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Articoli filtrati per data: Tuesday, 06 Aprile 2021

Ennesimo incidente, ennesima tragedia sfiorata allo stabilimento siderurgico AcerlorMittal di Taranto. Ieri alle 7:30 nel reparto di CCO/2 (colata continua dell’Acciaieria 2) è avvenuta un'esplosione in paniera che ha causato la fuoriuscita incontrollata di acciaio liquido, ed ha fatto spostare i pulpitini presenti sulla linea, senza per fortuna causare feriti tra i lavoratori presenti nel reparto.

Pochi giorni fa due lavoratori del polo siderurgico erano stati sospesi per aver condiviso un post in un gruppo chiuso che invitava a vedere la fiction in onda su Canale 5 “Svegliati amore mio”. La fiction non è realizzata a Taranto, nè cita espressamente Taranto, tuttavia parla di un'acciaieria (Ghisal), dei danni che con il suo inquinamento provoca all'ambiente e della grave malattia (la leucemia) contratta da una bambina.Tanto è bastato perchè l'azienda decidesse la sospensione parlando di “eccesso di diritto di critica”. Insomma un provvedimento del tutto politico, contro la libertà d'espressione che mira a normalizzare la situazione in fabbrica. Ciò avviene nel momento in cui il dossier ex-Ilva è sul tavolo del nuovo governo e del ministero della Transizione Ecologica di Cingolani. Il ministro per il momento si è espresso in maniera molto aleatoria dichiarando che “Il tema delle valutazioni e autorizzazioni ambientali si pone in maniera prioritaria anche nella questione relativa allo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, sia rispetto al mancato adempimento alle prescrizioni ambientali relative ai nastri trasportatori, sia rispetto all’eventuale revisione delle prescrizioni Aia in seguito all’ordinanza del sindaco di Taranto per la chiusura dello stabilimento a causa di valori oltre soglia di polveri sottili e naftalene”. 

Il tredici febbraio il Tar di Lecce aveva disposto un tempo di sessanta giorni per la chiusura dell'area a caldo dell'impianto siderurgico in considerazione delle emissioni nocive. La sentenza aveva avuto luogo dopo la contestazione da parte di ArcelorMittal dell'ordinanza del sindaco di Taranto Melucci che aveva disposto che la multinazionale e Ilva in amministrazione straordinaria individuassero entro 30 giorni le fonti inquinanti del siderurgico rimuovendole. La stessa ordinanza stabiliva che, in difetto di adempimento, gestore e proprietario avrebbero dovuto spegnere gli impianti nei successivi 30 giorni. Il Tar nella sentenza ha stabilito che «deve pertanto ritenersi pienamente sussistente la situazione di grave pericolo per la salute dei cittadini, connessa dal probabile rischio di ripetizione di fenomeni emissivi in qualche modo fuori controllo e sempre più frequenti, forse anche in ragione della vetustà degli impianti tecnologici di produzione». Arcelor ha annunciato che farà ricorso riguardo alla sentenza. Le parole di Cingolani inserite in questo contesto sono tutt'altro che rassicuranti.

Condividiamo di seguito il commento alla notizia dell'incidente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto:

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L’incidente in acciaieria2 a pochi giorni dalla sospensione di due operai per “eccesso di diritto di critica” proprio non ci voleva!

Per questi poveri padroni che provano con ogni mezzo, letteralmente, a mantenere la barra a dritta fra i dipendenti che qualche timore cominciano ad avvertirlo sotto pelle. Forse un po’ per stanchezza, perché raccontarsi cazzate affatica quasi quanto un turno, forse un po’ per paura, perché ci sono poche garanzie di mantenerlo quel posto di lavoro e sempre meno di uscirne vivi.

Dieci operai a rischio per l’esplosione di una “paniera” di acciaio fuso! Un “near miss” ...

I sindacati denunciano e chiedono incontri. Lo sciopero non pare contemplato in queste circostanze.

Si usa come minaccia in caso ci scappi il morto o per punti percentuali di integrazione salariale.

In questa parodia di sindacato manca più di mezzo secolo di storia, sul quale pure avremmo da ridire, prima che ogni vuoto o distorsione del suo ruolo vengano addebitati all’era della digitalizzazione o alla rivoluzione industriale 25.0!

Le istituzioni, dal canto loro, vanno ognuna per la sua strada.

Il governo non si è pronunciato, né sappiamo se lo farà, sulle motivazioni addotte dall’azienda per i probabili licenziamenti annunciati, per “eccesso di diritto di critica”!

Anche se la materia non è ancora di sua competenza si tratta pur sempre del partner con cui sta per entrare in affari.

Sarebbe cosa buona sapere che datore di lavoro intende essere il nostro Stato, se per caso non avverte fastidio ad avere un ArcelorMittal come socio!

Le istituzioni locali, per quelle che si sono espresse, si legge che rivendichino rispetto nei confronti dei lavoratori e della città.

Tralasciando il dettaglio di averli e di averci consegnati su un piatto d’argento alla multinazionale franco-indiana!

Anche i media nazionali, alla luce degli ultimissimi eventi esortano la città a prendere una posizione.

Tralasciando, anche loro, il dettaglio di aver minimizzato per anni le denunce dei cittadini per gli incidenti e le malattie procurate da quella fabbrica!

