ssssssfff
Articoli filtrati per data: Friday, 30 Aprile 2021

Signor Presidente,

è per volontà del presidente della Repubblica François Mitterrand che alcuni militanti italiani dell'estrema sinistra, che hanno intrapreso la via della violenza politica durante le lotte degli anni settanta, sono stati accolti nel nostro paese, a condizione esplicita di abbandonare ogni attività illegale. Lei, forse, non avrebbe fatto la stessa scelta. Ma il contesto era diverso, la "strategia della tensione" era ancora forte, e i giuristi francesi spesso perplessi per quanto riguarda le "leggi speciali" sulle quali le procedure italiane si reggevano. Qualsiasi cosa si pensi di questa eredità, lei converrà che non si può tornare indietro nel tempo, né cambiare gli eventi del passato. 

Quarant'anni fa, decine di persone sono uscite dalla clandesitinità, hanno deposto le armi, i loro fascicoli sono stati studiati dalle più alte autorità dei servizi francesi, della polizia e della giustizia. Il loro soggiorno in Francia è stato accettato, per poi venire ufficializzato con l'attribuzione di permessi di soggiorno. Alcune di queste persone si sono sposate, creando così delle coppie binazionali, molte hanno avuto dei figli, che sono oggi cittadini francesi, e alcune volte addirittura dei nipoti, anche loro francesi. Per decenni hanno contribuito alla ricchezza del paese con il loro lavoro, alcuni sono addirittura stati assunti dallo Stato francese. Tutte queste persone hanno rispettato il loro impegno di rinunciare alla violenza.

Nonostante queste persone abbiano oggi tra i 65 e gli 80 anni, con i problemi d'età, di salute, di autonomia limitata, alcuni in Italia se ne stanno servendo come comodi spauracchi per raggiugnere obiettivi di politica interna che non ci riguardano. La campagna mossa da costoro equivale ad accusare decine di funzionari dei nostri servizi amministrativi, ad accusare la polizia, la giustizia, l'amministrazione della Repubblica francese di aver, per quarant'anni, protetto degli assassini. 

 

Relativismo

Facendo come se il tempo si fosse fermato mezzo secolo fa, alcuni fingono di credere che gli esuli italiani siano rimasti bloccati in un eterno presente. In realtà, la Francia e l'esperienza dolorosa dell'esilio, della lontananza dal paese natale hanno permesso loro, al contrario, di avanzare nel loro percorso di vita, di divenire delle persone altre. Per la Francia, ciò è equivalso a dare fiducia all'essere umano, alle sue capacità di trasformazione e progresso, e questa fiducia è stata rispettata.

Nell'agosto 2019, istigata da Salvini, l'Italia ha ratificato la convenzione europea relativa all'estradizione tra Stati membri dell'Unione, cosa che il paese aveva cercato di evitare dal 1996. Questa iniziativa aveva come unico obiettivo quello di annullare le decisioni francesi sugli esuli italiani. Secondo le nostre regole di diritto, in effetti, i fascicoli che riguardano gli esuli italiani sono tutti prescritti, e non potrebbero consentire delle estradizioni a quaranta, in alcuni casi cinquant'anni di distanza dai fatti.

Ricordiamo che, in Francia, sono solo i crimini contro l'umanità ad essere imprescrittibili. Equiparare un qualsiasi affaire di omicidio ad un genocidio, assimilare delle persone accolte dalla Repubblica francese a dei nazisti nascosti da qualche dittatura del Medio Oriente, è far prova di un relativismo che non può beneficiare che i circuiti negazionisti e i loro amici di estrema destra. 

 

Meccanismi fondamentali della giustizia

Signor Presidente, la preoccupazione di prendere maggiormente in considerazione il punto di vista dei nostri partner europei non deve condurre al confusionismo storico e all'abbandono dei meccanismi fondamentali della giustizia. Nell'Orestea di Eschilo, un assassino erra nel suo esilio, inseguito dalle dee della vendetta, che reclamano la riparazione in nome della vittima. Ma Oreste dice una cosa curiosa: "Non sono più un supplicante dalle mani sporche: la sporcizia si è smussata. Si è consumata al contatto con gli uomini che mi hanno ricevuto nelle loro case, o che ho incontrato per la strada." Come se il tempo, l'esilio, i traffici degli uomini avessero un potere di purificazione, come se Oreste non si riducesse più a colui che aveva commesso l'atto, il più terribile tra tutti: uccidere sua madre. Alla fine dell'opera, Atena, dea protrettrice della Polis, prende una decisione che assomiglia più ad un amnistia che a un'assoluzione. Le Erinni, invitate ad abitare ad Atene, come a voler riaffermare il rispetto delle vittime, accettano la fondazione del tribunale dell'Aeropago, la fondazione del diritto moderno. Il ciclo della vendetta è concluso, e arriva quello della giustizia. 

