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Articoli filtrati per data: Monday, 26 Aprile 2021

Abbiamo chiesto a Michele Giorgio di farci un quadro della condizione politica e geopolitica dell’area mediorientale regolata dagli interessi israeliani e per la vita  dei palestinesi, che si vedono aggrediti e feriti da raid squadristi di giovani fascisti ebrei, di cui nessuno parla a livello di media mainstream, pur esistendo filmati diffusi in twitter.

A cominciare dall’Iran e dagli irrevocabili segnali di distensione dell’amministrazione Biden che annovera tra i suoi uomini di spicco quegli stessi che avevano curato per Obama la trattativa con gli ayatollah; Israele non può certo stare a guardare la trattativa e infatti interviene in ogni modo possibile, non solo attraverso il Mossad, pur avendo ormai chiaro che l’era trumpiana è conclusa e il ritorno al tavolo del Jcpoa è scontato, quindi l’obiettivo è almeno tirare sul prezzo. Anche se l’opzione militare per Netanyahu rimane sempre sul tavolo e al termine del mandato di Trump ci si era andati molto vicino; e ancora adesso Israele spera nell’incidente bellico, proseguendo con le provocazioni, nonostante anche gli interessi delle altre potenze spingano per mettere fine alle tensioni nel Golfo; Michele in questo intervento aveva accennato a postazioni iraniane in Siria e da lì nella notte successiva a questa registrazione sono partiti razzi diretti al nucleare israeliano di Dimona, caduti a una trentina di chilometri dal reattore israeliano; un messaggio dall’Iran.

Nonostante Biden e i suoi uomini siano indubbiamente filoisraeliani hanno dovuto far capire al governo di Tel Aviv di darsi una calmata per evitare che la strategia possa subire battute d’arresto. Come già rilevava Marina Forti Tehran è riuscita a riconvertire la propria economia aggirando in larga parte le sanzioni e ha stretto accordi con la Cina, avvicinandosi alla sua sfera di influenza e Michele Giorgio ci conferma l’esistenza di accordi sino-iraniani a lunga scadenza, sancendo l’inefficacia della politica sanzionatoria statunitense. Infatti è previsto per i primi mesi del 2022 un accordo definitivo sul nucleare iraniano, ma già a maggio dovrebbe venire siglato un primo accordo secondo le previsioni di Washington.

Altro argomento affrontato è l’enorme business delle armi tra paesi del Mediterraneo orientale, che coinvolgono Grecia, Cipro, Emirati (e Sauditi, a gettare nuova luce sui criteri che informano realmente gli Abraham Accords), una sorta di rimodulazione di alleanze, scambi, traffici, occupazione di tratti di mare e contratti petroliferi… dove Israele si propone come garante, forte della sua potenza militare, per la sicurezza di chi vorrà essere suo alleato. Una fazione che si contrappone agli interessi dell’inedito ticket Egitto-Turchia: non è una sorpresa l’offerta greca di batterie di missili in questo coinvolgimento strategico di monarchie sunnite del Golfo con paesi del Mediterraneo orientale.

Passando alle questioni interne, oltre agli episodi di aggressioni da parte di giovani israeliani ai danni di lavoratori palestinesi che lavorano nella parte ebraica di Gerusalemme, è in corso anche una quotidiana rivendicazione con arresti e scontri dall’inizio del ramadan per ottenere l’accesso alla spianata di al-Aqsa: importante è che questa situazione dimostra come la città rimanga una città divisa, nonostante i riconoscimenti americani della giurisdizione israeliana. Gerusalemme è divisa, un conflitto che non è concluso e archiviato dalla Storia, ma che al contrario va di nuovo affrontato e aggiornato… e su questa divisione va a incidere anche la negazione da parte delle autorità israeliane di consentire la partecipazione alle elezioni palestinesi (e contrastate) dei palestinesi di Gerusalemme Est. Un’elezione contrastata pure dall’Autorità stessa che le ha indette dopo 15 anni, perché Marwan Barghouti, il più popolare degli ergastolani palestinesi, sarebbe il quasi sicuro vincitore delle presidenziali e le legislative, con sondaggi contrastanti tra Hamas e Fatah.

Ecco come si è dipanato il discorso di Michele Giorgio nelal mattinata di giovedì 22 aprile dalle frequenze di Radio Blackout:

“Turbolenze e alleanze contrapposte tra Mediterraneo e Golfo”.

Da Radio Blackout

 

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Il 24 aprile una grande giornata di lotta ha attraversato le strade di Prato, ma non sono mancate le provocazioni da parte dell'azienda. Un socio della Texprint ha lanciato acido contro gli operai in presidio ai cancelli. Condividiamo di seguito il comunicato di SI Cobas Prato e Firenze.

 

DA PIAZZA DELLE CARCERI PIENA, LA RESISTENZA CONTINUA! #TEXPRINT

È questa la risposta più bella a chi ci chiede "ma quanto ancora potete andare avanti?". A tre mesi dall'inizio dello sciopero la lotta alla Texprint continua a crescere e raccogliere il sostegno del territorio. Dalla piazza di ieri abbiamo preso tutta l'energia necessaria per continuare la resistenza ai cancelli fino a quando ce ne sarà bisogno.

La lotta degli operai Texprint è la lotta di tutti coloro che credono nei diritti, nella dignità e nella democrazia nei luoghi di lavoro.

Questo distretto in crisi non vogliamo "salvarlo" così come è. Un distretto che si regge sullo sfruttamento e che scarica veleni sul territorio serve solo a chi fa profitto. Questo distretto ha bisogno di una rivoluzione. "Otto ore per cinque giorni". La rivoluzione parte da qui. Anzi è già partita. Per non avere più schiavi. Per raddoppiare i posti di lavoro. Per indebolire le mafie.

È una piccola rivoluzione portata avanti da operai che per anni hanno retto il peso della schiavitù e della produzione dell'abbigliamento che vestiamo a Prato, in Italia, in Europa.

È una forza pacifica ma determinata, testarda, incredibilmente coraggiosa che da due anni cresce e avanza senza paura dei caporali, delle manganellate, delle multe, delle denunce, dei licenziamenti punitivi.

Ieri un socio della Texprint lanciava dell'acido sugli operai rimasti ai cancelli di via Sabadell durante la manifestazione. Un operaio rimaneva ferito con ustione al braccio. "Tocca uno, tocca tutti". In un ora eravamo in 400 davanti ai cancelli. Chissà se anche dopo questo episodio per alcuni i "violenti" saranno ancora gli operai che si sdraiano sotto i camion per avere i loro diritti.

Poco importa. E non ci stupirebbe. Dentro le fabbriche del Macrolotto la violenza è quotidiana e si chiama sfruttamento, infortunio, mutilazione dei corpi. Per venti anni, chi ora vede la violenza negli scioperi, si è girato dall'altra parte. Sarà sempre più difficile farlo.

E ieri abbiamo avuto la dimostrazione che la città ogni settimana che passa è dalla parte di chi sciopera, dalla parte della verità.

Oggi è il #25Aprile. E la resistenza continua ai cancelli della #Texprint!

Qui il video sul lancio di acido da parte di uno dei capi dell'azienda.

 

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La piana della Val di Susa ha visto oggi un’altra grande giornata di mobilitazione.

Un corteo di più di 2000 persone si è riappropriato delle strade che da due settimane a questa parte sono bloccate a singhiozzo dalle forze dell‘ordine per controllare il perimetro del nuovo futuro cantiere di San Didero.

Oggi, il 25 aprile, le vecchie e le nuove resistenze si sono incontrate in un giorno di memoria e lotta. Partendo da San Giorio, luogo fondamentale per la Resistenza per il giuramento partigiano della Garda fino ad arrivare a Bruzolo, sono stati ricordati partigiani come Walter Fontan e Aldo Rossero che, durante la Guerra di Resistenza, sono morti in battaglia combattendo contro l’invasore nazifascista.

Ai giorni nostri gli invasori sono altri.

Da 30 anni in Val di Susa chi prova a fare proprio un territorio solo ed esclusivamente per interessi economici distruttivi, sono i faccendieri come Telt, i politici che strizzano l’occhio alle lobby economiche e troppo spesso legate alle mafie che hanno in mano i più grandi cantieri del Paese.

La solita tarantella italiana che muove miliardi di euro e che contribuisce ad allargare ulteriormente quella forbice tra ricchi e poveri che ormai da tempo sta sulle nostre teste come una spada di Damocle. Telt, con le spalle coperte da Governo e Questura, ha deciso di agire in piena pandemia mondiale mettendo definitivamente in luce come la salute dei cittadini sia l’ultima delle priorità. In un momento storico come quello che stiamo attraversando, dove le terapie intensive rischiano quotidianamente il collasso e la sanità territoriale è sempre più de mansionate, causando una scarsa attenzione alle conseguenze del Covid come anche al resto delle problematiche sanitarie, i soldi pubblici dovrebbero essere investiti nel miglioramento del sistema sanitario nazionale in tutta la sua complessità. Invece succede che nel nostro Bel Paese quello che diventa prioritario è costruire un’opera mastodontica, prendendo contribuiti europei e nazionali, utile solo a chi si deve riempire le tasche. Perché per tutto il resto l’utilità dell’alta velocità Torino-Lione non esiste. Questi cantieri hanno già iniziato a svelare la vera natura di queste grandi opere : quella devastatrice e mortifera per tutto il territorio valsusino.

Oggi come movimento notav, abbiamo dimostrato ancora una volta come possa essere possibile attraversare questo mondo in un modo più sostenibile per tutte e tutti. Con determinazione abbiamo preso possesso dei terreni, nostri di diritto, di fronte al neonato cantiere di San Didero sottolineando la linea di demarcazione che ci differenzia da coloro che stanno occupando la Val di Susa.

Per questo oggi era importante costruire un nuovo presidio No Tav in quel luogo, raggiungere il terreno dato in comodato d’uso perché non sarà la loro violenza a fermare la nostra resistenza

In una giornata come il 25 aprile, inaugurare un nuovo presidio No Tav laddove la controparte sta mettendo in atto l’ennesimo scempio legato a quest’opera ecocida, vuol dire resistere ancora e prendere in mando il testimone lasciatoci dai nostri partigiani.

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