questo è il nostro invito ad esserci, per non far svolgere nel silenzio e nell’indifferenza questo ennesimo, vuoto e falso incontro dei potenti sull’agricoltura.
Questo è il nostro invito alla Marcia per la Terra.

Ai popoli della terra,
Alle organizzazioni contadine nazionali ed internazionali,
A tutte le persone che lottano sul posto di lavoro,
nelle città, nelle province, al mare o in montagna.
Ai movimenti ecologisti ed a tutti i comitati di lotta contro le devastazioni ambientali,
per l'acqua, i boschi, i campi e le montagne, per il fuoco dei loro cuori.
A coloro che non voltano lo sguardo di fronte alle ingiustizie.
All'EZLN e la "carovana por la vida",
A tutt* coloro che sognano altri mondi possibili.
Siamo le contadine ed i contadini del movimento Genuino Clandestino, sono molti anni che lottiamo nei territori di questo paese per l’autodeterminazione alimentare, la costruzione di comunità contadine resistenti e autogestite e per l’abbattimento definitivo di un modello di sviluppo mortifero ed oppressore conosciuto con il nome di capitalismo.
Come contadine e contadini sentiamo il grido di dolore che dai nostri campi, dai mari, dai fiumi, dalle montagne e dai suoi animali si alza fragoroso in cerca di giustizia e libertà.
Tocchiamo con le nostre mani ogni giorno gli effetti della catastrofe ecologica, guardiamo distruggere dalla follia capitalista territori vicini e lontani in nome del profitto. Osserviamo l’allontanamento e la disgregazione di intere comunità, la sottrazione sistematica di luoghi di condivisione, formazione, supporto e cura.
Oggi la nostra rabbia è tanta e profonda, è una rabbia che vuole restituire dignità a coloro a cui è stata strappata, è una Rabbia ed una lotta per l’umanità, poichè sappiamo bene che questo sistema
non può essere educato, addomesticato o riformato.
Nutriamo un profondo desiderio, collettivo e individuale, di abbattere ogni mattoncino di questo maledetto sistema, di estirpare come gramigna le disuguaglianze del nostro mondo; per seminare salvaguardia e solidarietà al posto di distruzione e competizione.

Non possiamo realizzare questo sogno senza i corpi, le energie, i volti, la dignità e la determinazione di tutt* voi.
La città di Firenze nei giorni del 17 e 18 settembre ospiterà il summit globale dell’agricoltura (G20): l’ennesima farsa internazionale che attraverso la retorica della green economy disporrà del futuro dell’agricoltura industriale, chimica, nociva e distruttrice in Europa e in tutto il Mondo.
Questa istituzione è la solita che ha firmato e poi tradito il trattato di Parigi inducendo al consumo di combustibili fossili e promuovendo un modello agricolo che riduce in schiavitù le/i
lavoratrici/tori e rende sterili ed inquinati i campi, così come il cibo che attraverso essi viene prodotto.
Grazie allo stimolo della carovana Zapatista e la “declaración por la vida” siamo intenzionat* a non chiudere gli occhi, a rispondere colpo su colpo, organizzandoci collettivamente.
Sabato 18 settembre vi invitiamo a marciare insieme a noi.
a crederci, a lottare insieme, a costruire ponti e alleanze per abbattere questo mondo e costruirne altri più veri e giusti.
Voltiamo le spalle alla città e a ciò che rappresenta, partendo da Firenze e dirigendoci verso Mondeggi. Camminiamo insieme nella marcia per la T(t)erra e per la vita, continuiamo a
sognare, organizziamoci e balliamo.


Que retiembe en sus centros la tierra

Qui l'evento facebook con il programma dettagliato della due giorni.

Da Mondeggi Bene Comune

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Un comitato che rappresenta i prigionieri di tutte le fazioni palestinesi ha invitato i detenuti a resistere al trasferimento e ad appiccare incendi nelle loro celle se le guardie cercano di spostarli con la forza.

Fonte: english version

Laurie Kelmann e Jack Jeffrey – 8 settembre 2021

Immagine di copertina: Palestinesi su una motocicletta decorata con un poster che mostra le foto dei sei prigionieri palestinesi evasi da un carcere israeliano, i loro nomi e in arabo la scritta “il movimento della Jihad islamica, eroi della fuga dal carcere di Gilboa”, al Campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, mercoledì 8 settembre 2021.  (Foto AP/Nasser Nasser)

RAMALLAH, Cisgiordania (AP) – Una forte tensione si è creata mercoledì all’interno del sistema carcerario israeliano dopo che  incendi sono scoppiati in diverse strutture mentre il governo  sta dando la caccia ai sei palestinesi fuggiti due giorni prima attraverso un tunnel da loro scavato.