Com'è possibile che ci si dimentichi così spesso di questa leggenda , fondatrice della nostra cultura europea comune? La vendetta è nuovamente all'ordine del giorno. La sporcizia che non si cancella mai, che riduce un criminale al suo crimine, sempre presente, mai passato, è uno strumento di manipolazione dell'opinione, e di confusione per le coscienze. L'estrema destra italiana, responsabile dei due terzi dei morti degli anni conosciuti come "anni di piombo," e che osa parlare a nome delle vittime, non potrà che dirsi soddisfatta dell'impresa. 

Signor Presidente, ci sarebbe sicuramente bisogno di Atena, per convincere il Parlamento italiano a votare la legge di amnistia nella quale si spera da così tanto tempo, e che consentirebbe alla società italiana di voltare pagina, e di guardare al futuro. Ma lei ha tutto il margine per mantenere l'impegno della Francia verso gli esuli italiani, i loro figli, e loro famiglie francesi. La decisione di estradarli non è una questione tecnica. Si tratta di una decisione politica, che dipende da lei. Desidera fare ciò che avrebbe fatto al suo posto un rappresentante del Rassemblement National? Vogliamo credere che lei preferisca piuttosto ricordarsi che ragione e umanesimo sono alla base delle nostre democrazie, che non fa bene aggiungere inutilmente infelicità all'infelicità, e vogliamo credere che lei forse preferirà citare ai suoi interlocutori transalpini i versi che Eschilo ha fatto una volta pronunciare ad Atena: "Tu vuoi passar per giusto, piuttosto che agire con giustizia."

 

Firmatari: Agnès B., Jean-Christophe Bailly, Charles Berling, Irène Bonnaud, Nicolas Bouchaud, Valéria Bruni-Tedeschi, Olivier Cadiot, Sylvain Creuzevault, Georges Didi-Huberman, Valérie Dréville, Annie Ernaux, Costa-Gavras, Jean-Luc Godard, Alain Guiraudie, Célia Houdart, Matthias Langhoff, Edouard Louis, Philippe Mangeot, Maguy Marin, Gérard Mordillat, Stanislas Nordey, Olivier Neveux, Yves Pagès, Hervé Pierre, Ernest Pignon-Ernest, Denis Podalydès, Adeline Rosenstein, Jean-François Sivadier, Eric Vuillard, Sophie Wahnich, Martin Winckler.–––––

Da Liberation

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Ieri durante una rapina in una gioielleria a Grinzane Cavour il titolare ha aperto il fuoco sui rapinatori, uccidendone due e ferendo il terzo ad una gamba. I rapinatori erano armati con una pistola giocattolo senza il tappo rosso ed un coltello.

La dinamica della sparatoria non è chiara, ma la ricostruzione del gioielliere lascia molti sospetti, a partire dal ferimento della terza persona, probabilmente il palo della rapina e dalle sue stesse parole secondo cui i rapinatori stavano scappando. E' notizia di questa mattina che il gioielliere è stato indagato dalla Procura di Asti per omicidio colposo ed eccesso di legittima difesa.

Intanto si è scatenata la gara alla solidarietà sui social al titolare che ha sparato. L'assessore alla Sicurezza del Comune di Alba, Marco Marcarino (Lega) ha lanciato l'hashtag #iostoconroggero (nome de gioielliere). "Massima solidarietà al gioielliere di Cuneo che ha difeso la sua attività lavorativa dopo che, secondo una ricostruzione, i malviventi avrebbero puntato le pistole contro i componenti della sua famiglia. La difesa è sempre legittima!". Ha scritto su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

Come al solito la morte di due persone ed il ferimento di una terza vengono utilizzati come spot elettorale. Intanto il gioielliere ha postato sui social a sua volta un'eloquente immagine con la frase di Einstein: "Il mondo non è minacciato dalle persone che fanno il male, ma da quelle che lo tollerano". Insomma, il dubbio che Roggero sia stato mosso più dalla volontà di fare il giustiziere che da quella di temere per la propria vita e per quella della propria famiglia sorge.