Vogliamo dire a chi ora si leva in coro, chiedendo a Taranto di tenere la schiena dritta, che non ne hanno il diritto se prima non fanno un pubblico mea culpa per averla colpita alle spalle, più e più volte, con decreti, sentenze, informazione manipolata, finte battaglie sindacali, finte trattative ad ogni sorta di tavolo istituzionale.

Che si scusino di fronte alla città che hanno tradito prima di chiederle un ulteriore sforzo, prima di schierarsi improvvisamente dalla nostra parte!

Per chi invece continua a inchinarsi e a prendere per buona ogni promessa non serve sprecare fiato.

 

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Unionisti in rivolta in  Irlanda del nord, dove si regitrano 3 notti di  scontri con la polizia tra Belfast e dintorni  da sabato 3 aprile 2021.

Prima di interessare Belfast le tensioni erano già iniziate per diverse sere della settimana scorsa nel quartiere unionista Waterside, a Derry, con il lancio di pietre e bottiglie molotov contro la polizia e la distruzione di alcuni veicoli.

I motivi dichiarati dai manifestanti che hanno risposto alle domande dei cronisti presenti sono sostanzialmente due: il cosiddetto “confine marittimo” creato fra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito dal “Protocollo per l’Irlanda del Nord”, concordato da Londra e Bruxelles nell’ambito del negoziato sulla Brexit, e la decisione della procura di non procedere contro i dirigenti dello Sinn Féin accusati di aver infranto le norme di sicurezza anti-Covid durante il funerale del veterano dell’IRA Bobby Storey la scorsa estate.

Nei disordini di ieri a Belfast è assodato il ruolo determinante della cosiddetta “Brigata del sud-est dell’Antrim” della Ulster Defense Association (UDA), indipendente dalla milizia filobritannica già dal 2007 e ormai dedita a tempo pieno al controllo dello spaccio di stupefacenti e del racket nel suo quadrilatero di influenza (Belfast nord / Ballymena / Larne / Carrickfergus).

Si segnala inoltre il ruolo difficile del principale partito al Parlamento locale, l’unionista Democratic Unionist Party (DUP), di fatto co-responsabile della catena di eventi che hanno portato al “confine marittimo” e preoccupato per il calo di consensi che potrebbe, nelle elezioni del prossimo anno, vederlo spodestato dai repubblicani dello Sinn Féin.

Ne abbiamo parlato con il nostro collaboratore Carlo Gianuzzi. Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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Riceviamo e condividiamo.

Giovedì 1° aprile è stata notificata da parte della questura e della procura di Torino una nuova richiesta di sorveglianza speciale.

Negli ultimi anni questa misura preventiva di fascista memoria è stata applicata più volte a chi per anni si è speso nelle lotte.

A tutte queste persone con l’applicazione della misura è stato o è tutt’ora impedito di condurre liberamente la loro esistenza, in una cornice di divieti che impongono la cancellazione delle proprie relazioni, amicizie, e affetti, ma anche l’autorinchiudersi in un limbo in cui la propria vita viene snaturata, privata della possibilità di confronto con altre individualità e di instaurazione di nuove relazioni, il tutto motivato dalla cosiddetta “pericolosità sociale”.

E si, perché in questo caso specifico, il fulcro della richiesta di sorveglianza è l’essere un militante di lunga durata, un noto esponente del movimento anarchico torinese, che sotto le molteplici spoglie ora di occupante di El Paso, ora di redattore di radio blackout (“voce ufficiale degli ambienti anarchici cittadini”) o di antagonista non ha mai smesso di contribuire alle lotte, nonostante i diversi periodi di di detenzione.

La refrattarietà a piegare la testa, è prova di pericolosità sociale.

Non è sufficiente scontare le proprie condanne, ma è anche necessario abiurare la propria identità, la propria appartenenza, e dimostrare di avere assorbito un’altra ideologia, che ci vuole silenti, laboriosi, onesti e rassegnati.

E se poi hai pure scritto un romanzo in cui il protagonista è “riconosciuto” come tuo alter ego, ecco che i pensieri del personaggio ti vengono in qualche modo ascritti, limitandosi a riportare nelle carte quanto scelto dall’editore per la quarta di copertina, per dimostrare il pensiero nichilista , violento ed irriducibile dell’autore del romanzo stesso, e la sua conseguente pericolosità oggettiva.

Il libro in questione è Io non sono come voi, di Marco Boba, Eris edizioni, e quanto segue è quanto riportato nelle carte: “Io odio. Dentro di me c’è solo voglia di distruggere, le mie sono pulsioni nichiliste. Per la società, per il sistema, sono un violento, ma ti assicuro che per indole sono una persona tranquilla, la mia violenza è un centesimo rispetto alla violenza quotidiana che subisco, che subisci tu o gli altri miliardi di persone su questo pianeta”

La gravità nel considerare l’essere stato per anni un redattore di una radio libera e l’avere scritto un romanzo come prova dello status di “deviante” socialmente pericoloso è la dimostrazione mai celata che in questo paese esiste il reato d’opinione. La libertà è concessa solo se si resta obbedienti e proni, chiunque sviluppi un pensiero critico viene sanzionato, secondo gli inquirenti l’appartenenza all’ideologia anarchica è motivo per essere messi al bando, malgrado la “loro” Costituzione affermi esattamente il contrario.

La futura libertà di Marco verrà discussa alle 9,30 del 21 aprile in aula 7 del tribunale di Torino. Sarà un’occasione per stargli a fianco con amore e rabbia

Solidali con chi lotta e resiste

Libertà per tutti e tutte

Da Radio Blackout

 

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