Sono stati segnalati incendi in diverse carceri mentre si tentava di spostare i detenuti come misura precauzionale. Un  comitato  che rappresenta i prigionieri di tutte le fazioni palestinesi ha invitato i detenuti a resistere al trasferimento e ad appiccare incendi nelle loro celle se le guardie cercano di spostarli con la forza. Il gruppo dei prigionieri ha anche minacciato un diffuso sciopero della fame.

Proteste sono divampate nella tarda serata di mercoledì. A Gerusalemme est, le truppe israeliane hanno sparato granate stordenti contro i manifestanti palestinesi riuniti alla Porta di Damasco nella Città Vecchia, come testimoniato da un giornalista dell’Associated Press. I manifestanti sono stati sentiti cantare “Dov’è Zakaria”, un riferimento a Zakaria Zubeidi, il più noto dei sei prigionieri palestinesi fuggiti lunedì dalla prigione di Gilboa.

I servizi medici della Mezzaluna Rossa Palestinese hanno riferito di violenti scontri tra manifestanti palestinesi e forze israeliane nelle città occupate della Cisgiordania di Beita e Huwara.

Nel frattempo, le responsabilità  per l’evasione si sono allargate al sistema carcerario e la chiusura dei checkpoint tra Israele e la Cisgiordania occupata è stata estesa al fine settimana.

Un portavoce del primo ministro Naftali Bennett ha affermato che il premier ha incontrato i capi dei servizi di sicurezza israeliani in uno sforzo congiunto per essere pronti per “qualsiasi scenario”.

La fuga di lunedì è stata la più grande evasione israeliana degli ultimi decenni. I sei uomini fuggiti, tra i 26 ei 49 anni, a quanto pare hanno scavato un tunnel fuori dalla prigione di Gilboa e sono fuggiti lunedì presto. Secondo quanto riferito, i servizi di sicurezza israeliani stanno indagando se abbiano avuto aiuto all’interno della prigione, così come all’esterno.

L’Israel Prison Service ha dichiarato attraverso un portavoce che un incendio è divampato in due celle in distinte  ali della prigione di Ramon e che l’incendio è stato domato. Il gruppo dei prigionieri palestinesi ha riferito di incendi nella prigione di Ketziot, e ci sono stati resoconti da parte dei media di ulteriori disordini.

La massiccia caccia all’uomo nel nord di Israele e nella Cisgiordania occupata è proseguita mercoledì mentre il nuovo governo di coalizione cercava di mantenere la calma e gli ebrei celebravano Rosh Hashana, il capodanno ebraico.

Zubeidi, 46 anni, è stato leader di spicco della Brigata dei martiri di Al-Aqsa (un gruppo armato affiliato a Fatah), durante la seconda intifada dal 2000 al 2005. In seguito gli è stata concessa l’amnistia insieme ad altri militanti affiliati a Fatah, ma è stato arrestato di nuovo nel 2019 per quelli che le autorità israeliane hanno dichiarato essere nuovi sospetti di attività terroristiche

Da bambino, Zubeidi aveva fatto parte di una compagnia teatrale per bambini fondata a Jenin da Arna Mer-Khamis, un’attivista israeliana per i diritti, protagonista di un documentario del 2004.

Gli altri cinque prigionieri erano membri del gruppo militante della Jihad islamica, e il gruppo dei prigionieri ha detto che quattro stavano scontando l’ergastolo.

All’interno delle prigioni, Fatah, Hamas, Jihad islamica e altre fazioni hanno ciascuna una presenza organizzata e sembrano agire insieme.

L’evasione pone un potenziale dilemma per il presidente palestinese Mahmoud Abbas, le cui forze di sicurezza si coordinano con Israele. Il suo partito Fatah ha elogiato la fuga dalla prigione, ma non ha fatto ulteriori commenti.

I palestinesi considerano i prigionieri detenuti da Israele come eroi della loro causa nazionale e hanno celebrato l’evasione. Se i fuggitivi dovessero essere  arrestati nella Cisgiordania occupata, è probabile che molti palestinesi incolperanno l’Autorità palestinese, che ha già dovuto affrontare una forte reazione popolare dopo la morte di un attivista in sua  custodia a giugno.

Traduzione di Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” – Invictapalestina.org

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