I due rapinatori uccisi erano Andrea Spinelli, 45enne di Bra e Giuseppe Mazzarino, 58enne di Torino, entrambi con condizioni di vita difficili. Mazzarino, detto Pippo, viveva alle case popolari di corso Grosseto a Torino, alle cosiddette Torri e lascia tre figli.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Tutti ricorderanno, nel novembre del 2018, l’irrompere sulla scena politica di una folla di favorevoli al TAV. Non sporca e cattiva come un movimento, non inflazionata come i partiti, la cosiddetta “società civile”, osannata dai giornali, si muoveva per sostenere il traballante progetto TAV. Il tutto, guarda caso, proprio nel momento decisivo, poco prima che la pusillanimità del M5S e di Giuseppe Conte mandasse avanti il raddoppio della Torino-Lione smentendo clamorosamente l’analisi costi-benefici che dimostrava per l’ennesima volta la nocività di una seconda linea parallela e “doppione” di quella esistente.

Che non ci fosse granché di spontaneo in quella piazza Castello gremita appena il tempo di una foto, era indicato subito dalla presenza più o meno sorniona di sotto-segretari, ministri, parlamentari senza contare le varie associazioni corporative confindustria, confcommercio, confesercenti e conflaqualunque. D’altro canto, che le “madamine” della collina fossero più o meno eterodirette era evidente anche dalle non proprio brillanti performance mediatiche in cui ammettevano la propria totale ignoranza a proposito del progetto, coperta solo da slogan vuoti quanto arroganti come quelli sui valsusini che dovevano limitarsi a prendere la loro capretta e andare a vivere nella valle accanto. Ma chi avrebbe immaginato che a tirare i fili delle marionette in arancione ci fosse niente di meno che la società promotrice del TAV?

È proprio quello che abbiamo scoperto spulciando i dati degli appalti assegnati da Telt. Simonetta Carbone, presentata all’epoca come “esperta di pubbliche relazioni” dalle agiografie dei principali quotidiani, aveva ricevuto pochi mesi prima delle piazze si tav un contratto da 90.000 euro per la società di cui è fondatrice e socia unica (l’appalto è visibile a questo indirizzo https://dati.anticorruzione.it/superset/dettaglio_cig/ZBC24B2382 ).

Schermata 2021 04 30 alle 08.35.47

In sostanza i flashmob “spontanei” organizzati per il SÌ al TAV, salutati da tutti i giornali come risveglio democratico e civile, erano pagati direttamente dalla società che dovrebbe realizzare il TAV. Detto altrimenti, a due anni di distanza viene fuori che uno degli snodi fondamentali della politica recente del nostro paese – un evento che ha contribuito tra l’altro a calpestare la volontà della Val Susa, regalarci la più grande devastazione ambientale dell’arco alpino degli ultimi 30 anni, far cadere un governo e condannare a ulteriori misure restrittive della libertà personale i notav – non era altro che una pantomima con figuranti e claque.

Sappiamo anche per certo che la cosa era già nota all’epoca nelle principali redazioni torinesi, senza che nessun “giornalista” abbia creduto opportuno rendere pubblica questa circostanza. Ma non vi vergognate?

Da notav.info

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Pubblichiamo questo interessante contributo riguardo la grave violenza commessa dal figlio del noto Beppe Grillo nei confronti di una ragazza che ha coraggiosamente preso parola. 

 

‹‹Che cosa si prova a essere una donna? Questo non è un gioco. 

Non finisce con scuse di convenienza e rimpianti indecenti. È una rivoluzione politica›› (E. Dorlin) 

La vicenda della violenza sessuale, denunciata da una giovane ragazza che accusa il figlio del leader del movimento 5 Stelle Beppe Grillo e altri tre uomini, è su tutti i giornali e molto è stato scritto. In questo fiume di parole e inchiostro, risalta il silenzio assordante della politica istituzionale. Non ci sono state prese di posizione forti a sostegno della ragazza che, coraggiosamente, ha deciso che per lei un modo di reagire allo stupro sarebbe stata la denuncia. 

