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Articoli filtrati per data: Friday, 23 Aprile 2021

Roma, Notav entrano nella sede di Repubblica per denunciare il muro di gomma mediatico che pesa sulla Val Susa. Dopo aver portato le richieste al direttore sono bloccate dalla polizia che vorrebbe identificare chi ha preso parte all’iniziativa.

Seguiamo in diretta da Roma:

 

 

 

Il comunicato:

Oggi siamo qui nel tentativo di rendere pubblica la notizia che in Val di Susa, ancora una volta, violenze e minacce sono state attutate nei confronti della popolazione locale. Anche se i fatti avvenuti nei giorni scorsi, precisamente nell’area di interesse del comune di San Didero, sono stati denunciati con decisione dagli amministratori coinvolti, questo sembra, inspiegabilmente, non aver smosso l’interesse delle reti televisive e della stampa. Consegnando simbolicamente una piccolissima quantità dei bossoli sparati contro la popolazione, speriamo di sollecitare la volontà de “La Repubblica” ad approfondire i fatti avvenuti e le ragioni di questa iniziativa. Certi della buona fede editoriale proponiamo la pubblicazione di queste “10 DOMANDE AL GOVERNO DRAGHI” con l’obiettivo di rendere pubblico quanto sta avvenendo in Val di Susa, convinti che le ragioni di chi si oppone a “un’opera inutile e dannosa”* non possano essere taciute da chi promuove informazione, né assaltate a colpi di lacrimogeni.

Il nostro caloroso pensiero va a Giovanna, che per colpa dell’utilizzo illegale dei lacrimogeni ha subito una grave emorragia cerebrale e plurime fratture al volto. Raccogliamo infine la preoccupazione del comune di San Didero per la presenza in paese, nei prati e nei campi coltivati di un numero elevatissimo di lacrimogeni (alcuni inesplosi) che rappresentano un pericolo per le persone, i bambini e gli animali al pascolo.

10 DOMANDE PER IL GOVERNO DRAGHI

1 In relazione ai fatti recentemente avvenuti in Val di Susa, quale è la posizione del governo rispetto all’utilizzo dei gas lacrimogeni? I gas CS (quelli in dotazione alle forze di polizia) sono catalogati come armi di terza categoria, ossia “armi chimiche” quindi ne è vietato l’utilizzo in guerra (sentenza della Cassazione del gennaio 1982). Dovrebbe essere almeno oggetto di normativa restrittiva e da quanto si apprende utilizzati solo con autorizzazione del Ministero della Salute, di cui però non c’è riscontro.

2 Tenuto conto del controverso utilizzo dei gas CS, esistono delle indicazioni chiarissime su come devo essere utilizzati, le stesse aziende produttrici evidenziano la pericolosità mortale qualora gli stessi fossero lanciati ad altezza uomo. Come si pone il governo in merito ai video che riprendono membri dell’arma dei carabinieri presso il comune di San Didero sparare lacrimogeni ad altezza uomo per poi commentare con orgoglio tale azione tra di loro?

3 Amnesty International si è aggiunta a un’infinità di associazioni del diritto e giuristi che hanno denunciato la detenzione assurda a cui è stata sottoposta per mesi l’attivista No Tav Dana Lauriola. Il suo caso si somma a una lista di detenzioni, misure cautelari, procedimenti penali e amministrativi nei confronti di chi si è opposto con manifestazioni, tesi di laurea, articoli e trasmissioni radiofoniche alla costruzione della TAV. Queste azioni repressive hanno colpito in modo ossessivo persone senza limiti di età o condizione, creando una anomalia rispetto a ciò che accade con altre procure che non sia quella di Torino. Le azioni giudiziarie contro il movimento No Tav sono più simili a quelle di regimi dittatoriali che a quelle di una democrazia. Il Governo Draghi continuerà su questa linea?

4 La Corte dei conti europea nel giugno del 2020 ha giudicato la TAV “un opera inutile e dannosa”. Motivando che la Tav è considerata esosa, costruita contro la volontà delle comunità coinvolte, provoca ripercussioni gravi in termini ambientali inclusa l’emissione di 50 milioni di tonnellate di Co2 ed è basata su presupposti di crescita del traffico merci non fondate. Questo governo che si vanta di una forte vocazione europeista, intende davvero ignorare una considerazione del genere da parte dell’istituto di competenza europeo?

