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Articoli filtrati per data: Sunday, 16 Maggio 2021

A Torino ieri più di 6mila persone sono scese in piazza in solidarietà alla Palestina. Il presidio è iniziato in piazza Castello, dopo poco da lì è partito un determinato e potente corteo che ha attraversato le vie della città.

Erano giovani, giovanissimi la maggior parte di chi gridava "Palestina libera", ragazzi e ragazze delle scuole medie e superiori. Molte donne con le loro figlie, cartelli, bandiere, cori e musica che scandivano il passo.

Il corteo ha scelto come prima tappa la RAI per denunciare il suo ruolo complice del massacro nella striscia di Gaza, al pari di tutti gli altri media nazionali che continuano a parlare di 'conflitto israelo palestinese' quando in realtà si tratta di colonialismo, apartheid e pulizia etnica. Davanti all'edificio non mancava la celere schierata a difesa dell'informazione garante degli interessi dei poteri dominanti. Il corteo ha proseguito raggiungendo Porta Palazzo e dopo aver fatto alcuni interventi ha deciso di arrivare sotto il Comune. Anche qui poco prima di arrivare la polizia ha sbarrato la strada ma davanti alla determinazione del corteo si è fatta da parte. Qui è stata chiamata in causa la sindaca, l'amministrazione e chi dovrebbe prendere una posizione chiara di fronte a quanto sta accadendo in Palestina. Dopodiché il corteo si è concluso in piazza Castello davanti alla Regione. Questa giornata ha lasciato il segno, in questa giornata esplodevano rabbia, determinazione e nessuna paura. Questa giornata deve anche far riflettere sulla capacità di mobilitarsi di giovanissimi italiani di X generazione quando i tempi e i modi lo richiedono.

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È ora di comprendere come questa identità assuma forme, punti di aggregazione e di ricaduta che non sono dettabili dai posizionamenti ideologici della sinistra che ne subisce la fascinazione. Molto probabilmente gli stessi presenti ai riot di Gucci sono gli stessi che si autorganizzano per vivere nella quotidianità di quartieri deprivati di servizi e di luoghi di socialità e gli stessi che ieri erano presenti in piazza. La causa del popolo palestinese è ciò che ci permette di avvicinarci, alle nostre latitudini. Battersi contro questo massacro legittimato da tutti gli Stati Occidentali è limpidamente giusto e doveroso da parte di tutti e tutte.

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di Alexik

Ricordare Genova è un esercizio complicato.
Personalmente non sono mai riuscita a farlo con serenità, senza sentir crescere una stretta allo stomaco, né a derivarne degli elementi costruttivi.
E’ un bene, quindi,  potermi ritrovare fra le mani un testo che mi consente di andare al di là della mia visione parziale.
Nessuna ricostruzione individuale può infatti riuscire da sola a cogliere le complessità e le implicazioni dei giorni del G8, l’insieme delle soggettività  che si sono espresse o che si sono formate sulla base di quella esperienza.

Del resto, “la memoria è un ingranaggio collettivo”.
Un ingranaggio che Zona rossa, ultimo numero di  Zapruder, prova a rimettere in moto.
Frutto del confronto fra la redazione di Zapruder e SupportoLegale, la stesura di Zona Rossa  ha nella dimensione collettiva la sua stessa origine. Si rivolge a Genova attraverso uno sguardo plurale, riunendo le visuali di generazioni diverse e diversi metodi di linguaggio.
Comprende le voci di chi a Genova non c’era, per motivi generazionali, e che ne ha elaborato la storia dai racconti.
Comprende la voce di chi, pur avendo la massima autorevolezza per parlarne, in tutti questi anni ha usato la parola con parsimonia, responsabilità e coscienza, in mezzo ad ondate di retoriche e di ricostruzioni fasulle o infamanti.
La voce di chi si è rimboccat* le maniche per sostenere compagn* incriminat* per devastazione e saccheggio, mentre altri si esercitavano nei distinguo fra buoni e cattivi, offrendo la sponda alla criminalizzazione mediatica e giudiziaria di una parte del movimento.
Comprende, finalmente, la voce di quell* che hanno pagato per tutti, con più di 10 anni di galera a testa1, e che con serenità ripetono: “in ogni caso, nessun rimorso“.