Cosa vuol dire denunciare una violenza purtroppo lo sappiamo tuttə fin troppo bene. Chi ha avuto esperienza diretta sulla propria pelle e chi indirettamente: conosciamo l’orrore del processo cui si viene sottopostə. 

Ora, solo in cattiva fede si può sostenere che il patriarcato non sia una piaga che permea le nostre società. Solo in cattiva fede si può continuare ad affermare che a certe latitudini il femminismo non serve più, che certe classi della società sono esenti dal perpetrare alcuni tipi di violenze. 

Uno degli aspetti più difficili riguardanti le violenze di genere risiede nel fatto che accomunano donne e persone non binarie, molto differenti per storie di vita, classe, provenienza geografica. Se questo, da una parte, è un elemento accomunante perché ci permette di riconoscerci tuttə in determinati vissuti - basti pensare alla potenza del movimento #MeToo - dall’altra, le distinzioni di classe, razza si manifestano con tutto il loro peso quando si tratta di schierarsi e di rispondere a queste violenze quotidiane. Quando, come in questo caso, ci troviamo in presenza di un’estrema differenza di potere, è più facile che le risposte ad una violenza consistano in silenzi imbarazzati, in timide reazioni. 

Nelle aule di tribunale si perpetra una visione maschilista in cui non c’è alcun limite alla decenza. Pensiamo alle occasioni in cui le donne sono state accusate di non aver urlato abbastanza o quando si è dichiarato che è tecnicamente impossibile sbottonare i jeans di una donna senza il suo consenso.

Il copione di questa violenza, la quale si somma a quella subita in precedenza, può continuare fino ad insinuare che si trattasse di un rapporto consenziente - “Sei proprio sicura che in fondo non ti sia piaciuto?” - Nella maggior parte dei casi, chi stupra dichiara che proprio non si era accorto che da parte dell’altra persona non vi fosse consenso. 

La situazione peggiora drasticamente se a compiere violenza è un personaggio ricco e di potere o, come in questo caso, il figlio di un tale personaggio. Allora la macchina che si mette in moto per screditare colei che ha denunciato è più forte perché maggiori e diversificati sono i mezzi di cui queste persone dispongono: soldi, amicizie influenti, potere, immagine pubblica. Beppe Grillo ha usato tutta la sua visibilità per difendere il figlio, screditando pubblicamente le parole della ragazza, sbraitando che “è strano che una aspetti a denunciare” e, come se non bastasse, ha statuito lui che “non c’è stato nessuno stupro”.

Questo personaggio non solo non accetta che le colpe del figlio possano offuscare la sua reputazione, ma soprattutto non può accettare di essere messo in discussione da una ragazza qualsiasi. 

Per questo, ha in seguito sferrato altri duri attacchi contro di lei: ha richiesto una perizia (!) e fatto condurre un’indagine privata volta a ricostruire la vita della ragazza. Non è difficile immaginare che lo scopo sia quello di minarne la credibilità.

Neanche per un attimo si è messo nei panni di lei, non gli interessa cosa prova, non gli interessa cosa le sta facendo vivere con le sue azioni, non la vede nemmeno.

Grillo senior reagisce in modo scomposto, urla indemoniato “in quanto padre” e sfoggia in serie tutto il peggio che un’educazione maschilista produce. È “in quanto padre” che non accetta che una ragazza possa permettersi di uscire dal posto a lei assegnato, è accecato dalla rabbia perché è inconcepibile per lui non far legge. Lui ha detto che non è successo niente e questo deve bastare. 

Se proprio avesse voluto esporsi in quanto padre, avrebbe dovuto farlo in senso opposto, e invece no. Da capobranco, non ha esitato ad attaccare, a ri-mettere al suo posto colei che con le sue dichiarazioni ha osato mettere in discussione la presunta impunità del giovane rampollo di una delle famiglie più ricche e potenti del Paese. La famiglia immediatamente reagisce, comportandosi esattamente con la violenza che ci si aspetta dalla casta a cui appartiene. Difendendo il proprio privilegio con le unghie e con i denti. 

Per gli altri uomini, affermare in quanto padri che quel che Grillo ha sbraitato fa schifo e produce danni enormi, dev’essere urgente e necessario. Occorre interrogarsi e rompere questo patto maschile fondato sul machismo.