5 Nel febbraio del 2019 il Ministero delle infrastrutture e trasporti ha incaricato una equipe per stilare una relazione di costi e benefici in relazione alla TAV. I risultati dell’analisi vedono un saldo negativo che scoraggia il proseguimento dell’opera. Cosa ne è stato di questa relazione? E’ stato l’unico tentativo di analizzare il progetto da un punto di vista tecnico finora promosso dall’Italia., e da allora non si è saputo più nulla

6 Tramite la nomina di un ministro per la Transizione Ecologica il governo si è voluto formalmente dichiarare consapevole del problema del cambiamento climatico. Come si giustifica allora l’accanimento a voler costruire un’opera inutile che produrrà immediatamente 50 milioni di tonnellate di Co2 per la sua costruzione e che porterà ad un risparmio di emissioni di gas climalteranti solo se tra 50 anni il traffico veicolare fosse raddoppiato?

7 Tecnici e studiosi hanno dimostrato non solo l’insensatezza e l’inutilità ma anche l’abusivismo del progetto dell’autoporto di San Didero, imposto alla collettività determinando un grave rischio ambientale poiché verranno dissoterrati quintali di materiale inquinante prodotto da scarti di lavorazione della vicina acciaieria. In un momento di crisi sanitaria ed economica di queste proporzioni come è possibile che si spendano 54 milioni di euro per un’opera di questo tipo? Come è possibile che la prima opera accessoria di un raddoppio ferroviario sia alla fine un autoporto che favorisce il trasporto su gomma?

8 Come è noto il tunnel di base di 57,5 km è di ben 45 km in territorio francese mentre la parte italiana è di soli 12,5 km, ma che la Francia pagherà solo il 42,1% del costo totale del tunnel di base mentre l’Italia pagherà ben il 58,9%. grazie a questa iniqua asimmetria dei costi, l’Italia sosterrebbe un costo superiore di ben 2,2 miliardi di €uro rispetto ad una equa ripartizione geografica dei costi. Ogni chilometro italiano del tunnel di base costerebbe all’Italia ben 280 milioni di €uro mentre ogni chilometro francese del tunnel costerebbe alla Francia solo 60 milioni di €uro. Anche a questo governo non sembra anomalo questa ripartizione?

9 Non sfugge a nessuno che con i fondi per la Torino-Lione si potrebbe iniziare il risanamento delle infrastrutture vetuste creando molti più posti di lavoro della Torino-Lione in territori dove gli spostamenti non sono garantiti. Ma se a questo aggiungiamo che l’emergenza pandemica ha evidenziato una gravissima condizione delle strutture sanitarie ed ospedaliere che andrebbero sia costruite che rinnovate e che la situazione economica delle persone che non sono raggiunte da nessuna misura di sostegno si accompagna al generale fallimento di molte imprese, come è possibile non immaginare di dirottare questo enorme investimento nei settori di emergenza?

10 È infine noto che in caso di abbandono del progetto da parte dell’Italia e della Francia non vi saranno penali europee, è altresì appurato che non esiste alcuna scadenza contrattuale che impegna la Francia e l’Italia a realizzare la Torino-Lione. Per quale ragione questo governo intende ignorare la volontà della cittadinanza, delle amministrazioni locali, dei sindaci delle città italiane e francesi coinvolte, il parere contrario della corte dei conti europea e della commissione di esperti incaricata dal ministero interessato e non ultimo la posizione sfavorevole del partito che, con il maggiore numero di senatori e deputati, lo sostiene ?

RETE NO TAV ROMA

Da Radio Blackout

 

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L’Esecutivo cileno ha bloccato il progetto inviandolo al Tribunale Costituzionale. L’incerta possibilità di ritirare per un’emergenza il proprio denaro risparmiato per la pensione ha generato battiture di casseruole e proteste della cittadinanza. Si somma ai problemi per accedere ai buoni e ai crediti a tasso zero del governo.

Nella notte di martedì, nel medesimo momento in cui a Santiago si registravano le prime timide piogge di questo autunno, cominciavano a risuonare le casseruole in diverse zone della città. La ragione è stata il blocco da parte del governo di Sebastián Piñera, mediante il Tribunale Costituzionale, del terzo ritiro del 10% dalle AFP (Amministratrici di Fondi Pensione) promosso dall’opposizione. Una di quelle “trovate” della Costituzione del 1980 instaurata dalla dittatura di Pinochet che continuano ancora a vigere e che permettono di riesaminare e impedire l’avanzata di determinati progetti, anche se erano stati, come in questo caso, già approvati dalla Camera dei Deputati e attualmente sono esaminati al Senato.

L’ingiunzione di 142 pagine segnalava il fatto “incostituzionale” del ritiro, giacché questa sarebbe una decisione economica che spetta solo al presidente. Un’azione criticata anche da parte governativa, considerando che precedentemente erano già stati approvati due ritiri e che è stato interpretato da alcuni analisti come un grave errore politico o anche un “uno sparo ai piedi” del governo di Piñera, giacché potrebbe provocare una nuova esplosione sociale come quella avvenuta  nell’ottobre del 2019 che, oltre ad obbligare la classe politica a fare appello alle elezioni che finirono con l’approvazione del cambiamento della Costituzione, che è stato solo interrotto dalla pandemia.

Alla cattiva situazione economica in Cile, con un tasso di disoccupazione del 10,3, il boom dei lavori informali o l’uso di app per la distribuzione di cibo come modo di creare risorse si aggiunge una gestione della pandemia che, nonostante le vaccinazioni di massa, ha già fatto 33.737 morti. Così, l’incerta possibilità di ritirare per un’emergenza il proprio denaro risparmiato per la pensione ha generato un malessere che si è diffuso nelle reti sociali ed è tornato ad occupare le strade dopo le 20.00. Ci sono state anche barricate, scontri con i carabinieri e attacchi a commissariati dei quartieri di Ñuñoa e Peñalolén.

Buoni insufficienti

Tutto questo si aggiunge ai problemi che ha avuto la cittadinanza per accedere ai buoni e ai crediti a tasso zero del governo, così bassi come pieni di requisiti che includono di dimostrare la disponibilità con ricevute o contratti, senza considerare i freelancers, i lavoratori della cultura o coloro che hanno dovuto reinventarsi in lavori informali. Il caso più emblematico è il buono di 700 dollari dove la piattaforma per ottenerlo non solo era stata bloccata, ma ha anche respinto un grande quantità di cittadini senza spiegarne le ragioni.

La crisi economica in Cile è riconosciuta con riluttanza dal governo e dall’élite imprenditoriale. Probabilmente poiché è un segno di debolezza e, inoltre, contrasta con l’ottimismo del racconto che Piñera e il suo gruppo cercano di costruire nei loro interventi televisivi. Di fatto, il ministro dell’Industria, Rodrigo Cerda, ha dichiarato a Radio Duna che “Andare al Tribunale Costituzionale non è la cosa più gradita, ma deplorevolmente noi in questo momento siamo obbligati a farlo per poter aver cura delle pensioni dei cileni di domani”.

Questo presunto desiderio di prendersi cura dei cileni sembra più un tentativo per mantenere un modello di affare estremamente redditizio anche in pandemia. Ricordiamo che le imprese amministratrici di fondi pensione sono in vigore dalla Dittatura di Pinochet e che permettono ai privati di investire denaro, senza che i contribuenti ne ricevano qualche beneficio. Una delle istituzioni più fortemente discusse nel paese che, si spera, dovrebbe cambiare nella nuova Costituzione a cui si dovrebbe cominciare a lavorare quest’anno e i cui redattori dovrebbero essere eletti questo 15 e 16 maggio.

Fame per domani?

In ogni modo, le obiezioni a che i cileni ritirino un’altra percentuale dalle imprese amministratrici di fondi pensione hanno argomenti tecnici come quelli esposti lo scorso lunedì dal presidente della Banca Centrale, Mario Marcel, davanti alla Commissione della Costituzione del Senato. “Il ritiro di risparmi previdenziali non può più essere valutato come un fenomeno isolato causato dall’emergenza, ma è un processo ripetitivo e cumulativo (…) potremmo vedere importanti aumenti nel profilo di rischio dell’economia cilena, e un aumento del costo del finanziamento per tutti gli agenti economici, incluso anche il Fisco”. Il funzionario ha chiarito durante la presentazione che questa lettura economica esclude la situazione sociale del paese o anche le sue stesse opinioni al riguardo, ha insistito sulla necessità di rivedere le imposte che paga il 20% più ricco del paese e ha segnalato un dato interessante: almeno il 62% dei precedenti ritiri non è stato speso, tenendone l’85% in conti correnti o depositi a termine.

Juan Carlos Ramírez Figueroa

Immagine: Xinhua

21 aprile 2021

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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La Corte d’Appello di Torino ha pubblicato le motivazioni della sentenza emanata il 21 gennaio scorso, in merito agli scontri avvenuti in Valsusa il 3 luglio 2011.

Al suo interno sono emersi diversi passaggi particolarmente interessanti che mettono in luce il dannoso e violento operato da parte delle Forze dell’Ordine che proprio in questi giorni è nuovamente emerso in merito al grave ferimento di Giovanna, la No Tav ferita da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.

A fronte delle nostre più che legittime accuse, proprio la Questura di Torino, in questi giorni, ha rilasciato diverse dichiarazioni – alcune diverse tra loro – nelle quali è stato affermato che:

«Non è possibile che un lacrimogeno sia stato sparato ad altezza uomo, non solo perché questo è vietato, ma perché in quel momento erano già state elevate reti alte quattro metri che quindi avrebbero impedito al tiro una traiettoria orizzontale». Inoltre, quelli sparati l’altra sera erano «lacrimogeni a frammentazione, che si suddividono, una volta caduto il bossolo a terra, in cinque dischetti pesanti 20 grammi l’uno che contengono il gas e che diventano incandescenti, per cui se dovessero colpire qualcuno provocherebbero un’ustione». (Fonte La Repubblica 19/04/2021

https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/04/19/news/la_questura_la_no_tav_in_ospedale_non_e_stata_colpita_da_un_lacrimogeno_-297096999/)

«Nessun contatto diretto è avvenuto tra polizia e dimostranti e il lancio di lacrimogeni è avvenuto a grande distanza» (Fonte La Stampa del 18/04/2021

https://www.lastampa.it/torino/2021/04/18/news/no-tav-ferita-gravemente-da-un-lacrimogeno-e-ricoverata-in-ospedale-1.40167298)

Ebbene, una sequela di falsità tutte ad uso e consumo della stampa nazionale, dei politicanti e dei forcaioli pronti a dare sostegno a chi utilizza la violenza con la scusa di gestire l’ordine pubblico, mentre l’unico obiettivo è quello di reprimere il dissenso a qualunque costo e con qualsiasi mezzo.

E nel mentre, i Tg mandavano in onda il video di Local Team del 13 aprile, dove si vede un gruppo di Carabinieri da cui giunge testuale “io ne ho sparato uno in faccia sulla strada”, aggiungendo che non si poteva verificare se quella frase giungesse realmente dai CC.

Finalmente un Tribunale scrive nero su bianco che proprio le forze dell’ordine in Valsusa hanno compiuto diverse azioni illecite. Auspichiamo, dunque, che si ponga fine a questa santificazione dell’operato delle forze dell’ordine e che la Questura la smetta di agire come se fosse guidata da tanti intoccabili sceriffi di Nottingham. In quanto tutori della legge, hanno un bel dire se sono loro i primi ad infrangerla.

Sono tante le querele esposte da attivisti del movimento No Tav e poi archiviate dalla Procura, tutte fanno riferimento a gravi atti di violenza da parte delle forse dell’ordine.

A scanso di equivoci, di seguito pubblichiamo alcuni stralci della sentenza.

“Come le Forze dell’Ordine, nel sito in esame, in alcuni casi utilizzarono i gas lacrimogeni fuori dalle direttive ricevute, quantomeno con riguardo alle traiettorie di lancio ed agli obbiettivi individuati,

giungendo inoltre a lanciare sassi dal cavalcavia autostradale sui manifestanti sottostanti” (pag.164-165 della sentenza)

Da notav.info

 

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