Uno di loro, Luca, dopo che per anni sono stati spesi da chiunque sul G8 di Genova fiumi di parole, pensa di “non poter aggiungere qualcosa che non sia già stato detto, visto e rivisto“.
E suggerisce una traccia: “più interessante può essere sapere cosa è successo dopo“.
Proprio su questo si concentra  Zona Rossa: sul prima, sul dopo e sull’altrove, e soprattutto sugli elementi da cui trarre utilità per il presente.

“Il ricordo di Genova può essere un futuro anteriore, una memoria che ci aiuta a guardare avanti invece che indietro, utile a capire meglio la transizione verso quel qualcosa di indefinito che stiamo vivendo“.

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E così impariamo come, nel dopo Genova, un gruppo di compagn* proveniente da Indymedia ha forgiato strumenti metodologici e di contenuto (oltre che competenze tecniche assolutamente non comuni) utili ad affrontare anche il tempo presente.

SupportoLegale nasce dal presupposto di non chiedere mai agli altri cosa avessero fatto nel 2001, né a che area appartenessero. Si è creato un gruppo di persone che aveva come unica finalità riuscire a supportare e dare man forte a chi stava seguendo i processi…
Noi ci siamo battuti su delle parole d’ordine abbastanza brevi, ma su cui siamo stati irremovibili: sul No alla divisione fra buoni e cattivi, sulla legittimità di tutte le forme di dissenso che erano state espresse a Genova, sulla legittimità di tutti i pensieri che sono stati espressi a Genova…
A noi piacerebbe che uscisse questa parte della storia. Proprio perché tanti, ancor oggi, non hanno imparato la lezione, non la vogliono imparare. Vogliono togliere legittimità a dei pezzi di storia, a dei pezzi di senso, a dei pezzi di conflitto.

Noi la pensiamo tutti in modo completamente diverso … tutte le modalità di rappresentazione del conflitto, almeno rispetto a questo pezzo di storia che abbiamo fatto tutti quanti  insieme sono legittimi. Vanno rispettati e vanno difesi. E sentiamo di essere tutti dalla stessa parte della barricata“.

Una coesione nata dalla capacità di attribuire priorità politica all’obiettivo comune, e che non verrà fatta propria dal movimento No Global, uscito dall’esperienza di Genova più diviso che mai, ma diverrà invece punto di forza in Val di Susa, probabilmente proprio a partire dalla riflessione su Genova.
È questo un ulteriore elemento di pregio di Zona Rossa: la ricostruzione di come abbia influito l’esperienza di Genova sulla formazione delle soggettività dei movimenti di oggi, che ci mostra che questa storia non si è conclusa solo nel sangue, nella sconfitta, nelle posizioni dissociatorie, e nella lenta agonia dei social forum.

Per esempio la presenza a Genova 2001 di un nutrito spezzone del giovane movimento No TAV ha favorito “l’identificazione fra quello che la Valle stava iniziando a vivere e le ragioni della protesta contro il G8“.
Emergono dalle interviste ai No TAV da un lato il rafforzamento della coscienza  della portata globale dei contenuti della propria lotta, dall’altro le conseguenze sul territorio, con nuovi comitati locali che nascono in Valle a partire dalla determinazione maturata proprio nei giorni del G8.
Il 23 luglio 2011 il corteo per il decennale di Genova è aperto dallo spezzone della Val di Susa, che ha guadagnato sul campo il diritto alla “testa del corteo” nei giorni dello sgombero della Libera Repubblica della Maddalena e dell’assedio al cantiere di Chiomonte2.
Lo slogan dei valsusini “siamo tutti Black Bloc” sancisce il rifiuto della divisione fra buoni e cattivi, nel luogo esatto in cui tale divisione aveva creato al movimento di 10 anni prima effetti  disgreganti.
E non si tratta solo di uno slogan, perché proprio nell’assedio di Chiomonte il movimento ha  accolto e riconosciuto  metodi di lotta e soggettività differenti, e su questa base si è creata coesione e rispetto.
Genova diviene  dunque generatrice di coscienza anche in negativo, una lezione sugli aspetti da non emulare se non si vuol ripercorrere lo stesso declino del “movimento dei movimenti”.
Uno di questi aspetti è la desolidarizzazione successiva alle incriminazioni per devastazione e saccheggio.
Dice SupportoLegale: “Molte delle persone finite sotto processo sono state completamente abbandonate dai loro gruppi, dalle loro organizzazioni, dai loro collettivi. Sono state lasciate completamente sole e sono sole oggi. Ci siamo stati solamente noi“.
L’esatto opposto di un principio cardine della lotta in Val di Susa, dove “si parte e si torna insieme“.

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Zona Rossa identifica in Genova un crinale di crisi che va al di là del declino del movimento No Global, investendo le stesse sorti e pratiche della sinistra radicale maturate nel corso del ‘900.
E’ una cesura nelle modalità delle mobilitazioni, perché “improvvisamente la piazza esonda qualsiasi volontà di controllo, spinta tanto da pratiche di conflitto che rifiutano la mediazione dei portavoce del movimento, quanto dalla repressione degli apparati dello Stato… Segno di una liberazione dalle volontà di controllo (e di mediazione) delle strutture organizzate ? Oppure traccia di una crisi di una idea di organizzazione a cui fa fatica a sostituirsene un’altra ?”

Genova segna anche la crisi delle pratiche di simulazione del conflitto:

“Chi pensava che aver evocato troppo il conflitto avesse portato alla catastrofe organizzativa e chi, invece, condannava la rinuncia a organizzarsi in conseguenza di quella “dichiarazione di guerra” giocata su un piano simbolico, a cui però lo Stato prevedibilemnte credette davvero. Comunque ci si ponga, a Genova si è capito  che la rappresentazione simbolica del conflitto è gestibile fino a un secondo prima dell’esplosione del conflitto vero e proprio, poi è solo pericolosa”.

Va in pezzi, infine, la bizzarra idea di una democratizzazione delle forze dell’ordine, conseguente ai processi di smilitarizzazione e sindacalizzazione iniziati una ventina di anni prima. Idea fallace, visti i risultati, e che non teneva conto di come i poteri di polizia fossero stati particolarmente sviluppati secondo logiche di guerra proprio nei due decenni precedenti. (Continua)

1 Su 25 compagn* imputat* per i fatti di piazza, 10 vennero condannat* per devastazione e saccheggio a pene variabili da 6 anni e 6 mesi a 15 anni di reclusione.

2 Vedi su Carmilla: “Si parte e si torna insieme“.

Da Carmilla

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In Colombia il 42,5% della popolazione è in condizione di povertà e il 15,1% in povertà estrema secondo il DANE (Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica), analogamente, nel marzo del 2021 questo ente ufficiale ha dichiarato che la disoccupazione è salita a 3,4 milioni di persone, che sommando la confusa categoria degli inattivi (persone in età di lavoro che non lo fanno o si sono stancate di farlo) assomma ad un totale di 16 milioni. È anche più allarmante che dei 20,5 milioni di occupati il 48% sono informali. Come dire, che sommando la popolazione disoccupata, inattiva e informale, abbiamo approssimativamente un totale di 30 milioni di persone senza entrate o, senza entrate degne, su un totale approssimativo di 49 milioni di colombiani.

Le cifre ufficiali già parlano di per sé stesse.

La Colombia non ce la fa più e alla fine riesce a scuotersi, a manifestare il proprio sconforto di fronte alla somma di mali accumulati durante tanti catastrofici governi di destra.

Come siamo giunti a questo?

Diversi studi, oltre alle costanti informazioni che stanno emergendo nei mezzi di comunicazione e grazie ai rapporti della JEP (Giustizia Speciale per la Pace) e della commissione per la Verità, stanno confermando che: il crimine, la grande impresa e lo stato si sono organizzati come un cartello, per mantenere i propri privilegi e vivere delle risorse dello stato. Questa è una realtà che si è sviluppata durante cento anni (Zuluaga C., H., & Insuasty R., A., 2020).

Questa nefasta alleanza ha trasformato a sangue e fuoco, le medesime strutture dello stato, ha ri-disegnato l’istituzione, le sue leggi e istituzioni a favore dei propri meschini interessi, questo sì, sostenuti da un apparato ideologico-politico che grazie all’instancabile fabbricazione di menzogne che i media riproducono come casse di risonanza permettono di disorientare e sono riuscite a trasformare anche le logiche e le dinamiche culturali, il sentire e il pensare, soprattutto nelle città.

Questa alleanza Crimine-Impresa-Stato si è stretta tanto da ottenere che tutto un paese lavori e perfino muoia per servirli. Si tratta di un ridotto gruppo di famiglie ancorate al potere, questa realtà chiede con grida un cambiamento (Zuluaga Cometa, H., & Insuasty-Rodríguez, A. 2020).

È così che, il progetto di Riforma Tributaria chiamato malamente Progetto di Legge di Solidarietà Sostenibile, si è trasformato nella goccia che ha colmato la misura, la lista dei mali è interminabile, l’inadempimento degli accordi di Pace, il costante assassinio di dirigenti sociali, di ex combattenti che hanno firmato la pace, l’abuso della forza pubblica, i falsi positivi, la riforma attualmente in corso del progetto di Legge 010 che cerca di replicare il modello nordamericano e che finisce di seppellire la Salute in Colombia consegnandola sfacciatamente al settore privato, la negazione dell’approvazione dell’accordo di Escazú, la negazione delle consultazioni popolari per la difesa dei territori, l’aumento di una nuova generazione del paramilitarismo, il conflitto armato, l’apertura economica e il trattamento favorevole alle imprese multinazionali rispetto alla produzione contadina, il settore tessile nazionale, la corporazione tassista e un lungo eccetera.

Nulla da dire, come altra faccia, dei più di 50 mila miliardi (Portafolio, 2018) che il paese perde per corruzione, dei 300 mila miliardi (El Tiempo, 2016) in paradisi fiscali dove appaiono i Figli di Uribe, il Ministro Carrasquilla, tra gli altri, nulla da dire di fronte alle imposte che dovrebbero pagare i super Ricchi e i Super-Super Ricchi in Colombia (Garay & Espitia Zamora, 2020), che hanno ammassato ricchezze grazie all’alleanza Crimine-Impresa-Stato.

Che evidenzia questa esplosione sociale?

La trasgressione è grande, l’asfissia sociale è enorme, non si sa come contenere questa crescente manifestazione, il 21 novembre 2019 era incominciata questa espressione popolare di malessere sociale, ma, arrivò la pandemia e di fronte al collasso del sistema della salute e ai picchi di contagio questa energia nelle strade era cessata, ma l’ha seguita tutto un tessuto formativo digitale.

Un anno dopo e vedendo come la Pandemia era utilizzata dal governo, non a beneficio del popolo, ma come era logico aspettarsi da governi assurdi, è stata utilizzata per accrescere privilegi per le banche e le grandi imprese, per diminuire ciò che potrebbe rimanere della democrazia, per sovraindebitare lo stato, accrescere i privilegi di questa triade Crimine-Impresa-Stato e dopo migliaia di dimostrazioni di disprezzo del popolo, la gente ha ripreso quello che aveva incominciato.

Queste mobilitazioni non dipendono esclusivamente dalle strutture tradizionali come sindacati, partiti o ONG, questi ora, sono un attore in più. Il movimento ha appreso che queste strutture senza contrappesi, hanno anche defraudato il popolo.

Siamo di fronte alla nascita di altre forme organizzative e d’azione, altre forme di connettersi, incontrarsi, progettare e programmare, è una logica reticolare, piccoli gruppi che si organizzano, crescendo di forza, settori trasgressivi che, mediante una creatività senza fine, mostrano la propria necessità di reali cambiamenti.

Lo Sciopero è stato convocato per il 28 aprile durante il picco più alto della Pandemia, ma il picco della ribellione e dello sconforto è maggiore. Cosicché, le espressioni popolari si sono prolungate, il 29, 30 aprile, il 1, 2, 3 maggio, e continuerà.

Gli indigeni del Cauca hanno già convocato la Minga e avanzano verso la capitale, i tassisti danneggiati e molti che hanno creduto alle promesse del partito Centro Democratico alla fine si rendono conto della realtà, sta venendo inoltrato un progetto che li lascerà senza un lavoro degno, i camionisti stanchi degli inadempimenti e dell’eccessivo costo dei Pedaggi, le comunità nere, i contadini con gli accordi che per decenni non sono stati mantenuti.

Anche questo, continuano le contundenti manifestazioni in tutto il Paese, da mettere in risalto le espressioni a Cali, Bogotá, Pasto, Barranquilla, fino a Medellín bastione del Partito di Governo.

I rapporti non ancora consolidati sulle violazioni dei diritti umani rendono conto della brutalità della polizia, la ONG Temblores registra che tra le 6.00 am del 28 aprile e le 10.00 am del 3 maggio 2021, sono stati registrati: 1.181 casi di violenza poliziesca, 26 vittime di violenza omicida da parte della polizia, 761 arresti arbitrari contro i manifestanti, 216 interventi violenti da parte della forza pubblica, 17 vittime di aggressione agli occhi, 56 casi di spari d’arma da fuoco da parte della polizia, 9 vittime di violenza sessuale da parte della forza pubblica, 56 denunce per scomparsa nel contesto delle mobilitazioni (Temblores, 2021).

La Difensoria del Popolo da parte sua, in un comunicato pubblico emesso lunedì 3 maggio, dichiara che, al momento vengono registrati 19 morti, 11 di loro pienamente identificati a Cali, dove sono stati registrati i maggiori tumulti.

Le cifre reali si chiariranno con il trascorrere dei giorni, ma sono già contundenti, e devono muovere la comunità internazionale con una sola voce di rifiuto di questo dittatoriale governo di fatto.

60 anni di guerra o più, non sono serviti per intendere che il paese si costruisce tra tutti, tutte, molti accordi di Pace che chiudono conflitti armati sono stati firmati, ma il paese continua con una dinamica di violenza, sottomissione ed esclusione, è ora di segnalare gli attori principali che grazie a questa perversa alleanza Crimine-Impresa-Stato, si sono abbarbicati al potere imponendo i propri meschini interessi nonostante il dolore che causano a tante persone, famiglie e comunità.

E adesso?

La pressione sociale, che non è nuova, si stava sviluppando poco a poco, ha ottenuto una grande vittoria, ancora piccola di fronte alla tragedia del paese, ma grande come possibilità, ha ottenuto che domenica 2 maggio il presidente annunciasse il ritiro del Progetto di Legge di Solidarietà Sostenibile (BluRadio, 2), come dire il ritiro della contestata riforma tributaria. Ci si aspettava che come passo successivo, fosse convocato un Grande Dialogo Nazionale per costruire una proposta adatta alla realtà, ma, questo non è avvenuto e al contrario ha fatto rapidamente un appello ai partiti ad analizzare e tracciare un nuovo documento. Un’azione che di suo costituisce un altro colpo alla partecipazione. È la tradizionale e sfortunata logica del Fronte Nazionale, concertare tra i medesimi.

Si annuncia, con questo ordine, che sarà realizzato un nuovo documento, senza contemplare altre vie, senza discutere per esempio di un cambiamento totale dello Statuto Tributario, per esempio non parla di altri temi centrali, nemmeno una parola sulla militarizzazione già ordinata, nemmeno una parola sugli omicidi da parte della forza pubblica e sulle aggressioni, nulla sui detenuti arbitrariamente, sul ritiro del progetto di Legge 010, sul progetto di Legge del trasporto pubblico e le piattaforme virtuali, il rispetto dell’accordo di Pace, l’applicazione della Giustizia Tributaria, fermare ogni tentativo di Fracking e di riattivare le fumigazioni con il Glifosato sulle coltivazioni di uso illecito e meglio puntare sul punto 6 dell’accordo di Pace in questa materia, rispettare le decisioni delle comunità di fronte all’ingresso o no delle multinazionali minerarie e un lungo eccetera che continua a stare in piedi.

Sappiamo che siamo di fronte a governi apertamente calcolatori e bugiardi, la guardia non deve essere abbassata.

Ciò che intendiamo è che si continuerà con forza, è proseguire a rafforzare i dibatti pubblici in modo tempestivo e inopportuno, trasformare le reti in colorite e diverse possibilità di formarci e informare, una università popolare permanente, in reti giacché le Università come istituzioni sono occupate e conquistate ad essere affari.

Rafforzare questa reale partecipazione dal basso (Borja Bedoya, Barrera Machado, & Insuasty Rodríguez, 2017) che si è fatta sentire, gruppi di giovani riuniti nei quartieri, nei comuni, pensando il paese in un incontro allegro, migliaia di incontri che si sono collegati.

Accrescere la capacità organizzativa e di risposta del popolo mobilitato e in lotta, le sue strategie alternative di comunicazione per la diffusione di informazioni e anche come logistica e mutuo sostegno, ribadire l’importanza della comunicazione dal vivo nelle reti di quello che avveniva in tutto il paese, come uno dei tanti esempi evidenziamo l’Alleanza dei Media Alternativi (AMA) che numerosi influenzano trasmettendo e organizzando la logistica tra le commissioni dei Diritti Umani dei collettivi, tutte e tutti all’altezza assumendo la difesa dei diritti di fronte alle aggressioni della forza pubblica, le commissioni per l’Attenzione Pre Ospedaliera (APH) per attendere le urgenze mediche, si è fatta notare la solidarietà e il sostegno, questa nuova espressione sociale è giovane, diversa e numerosa, ogni volta di più articolata e qualificata, con capacità di risposta, che emerge dal basso dalle organizzazioni sociali, etniche, contadine, lavoratrici, popolari e urbane.

Continuare ad insistere negli spazi di articolazione nazionale come potrebbe essere il Comitato Nazionale dello Sciopero se questa si intende ampia, o altre forme organizzative alternative e avanzare verso una grande agenda popolare, un grande progetto diverso di Paese sviluppato dal basso (Vélez Rivera , 2010).

Gia numerose organizzazioni, indigeni del Cauca, il popolo Embera, comunità Nere, Trasportatori, Contadini, includendo il medesimo Comitato Nazionale dello Sciopero hanno annunciato che lo Sciopero Prosegue, la tragedia del paese che l’alleanza Crimine-Impresa-Stato ha promosso è Grande.

Andiamo avanti e la cosa certa è che in questi giorni è ritornata la speranza [i].

Riferimenti bibliografici

BluRadio. (2021 maggio 2). El presidente Iván Duque pide retirar la reforma tributaria. Ricavato da Blu Radio: https://www.bluradio.com/nacion/el-presidente-ivan-duque-retira-la-reforma-tributaria-propuesta-en-el-congreso

Borja Bedoya, E., Barrera Machado, D., & Insuasty Rodríguez, A. (2017). Participación política ¿instituida o instituyente? Elementos para la reflexión. Ratio Juris, 12(24), 251-268. da: http://dx.doi.org/10.24142/raju.v12n24a12http://dx.doi.org/10.24142/raju.v12n24a12

El Tiempo. (9 aprile 2016). Unos 100 mil millones de dólares por fuera del país no pagan impuestos. Ricavato da El Tiempo: https://www.eltiempo.com/archivo/documento/CMS-16559646

El Tiempo. (3 maggio 2021). Según la Defensoría, son 19 los muertos en jornadas de protestas. Ricavato da El Tiempo: https://www.eltiempo.com/unidad-investigativa/defensoria-revela-primer-listado-de-muertos-en-5-dias-de-protestas-585674

Garay, J. L., & Espitia Zamora, J. E. (30 marzo 2020). Medidas Económicas De Emergencia Covid-19. Una Visión Alternativa A La Gubernamental. Ricavato da Kavilando: https://www.desdeabajo.info/colombia/item/39210-medidas-de-emergencia-para-mitigar-los-efectos-socio-economicos-de-la-propagacion-del-coronavirus-covid-19-una-vision-alternativa-a-la-gubernamental.html

Insuasty Rodríguez, A. (2017). ¿De qué hablamos cuando nos referimos al paramilitarismo? El Ágora USB, 17(2), 338-352. Ricavato da http://www.scielo.org.co/pdf/agor/v17n2/1657-8031-agor-17-02-00338.pdfhttp://www.scielo.org.co/pdf/agor/v17n2/1657-8031-agor-17-02-00338.pdf

Portafolio. (agosto 2018). Lo que nos roba la corrupción. Ricavato da Portafolio: https://www.portafolio.co/economia/lo-que-nos-roba-la-corrupcion-en-colombia-520437

Rojas Bolaños, O. E., Insuasty Rodríguez, A., Mesa Duque, N., Valencia Grajales, J. F., & Zuluaga Cometa, H. A. (2020). Teoría social del falso positivo, Manipulación y Guerra. Medellín: Unaula. Ricavato da https://cutt.ly/dgthwft

Temblores. (3 maggio 2021). Violencia Policial en el marco de las protestas. Ricavato da Temblores: https://twitter.com/TembloresOng/status/1389327457250156545/photo/1

Valencia Grajales, F., & Insuasty Rodríguez, A. (2019). Solos no podemos. Revista Kavilando, 2(2), 113-115. Recuperato a partire da https://kavilando.org/revista/index.php/kavilando/article/view/323

Vélez Rivera , R. (2010). Políticas públicas y agenda pública. Estrategias para la implementabilidad del derecho público. Ratio Juris, 5(11), 103-116. Ricavato da https://publicaciones.unaula.edu.co/index.php/ratiojuris/article/view/165/154

Zuluaga-Cometa, H., & Insuasty-Rodríguez, A. (2020). Criminalidad – Empresa – Estado. El motor pendular del conflicto armado colombiano. Ratio Juris UNAULA, 15(30), 241-265. https://doi.org/10.24142/raju.v15n30a12

Note

[*] Yani Vallejo Duque: Avvocato, difensore pubblico, ricercatore Grupo Kavilando. 

[**] Alfonso Insuasty Rodríguez: Docente Ricercatore Università di San Buenaventura, Membro di Redipaz e Grupo Kavilando.

Per maggiori informazioni visita www.kavilando.orgwww.kavilando.org  

Radio Kavilando: https://soundcloud.com/kavilando 

Canal Youtube Grupo Kavilando: https://www.youtube.com/channel/UCYU9REHZLNwXSmfdxJDr34A

4 maggio 2021

Desinformémonos

Da Comitato Carlos Fonseca

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Oggi è l’anniversario della Nakba. Il 15 maggio il popolo palestinese ricorda il giorno della ‘Nakba’, in arabo ‘catastrofe’. Una data simbolo nella storia del conflitto arabo-israeliano, perché segna la prima grande sconfitta dei palestinesi. In seguito all’attacco e all’occupazione israeliana decine di villaggi palestinesi vennero distrutti e circa 700mila persone furono deportate dal territorio, costrette ad abbandonare le proprie case, allora come oggi.

In occasione di questa ricorrenza e di fronte all’ennesima aggressione israeliana nei confronti del popolo palestinese – con ormai diversi giorni di intensi bombardamenti sulla Striscia di Gaza, con già oltre cento vittime, e la violenta repressione delle manifestazioni in Cisgiordania e in Israele, con diversi manifestanti uccisi dai soldati israeliani – numerose le iniziative di solidarietà in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’Europa, a Parigi vietata una manifestazione prevista per oggi, ieri (venerdì 14 maggio) a Copenhagen scontri tra manifestanti pro-Palestina e polizia.

In Italia ieri manifestazioni a Verona, Ancona, Siena, Cagliari, Bari e Reggio Emilia e Savona. Oggi mobilitazioni in oltre venti città.

A Brescia centinaia di persone hanno manifestato solidarietà alla Palestina in piazza Rovetta/Largo Formentone. La manifestazione era stata convocata dall’associazione di amicizia Italia-Palestina e ha visto l’adesione di numerose realtà sociali della città. In piazza tantissime ragazze e ragazzi giovani, decine di cartelli e di bandiere palestinesi. Il primo collegamento dalla piazza con Daniele, della nostra redazione. Ascolta o scarica.

Nel collegamento con Umberto della redazione alcuni interventi di giovani manifestanti. Ascolta o scarica.

 

A Torino oltre duemila persone in corteo nelle vie del centro. Quello che doveva essere un presidio statico nella centrale Piazza Castello, infatti, dopo un’ora e mezza di interventi all’impianto di amplificazione è diventato un corteo. La corrispondenza di Gian Luca, di Radio Blackout.Ascolta o scarica.

A Roma manifestazione in piazza dell’Esquilino, durante la quale il nostro collaboratore Stefano Bertoldi ha intervistato Lucio, dell’Associazione “Palestina nel cuore” Ascolta o scarica.

 e Bassan Saleh, della Comunità Palestinese, attivista per i diritti dei popoli Ascolta o scarica.

Doppio appuntamento a Bologna con centinaia di manifestanti alle 14 in piazza del Nettuno con il sindacato di base Si Cobas che poi si sono spostati al concentramento previsto per le ore 18 in piazza dell’Unità, per l’appuntamento chiamato dai movimenti. Il collegamento con Raffaele del Laboratorio Crash! Ascolta o Scarica.

Manifestazione molto partecipata anche Napoli. Presidi in decine di altre città.

Da Radio Onda d'Urto

 

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