Le poche prese di posizione pubbliche sono state generiche: deboli appelli alla giustizia che “farà il suo corso”, che in casi di violenza contro le donne e soggettività non normate non vuol dire mai niente di buono. È stata addirittura manifestata solidarietà e rispetto per il dolore che proverebbe Grillo senior “in quanto padre”. L’unico dolore che meriterebbe riconoscimento, da queste dichiarazioni, sembra essere il suo, quello di un pater familias ferito e attaccato nell’onore. Da parte della politica istituzionale vi è un palese imbarazzo che di certo non basta. Non si può far finta di non vedere qual è il prezzo che una donna o una persona trans deve pagare se decide di non stare in silenzio, se non corrisponde all’ideale stereotipato della vittima per eccellenza, se reagisce, se non muore, se ci ripensa, se non reagisce, ma anche se non si presenta come un soggetto distrutto, se non fa della violenza subita il male attorno a cui far girare la propria vita.

Questa vicenda di violenza ci parla di innumerevoli altri episodi di violenza quotidiana, ma ci parla anche delle reazioni che vengono messe in campo, delle forme di resistenza, di conflitto, di sovversione mediante l’ironia, di denuncia collettiva. 

I Movimenti femministi in tutto il mondo hanno portato all’attenzione, con molteplici modalità, la doppia violenza che subiamo quando decidiamo di non stare in silenzio, hanno evidenziato che, senza se e senza ma, la facoltà di stabilire se e cosa è violenza è nostra e non è di nessun altro.  I tempi li detta la persona che sceglie di non stare in silenzio e sempre lei deciderà cosa vorrà raccontare e cosa tacere. Senza se e senza ma. Perché se anche ci ubriachiamo - lo ribadiamo ancora una volta - il giorno dopo ci aspettiamo un mal di testa non uno stupro!

Senza se e senza ma: non sei sola, ti crediamo e non staremo a guardare in silenzio!

 

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Il 12 maggio si terrà l'assemblea degli azionisti di ENI, in occasione della quale la rete nazionale Rise Up 4 Climate Justice ha lanciato una settimana di mobilitazione e di azioni dirette contro la multinazionale del fossile. Cinque appuntamenti in tutta la penisola per denunciare il ruolo dell'estrattivismo fossile nella crisi climatica e l'immobilità di ENI di fronte alle reali esigenze di transizione ecologica. A Milano, Ravenna, Stagno (LI), Presenzano (CE) e Licata (AG) gli attivisti e le attiviste di Rise Up 4 Climate Justice hanno costruito cinque appuntamenti invitando Fridays For Future, Extinction Rebellion, Greenpeace e i comitati territoriali a partecipare alle mobilitazioni.

La pandemia da Covid ha messo a nudo la fragilità del sistema in cui viviamo e la (falsa) imprevedibilità delle forme in cui si concretizza la crisi ecologica: le battaglie che negli ultimi anni hanno attraversato i continenti per chiedere giustizia climatica sono più attuali e urgenti che mai. In questo momento si gioca una partita fondamentale: i fondi del Next Generation EU rappresentano un'occasione unica per il capitale di ristrutturarsi in chiave green. Per questo motivo, i movimenti per la giustizia climatica si mobilitano per invertire la rotta presa da governo e istituzioni ed impedire che i fondi del recovery fund siano assegnati alle stesse multinazionali che per decenni hanno operato impunite inquinando e distruggendo comunità ed ecosistemi. La transizione ecologica non può essere un greenwashing, ma un processo giusto ed equo che conduca non solo all'azzeramento di emissioni climalteranti, ma soprattutto a un modello di sviluppo realmente eco-sostenibile, a una vera giustizia climatica.

L'iniziativa lanciata da Rise Up 4 Climate Justice si inserisce in un contesto globale di mobilitazioni. Insieme alle cinque città italiane tantissimi altri movimenti per la giustizia climatica protesteranno contro gli AGM di diverse multinazionali energetiche: in Colombia, Argentina, Mozambico, Congo e in tanti altri Paesi è stata lanciata la campagna #ShaleMustFall contro il fracking, mentre ad esempio in Olanda #ShellMustFall bloccherà l'AGM di Shell.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons